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DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 22 settembre 1988 , n. 447
Approvazione del codice di procedura penale.
Vigente al: 22-10-2025
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Visti gli articoli 76
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione:1947-12-27~art76] e 87 della
Costituzione [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione:1947-12-27~art87];
Vista la legge 16 febbraio 1987, n. 81
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1987-02-16;81], recante delega legislativa al
Governo della Repubblica per l'emanazione del nuovo codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447];
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
29 gennaio 1988;
Visto il parere espresso in data 16 maggio 1988 dalla Commissione parlamentare
istituita a norma dell'articolo 8 della citata legge n. 81 del 1987
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1987;81];
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
18 luglio 1988;
Visto il parere espresso in data 4 agosto 1988 dalla Commissione parlamentare a
norma dell'articolo 8, comma 3, della citata legge n. 81 del 1987
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1987;81];
Visto il parere espresso in data 19 luglio 1988 dal Consiglio superiore della
magistratura;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del
22 settembre 1988;
Sulla proposta del Ministro di grazia e giustizia;
EMANA
il seguente decreto:
Art. 1.
Art. 1.
1. È approvato il testo del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
allegato al presente decreto.
2. Le disposizioni del nuovo codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447]
entrano in vigore un anno dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 22 settembre 1988
COSSIGA
DE MITA, Presidente del Consiglio dei Ministri
VASSALLI,
Ministro di grazia e giustizia Visto, il Guardasigilli: VASSALLI
ART. 01
ART. 01
1. È approvato il testo del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
allegato al presente decreto.
2. Le disposizioni del nuovo codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447]
entrano in vigore un anno dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella
Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto
obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 22 settembre 1988
COSSIGA
DE MITA, Presidente del Consiglio dei Ministri
VASSALLI, Ministro di grazia e giustizia
Visto, il Guardasigilli: VASSALLI
PARTE PRIMA
LIBRO I
SOGGETTI
Titolo I
GIUDICE
Capo I
GIURISDIZIONE
Titolo I
ART. 1
ART. 1
Giurisdizione penale
1. La giurisdizione penale è esercitata dai giudici previsti dalle leggi di
ordinamento giudiziario secondo le norme di questo codice.
ART. 2
ART. 2
Cognizione del giudice
1. Il giudice penale risolve ogni questione da cui dipende la decisione, salvo
che sia diversamente stabilito.
2. La decisione del giudice penale che risolve incidentalmente una questione
civile, amministrativa o penale non ha efficacia vincolante in nessun altro
processo.
ART. 3
ART. 3
Questioni pregiudiziali
1. Quando la decisione dipende dalla risoluzione di una controversia sullo stato
di famiglia o di cittadinanza, il giudice, se la questione è seria e se l'azione
a norma delle leggi civili è già in corso, può sospendere il processo fino al
passaggio in giudicato della sentenza che definisce la questione.
2. La sospensione è disposta con ordinanza soggetta a ricorso per cassazione. La
corte decide in camera di consiglio.
3. La sospensione del processo non impedisce il compimento degli atti urgenti.
4. La sentenza irrevocabile del giudice civile che ha deciso una questione sullo
stato di famiglia o di cittadinanza ha efficacia di giudicato nel procedimento
penale.
Capo II
COMPETENZA
Sezione I
Disposizione generale
ART. 4
ART. 4
Regole per la determinazione della competenza
1. Per determinare la competenza si ha riguardo alla pena stabilita dalla legge
per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto della continuazione,
della recidiva e delle circostanze del reato, fatta eccezione delle circostanze
aggravanti per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da quella
ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.
Sezione II
Competenza per materia
ART. 5
ART. 5
Competenza della corte di assise
1. La corte di assise è competente:
((a) per i delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o
della reclusione non inferiore nel massimo a ventiquattro anni, esclusi i
delitti, comunque aggravati, di tentato omicidio, di rapina, di estorsione e di
associazioni di tipo mafioso anche straniere, e i delitti, comunque aggravati,
previsti dal
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1990-10-09;309]))
;
b) per i delitti consumati previsti dagli articoli 579
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art579], 580
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art580], 584 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art584];
c) per ogni delitto doloso se dal fatto è derivata la morte di una o più
persone, escluse le ipotesi previste dagli articoli 586
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art586], 588
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art588] e 593 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art593].
d) per i delitti previsti dalle leggi di attuazione della XII disposizione
finale della Costituzione, dalla legge 9 ottobre 1967 n.
962 e nel titolo I del libro II del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], sempre che per tali
delitti sia stabilita la pena della reclusione non inferiore nel
massimo a dieci anni.
((d-bis) per i delitti consumati o tentati di cui agli articoli 416, sesto
comma, 600, 601, 602 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], nonché per i
delitti con finalità di terrorismo sempre che per tali delitti sia stabilita la
pena della reclusione non inferiore nel massimo a dieci anni))
.
((176))
-------------
AGGIORNAMENTO (100)
Il D.L. 22 febbraio 1999, n. 29
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1999-02-22;29] convertito con
modificazioni dalla L. 21 aprile 1999, n. 109
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-04-21;109] ha disposto (con l'art. 3,
comma 1) che "l'articolo 5, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art5-com1-leta],
come modificato dall'articolo 1 del presente decreto, si applica anche ai
procedimenti per i delitti di rapina ed estorsione aggravata in corso alla data
di entrata in vigore del presente decreto, salvo che, prima di tale data, sia
stato dichiarato aperto il dibattimento davanti alla corte di assise."
Ha inoltre disposto (con l'art. 3, comma 2) che "conservano efficacia gli atti
compiuti e i provvedimenti emessi nei procedimenti indicati nel comma 1, prima
della data di entrata in vigore del presente decreto, dal giudice competente a
norma dell'articolo 5, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art5-com1-leta],
come modificato dall'articolo 1 del presente decreto."
-------------
AGGIORNAMENTO (132)
La L. 11 agosto 2003, n. 228 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2003-08-11;228]
ha disposto (con l'art. 16, comma 1) che la modifica al presente articolo si
applica solo ai reati commessi successivamente alla data di entrata in vigore
della presente legge.
-------------
AGGIORNAMENTO (176)
Il D.L. 12 febbraio 2010, n. 10
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2010-02-12;10], convertito con
modificazioni dalla L. 6 aprile 2010, n. 52
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2010-04-06;52] ha disposto (con l'art. 1,
comma 2) che le modifiche al presente articolo "si applicano anche ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto solo
nei casi in cui alla data del 30 giugno 2010 non sia stata già esercitata
l'azione penale."
ART. 6
ART. 6
Competenza del tribunale
1. Il tribunale è competente per i reati che non appartengono alla competenza
della corte di assise
((o del giudice di pace))
. (90) (90a)
((114))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (114)
Il D.Lgs. 28 agosto 2000, n. 274
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2000-08-28;274] come modificato
dal D.L. 2 aprile 2001, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2001-04-02;91], convertito con
modificazioni dalla L. 3 maggio 2001, n. 163
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001-05-03;163], ha disposto (con l'art. 65,
comma 1) che l'entrata in vigore della modifica al presente articolo è prorogata
al 2 gennaio 2002.
ART. 7
ART. 7
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 19 FEBBRAIO 1998, N. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51]))
((94))
--------------
AGGIORNAMENTO (94)
Il D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51], come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188], ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che l'abrogazione del presente articolo ha effetto a decorrere dal 2
giugno 1999.
Sezione III
Competenza per territorio
ART. 8
ART. 8
Regole generali
1. La competenza per territorio è determinata dal luogo in cui il reato è stato
consumato.
2. Se si tratta di fatto dal quale è derivata la morte di una o più persone, è
competente il giudice del luogo in cui è avvenuta l'azione o l'omissione.
3. Se si tratta di reato permanente, è competente il giudice del luogo in cui ha
avuto inizio la consumazione, anche se dal fatto è derivata la morte di una o
più persone.
4. Se si tratta di delitto tentato, è competente il giudice del luogo in cui è
stato compiuto l'ultimo atto diretto a commettere il delitto.
ART. 9
ART. 9
Regole suppletive
1. Se la competenza non può essere determinata a norma dell'articolo 8, è
competente il giudice dell'ultimo luogo in cui è avvenuta una parte dell'azione
o dell'omissione.
2. Se non è noto il luogo indicato nel comma 1, la competenza appartiene
successivamente al giudice della residenza, della dimora o del domicilio
dell'imputato.
3. Se nemmeno in tale modo è possibile determinare la competenza, questa
appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio del pubblico ministero
che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di reato nel registro
previsto dall'articolo 335.
ART. 10
ART. 10
Competenza per reati commessi all'estero
1. Se il reato è stato commesso interamente all'estero, la competenza è
determinata successivamente dal luogo della residenza, della dimora, del
domicilio, dell'arresto o della consegna dell'imputato. Nel caso di pluralità di
imputati, procede il giudice competente per il maggior numero di essi.
((1-bis. Se il reato è stato commesso a danno del cittadino e non sussistono i
casi previsti dagli articoli 12 e 371, comma 2, lettera b), la competenza è del
tribunale o della corte di assise di Roma quando non è possibile determinarla
nei modi indicati nel comma 1.))
((235))
2.
((In tutti gli altri casi, se))
non è possibile determinare nei modi indicati
((nei commi 1 e 1-bis))
la competenza, questa appartiene al giudice del luogo in cui ha sede l'ufficio
del pubblico ministero che ha provveduto per primo a iscrivere la notizia di
reato nel registro previsto dall'articolo 335.
((235))
3. Se il reato è stato commesso in parte all'estero, la competenza è determinata
a norma degli articoli 8 e 9.
---------------
AGGIORNAMENTO (235)
Il D.L. 16 maggio 2016, n. 67
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2016-05-16;67], convertito con
modificazioni dalla L. 14 luglio 2016, n. 131
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2016-07-14;131], ha disposto (con l'art. 6,
comma 4) che le presenti modifiche si applicano ai fatti commessi
successivamente all'entrata in vigore della legge di conversione del
decreto-legge medesimo.
ART. 11
ART. 11
(( (Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati).
1. I procedimenti in cui un magistrato assume la qualità di persona sottoposta
ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato, che
secondo le norme di questo capo sarebbero attribuiti alla competenza di un
ufficio giudiziario compreso nel distretto di corte d'appello in cui il
magistrato esercita le proprie funzioni o le esercitava al momento del fatto,
sono di competenza del giudice, ugualmente competente per materia, che ha sede
nel capoluogo del distretto di corte di appello determinato dalla legge.
2. Se nel distretto determinato ai sensi del comma 1 il magistrato stesso è
venuto ad esercitare le proprie funzioni in un momento successivo a quello del
fatto, è competente il giudice che ha sede nel capoluogo del diverso distretto
di corte d'appello determinato ai sensi del medesimo comma 1.
3. I procedimenti connessi a quelli in cui un magistrato assume la qualità di
persona sottoposta ad indagini, di imputato ovvero di persona offesa o
danneggiata dal reato sono di competenza del medesimo giudice individuato a
norma del comma 1)).
((98))
------------------
AGGIORNAMENTO (26)
La Corte costituzionale, con sentenza 15 - 31 ottobre 1991, n. 390 (in G.U. 1a
s.s. 06/11/1991, n. 44) , ha dichiarato "l' illegittimità costituzionale
dell'art.11, terzo comma."
------------------
AGGIORNAMENTO (98)
La L. 2 dicembre 1998, n. 420 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-12-02;420]
ha disposto (con l'art. 8, comma 1) che "l'articolo 11 del codice di procedura
penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art11],
come sostituito dall'articolo 1 della presente legge, si applica ai procedimenti
relativi ai reati commessi successivamente alla data di entrata in vigore della
presente legge."
ART. 11-BIS
ART. 11-BIS
(( (Competenza per i procedimenti riguardanti i magistrati della Direzione
nazionale antimafia).
1. I procedimenti in cui assume la qualità di persona sottoposta ad indagini, di
imputato ovvero di persona offesa o danneggiata dal reato un magistrato addetto
alla Direzione nazionale antimafia di cui all'articolo 76- bis dell'ordinamento
giudiziario, approvato con regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1941-01-30;12], e successive
modificazioni, sono di competenza del giudice determinato ai sensi dell'articolo
11)).
Sezione IV
Competenza per connessione
ART. 12
ART. 12
Casi di connessione
1. Si ha connessione di procedimenti:
a) se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o
cooperazione fra loro, o se più persone con condotte indipendenti hanno
determinato l'evento;
b) se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od
omissione ovvero con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno
criminoso;
c) se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per eseguire o
per occultare gli altri
(( . . . ))
ART. 13
ART. 13
Connessione di procedimenti di competenza di giudici ordinari e speciali
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza di un
giudice ordinario e altri a quella della Corte costituzionale, è competente per
tutti quest'ultima.
2. Fra reati comuni e reati militari, la connessione di procedimenti opera
soltanto quando il reato comune è più grave di quello militare, avuto riguardo
ai criteri previsti dall'articolo 16 comma 3. In tale caso, la competenza per
tutti i reati è del giudice ordinario.
ART. 14
ART. 14
Limiti alla connessione nel caso di reati commessi da minorenni
1. La connessione non opera fra procedimenti relativi a imputati che al momento
del fatto erano minorenni e procedimenti relativi a imputati maggiorenni.
2. La connessione non opera, altresì, fra procedimenti per reati commessi quando
l'imputato era minorenne e procedimenti per reati commessi quando era
maggiorenne.
ART. 15
ART. 15
Competenza per materia determinata dalla connessione
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla competenza della corte
di assise ed altri a quella del tribunale, è competente per tutti la corte di
assise. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 16
ART. 16
Competenza per territorio determinata dalla connessione
1. La competenza per territorio per i procedimenti connessi rispetto ai quali
più giudici sono ugualmente competenti per materia appartiene al giudice
competente per il reato più grave e, in caso di pari gravità, al giudice
competente per il primo reato.
2. Nel caso previsto dall'articolo 12 comma 1 lettera a) se le azioni od
omissioni sono state commesse in luoghi diversi e se dal fatto è derivata la
morte di una persona, è competente il giudice del luogo in cui si è verificato
l'evento.
3. I delitti si considerano più gravi delle contravvenzioni. Fra delitti o fra
contravvenzioni si considera più grave il reato per il quale è prevista la pena
più elevata nel massimo ovvero, in caso di parità dei massimi, la pena più
elevata nel minimo; se sono previste pene detentive e pene pecuniarie, di queste
si tiene conto solo in caso di parità delle pene detentive.
Capo III
RIUNIONE E SEPARAZIONE DI PROCESSI
ART. 17
ART. 17
Riunione di processi
1. La riunione di processi pendenti nello stesso stato e grado davanti al
medesimo giudice può essere disposta
((quando non determini un ritardo nella definizione degli stessi))
:
a) nei casi previsti dall'articolo 12;
b) LETTERA SOPPRESSA DAL D.L. 20 NOVEMBRE 1991, N. 367
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-11-20;367], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 20 GENNAIO 1992, N. 8
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1992-01-20;8].
((
c) nei casi previsti dall'articolo 371, comma 2, lettera b).
))
1-bis. Se alcuni dei processi pendono davanti al tribunale collegiale ed altri
davanti al tribunale monocratico, la riunione è disposta davalti al tribunale in
composizione collegiale. Tale composizione resta ferma anche nel caso di
successiva separazione dei processi. (90) (90a)
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 18
ART. 18
Separazione di processi
1. La separazione di processi è disposta, salvo che il giudice ritenga la
riunione assolutamente necessaria per l'accertamento dei fatti:
a) se, nell'udienza preliminare, nei confronti di uno o più imputati o per una o
più imputazioni è possibile pervenire prontamente alla decisione, mentre nei
confronti di altri imputati o per altre imputazioni è necessario acquisire
ulteriori informazioni a norma dell'articolo 422;
b) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni è stata
ordinata la sospensione del procedimento;
c) se uno o più imputati non sono comparsi al dibattimento per nullità dell'atto
di citazione o della sua notificazione, per legittimo impedimento o per mancata
conoscenza incolpevole dell'atto di citazione;
d) se uno o più difensori di imputati non sono comparsi al dibattimento per
mancato avviso ovvero per legittimo impedimento;
e) se nei confronti di uno o più imputati o per una o più imputazioni
l'istruzione dibattimentale risulta conclusa, mentre nei confronti di altri
imputati o per altre imputazioni è necessario il compimento di ulteriori atti
che non consentono di pervenire prontamente alla decisione;
((e-bis) se uno o più imputati dei reati previsti dall'articolo 407, comma 2,
lettera a), è prossimo ad essere rimesso in libertà per scadenza dei termini per
la mancanza di altri titoli di detenzione))
2. Fuori dei casi previsti dal comma 1, la separazione può essere altresì
disposta, sull'accordo delle parti, qualora il giudice la ritenga utile ai fini
della speditezza del processo.
ART. 19
ART. 19
Provvedimenti sulla riunione e separazione
1. La riunione e la separazione di processi sono disposte con ordinanza, anche
di ufficio, sentite le parti.
Capo IV
PROVVEDIMENTI SULLA GIURISDIZIONE E SULLA COMPETENZA
ART. 20
ART. 20
Difetto di giurisdizione
1. Il difetto di giurisdizione è rilevato, anche di ufficio, in ogni stato e
grado del procedimento.
2. Se il difetto di giurisdizione è rilevato nel corso delle indagini
preliminari, si applicano le disposizioni previste dall'articolo 22 commi 1 e 2.
Dopo la chiusura delle indagini preliminari e in ogni stato e grado del processo
il giudice pronuncia sentenza e ordina, se del caso, la trasmissione degli atti
all'autorità competente.
ART. 21
ART. 21
Incompetenza
1. L'incompetenza per materia è rilevata, anche di ufficio, in ogni stato e
grado del processo, salvo quanto previsto dal comma 3 e dall'articolo 23 comma
2.
2. L'incompetenza per territorio è rilevata o eccepita, a pena di decadenza,
prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manchi, entro il
termine previsto dall'articolo 491 comma 1.
Entro quest'ultimo termine deve essere riproposta l'eccezione di incompetenza
respinta nell'udienza preliminare.
3. L'incompetenza derivante da connessione è rilevata o eccepita, a pena di
decadenza, entro i termini previsti dal comma 2.
ART. 22
ART. 22
Incompetenza dichiarata dal giudice per le indagini preliminari
1. Nel corso delle indagini preliminari il giudice, se riconosce la propria
incompetenza per qualsiasi causa, pronuncia ordinanza e dispone la restituzione
degli atti al pubblico ministero.
2. L'ordinanza pronunciata a norma del comma 1 produce effetti limitatamente al
provvedimento richiesto.
3. Dopo la chiusura delle indagini preliminari il giudice, se riconosce la
propria incompetenza per qualsiasi causa, la dichiara con sentenza e ordina la
trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il giudice competente.
ART. 23
ART. 23
Incompetenza dichiarata nel dibattimento di primo grado
1. Se nel dibattimento di primo grado il giudice ritiene che il processo
appartiene alla competenza di altro giudice, dichiara con sentenza la propria
incompetenza per qualsiasi causa e ordina la trasmissione degli atti al giudice
competente. (45)
((70))
2. Se il reato appartiene alla cognizione di un giudice di competenza inferiore,
l'incompetenza è rilevata o eccepita, a pena di decadenza, entro il termine
stabilito dall'articolo 491 comma 1.
Il giudice, se ritiene la propria incompetenza, provvede a norma del comma 1.
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AGGIORNAMENTO (45)
La Corte costituzionale con la sentenza 26 febbraio-11 marzo 1993, n. 76 (in
G.U. 1a s.s. 17/3/1993, n. 12) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del
primo comma del presente articolo "nella parte in cui dispone che, quando il
giudice del dibattimento dichiara con sentenza la propria incompetenza per
materia, ordina la trasmissione degli atti al giudice competente anziché al
pubblico ministero presso quest'ultimo".
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AGGIORNAMENTO (70)
La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 70 (in G.U. 1a s.s.
20/3/1996, n. 20) ha dichiarato "l' illegittimità costituzionale dell'art. 23,
primo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art23-com1],
nella parte in cui prevede la trasmissione degli atti al giudice competente
anziché al pubblico ministero presso quest'ultimo quando il giudice del
dibattimento dichiara con sentenza la propria incompetenza per territorio;".
ART. 24
ART. 24
Decisioni del giudice di appello sulla competenza
1. Il giudice di appello pronuncia sentenza di annullamento e ordina la
trasmissione degli atti al giudice di primo grado competente quando riconosce
che il giudice di primo grado era incompetente per materia a norma dell'articolo
23 comma 1 ovvero per territorio o per connessione, purché, in tali ultime
ipotesi, l'incompetenza sia stata eccepita a norma dell'articolo 21 e
l'eccezione sia stata riproposta nei motivi di appello. (48)
((70))
2. Negli altri casi il giudice di appello pronuncia nel merito, salvo che si
tratti di decisione inappellabile.
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AGGIORNAMENTO (48)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 aprile-5maggio 1993, n. 214 (in G.U. 1a
s. s. 12/5/1993, n. 20) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del
secondo comma del presente articolo "nella parte in cui dispone che, a seguito
dell'annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza per materia,
gli atti siano trasmessi al giudice ritenuto competente, anziché al pubblico
ministero presso quest'ultimo".
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AGGIORNAMENTO (70)
La Corte costituzionale con la sentenza 7-15 marzo 1996, n. 70 (in G.U. 1a s.s.
20/3/1996, n. 20) ha dichiarato "in applicazione dell'art. 27 della legge 11
marzo 1953, n. 87 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27] -
l'illegittimità costituzionale dell'art. 24, primo comma, del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art24-com1],
nella parte in cui dispone che, a seguito dell'annullamento della sentenza di
primo grado per incompetenza per territorio, gli atti sono trasmessi al giudice
competente anziché al pubblico ministero presso quest'ultimo."
ART. 24-BIS
ART. 24-BIS
(( (Rinvio pregiudiziale alla Corte di cassazione per la decisione sulla
competenza per territorio). ))
((
1. Prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manchi, entro
il termine previsto dall'articolo 491, comma 1, la questione concernente la
competenza per territorio può essere rimessa, anche di ufficio, alla Corte di
cassazione. Entro il termine previsto dall'articolo 491, comma 1, può essere
altresì rimessa alla Corte di cassazione la questione concernente la competenza
per territorio riproposta ai sensi dell'articolo 21, comma 2.
2. Il giudice, nei casi di cui al comma 1, pronuncia ordinanza con la quale
rimette alla Corte di cassazione gli atti necessari alla risoluzione della
questione, con l'indicazione delle parti e dei difensori.
3. La Corte di cassazione decide in camera di consiglio secondo le forme
previste dall'articolo 127 e, se dichiara l'incompetenza del giudice che
procede, ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il
giudice competente.
4. L'estratto della sentenza è immediatamente comunicato al giudice che ha
rimesso la questione e, quando diverso, al giudice competente, nonché al
pubblico ministero presso i medesimi giudici ed è notificato alle parti private.
5. Il termine previsto dall'articolo 27 decorre dalla comunicazione effettuata a
norma del comma 4.
6. La parte che ha eccepito l'incompetenza per territorio, senza chiedere
contestualmente la rimessione della decisione alla Corte di cassazione, non può
più riproporre l'eccezione nel corso del procedimento.
))
ART. 25
ART. 25
Effetti delle decisioni della corte di cassazione sulla giurisdizione e sulla
competenza
1. La decisione della corte di cassazione sulla giurisdizione o sulla competenza
è vincolante nel corso del processo, salvo che risultino nuovi fatti che
comportino una diversa definizione giuridica da cui derivi la modificazione
della giurisdizione o la competenza di un giudice superiore.
ART. 26
ART. 26
Prove acquisite dal giudice incompetente
1. L'inosservanza delle norme sulla competenza non produce l'inefficacia delle
prove già acquisite.
2. Le dichiarazioni rese al giudice incompetente per materia, se ripetibili,
sono utilizzabili soltanto nell'udienza preliminare e per le contestazioni a
norma degli articoli 500 e 503.
ART. 27
ART. 27
Misure cautelari disposte dal giudice incompetente
1. Le misure cautelari disposte dal giudice che, contestualmente o
successivamente, si dichiara incompetente per qualsiasi causa cessano di avere
effetto se, entro venti giorni dalla ordinanza di trasmissione degli atti, il
giudice competente non provvede a norma degli articoli 292, 317 e 321.
Capo V
CONFLITTI DI GIURISDIZIONE E DI COMPETENZA
ART. 28
ART. 28
Casi di conflitto
1. Vi è conflitto quando in qualsiasi stato e grado del processo:
a) uno o più giudici ordinari e uno o più giudici speciali
contemporaneamente prendono o ricusano di prendere cognizione del medesimo fatto
attribuito alla stessa persona;
b) due o più giudici ordinari contemporaneamente prendono o ricusano di prendere
cognizione del medesimo fatto attribuito alla stessa persona.
2. Le norme sui conflitti si applicano anche nei casi analoghi a quelli previsti
dal comma 1. Tuttavia, qualora il contrasto sia tra giudice dell'udienza
preliminare e giudice del dibattimento, prevale la decisione di quest'ultimo.
3. Nel corso delle indagini preliminari, non può essere proposto conflitto
positivo fondato su ragioni di competenza per territorio determinata dalla
connessione.
ART. 29
ART. 29
Cessazione del conflitto
1. I conflitti previsti dall'articolo 28 cessano per effetto del provvedimento
di uno dei giudici che dichiara, anche di ufficio, la propria competenza o la
propria incompetenza.
ART. 30
ART. 30
Proposizione del conflitto
1. Il giudice che rileva un caso di conflitto pronuncia ordinanza con la quale
rimette alla corte di cassazione copia degli atti necessari alla sua risoluzione
con l'indicazione delle parti e dei difensori.
2. Il conflitto può essere denunciato dal pubblico ministero presso uno dei
giudici in conflitto ovvero dalle parti private. La denuncia è presentata nella
cancelleria di uno dei giudici in conflitto, con dichiarazione scritta e
motivata alla quale è unita la documentazione necessaria. Il giudice trasmette
immediatamente alla corte di cassazione la denuncia e la documentazione nonché
copia degli atti necessari alla risoluzione del conflitto, con l'indicazione
delle parti e dei difensori e con eventuali osservazioni.
3. L'ordinanza e la denuncia previste dai commi 1 e 2 non hanno effetto
sospensivo sui procedimenti in corso.
ART. 31
ART. 31
Comunicazione al giudice in conflitto
1. Il giudice che ha pronunciato l'ordinanza o ricevuto la denuncia previste
dall'articolo 30 ne dà immediata comunicazione al giudice in conflitto.
2. Questi trasmette immediatamente alla corte di cassazione copia degli atti
necessari alla risoluzione del conflitto, con l'indicazione delle parti e dei
difensori e con eventuali osservazioni.
ART. 32
ART. 32
Risoluzione del conflitto
1. I conflitti sono decisi dalla corte di cassazione con sentenza in camera di
consiglio secondo le forme previste dall'articolo 127.
La corte assume le informazioni e acquisisce gli atti e i documenti che ritiene
necessari.
2. L'estratto della sentenza è immediatamente comunicato ai giudici in conflitto
e al pubblico ministero presso i medesimi giudici ed è notificato alle parti
private.
3. Si applicano le disposizioni degli articoli 25, 26 e 27, ma il termine
previsto da quest'ultimo articolo decorre dalla comunicazione effettuata a norma
del comma 2.
Capo VI
((CAPACITÀ E COMPOSIZIONE DEL GIUDICE))
ART. 33
ART. 33
Capacità del giudice
1. Le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessario per
costituire i collegi sono stabiliti dalle leggi di ordinamento giudiziario.
2. Non si considerano attinenti alla capacità del giudice le disposizioni sulla
destinazione del giudice agli uffici giudiziari e alle sezioni, sulla formazione
dei collegi e sulla assegnazione dei processi a sezioni, collegi e giudici.
3. Non si considerano altresì attinenti alla capacità del giudice né al numero
dei giudici necessario per costituire l'organo giudicante le disposizioni
sull'attribuzione degli affari penali al tribunale collegiale o monocratico.
(90)
((90a))
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 33-BIS
ART. 33-BIS
(Attribuzioni del tribunale in composizione collegiale).
1. Sono attribuiti al tribunale in composizione collegiale i seguenti reati,
consumati o tentati:
a) delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a), numeri 3), 4) e 5),
sempre che per essi non sia stabilita la competenza della corte di assise;
b) delitti previsti dal capo I dei titolo II del libro II del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], esclusi quelli
indicati dagli articoli 329, 331, primo comma, 332, 334 e 335;
c) delitti previsti dagli articoli 416, 416-bis, 416-ter, 420, terzo comma, 429,
secondo comma, 431, secondo comma, 432, terzo comma, 433, terzo comma, 433-bis,
secondo comma, 440, 449, secondo comma, 452, primo comma, numero 2, 513- bis,
564, da 600-bis a 600-sexies puniti con reclusione non inferiore nel massimo a
cinque anni, 609-bis, 609-quater e 644 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398];
d) reati previsti dal Titolo XI del libro V del codice civile
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.civile:1942-03-16;262], nonché dalle
disposizioni che ne estendono l'applicazione a soggetti diversi da quelli in
essi indicati;
e) delitti previsti dall'articolo 1136 del codice della navigazione
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-30;327~art1136];
f) delitti previsti dagli articoli 6
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge.costituzionale:1989-01-16;1~art6] e 11 della
legge costituzionale 16 gennaio 1989, n. 1
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge.costituzionale:1989-01-16;1~art11];
g) delitti previsti dagli articoli 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;267~art216], 223
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;267~art223], 228
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;267~art228] e 234 del
regio decreto 16 marzo 1942, n. 267
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:regio.decreto:1942-03-16;267~art234], in materia
fallimentare, nonché dalle disposizioni che ne estendono l'applicazione a
soggetti diversi da quelli in essi indicati;
h) delitti previsti dall'articolo 1 del decreto legislativo 14 febbraio 1948, n.
43 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1948-02-14;43~art1],
ratificato dalla legge 17 aprile 1956, n. 561
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1956-04-17;561] in materia di associazioni di
carattere militare;
i) delitti previsti dalla legge 20 giugno 1952, n. 645
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1952-06-20;645], attuativa della XII
disposizione transitoria e finale della Costituzione;
i-bis) delitti previsti dall'articolo 291-quater del testo unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1973-01-23;43].
((
l) delitto previsto dall'articolo 593-ter del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art593ter];
))
m) delitto previsto dall'articolo 2 della legge 25 gennaio 1982, n. 17
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1982-01-25;17~art2], in materia di
associazioni segrete;
n) delitto previsto dall'articolo 29 secondo comma, della legge 13 settembre
1982, n. 646 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1982-09-13;646~art29-com2], in
materia di misure di prevenzione;
((
o) delitto previsto dall'articolo 512-bis del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art512bis];
))
p) delitti previsti dall'articolo 6, commi 3
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1993-04-26;122~art6-com3] e 4, del
decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1993-04-26;122~art6-com4],
convertito, con modificazione, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1993-06-25;205], in materia di
discriminazione razziale, etnica e religiosa;
q) delitti previsti dall'articolo 10 della legge 18 novembre 1995, n. 496
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1995-11-18;496~art10], in materia di
produzione e uso di armi chimiche.
2. Sono attribuiti altresì al tribunale in composizione collegiale, salva la
disposizione dell'articolo 33-ter, comma 1, i delitti puniti con la pena della
reclusione superiore nel massimo a dieci anni, anche nell'ipotesi del tentativo.
Per la determinazione della pena si osservano le disposizioni dell'articolo 4.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90b)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dal D.L. 24 maggio 1999, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1999-05-24;145] , convertito, con
modificazioni, dalla L. 22 luglio 1999, n. 234
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-07-22;234] ha disposto (con l'art. 247,
comma 2-bis) che le disposizioni del presente articolo divengono efficaci dal 2
gennaio 2000.
ART. 33-TER
ART. 33-TER
(Attribuzioni del tribunale in composizione monocratica).
1. Sono attribuiti al tribunale in composizione monocratica i delitti previsti
dall'articolo 73 del testo unico approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1990-10-09;309], sempre che
non siano contestate le aggravanti di cui all'articolo 80,
(( . . . ))
, del medesimo testo unico.
2. Il tribunale giudica in composizione monocratica, altresì, in tutti i casi
non previsti dall'articolo 33-bis o da altre disposizioni di legge.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90b)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dal D.L. 24 maggio 1999, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1999-05-24;145] , convertito, con
modificazioni, dalla L. 22 luglio 1999, n. 234
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-07-22;234] ha disposto (con l'art. 247,
comma 2-bis) che le disposizioni del presente articolo divengono efficaci dal 2
gennaio 2000.
ART. 33-QUATER
ART. 33-QUATER
(Effetti della connessione sulla composizione del giudice).
1. Se alcuni dei procedimenti connessi appartengono alla cognizione del
tribunale in composizione collegiale ed altri a quella del tribunale in
composizione monocratica, si applicano le disposizioni relative al procedimento
davanti al giudice collegiale, al quale sono attribuiti tutti i procedimenti
connessi. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
((Capo VI bis
PROVVEDIMENTI SULLA COMPOSIZIONE COLLEGIALE O MONOCRATICA DEL TRIBUNALE))
ART. 33-QUINQUIES
ART. 33-QUINQUIES
(Inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica del
tribunale).
1. L'inosservanza delle disposizioni relative all'attribuzione dei reati alla
cognizione del tribunale in composizione collegiale o monocratica e delle
disposizioni processuali collegate è rilevata o eccepita, a pena di decadenza,
prima della conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manca, entro il
ter-mine previsto dall'articolo 491 comma 1. Entro quest'ultimo termine deve
essere riproposta l'eccezione respinta nell'udienza preliminare. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 33-SEXIES
ART. 33-SEXIES
(( (Inosservanza dichiarata nell'udienza preliminare) ))
((
1. Se nell'udienza preliminare il giudice ritiene che per il reato deve
procedersi con citazione diretta a giudizio pronuncia, nei casi previsti
dall'articolo 550, ordinanza dì trasmissione degli atti al pubblico ministero
per l'emissione del decreto di citazione a giudizio a norma dell'articolo 552.
2. Si applicano le disposizioni previste dagli articoli 424, commi 2 e 3, 553 e
554))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 33-SEPTIES
ART. 33-SEPTIES
(( (Inosservanza dichiarata nel dibattimento di primo grado) ))
((
1. Nel dibattimento di primo grado instaurato a seguito dell'udienza
preliminare, il giudice, se ritiene che il reato appartiene alla cognizione del
tribunale in composizione diversa, trasmette gli atti, con ordinanza, al giudice
competente a decidere sul reato contestato.
2. Fuori dai casi previsti dal comma 1 se il giudice monocratico ritiene che il
reato appartiene alla cognizione dei collegio, dispone con ordinanza la
trasmissione degli atti al pubblico ministero.
3. Si applica la disposizione dell'articolo 420-ter, comma 4))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 33-OCTIES
ART. 33-OCTIES
(Inosservanza dichiarata dal giudice di appello o dalla corte di cassazione).
1. Il giudice di appello o la corte di cassazione pronuncia sentenza di
annullamento e ordina la trasmissione degli atti al pubblico ministero presso il
giudice di primo grado quando ritiene l'inosservanza delle disposizioni
sull'attribuzione dei reati alla cognizione del tribunale in composizione
collegiale o monocratica, purché la stessa sia stata tempestivamente eccepita e
l'eccezione sia stata riproposta nei motivi di impugnazione.
2. Il giudice di appello pronuncia tuttavia nel merito se ritiene che il reato
appartiene alla cognizione del tribunale in composizione monocratica. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 33-NOVIES
ART. 33-NOVIES
Art. 33-nonies
Art. 33-nonies.
(Validità delle prove acquisite).
1. L'inosservanza delle disposizioni sulla composizione collegiale o monocratica
del tribunale non determina l'invalidità degli atti del procedimento né
l'inutilizzabilità delle prove già acquisite. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
Capo VII
INCOMPATIBILITÀ, ASTENSIONE E RICUSAZIONE DEL GIUDICE
ART. 34
ART. 34
Incompatibilità determinata da atti compiuti nel procedimento
1. Il giudice che ha pronunciato o ha concorso a pronunciare sentenza in un
grado del procedimento non può esercitare funzioni di giudice negli altri gradi,
né partecipare al giudizio di rinvio dopo l'annullamento o al giudizio per
revisione. (126) (195) (283)
2. Non può partecipare al giudizio il giudice che ha emesso il provvedimento
conclusivo dell'udienza preliminare o ha disposto il giudizio immediato o ha
emesso decreto penale di condanna o ha deciso sull'impugnazione avverso la
sentenza di non luogo a procedere. (13) (27) (29) (32) (35) (41) (51) (58) (59)
(64) (72) (73) (77) (80) (88) (98)(94)(104) (164) (284) (313)
((324))
2-bis. Il giudice che nel medesimo procedimento ha esercitato funzioni di
giudice per le indagini preliminari non può emettere il decreto penale di
condanna, né tenere l'udienza preliminare; inoltre, anche fuori dei casi
previsti dal comma 2, non può partecipare al giudizio. (90) (90a) (105)
2-ter. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano al giudice che nel
medesimo procedimento abbia adottato uno dei seguenti provvedimenti:
a) le autorizzazioni sanitarie previste dall'articolo 11 della legge 26 luglio
1975, n. 354 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-07-26;354~art11];
b) i provvedimenti relativi ai permessi di colloquio, alla corrispondenza
telefonica e al visto di controllo sulla corrispondenza, previsti dagli articoli
18 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-07-26;354~art18] e 18-ter della legge
26 luglio 1975, n. 354
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-07-26;354~art18ter];
c) i provvedimenti relativi ai permessi previsti dall'articolo 30 della legge 26
luglio 1975, n. 354 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-07-26;354~art30];
d) il provvedimento di restituzione nel termine di cui all'articolo 175;
e) il provvedimento che dichiara la latitanza a norma dell'articolo 296.
2-quater. Le disposizioni del comma 2-bis non si applicano inoltre al giudice
che abbia provveduto all'assunzione dell'incidente probatorio o comunque
adottato uno dei provvedimenti previsti dal titolo VII del libro quinto.
3. Chi ha esercitato funzioni di pubblico ministero o ha svolto atti di polizia
giudiziaria o ha prestato ufficio di difensore, di procuratore speciale, di
curatore di una parte ovvero di testimone, perito, consulente tecnico o ha
proposto denuncia, querela, istanza o richiesta o ha deliberato o ha concorso a
deliberare l'autorizzazione a procedere non può esercitare nel medesimo
procedimento l'ufficio di giudice.
--------------
AGGIORNAMENTO (13)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 - 26 ottobre 1990, n. 496 (in G.U. 1a
s.s. 31/10/1990, n. 43), ha dichiarato "l' illegittimità costituzionale
dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al successivo giudizio
abbreviato il giudice per le indagini preliminari presso la Pretura che abbia
emesso l'ordinanza di cui all'art. 554, secondo comma, del medesimo codice."
--------------
AGGIORNAMENTO (27)
La Corte Costituzionale, con sentenza 4 - 12 novembre 1991, n. 401 (in G.U.
20/11/1991, n. 46), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 34,
secondo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al successivo giudizio
abbreviato il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale che abbia
emesso l'ordinanza di cui all'art. 409, quinto comma, del medesimo codice;".
--------------
AGGIORNAMENTO (29)
La Corte Costituzionale, con sentenza 18-30 dicembre 1991, n. 502, (in G.U. 1a
s.s. 08/01/1992 n. 2 ) ha dichiarato la illegittimità costituzionale di questo
art. 34
art. 34, secondo comma :
- "nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
dibattimentale il giudice per le indagini preliminari presso la pretura che
abbia emesso l' ordinanza di cui all' articolo 554, secondo comma, dello stesso
codice";
- "dichiara in via conseguenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo
1953, n. 87 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27],
l'illegittimità costituzionale del medesimo art. 34, secondo comma, del codice
di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
dibattimentale il giudice per le indagini preliminari presso il tribunale che
abbia emesso l'ordinanza di cui all'art. 409, quinto comma, dello stesso
codice";
- "nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a partecipare al giudizio
del giudice per le indagini preliminari che ha rigettato la richiesta di decreto
di condanna".
--------------
AGGIORNAMENTO (32)
La Corte Costituzionale, con sentenza 16-25 marzo 1992, n. 124, (in G.U. 1a s.
s. 01/04/1992 n. 14) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 34,
secondo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a partecipare all'udienza
dibattimentale del giudice per le indagini preliminari presso la pretura che
abbia respinto la richiesta di applicazione di pena concordata per la ritenuta
non concedibilità di circostanze attenuanti;".
--------------
AGGIORNAMENTO (35)
La Corte Costituzionale, con sentenza 13-22 aprile 1992, n. 186 (in G.U. 1a s.s.
29/04/1992 n. 18) ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 34,
secondo comma, " nella parte in cui non prevede l'incompatibilità del giudice
per le indagini preliminari che abbia rigettato la richiesta di applicazione di
pena concordata di cui all'art. 444 dello stesso codice a partecipare al
giudizio ".
--------------
AGGIORNAMENTO (41)
La Corte costituzionale con sentenza 19-26 ottobre 1992, n. 399 (in G.U. 1a s.s.
4/11/1992, n. 46) ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'34, secondo
comma, " nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a procedere al
dibattimento del pretore che, prima dell'apertura di questo, abbia respinto
richiesta di applicazione di pena concordata per il ritenuto non ricorrere di
un'ipotesi attenuata del reato contestato."
--------------
AGGIORNAMENTO (51)
La Corte Costituzionale, con sentenza 2-16 dicembre 1993, n. 439 (in G.U. 1a
s.s. 22/12/1993, n. 52) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del comma
2 del presente articolo " nella parte in cui non prevede l'incompatibilità a
partecipare al giudizio abbreviato del giudice per le indagini preliminari che
abbia rigettato la richiesta di applicazione di pena concordata di cui all'art.
444 dello stesso codice".
--------------
AGGIORNAMENTO (58)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 453 (in G.U. 1a
s.s. 4/1/1995, n. 1) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del secondo
comma del presente articolo " nella parte in cui non prevede l'incompatibilità
alla funzione di giudizio del giudice per le indagini preliminari il quale, per
la ritenuta diversità del fatto, sulla base di una valutazione del complesso
delle indagini preliminari , abbia rigettato la domanda di oblazione."
--------------
AGGIORNAMENTO (59)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15-30 dicembre 1994, n. 455 (in G.U. 1a
s.s. 4/1/1995, n. 1) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del secondo
comma del presente articolo " nella parte in cui non prevede l'incompatibilità
alla funzione di giudizio del giudice che abbia, all'esito di precedente
dibattimento, riguardante il medesimo fatto storico a carico del medesimo
imputato, ordinato la trasmissione degli atti al pubblico ministero a norma
dell'art. 521, comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art521-com2]."
--------------
AGGIORNAMENTO (64)
La Corte Costituzionale, con sentenza 6-15 settembre 1995, n. 432 (in G.U. 1a
ss. 20/9/1995, n. 39) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
34, comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio
dibattimentale il giudice per le indagini preliminari che abbia applicato una
misura cautelare personale nei confronti dell'imputato."
--------------
AGGIORNAMENTO (72)
La Corte Costituzionale, con sentenza 17-24 aprile 1996, n. 131 (in G.U. 1a s.s.
30/4/1996, n. 18) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 34,
secondo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede:
l'incompatibilità alla funzione di giudizio del giudice che come componente del
tribunale del riesame (art. 309 cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309])
si sia pronunciato sull'ordinanza che dispone una misura cautelare personale nei
confronti dell'indagato o dell'imputato;
l'incompatibilità alla funzione di giudizio del giudice che come componente del
tribunale dell'appello avverso l'ordinanza che provvede in ordine a una misura
cautelare personale nei confronti dell'indagato o dell'imputato (art. 310 cod.
proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art310])
si sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell'ordinanza
anzidetta."
--------------
AGGIORNAMENTO (73)
La Corte Costituzionale, con sentenza 13-20 maggio 1996, n. 155 (in G.U. 1a ss.
29/5/1996 n. 155), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 34,
secondo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2]:
-nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio abbreviato
e disporre l'applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice per le
indagini preliminari che abbia disposto una misura cautelare personale;
in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27], nella parte in cui non
prevede che non possa partecipare al giudizio abbreviato e disporre
l'applicazione della pena su richiesta delle parti il giudice per le indagini
preliminari che abbia disposto la modifica, la sostituzione o la revoca di una
misura cautelare personale ovvero che abbia rigettato una richiesta di
applicazione, modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare personale;
in applicazione dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953;87~art27], nella parte in cui non
prevede che non possa partecipare al giudizio dibattimentale il giudice per le
indagini preliminari che abbia disposto la modifica, la sostituzione o la revoca
di una misura cautelare personale ovvero che abbia rigettato una richiesta di
applicazione, modifica, sostituzione o revoca di una misura cautelare personale;
in applicazione dell'art. 27 della legge n. 87 del 1953
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953;87~art27], nella parte in cui non
prevede che non possa disporre l'applicazione della pena su richiesta delle
parti il giudice che, come componente del tribunale del riesame, si sia
pronunciato sull'ordinanza che dispone una misura cautelare personale nei
confronti dell'indagato o dell'imputato nonché il giudice che, come componente
del tribunale dell'appello avverso l'ordinanza che provvede in ordine a una
misura cautelare personale nei confronti dell'indagato o dell'imputato, si sia
pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell'ordinanza anzidetta.
--------------
AGGIORNAMENTO (77)
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1996-10-23;553] convertito con
modificazioni dalla L. 23 dicembre 1996, n. 652
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1996-12-23;652] ha disposto (con l'art. 1,
comma 1) che "Quando venga accolta la dichiarazione di astensione o di
ricusazione del giudice per la sussistenza di taluna delle situazioni di
incompatibilità stabilite dall'articolo 34, comma 2, del codice di procedura
penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2]
in procedimenti nei quali, alla data di entrata in vigore del presente decreto,
è già stata dichiarata l'apertura del dibattimento, si applicano le disposizioni
di cui ai commi che seguono."
--------------
AGGIORNAMENTO (80)
La Corte Costituzionale, con sentenza 17 ottobre-2 novembre 1996, n. 371 (G.U.
1a s.s. 6/11/1996, n. 45) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 34, secondo comma, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al giudizio nei
confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o concorso a
pronunciare una precedente sentenza nei confronti di altri soggetti, nella quale
la posizione di quello stesso imputato in ordine alla sua responsabilità penale
sia già stata comunque valutata."
--------------
AGGIORNAMENTO (87)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15-22 ottobre 1997, n. 311 (G.U. 1a s.s.
29/10/1997 n. 44) ha disposto "l' illegittimità costituzionale dell'art. 34,
comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede l'incompatibilità alla funzione di giudice
dell'udienza preliminare nel processo penale a carico di imputati minorenni del
giudice per le indagini preliminari che si sia pronunciato in ordine a una
misura cautelare personale nei confronti dell'imputato".
--------------
AGGIORNAMENTO (88)
La Corte Costituzionale, con sentenza 13-21 novembre 1997, n. 346 (G.U. 1a s.s.
26/11/1997 n. 48) ha disposto l' illegittimità costituzionale dell'art. 34,
comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non possa pronunciarsi sulla richiesta di
emissione del decreto penale di condanna il giudice per le indagini preliminari
che abbia emesso l'ordinanza di cui agli artt. 409, comma 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art409-com5],
e 554, comma 2, cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art554-com2]".
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
--------------
AGGIORNAMENTO (94)
La Corte Costituzionale con sentenza 7- 18 luglio 1998, n. 290 (in G.U. 1a s.s.
22/07/1998, n. 29) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 34,
comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2]:
-nella parte in cui non prevede, nel processo penale a carico di imputati
minorenni, l'incompatibilità alla funzione di giudice dell'udienza preliminare
del giudice che come componente del tribunale del riesame si sia pronunciato
sull'ordinanza che dispone una misura cautelare personale nei confronti
dell'indagato o dell'imputato.
in applicazione dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27], nella parte in cui non
prevede, nel processo penale a carico di imputati minorenni, l'incompatibilità
alla funzione di giudice dell'udienza preliminare del giudice che come
componente del tribunale dell'appello avverso l'ordinanza che provvede in ordine
a una misura cautelare personale nei confronti dell'indagato o dell'imputato si
sia pronunciato su aspetti non esclusivamente formali dell'ordinanza anzidetta.
--------------
AGGIORNAMENTO (104)
La Corte Costituzionale, con sentenza 9-17 giugno 1999, n. 241 (G.U. 1a s.s.
23/6/1999 n. 25) ha disposto l' illegittimità costituzionale del comma 2 del
presente articolo "nella parte in cui non prevede che non possa partecipare al
giudizio nei confronti di un imputato il giudice che abbia pronunciato o
concorso a pronunciare sentenza nei confronti di quello stesso imputato per il
medesimo fatto".
--------------
AGGIORNAMENTO (105)
Il D.L. 24 maggio 1999, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1999-05-24;145] convertito con
modificazioni dalla L. 22 luglio 1999, n. 234
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-07-22;234] ha disposto che " fino alla
data del 2 gennaio 2000, l'articolo 34, comma 2-bis, del codice di procedura
penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2bis],
inserito dall'articolo 171 del decreto legislativo 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51~art171], non si
applica ai procedimenti nei quali l'udienza preliminare è in corso alla data di
entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Restano
comunque salvi gli atti e le attività compiuti dal giudice."
--------------
AGGIORNAMENTO (126)
La Corte costituzionale con sentenza 4-6 luglio 2001, n. 224 (in G.U. 1a s.s.
11/7/2001, n. 27) ha dichiarato la illegittimità "costituzionale dell'art. 34,
comma 1, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com1],
nella parte in cui non prevede l'incompatibilità alla funzione di giudice
dell'udienza preliminare del giudice che abbia pronunciato o concorso a
pronunciare sentenza, poi annullata, nei confronti del medesimo imputato e per
lo stesso fatto".
--------------
AGGIORNAMENTO (164)
La Corte Costituzionale con sentenza 1-5 dicembre 2008, n. 400 (in G.U. 1a s.s.
10/12/2008, n. 51) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 34,
comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede l'incompatibilità alla trattazione dell'udienza
preliminare del giudice che abbia ordinato, all'esito di precedente
dibattimento, riguardante il medesimo fatto storico a carico del medesimo
imputato, la trasmissione degli atti al pubblico ministero, a norma dell'art.
521, comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art521-com2].
--------------
AGGIORNAMENTO (195)
La Corte Costituzionale, con sentenza 3-9 luglio 2013, n. 183 (in G.U. 1a s.s.
17/7/2013 n. 29), ha dichiarato:
- "l'illegittimità costituzionale degli articoli 34, comma 1
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com1],
e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art623-com1-leta],
nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio
dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare
ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede
esecutiva della disciplina del reato continuato, ai sensi dell'art. 671 del
medesimo codice";
- ", in applicazione dell'articolo 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27], l'illegittimità
costituzionale dei medesimi articoli 34, comma 1
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com1],
e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art623-com1-leta],
nella parte in cui non prevedono che non possa partecipare al giudizio di rinvio
dopo l'annullamento il giudice che ha pronunciato o concorso a pronunciare
ordinanza di accoglimento o rigetto della richiesta di applicazione in sede
esecutiva della disciplina del concorso formale, ai sensi dell'art. 671 dello
stesso codice".
--------------
AGGIORNAMENTO (283)
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 novembre 2021
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::]-18 gennaio 2022, n. 7 (in G.U.
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] 1ª s.s. 19/01/2022, n. 3), ha
dichiarato "l'illegittimità costituzionale degli artt. 34, comma 1
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com1],
e 623, comma 1, lettera a), del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art623-com1-leta],
nella parte in cui non prevedono che il giudice dell'esecuzione deve essere
diverso da quello che ha pronunciato l'ordinanza sulla richiesta di
rideterminazione della pena, a seguito di declaratoria di illegittimità
costituzionale di una norma incidente sulla commisurazione del trattamento
sanzionatorio, annullata con rinvio dalla Corte di cassazione".
--------------
AGGIORNAMENTO (284)
La Corte Costituzionale, con sentenza 16 dicembre 2021
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::]-21 gennaio 2022, n. 16 (in G.U.
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] 1ª s.s. 26/01/2022, n. 4), ha
dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che il giudice per le indagini preliminari, che
ha rigettato la richiesta di decreto penale di condanna per mancata
contestazione di una circostanza aggravante, sia incompatibile a pronunciare
sulla nuova richiesta di decreto penale formulata dal pubblico ministero in
conformità ai rilievi del giudice stesso".
--------------
AGGIORNAMENTO (313)
La Corte Costituzionale, con sentenza 5 marzo - 23 maggio 2024, n. 93 (in G.U.
1a s.s. 29/05/2024 n. 22) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede l'incompatibilità, a decidere sull'opposizione
all'archiviazione per particolare tenuità del fatto, del giudice persona fisica
che abbia rigettato la richiesta di decreto penale di condanna, ritenendo
sussistere la suddetta causa di esclusione della punibilità".
---------------
AGGIORNAMENTO (324)
La Corte Costituzionale, con sentenza 15 ottobre - 14 novembre 2024, n. 179 (in
G.U. 1a s.s. 20/11/2024, n. 47) ha dichiarato:
- "l'illegittimità costituzionale dell'art. 34, comma 2, del codice di procedura
penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non può partecipare al giudizio il giudice
dell'udienza di comparizione predibattimentale nel caso previsto dall'art.
554-ter, comma 3, cod.
proc. pen.";
- "in via consequenziale, ai sensi dell'art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27] (Norme sulla
costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), l'illegittimità
costituzionale dell'art. 34, comma 2, cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art34-com2],
nella parte in cui non prevede che non può partecipare al giudizio il giudice
dell'udienza di comparizione predibattimentale nel caso previsto dall'art.
554-quater, comma 3, cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art554quater-com3]".
ART. 35
ART. 35
Incompatibilità per ragioni di parentela, affinità o coniugio
1. Nello stesso procedimento non possono esercitare funzioni, anche separate o
diverse, giudici che sono tra loro coniugi, parenti o affini fino al secondo
grado.
ART. 36
ART. 36
Astensione
1. Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un
difensore è debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli;
b) se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti
private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è
prossimo congiunto di lui o del coniuge;
c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull'oggetto del procedimento
fuori dell'esercizio delle funzioni giudiziarie;
d) se vi è inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle
parti private;
e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge è offeso o danneggiato
dal reato o parte privata;
f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di
pubblico ministero;
g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli
articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario;
h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza.
2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e
lettera e) o derivanti da incompatibilità per ragioni di coniugio o affinità,
sussistono anche dopo l'annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli
effetti civili del matrimonio.
3. La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte o del
tribunale che decide con decreto senza formalità di procedura.
4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il
presidente della corte di appello; su quella del presidente della corte di
appello decide il presidente della corte di cassazione. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 37
ART. 37
Ricusazione
1. Il giudice può essere ricusato dalle parti:
a) nei casi previsti dall'articolo 36 comma 1 lettere a), b), c), d), e), f),
g);
b) se nell'esercizio delle funzioni e prima che sia pronunciata sentenza, egli
ha manifestato indebitamente il proprio convincimento sui fatti oggetto
dell'imputazione.
((113))
2. Il giudice ricusato non può pronunciare né concorrere a pronunciare sentenza
fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta
la ricusazione. (81)
-----------------
AGGIORNAMENTO (81)
La Corte Costituzionale con sentenza 9-23 gennaio 1997, n. 10 (in G.U. 1a s.s.
29/01/1995, n. 5) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 37,
comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art37-com2],
nella parte in cui, qualora sia riproposta la dichiarazione di ricusazione,
fondata sui medesimi motivi, fa divieto al giudice di pronunciare o concorrere a
pronunciare la sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara
inammissibile o rigetta la ricusazione."
-----------------
AGGIORNAMENTO (113)
La Corte Costituzionale con sentenza 6-14 luglio 2000, n. 283 (in G.U. 1a s.s.
19/07/2000, n. 30) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale "dell'art. 37,
comma 1, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art37-com1],
nella parte in cui non prevede che possa essere ricusato dalle parti il giudice
che, chiamato a decidere sulla responsabilità di un imputato, abbia espresso in
altro procedimento, anche non penale, una valutazione di merito sullo stesso
fatto nei confronti del medesimo soggetto."
ART. 38
ART. 38
Termini e forme per la dichiarazione di ricusazione
1. La dichiarazione di ricusazione può essere proposta, nell'udienza
preliminare, fino a che non siano conclusi gli accertamenti relativi alla
costituzione delle parti; nel giudizio, fino a che non sia scaduto il termine
previsto dall'articolo 491 comma 1; in ogni altro caso, prima del compimento
dell'atto da parte del giudice.
2. Qualora la causa di ricusazione sia sorta o sia divenuta nota dopo la
scadenza dei termini previsti dal comma 1, la dichiarazione può essere proposta
entro tre giorni. Se la causa è sorta o è divenuta nota durante l'udienza, la
dichiarazione di ricusazione deve essere in ogni caso proposta prima del termine
dell'udienza.
3. La dichiarazione contenente l'indicazione dei motivi e delle prove è proposta
con atto scritto ed è presentata, assieme ai documenti, nella cancelleria del
giudice competente a decidere. Copia della dichiarazione è depositata nella
cancelleria dell'ufficio cui è addetto il giudice ricusato.
4. La dichiarazione, quando non è fatta personalmente dall'interessato, può
essere proposta a mezzo del difensore o di un procuratore speciale. Nell'atto di
procura devono essere indicati, a pena di inammissibilità, i motivi della
ricusazione.
ART. 39
ART. 39
Concorso di astensione e di ricusazione
1. La dichiarazione di ricusazione si considera come non proposta quando il
giudice, anche successivamente ad essa, dichiara di astenersi e l'astensione è
accolta.
ART. 40
ART. 40
Competenza a decidere sulla ricusazione
1. Sulla ricusazione di un giudice del tribunale o della corte di assise o della
corte di assise di appello decide la corte di appello;
su quella di un giudice della corte di appello decide una sezione della corte
stessa, diversa da quella a cui appartiene il giudice ricusato. (90)
((90a))
2. Sulla ricusazione di un giudice della corte di cassazione decide una sezione
della corte, diversa da quella a cui appartiene il giudice ricusato.
3. Non è ammessa la ricusazione dei giudici chiamati a decidere sulla
ricusazione.
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 41
ART. 41
Decisione sulla dichiarazione di ricusazione
1. Quando la dichiarazione di ricusazione è stata proposta da chi non ne aveva
il diritto o senza l'osservanza dei termini o delle forme previsti dall'articolo
38 ovvero quando i motivi addotti sono manifestamente infondati, la corte, senza
ritardo, la dichiara inammissibile con ordinanza avverso la quale è proponibile
ricorso per cassazione. La corte di cassazione decide in camera di consiglio a
norma dell'articolo 611. (90)
((90a))
2. Fuori dei casi di inammissibilità della dichiarazione di ricusazione, la
corte può disporre, con ordinanza, che il giudice sospenda temporaneamente ogni
attività processuale o si limiti al compimento degli atti urgenti. (90)
((90a))
3. Sul merito della ricusazione la corte decide a norma dell'articolo 127, dopo
aver assunto, se necessario, le opportune informazioni. (90)
((90a))
4. L'ordinanza pronunciata a norma dei commi precedenti è comunicata al giudice
ricusato e al pubblico ministero ed è notificata alle parti private.
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 42
ART. 42
Provvedimenti in caso di accoglimento della dichiarazione di astensione o
ricusazione
1. Se la dichiarazione di astensione o di ricusazione è accolta, il giudice non
può compiere alcun atto del procedimento.
2. Il provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o di ricusazione
dichiara se e in quale parte gli atti compiuti precedentemente dal giudice
astenutosi o ricusato conservano efficacia.
ART. 43
ART. 43
Sostituzione del giudice astenuto o ricusato
1. Il giudice astenuto o ricusato è sostituito con altro magistrato dello stesso
ufficio designato secondo le leggi di ordinamento giudiziario.
2. Qualora non sia possibile la sostituzione prevista dal comma 1, la corte o il
tribunale rimette il procedimento al giudice ugualmente competente per materia
determinato a norma dell'articolo 11.
ART. 44
ART. 44
Sanzioni in caso di inammissibilità o di rigetto della dichiarazione di
ricusazione
1. Con l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la dichiarazione di
ricusazione, la parte privata che l'ha proposta può essere condannata al
pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma da lire
cinquecentomila a lire tre milioni, senza pregiudizio di ogni azione civile o
penale.
Capo VIII
RIMESSIONE DEL PROCESSO
ART. 45
ART. 45
(( (Casi di rimessione).
1. In ogni stato e grado del processo di merito, quando gravi situazioni locali,
tali da turbare lo svolgimento del processo e non altrimenti eliminabili,
pregiudicano la libera determinazione delle persone che partecipano al processo
ovvero la sicurezza o l'incolumità pubblica, o determinano motivi di legittimo
sospetto, la Corte di cassazione, su richiesta motivata del procuratore generale
presso la corte di appello o del pubblico ministero presso il giudice che
procede o dell'imputato, rimette il processo ad altro giudice, designato a norma
dell'articolo 11.
ART. 46
ART. 46
Richiesta di rimessione
1. La richiesta è depositata, con i documenti che vi si riferiscono, nella
cancelleria del giudice ed è notificata entro sette giorni a cura del
richiedente alle altre parti.
2. La richiesta dell'imputato è sottoscritta da lui personalmente o da un suo
procuratore speciale.
3. Il giudice trasmette immediatamente alla corte di cassazione la richiesta con
i documenti allegati e con eventuali osservazioni.
4. L'inosservanza delle forme e dei termini previsti dai commi 1 e 2 è causa di
inammissibilità della richiesta.
ART. 47
ART. 47
(( (Effetti della richiesta).
1. In seguito alla presentazione della richiesta di rimessione il giudice può
disporre con ordinanza la sospensione del processo fino a che non sia
intervenuta l'ordinanza che dichiara inammissibile o rigetta la richiesta. La
Corte di cassazione può sempre disporre con ordinanza la sospensione del
processo.
2. Il giudice deve comunque sospendere il processo prima dello svolgimento delle
conclusioni e della discussione e non possono essere pronunciati il decreto che
dispone il giudizio o la sentenza quando ha avuto notizia dalla Corte di
cassazione che la richiesta di rimessione è stata assegnata alle sezioni unite
ovvero a sezione diversa dall'apposita sezione di cui all'articolo 610, comma 1.
Il giudice non dispone la sospensione quando la richiesta non è fondata su
elementi nuovi rispetto a quelli di altra già rigettata o dichiarata
inammissibile.
3. La sospensione del processo ha effetto fino a che non sia intervenuta
l'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile la richiesta e non impedisce il
compimento degli atti urgenti.
4. In caso di sospensione del processo si applica l'articolo 159 del codice
penale [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art159] e, se
la richiesta è stata proposta dall'imputato, sono sospesi i termini di cui
all'articolo 303, comma 1. La prescrizione e i termini di custodia cautelare
riprendono il loro corso dal giorno in cui la Corte di cassazione rigetta o
dichiara inammissibile la richiesta ovvero, in caso di suo accoglimento, dal
giorno in cui il processo dinanzi al giudice designato perviene al medesimo
stato in cui si trovava al momento della sospensione. Si osservano in quanto
compatibili le disposizioni dell'articolo 304. ))
----------------
AGGIORNAMENTO (78)
La Corte costituzionale, con la sentenza 14-22 ottobre 1996, n. 353 (in G.U. 1a
s.s. 30/10/1996, n. 44) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 1
del presente articolo "nella parte in cui fa divieto al giudice di pronunciare
la sentenza fino a che non sia intervenuta l'ordinanza che dichiara
inammissibile o rigetta la richiesta di rimessione".
ART. 48
ART. 48
(Decisione).
1. La Corte di cassazione decide in camera di consiglio a norma dell'articolo
127, dopo aver assunto, se necessario, le opportune informazioni.
2. Il Presidente della Corte di cassazione, se rileva una causa
d'inammissibilità della richiesta, dispone che per essa si proceda a norma
dell'articolo 610, comma 1.
3. L'avvenuta assegnazione della richiesta di rimessione alle sezioni unite o a
sezione diversa dall'apposita sezione prevista dall'articolo 610, comma 1, è
immediatamente comunicata al giudice che procede.
4. L'ordinanza che accoglie la richiesta è comunicata senza ritardo al giudice
procedente e a quello designato. Il giudice procedente trasmette immediatamente
gli atti del processo al giudice designato e dispone che l'ordinanza della Corte
di cassazione sia per estratto comunicata al pubblico ministero e notificata
alle parti private.
5. Fermo quanto disposto dall'articolo 190-bis, il giudice designato dalla Corte
di cassazione procede alla rinnovazione degli atti compiuti anteriormente al
provvedimento che ha accolto la richiesta di rimessione, quando ne è richiesto
da una delle parti e non si tratta di atti di cui è divenuta impossibile la
ripetizione.
Nel processo davanti a tale giudice, le parti esercitano gli stessi diritti e
facoltà che sarebbero loro spettati davanti al giudice originariamente
competente.
6. Se la Corte rigetta o dichiara inammissibile la richiesta delle parti private
queste con la stessa ordinanza possono essere condannate al pagamento a favore
della cassa delle ammende di una somma da 1.000 euro a 5.000 euro
((, che può essere aumentata fino al doppio, tenuto conto della causa di
inammissibilità della richiesta))
.
((6-bis. Gli importi di cui al comma 6 sono adeguati ogni due anni con decreto
del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, in relazione alla variazione, accertata dall'Istituto nazionale di
statistica, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e
impiegati, verificatasi nel biennio precedente))
ART. 49
ART. 49
(( (Nuova richiesta di rimessione).
1. Anche quando la richiesta è stata accolta, il pubblico ministero o l'imputato
può chiedere un nuovo provvedimento per la revoca di quello precedente o per la
designazione di un altro giudice.
2. L'ordinanza che rigetta o dichiara inammissibile per manifesta infondatezza
la richiesta di rimessione non impedisce che questa sia nuovamente proposta
purché fondata su elementi nuovi.
3. È inammissibile per manifesta infondatezza anche la richiesta di rimessione
non fondata su elementi nuovi rispetto a quelli già valutati in una ordinanza
che ha rigettato o dichiarato inammissibile una richiesta proposta da altro
imputato dello stesso procedimento o di un procedimento da esso separato.
4. La richiesta dichiarata inammissibile per motivi diversi dalla manifesta
infondatezza può essere sempre riproposta.
Titolo II
PUBBLICO MINISTERO
Titolo II
ART. 50
ART. 50
Azione penale
1. Il pubblico ministero esercita l'azione penale quando non sussistono i
presupposti per la richiesta di archiviazione.
2. Quando non è necessaria la querela, la richiesta, l'istanza o
l'autorizzazione a procedere, l'azione penale è esercitata di ufficio.
3. L'esercizio dell'azione penale può essere sospeso o interrotto soltanto nei
casi espressamente previsti dalla legge.
ART. 51
ART. 51
Uffici del pubblico ministero - Attribuzioni del procuratore della Repubblica
distrettuale
1. Le funzioni di pubblico ministero sono esercitate:
a) nelle indagini preliminari e nei procedimenti di primo grado dai magistrati
della procura della Repubblica presso il tribunale; (90) (90a)
b) nei giudizi di impugnazione dai magistrati della procura generale presso la
corte di appello o presso la corte di cassazione.
2. Nei casi di avocazione, le funzioni previste dal comma 1 lettera a) sono
esercitate dai magistrati della procura generale presso la corte di appello. Nei
casi di avocazione previsti dall'articolo 371-bis, sono esercitate dai
magistrati della Direzione nazionale antimafia. (28)
3. Le funzioni previste dal comma 1 sono attribuite all'ufficio del pubblico
ministero presso il giudice competente a norma del capo II del titolo I.
3-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o tentati, di
cui agli articoli 416, sesto e settimo comma, 416, realizzato allo scopo di
commettere taluno dei delitti di cui agli articoli 12, commi 1, 3 e 3-ter, e
12-bis del testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina
dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto
legislativo 25 luglio 1998, n. 286, 416
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-07-25;416], realizzato
allo scopo di commettere delitti previsti dagli articoli 473 e 474, 517-quater,
600, 601, 602, 416-bis , 416-ter, 452-quaterdecies e 630 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], per i delitti
commessi avvalendosi delle condizioni previste dal predetto articolo 416-bis
ovvero al fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso
articolo, nonché per i delitti previsti dall'articolo 74 del testo unico
approvato con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309,
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1990-10-09;309~art86]
((dall'articolo 86
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1990-10-09;309~art86] delle
disposizioni nazionali complementari al codice doganale dell'Unione, di cui al
decreto legislativo emanato ai sensi degli articoli 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2023-08-09;111~art11] e 20, commi 2
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2023-08-09;111~art20-com2] e 3, della legge 9
agosto 2023, n. 111
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2023-08-09;111~art20-com3]))
, le funzioni indicate nel comma 1 lettera a) sono attribuite all'ufficio del
pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui
ambito ha sede il giudice competente. (132) (267)
3-ter. Nei casi previsti dal comma 3-bis e dai commi 3-quater e 3-quinquies, se
ne fa richiesta il procuratore distrettuale, il procuratore generale presso la
corte di appello può, per giustificati motivi, disporre che le funzioni di
pubblico ministero per il dibattimento siano esercitate da un magistrato
designato dal procuratore della Repubblica presso il giudice competente.
3-quater. Quando si tratta di procedimenti per i delitti consumati o tentati con
finalità di terrorismo le funzioni indicate nel comma 1, lettera a), sono
attribuite all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo
del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente. PERIODO SOPPRESSO
DAL D.L. 23 MAGGIO 2008, N. 92
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2008-05-23;92], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N.
125. (127)
3-quinquies. Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o
tentati, di cui agli articoli 414-bis, 600-bis, 600-ter, 600-quater,
600-quater.1, 600-quinquies, 609-undecies, 615-ter, 615-quater, 617-bis,
617-ter, 617-quater, 617-quinquies, 617-sexies, 635-bis, 635-ter, 635-quater,
635-quater.1, 635-quinquies, 640-ter e 640-quinquies del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], o per il delitto di
cui all'articolo 1, comma 11, del decreto-legge 21 settembre 2019, n. 105
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-09-21;105~art1-com11],
convertito, con modificazioni, dalla legge 18 novembre 2019, n. 133
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2019-11-18;133], le funzioni indicate nel
comma 1, lettera a), del presente articolo sono attribuite all'ufficio del
pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui
ambito ha sede il giudice competente. (159)
-------------
AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-11-20;367], convertito con
modificazioni dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1992-01-20;8], ha disposto (con l'art. 16,
comma 2) che "Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma 1,
lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere dalla data di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto previsto dall'articolo 15,
comma 2".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3".
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51], come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188], ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (132)
La L. 11 agosto 2003, n. 228 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2003-08-11;228]
ha disposto (con l'art. 16, comma 1) che "La disposizione di cui al comma 1,
lettera b), dell'articolo 6, ai soli effetti della determinazione degli uffici
cui spettano le funzioni di pubblico ministero o di giudice incaricato dei
provvedimenti previsti per la fase delle indagini preliminari ovvero di giudice
dell'udienza preliminare, non si applica ai procedimenti nei quali la notizia di
reato è stata iscritta nel registro di cui all'articolo 335 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art335]
precedentemente alla data di entrata in vigore della presente legge".
-------------
AGGIORNAMENTO (134)
Il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2001-10-18;374], convertito con
modificazioni dalla L. 15 dicembre 2001, n. 438
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001-12-15;438], ha disposto (con l'art.
10-bis, comma 3) che la modifica al presente articolo "si applica solo ai
procedimenti iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della
disposizione medesima".
-------------
AGGIORNAMENTO (159)
La L. 18 marzo 2008, n. 48 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2008-03-18;48],
come modificata dal D.L. 23 maggio 2008, n. 92
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2008-05-23;92], convertito con
modificazioni dalla L. 24 luglio 2008, n. 125
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2008-07-24;125], ha disposto (con l'art. 11,
comma 1-bis) che le disposizioni di cui al comma 3-quinquies dell'articolo 51
del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art51-com3quinquies]
si applicano solo ai procedimenti iscritti nel registro di cui all'articolo 335
del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art335]
successivamente alla data di entrata in vigore della L. 48/2008
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2008;48].
-------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53] ha disposto (con
l'art. 3, comma 2) che "La disposizione di cui al comma 1 si applica solo ai
procedimenti ivi considerati, iniziati successivamente alla data di entrata in
vigore del presente decreto".
ART. 52
ART. 52
Astensione
1. Il magistrato del pubblico ministero ha la facoltà di astenersi quando
esistono gravi ragioni di convenienza.
2. Sulla dichiarazione di astensione decidono, nell'ambito dei rispettivi
uffici, il procuratore della Repubblica presso il tribunale e il procuratore
generale. (90)
((90a))
3. Sulla dichiarazione di astensione del procuratore della Repubblica presso il
tribunale e del procuratore generale presso la corte di appello decidono,
rispettivamente, il procuratore generale presso la corte di appello e il
procuratore generale presso la corte di cassazione.(90)
((90a))
4. Con il provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione, il
magistrato del pubblico ministero astenuto è sostituito con un altro magistrato
del pubblico ministero appartenente al medesimo ufficio. Nondimeno, quando viene
accolta la dichiarazione di astensione del procuratore della Repubblica presso
il tribunale e del procuratore generale presso la corte di appello, può essere
designato alla sostituzione altro magistrato del pubblico ministero appartenente
all'ufficio ugualmente competente determinato a norma dell'articolo 11. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 53
ART. 53
Autonomia del pubblico ministero nell'udienza
Casi di sostituzione
1. Nell'udienza, il magistrato del pubblico ministero esercita le sue funzioni
con piena autonomia.
2. Il capo dell'ufficio provvede alla sostituzione del magistrato nei casi di
grave impedimento, di rilevanti esigenze di servizio e in quelli previsti
dall'articolo 36 comma 1 lettere a) , b) , d) , e).
Negli altri casi il magistrato può essere sostituito solo con il suo consenso.
3. Quando il capo dell'ufficio omette di provvedere alla sostituzione del
magistrato nei casi previsti dall'articolo 36 comma 1 lettere a) , b) , d) , e),
il procuratore generale presso la corte di appello designa per l'udienza un
magistrato appartenente al suo ufficio.
ART. 54
ART. 54
((Contrasti negativi tra pubblici ministeri))
1. Il pubblico ministero, se durante le indagini preliminari ritiene che il
reato appartenga alla competenza di un giudice diverso da quello presso cui egli
esercita le funzioni, trasmette immediatamente gli atti all'ufficio del pubblico
ministero presso il giudice competente.
2. Il pubblico ministero che ha ricevuto gli atti, se ritiene che debba
procedere l'ufficio che li ha trasmessi, informa il procuratore generale presso
la corte di appello ovvero, qualora appartenga a un diverso distretto, il
procuratore generale presso la corte di cassazione. Il procuratore generale,
esaminati gli atti, determina quale ufficio del pubblico ministero deve
procedere e ne dà comunicazione agli uffici interessati.
3. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della
trasmissione o della designazio
2 possono essere utilizzati nei casi e nei modi previsti dalla legge.
((
3-bis. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano in ogni altro caso di
contrasto negativo fra pubblici ministeri.
))
ART. 54-BIS
ART. 54-BIS
(( (Contrasti positivi tra uffici del pubblico ministero).
1. Quando il pubblico ministero riceve notizia che presso un altro ufficio sono
in corso indagini preliminari a carico della stessa persona e per il medesimo
fatto in relazione al quale egli procede, informa senza ritardo il pubblico
ministero di questo ufficio richiedendogli la trasmissione degli atti a norma
dell'articolo 54 comma 1 .
2. Il pubblico ministero che ha ricevuto la richiesta, ove non ritenga di
aderire, informa il procuratore generale presso la corte di appello ovvero,
qualora appartenga a un diverso distretto, il procuratore generale presso la
Corte di cassazione. Il procuratore generale, assunte le necessarie
informazioni, determina con decreto motivato, secondo le regole sulla competenza
del giudice, quale ufficio del pubblico ministero deve procedere e ne dà
comunicazione agli uffici interessati. All'ufficio del pubblico ministero
designato sono immediatamente trasmessi gli atti da parte del diverso ufficio.
3. Il contrasto si intende risolto quando, prima della designazione prevista dal
comma 2, uno degli uffici del pubblico ministero provvede alla trasmissione
degli atti a norma dell'articolo 54 comma 1 .
4. Gli atti di indagine preliminare compiuti dai diversi uffici del pubblico
ministero sono comunque utilizzabili nei casi e nei modi previsti dalla legge.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano in ogni altro caso di
contrasto positivo tra pubblici ministeri.
ART. 54-TER
ART. 54-TER
(Contrasti tra pubblici ministeri in materia di criminalità organizzata).
1. Quando il contrasto previsto dagli articoli 54 e 54-bis riguarda taluno dei
reati indicati
((negli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 371-bis, comma 4-bis,))
se la decisione spetta al procuratore generale presso la Corte di cassazione,
questi provvede sentito il procuratore nazionale antimafia; se spetta al
procuratore generale presso la corte di appello, questi informa il procuratore
nazionale antimafia e antiterrorismo dei provvedimenti adottati. (28)
-------------
AGGIORNAMENTO (28)
Il D.L. 20 novembre 1991, n. 367
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-11-20;367], convertito con
modificazioni dalla L. 20 gennaio 1992, n. 8
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1992-01-20;8] ha disposto (con l'art. 16,
comma 2) che "Le disposizioni degli articoli 2, comma 1, lettera b), 3, comma 1,
lettera b), 7, 8, 9, 10, comma 1, e 11 hanno effetto a decorrere dalla data di
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto previsto dall'articolo 15,
comma 2."
ART. 54-QUATER
ART. 54-QUATER
(Richiesta di trasmissione degli atti a un diverso pubblico ministero)
1. La persona sottoposta alle indagini che abbia conoscenza del procedimento ai
sensi dell'articolo 335 o dell'articolo 369 e la persona offesa dal reato che
abbia conoscenza del procedimento ai sensi dell'articolo 369, nonché i
rispettivi difensori, se ritengono che il reato appartenga alla competenza di un
giudice diverso da quello presso il quale il pubblico ministero che procede
esercita le sue funzioni, possono chiedere la trasmissione degli atti al
pubblico ministero presso il giudice competente enunciando, a pena di
inammissibilità, le ragioni a sostegno della indicazione del diverso giudice
ritenuto competente.
2. La richiesta deve essere depositata nella segreteria del pubblico ministero
che procede con l'indicazione del giudice ritenuto competente.
3. Il pubblico ministero decide entro dieci giorni dalla presentazione della
richiesta e, ove la accolga, trasmette gli atti del procedimento all'ufficio del
pubblico ministero presso il giudice competente, dandone comunicazione al
richiedente. Se non provvede in tal senso, il richiedente, entro i successivi
dieci giorni, può chiedere al procuratore generale presso la corte d'appello o,
qualora il giudice ritenuto competente appartenga ad un diverso distretto, al
procuratore generale presso la Corte di cassazione, di determinare quale ufficio
del pubblico ministero deve procedere. Il procuratore generale, assunte le
necessarie informazioni, provvede alla determinazione, entro venti giorni dal
deposito della richiesta, con decreto motivato dandone comunicazione alle parti
ed agli uffici interessati. Quando la richiesta riguarda taluno dei reati
indicati nell'articolo 51, comma 3-bis
((e comma 3-quater))
, il procuratore generale provvede osservando le disposizioni dell'articolo
54-ter.
4. La richiesta non può essere riproposta a pena di inammissibilità salvo che
sia basata su fatti nuovi e diversi.
5. Gli atti di indagine preliminare compiuti prima della trasmissione degli atti
o della comunicazione del decreto di cui al comma 3 possono essere utilizzati
nei casi e nei modi previsti dalla legge.
Titolo III
POLIZIA GIUDIZIARIA
Titolo III
ART. 55
ART. 55
Funzioni della polizia giudiziaria
1. La polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia
dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli
autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e
raccogliere quant'altro possa servire per l'applicazione della legge penale.
2. Svolge ogni indagine e attività disposta o delegata dall'autorità
giudiziaria.
3. Le funzioni indicate nei commi 1 e 2 sono svolte dagli ufficiali e dagli
agenti di polizia giudiziaria.
ART. 56
ART. 56
Servizi e sezioni di polizia giudiziaria
1. Le funzioni di polizia giudiziaria sono svolte alla dipendenza e sotto la
direzione dell'autorità giudiziaria:
a) dai servizi di polizia giudiziaria previsti dalla legge;
b) dalle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni procura della
Repubblica e composte con personale dei servizi di polizia giudiziaria;
c) dagli ufficiali e dagli agenti di polizia giudiziaria appartenenti agli altri
organi cui la legge fa obbligo di compiere indagini a seguito di una notizia di
reato.
ART. 57
ART. 57
Ufficiali e agenti di polizia giudiziaria
1. Salve le disposizioni delle leggi speciali, sono ufficiali di polizia
giudiziaria:
a) i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti e gli altri
appartenenti alla polizia di Stato ai quali l'ordinamento dell'amministrazione
della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;
b) gli ufficiali superiori e inferiori e i sottufficiali dei carabinieri, della
guardia di finanza, degli agenti di custodia e del corpo forestale dello Stato
nonché gli altri appartenenti alle predette forze di polizia ai quali
l'ordinamento delle rispettive amministrazioni riconosce tale qualità;
c) il sindaco dei comuni ove non abbia sede un ufficio della polizia di Stato
ovvero un comando dell'arma dei carabinieri o della guardia di finanza.
2. Sono agenti di polizia giudiziaria:
a) il personale della polizia di Stato al quale l'ordinamento
dell'amministrazione della pubblica sicurezza riconosce tale qualità;
b) i carabinieri, le guardie di finanza, gli agenti di custodia, le guardie
forestali e, nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza, le guardie
delle province e dei comuni quando sono in servizio.
3. Sono altresì ufficiali e agenti di polizia giudiziaria, nei limiti del
servizio cui sono destinate e secondo le rispettive attribuzioni, le persone
alle quali le leggi e i regolamenti attribuiscono le funzioni previste
dall'articolo 55.
-----------------
Nota redazionale
Il testo del presente articolo è già integrato con le correzioni apportate
dall'avviso di rettifica pubblicato in G.U. 13/12/1988, n. 291 durante il
periodo di "vacatio legis".
È possibile visualizzare il testo originario accedendo alla versione pdf della
relativa Gazzetta di pubblicazione.
ART. 58
ART. 58
Disponibilità della polizia giudiziaria
1. Ogni procura della Repubblica dispone della rispettiva sezione; la procura
generale presso la corte di appello dispone di tutte le sezioni istituite nel
distretto.
2. Le attività di polizia giudiziaria per i giudici del distretto sono svolte
dalla sezione istituita presso la corrispondente procura della Repubblica.
3. L'autorità giudiziaria si avvale direttamente del personale delle sezioni a
norma dei commi 1 e 2 e può altresì avvalersi di ogni servizio o altro organo di
polizia giudiziaria.
ART. 59
ART. 59
Subordinazione della polizia giudiziaria
1. Le sezioni di polizia giudiziaria dipendono dai magistrati che dirigono gli
uffici presso i quali sono istituite.
2. L'ufficiale preposto ai servizi di polizia giudiziaria è responsabile verso
il procuratore della Repubblica presso il tribunale dove ha sede il servizio
dell'attività di polizia giudiziaria svolta da lui stesso e dal personale
dipendente.
3. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria sono tenuti a eseguire i
compiti a essi affidati
(( inerenti alle funzioni di cui all'articolo 55, comma 1 ))
. Gli appartenenti alle sezioni non possono essere distolti dall'attività di
polizia giudiziaria se non per disposizione del magistrato dal quale dipendono a
norma del comma 1.
Titolo IV
IMPUTATO
Titolo IV
ART. 60
ART. 60
Assunzione della qualità di imputato
1. Assume la qualità di imputato la persona alla quale è attribuito il reato
nella richiesta di rinvio a giudizio, di giudizio immediato, di decreto penale
di condanna, di applicazione della pena a norma dell'articolo 447 comma 1, nel
decreto di citazione diretta a giudizio e nel giudizio direttissimo.
2. La qualità di imputato si conserva in ogni stato e grado del processo, sino a
che non sia più soggetta a impugnazione la sentenza di non luogo a procedere,
sia divenuta irrevocabile la sentenza di proscioglimento o di condanna o sia
divenuto esecutivo il decreto penale di condanna.
3. La qualità di imputato si riassume in caso di revoca della sentenza di non
luogo a procedere e qualora sia disposta la revisione del processo
((oppure la riapertura dello stesso a seguito della rescissione del giudicato o
di accoglimento della richiesta prevista dall'articolo 628-bis))
.
ART. 61
ART. 61
Estensione dei diritti e delle garanzie dell'imputato
1. I diritti e le garanzie dell'imputato si estendono alla persona sottoposta
alle indagini preliminari.
2. Alla stessa persona si estende ogni altra disposizione relativa all'imputato,
salvo che sia diversamente stabilito.
ART. 62
ART. 62
Divieto di testimonianza sulle dichiarazioni dell'imputato
1. Le dichiarazioni comunque rese nel corso del procedimento dall'imputato o
dalla persona sottoposta alle indagini non possono formare oggetto di
testimonianza.
((
2. Il divieto si estende alle dichiarazioni, comunque inutilizzabili, rese
dall'imputato nel corso di programmi terapeutici diretti a ridurre il rischio
che questi commetta delitti sessuali a danno di minori.
))
ART. 63
ART. 63
Dichiarazioni indizianti
1. Se davanti all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria una persona
non imputata ovvero una persona non sottoposta alle indagini rende dichiarazioni
dalle quali emergono indizi di reità a suo carico, l'autorità procedente ne
interrompe l'esame, avvertendola che a seguito di tali dichiarazioni potranno
essere svolte indagini nei suoi confronti e la invita a nominare un difensore.
Le precedenti dichiarazioni non possono essere utilizzate contro la persona che
le ha rese.
2. Se la persona doveva essere sentita sin dall'inizio in qualità di imputato o
di persona sottoposta alle indagini, le sue dichiarazioni non possono essere
utilizzate.
ART. 64
ART. 64
Regole generali per l'interrogatorio
1. La persona sottoposta alle indagini, anche se in stato di custodia cautelare
o se detenuta per altra causa, interviene libera all'interrogatorio, salve le
cautele necessarie per prevenire il pericolo di fuga o di violenze.
2. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona
interrogata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di
autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti.
3. Prima che abbia inizio l'interrogatorio, la persona deve essere avvertita
che:
a)le sue dichiarazioni potranno sempre essere utilizzate nei suoi confronti;
b) salvo quanto disposto dall'articolo 66, comma 1, ha facoltà di non rispondere
ad alcuna domanda, ma comunque il procedimento seguirà il suo corso;
c) se renderà dichiarazioni su fatti che concernono la responsabilità di altri,
assumerà, in ordine a tali fatti, l'ufficio di testimone, salve le
incompatibilità previste dall'articolo 197 e le garanzie di cui all'articolo
197-bis.
((302))
3-bis. L'inosservanza delle disposizioni di cui al comma 3, lettere a) e b)
rende inutilizzabili le dichiarazioni rese dalla persona interrogata. In
mancanza dell'avvertimento di cui al comma 3, lettera c), le dichiarazioni
eventualmente rese dalla persona interrogata su fatti che concernono la
responsabilità di altri non sono utilizzabili nei loro confronti e la persona
interrogata non potrà assumere, in ordine a detti fatti, l'ufficio di testimone.
------------
AGGIORNAMENTO (302)
La Corte Costituzionale, con sentenza 6 aprile - 5 giugno 2023 n. 111 (in G.U.
1ª s.s. 07/06/2023 n. 23), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 64, comma 3, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art64-com3],
nella parte in cui non prevede che gli avvertimenti ivi indicati siano rivolti
alla persona sottoposta alle indagini o all'imputato prima che vengano loro
richieste le informazioni di cui all'art. 21 delle Norme di attuazione del
codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447]".
ART. 65
ART. 65
Interrogatorio nel merito
1. L'autorità giudiziaria contesta alla persona sottoposta alle indagini in
forma chiara e precisa il fatto che le è attribuito, le rende noti gli elementi
di prova esistenti contro di lei e, se non può derivarne pregiudizio per le
indagini, gliene comunica le fonti.
2. Invita, quindi, la persona ad esporre quanto ritiene utile per la sua difesa
e le pone direttamente domande.
3. Se la persona rifiuta di rispondere, ne è fatta menzione nel verbale. Nel
verbale è fatta anche menzione, quando occorre, dei connotati fisici e di
eventuali segni particolari della persona.
ART. 66
ART. 66
Verifica dell'identità personale dell'imputato
1. Nel primo atto cui è presente l'imputato, l'autorità giudiziaria lo invita a
dichiarare le proprie generalità e quant'altro può valere a identificarlo,
ammonendolo circa le conseguenze cui si espone chi si rifiuta di dare le proprie
generalità o le dà false.
2. L'impossibilità di attribuire all'imputato le sue esatte generalità non
pregiudica il compimento di alcun atto da parte dell'autorità procedente, quando
sia certa l'identità fisica della persona.
((In ogni caso, quando si procede nei confronti di un apolide, di una persona
della quale è ignota la cittadinanza, di un cittadino di uno Stato non
appartenente all'Unione europea ovvero di un cittadino di uno Stato membro
dell'Unione europea privo del codice fiscale o che è attualmente, o è stato in
passato, titolare anche della cittadinanza di uno Stato non appartenente
all'Unione europea, nei provvedimenti destinati a essere iscritti nel casellario
giudiziale è riportato il codice univoco identificativo della persona nei cui
confronti il provvedimento è emesso))
.
3. Le erronee generalità attribuite all'imputato sono rettificate nelle forme
previste dall'articolo 130.
ART. 66-BIS
ART. 66-BIS
(( Verifica dei procedimenti a carico dell'imputato ))
((
1. In ogni stato e grado del procedimento, quando risulta che la persona
sottoposta alle indagini o l'imputato è stato segnalato, anche sotto diverso
nome, all'autorità giudiziaria quale autore di un reato commesso
antecedentemente o successivamente a quello per il quale si procede, sono
eseguite le comunicazioni all'autorità giudiziaria competente ai fini
dell'applicazione della legge penale.
))
ART. 67
ART. 67
Incertezza sull'età dell'imputato
1. In ogni stato e grado del procedimento, quando vi è ragione di ritenere che
l'imputato sia minorenne, l'autorità giudiziaria trasmette gli atti al
procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni.
ART. 68
ART. 68
Errore sull'identità fisica dell'imputato
1. Se risulta l'errore di persona, in ogni stato e grado del processo il
giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, pronuncia sentenza a
norma dell'articolo 129.
ART. 69
ART. 69
Morte dell'imputato
1. Se risulta la morte dell'imputato, in ogni stato e grado del processo il
giudice, sentiti il pubblico ministero e il difensore, pronuncia sentenza a
norma dell'articolo 129.
2. La sentenza non impedisce l'esercizio dell'azione penale per il medesimo
fatto e contro la medesima persona, qualora successivamente si accerti che la
morte dell'imputato è stata erroneamente dichiarata.
ART. 70
ART. 70
Accertamenti sulla capacità dell'imputato
1. Quando non deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo
a procedere e vi è ragione di ritenere che, per infermità mentale sopravvenuta
al fatto, l'imputato non è in grado di partecipare coscientemente al processo,
il giudice, se occorre, dispone anche di ufficio, perizia. (40)
((299))
2. Durante il tempo occorrente per l'espletamento della perizia il giudice
assume, a richiesta del difensore, le prove che possono condurre al
proscioglimento dell'imputato, e, quando vi è pericolo nel ritardo, ogni altra
prova richiesta dalle parti.
3. Se la necessità di provvedere risulta durante le indagini preliminari, la
perizia è disposta dal giudice a richiesta di parte con le forme previste per
l'incidente probatorio. Nel frattempo restano sospesi i termini per le indagini
preliminari e il pubblico ministero compie i soli atti che non richiedono la
partecipazione cosciente della persona sottoposta alle indagini. Quando vi è
pericolo nel ritardo, possono essere assunte le prove nei casi previsti
dall'articolo 392.
---------------
AGGIORNAMENTO (40)
La Corte costituzionale, con la sentenza 7 - 20 luglio 1992, n. 340, (G.U. 1 s.
s. 29/7/1992, n. 32) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del primo
comma del presente articolo " limitatamente alle parole " sopravvenuta al fatto"
."
---------------
AGGIORNAMENTO (299)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 febbraio - 7 aprile 2023, n. 65 (in
G.U. 1ª s.s. 12/04/2023, n. 15), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 70, comma 1, cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art70-com1],
nella parte in cui si riferisce all'infermità «mentale», anziché a quella
«psicofisica»".
ART. 71
ART. 71
Sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato
1. Se, a seguito degli accertamenti previsti dall'articolo 70, risulta che lo
stato mentale dell'imputato è tale da impedirne la cosciente partecipazione al
procedimento e che tale stato è reversibile, il giudice dispone con ordinanza
che il procedimento sia sospeso, sempre che non debba essere pronunciata
sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere.
((299))
2. Con l'ordinanza di sospensione il giudice nomina all'imputato un curatore
speciale, designando di preferenza l'eventuale rappresentante legale.
3. Contro l'ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero,
l'imputato e il suo difensore nonché il curatore speciale nominato all'imputato.
4. La sospensione non impedisce al giudice di assumere prove, alle condizioni e
nei limiti stabiliti dall'articolo 70 comma 2. A tale assunzione il giudice
procede anche a richiesta del curatore speciale, che in ogni caso ha facoltà di
assistere agli atti disposti sulla persona dell'imputato, nonché agli atti cui
questi ha facoltà di assistere.
5. Se la sospensione interviene nel corso delle indagini preliminari, si
applicano le disposizioni previste dall'articolo 70 comma 3.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'articolo 75
comma 3.
---------------
AGGIORNAMENTO (299)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 febbraio - 7 aprile 2023, n. 65 (in
G.U. 1ª s.s. 12/04/2023, n. 15), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 71, comma 1, cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art71-com1],
nella parte in cui si riferisce allo stato «mentale», anziché a quello
«psicofisico»".
ART. 72
ART. 72
Revoca dell'ordinanza di sospensione
1. Allo scadere del sesto mese dalla pronuncia dell'ordinanza di sospensione del
procedimento, o anche prima quando ne ravvisi l'esigenza, il giudice dispone
ulteriori accertamenti peritali sullo stato di mente dell'imputato. Analogamente
provvede a ogni successiva scadenza di sei mesi, qualora il procedimento non
abbia ripreso il suo corso.
((299))
2. La sospensione è revocata con ordinanza non appena risulti che lo stato
mentale dell'imputato ne consente la cosciente partecipazione al procedimento
ovvero che nei confronti dell'imputato deve essere pronunciata sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere.
((299))
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AGGIORNAMENTO (299)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 febbraio - 7 aprile 2023, n. 65 (in
G.U. 1ª s.s. 12/04/2023, n. 15), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 72, comma 1, cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art72-com1],
nella parte in cui si riferisce allo stato «di mente», anziché a quello
«psicofisico», e, nel comma 2, nella parte in cui si riferisce allo stato
«mentale», anziché a quello «psicofisico»".
ART. 72-BIS
ART. 72-BIS
(Definizione del procedimento per incapacità irreversibile dell'imputato)
1. Se, a seguito degli accertamenti previsti dall'articolo 70, risulta che lo
stato mentale dell'imputato è tale da impedire la cosciente partecipazione al
procedimento e che tale stato è irreversibile, il giudice, revocata l'eventuale
ordinanza di sospensione del procedimento, pronuncia sentenza di non luogo a
procedere o sentenza di non doversi procedere, salvo che ricorrano i presupposti
per l'applicazione di una misura di sicurezza diversa dalla confisca.
((299))
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AGGIORNAMENTO (299)
La Corte costituzionale, con sentenza 23 febbraio - 7 aprile 2023, n. 65 (in
G.U. 1ª s.s. 12/04/2023, n. 15), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 72-bis, comma 1, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art72bis-com1],
nella parte in cui si riferisce allo stato «mentale», anziché a quello
«psicofisico»".
ART. 73
ART. 73
Provvedimenti cautelari
1. In ogni caso in cui lo stato di mente dell'imputato appare tale da renderne
necessaria la cura nell'ambito del servizio psichiatrico, il giudice informa con
il mezzo più rapido l'autorità competente per l'adozione delle misure previste
dalle leggi sul trattamento sanitario per malattie mentali.
2. Qualora vi sia pericolo nel ritardo, il giudice dispone anche di ufficio il
ricovero provvisorio dell'imputato in idonea struttura del servizio psichiatrico
ospedaliero. L'ordinanza perde in ogni caso efficacia nel momento in cui viene
data esecuzione al provvedimento dell'autorità indicata nel comma 1.
3. Quando è stata o deve essere disposta la custodia cautelare dell'imputato, il
giudice ordina che la misura sia eseguita nelle forme previste dall'articolo
286.
4. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero provvede
all'informativa prevista dal comma 1 e, se ne ricorrono le condizioni, chiede al
giudice il provvedimento di ricovero provvisorio previsto dal comma 2.
Titolo V
PARTE CIVILE, RESPONSABILE CIVILE E CIVILMENTE OBBLIGATO PER LA PENA PECUNIARIA
Titolo V
ART. 74
ART. 74
Legittimazione all'azione civile
1. L'azione civile per le restituzioni e per il risarcimento del danno di cui
all'articolo 185 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art185] può essere
esercitata nel processo penale dal soggetto al quale il reato ha recato danno
ovvero dai suoi successori universali, nei confronti dell'imputato e del
responsabile civile.
ART. 75
ART. 75
Rapporti tra azione civile e azione penale
1. L'azione civile proposta davanti al giudice civile può essere trasferita nel
processo penale fino a quando in sede civile non sia stata pronunciata sentenza
di merito anche non passata in giudicato.
L'esercizio di tale facoltà comporta rinuncia agli atti del giudizio; il giudice
penale provvede anche sulle spese del procedimento civile.
2. L'azione civile prosegue in sede civile se non è trasferita nel processo
penale o è stata iniziata quando non è più ammessa la costituzione di parte
civile.
3. Se l'azione è proposta in sede civile nei confronti dell'imputato dopo la
costituzione di parte civile nel processo penale o dopo la sentenza penale di
primo grado, il processo civile è sospeso fino alla pronuncia della sentenza
penale non più soggetta a impugnazione, salve le eccezioni previste dalla legge.
((79))
----------------
AGGIORNAMENTO (79)
La Corte costituzionale, con sentenza 14-22 ottobre 1996, n. 354 (in G.U. 1a
s.s. 30/10/1996, n. 44) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 3
del presente articolo "nella parte in cui non prevede che la disciplina ivi
contenuta non trovi applicazione nel caso di accertato impedimento fisico
permanente che non permetta all'imputato di comparire all'udienza, ove questi
non consenta che il dibattimento prosegua in sua assenza".
ART. 76
ART. 76
Costituzione di parte civile
1. L'azione civile nel processo penale è esercitata, anche a mezzo di
procuratore speciale, mediante la costituzione di parte civile.
2. La costituzione di parte civile produce i suoi effetti in ogni stato e grado
del processo.
ART. 77
ART. 77
Capacità processuale della parte civile
1. Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti non possono
costituirsi parte civile se non sono rappresentate, autorizzate o assistite
nelle forme prescritte per l'esercizio delle azioni civili.
2. Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o l'assistenza e vi sono
ragioni di urgenza ovvero vi è conflitto di interessi tra il danneggiato e chi
lo rappresenta, il pubblico ministero può chiedere al giudice di nominare un
curatore speciale.
La nomina può essere chiesta altresì dalla persona che deve essere rappresentata
o assistita ovvero dai suoi prossimi congiunti e, in caso di conflitto di
interessi, dal rappresentante.
3. Il giudice, assunte le opportune informazioni e sentite se possibile le
persone interessate, provvede con decreto, che è comunicato al pubblico
ministero affinchè provochi, quando occorre, i provvedimenti per la costituzione
della normale rappresentanza o assistenza dell'incapace.
4. In caso di assoluta urgenza, l'azione civile nell'interesse del danneggiato
incapace per infermità di mente o per età minore può essere esercitata dal
pubblico ministero, finchè subentri a norma dei commi precedenti colui al quale
spetta la rappresentanza o l'assistenza ovvero il curatore speciale.
ART. 78
ART. 78
Formalità della costituzione di parte civile
1. La dichiarazione di costituzione di parte civile è depositata nella
cancelleria del giudice che procede o presentata in udienza e deve contenere, a
pena di inammissibilità:
a) le generalità della persona fisica o la denominazione dell'associazione o
dell'ente che si costituisce parte civile e le generalità del suo legale
rappresentante;
b) le generalità dell'imputato nei cui confronti viene esercitata l'azione
civile o le altre indicazioni personali che valgono a identificarlo;
c) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della procura;
d) l'esposizione delle ragioni che giustificano la domanda
((agli effetti civili))
;
e) la sottoscrizione del difensore.
((
1-bis. Il difensore cui sia stata conferita la procura speciale ai sensi
dell'articolo 100, nonché la procura per la costituzione di parte civile a norma
dell'articolo 122, se in questa non risulta la volontà contraria della parte
interessata, può conferire al proprio sostituto, con atto scritto, il potere di
sottoscrivere e depositare l'atto di costituzione.
))
2. Se è presentata fuori udienza, la dichiarazione deve essere notificata, a
cura della parte civile, alle altre parti e produce effetto per ciascuna di esse
dal giorno nel quale è eseguita la notificazione.
3. Se la procura non è apposta in calce o a margine della dichiarazione di parte
civile, ed è conferita nelle altre forme previste dall'articolo 100, commi 1 e
2, essa è depositata nella cancelleria o presentata in udienza unitamente alla
dichiarazione di costituzione della parte civile. (110)
------------------
AGGIORNAMENTO (110)
La L. 16 dicembre 1999, n. 479
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-12-16;479], ha disposto (con l'art. 13,
comma 4) che " La deposizione di cui al comma 2 si applica anche alle procure
conferite prima della data di entrata in vigore della presente legge."
ART. 79
ART. 79
Termine per la costituzione di parte civile
1. La costituzione di parte civile può avvenire per l'udienza preliminare
((, prima che siano ultimati gli accertamenti relativi alla costituzione delle
parti, o, quando manca l'udienza preliminare,))
fino a che non siano compiuti gli adempimenti previsti dall'articolo 484
((o dall'articolo 554-bis, comma 2))
.
2.
((I termini previsti dal comma 1 sono stabiliti))
a pena di decadenza.
3.
((Quando la costituzione di parte civile è consentita fino a che non siano
compiuti gli adempimenti previsti dall'articolo 484, se la stessa))
avviene dopo la scadenza del termine previsto dall'articolo 468 comma 1, la
parte civile non può avvalersi della facoltà di presentare le liste dei
testimoni, periti o consulenti tecnici.
ART. 80
ART. 80
Richiesta di esclusione della parte civile
1. Il pubblico ministero, l'imputato e il responsabile civile possono proporre
richiesta motivata di esclusione della parte civile.
2. Nel caso di costituzione di parte civile per l'udienza preliminare, la
richiesta è proposta, a pena di decadenza, non oltre il momento degli
accertamenti relativi alla costituzione delle parti nella udienza preliminare o
nel dibattimento.
3. Se la costituzione avviene nel corso degli atti preliminari al dibattimento o
introduttivi dello stesso, la richiesta è proposta oralmente a norma
dell'articolo 491 comma 1.
4. Sulla richiesta il giudice decide senza ritardo con ordinanza.
5. L'esclusione della parte civile ordinata nell'udienza
preliminare non impedisce una successiva costituzione fino a che non siano
compiuti gli adempimenti previsti dall'articolo 484.
ART. 81
ART. 81
Esclusione di ufficio della parte civile
1. Fino a che non sia dichiarato aperto il dibattimento di primo grado, il
giudice, qualora accerti che non esistono i requisiti per la costituzione di
parte civile, ne dispone l'esclusione di ufficio, con ordinanza.
2. Il giudice provvede a norma del comma 1 anche quando la richiesta di
esclusione è stata rigettata nella udienza preliminare.
ART. 82
ART. 82
Revoca della costituzione di parte civile
1. La costituzione di parte civile può essere revocata in ogni stato e grado del
procedimento con dichiarazione fatta personalmente dalla parte o da un suo
procuratore speciale in udienza ovvero con atto scritto depositato nella
cancelleria del giudice e notificato alle altre parti.
2. La costituzione si intende revocata se la parte civile non presenta le
conclusioni a norma dell'articolo 523 ovvero se promuove l'azione davanti al
giudice civile.
3. Avvenuta la revoca della costituzione a norma dei commi 1 e 2, il giudice
penale non può conoscere delle spese e dei danni che l'intervento della parte
civile ha cagionato all'imputato e al responsabile civile. L'azione relativa può
essere proposta davanti al giudice civile.
4. La revoca non preclude il successivo esercizio dell'azione in sede civile.
ART. 83
ART. 83
Citazione del responsabile civile
1. Il responsabile civile per il fatto dell'imputato può essere citato nel
processo penale a richiesta della parte civile e, nel caso previsto
dall'articolo 77 comma 4, a richiesta del pubblico ministero. L'imputato può
essere citato come responsabile civile per il fatto dei coimputati per il caso
in cui venga prosciolto o sia pronunciata nei suoi confronti sentenza di non
luogo a procedere.
2. La richiesta deve essere proposta al più tardi per il dibattimento.
3. La citazione è ordinata con decreto dal giudice che procede. Il decreto
contiene:
a) le generalità o la denominazione della parte civile, con l'indicazione del
difensore e le generalità del responsabile civile, se è una persona fisica,
ovvero la denominazione dell'associazione o dell'ente chiamato a rispondere e le
generalità del suo legale rappresentante;
b) l'indicazione delle domande che si fanno valere contro il responsabile
civile;
c) l'invito a costituirsi nei modi previsti dall'articolo 84;
d) la data e le sottoscrizioni del giudice e dell'ausiliario che lo assiste.
4. Copia del decreto è notificata, a cura della parte civile, al responsabile
civile, al pubblico ministero e all'imputato. Nel caso previsto dall'articolo 77
comma 4, la copia del decreto è notificata al responsabile civile e all'imputato
a cura del pubblico ministero.
L'originale dell'atto con la relazione di notificazione è depositato nella
cancelleria del giudice che procede.
5. La citazione del responsabile civile è nulla se per omissione o per erronea
indicazione di qualche elemento essenziale il responsabile civile non è stato
posto in condizione di esercitare i suoi diritti nell'udienza preliminare o nel
giudizio. La nullità della notificazione rende nulla la citazione. (42)
6. La citazione del responsabile civile perde efficacia se la costituzione di
parte civile è revocata o se è ordinata l'esclusione della parte civile.(91)
((288))
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AGGIORNAMENTO (47)
La Corte costituzionale con sentenza 4-17 novembre 1992, n. 453 (G.U. 1 s.s.
25/11/1992, n. 49) ha dichiarato l' illegittimita costituzionale del comma 5 del
presente articolo " nella parte in cui non prevede per la citazione del
responsabile civile nel procedimento davanti al pretore il medesimo termine
assegnato all'imputato dall'art. 555, terzo comma, dello stesso codice".
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AGGIORNAMENTO (91)
La Corte costituzionale con sentenza 9-16 aprile 1998, n. 112 (G.U. 1a ss
22/4/1998, n. 16) ha dichiarato l'illegittimità del presente articolo " nella
parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilità civile derivante
dall'assicurazione obbligatoria prevista dalla legge 24 dicembre 1969, n. 990
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1969-12-24;990], l'assicuratore possa essere
citato nel processo penale a richiesta dell'imputato".
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AGGIORNAMENTO (288)
La Corte costituzionale con sentenza 25 maggio - 24 giugno 2022, n. 159 (G.U. 1ª
s.s. 29/6/2022, n. 26) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
83 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art83],
nella parte in cui non prevede che, nel caso di responsabilità civile derivante
dall'assicurazione obbligatoria prevista dall'art. 12, comma 8, della legge 11
febbraio 1992, n. 157
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1992-02-11;157~art12-com8] (Norme per la
protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio),
l'assicuratore possa essere citato nel processo penale a richiesta
dell'imputato".
ART. 84
ART. 84
Costituzione del responsabile civile
1. Chi è citato come responsabile civile può costituirsi in ogni stato e grado
del processo, anche a mezzo di procuratore speciale, con dichiarazione
depositata nella cancelleria del giudice che procede o presentata in udienza.
2. La dichiarazione deve contenere a pena di inammissibilità:
a) le generalità della persona fisica o la denominazione dell'associazione o
dell'ente che si costituisce e le generalità del suo legale rappresentante;
b) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della procura;
c) la sottoscrizione del difensore.
3. La procura conferita nelle forme previste dall'articolo 100 comma 1 è
depositata nella cancelleria o presentata in udienza unitamente alla
dichiarazione di costituzione del responsabile civile.
4. La costituzione produce i suoi effetti in ogni stato e grado del processo.
ART. 85
ART. 85
Intervento volontario del responsabile civile
1. Quando vi è costituzione di parte civile o quando il pubblico ministero
esercita l'azione civile a norma dell'articolo 77 comma 4, il responsabile
civile può intervenire volontariamente nel processo, anche a mezzo di
procuratore speciale, per l'udienza preliminare e, successivamente, fino a che
non siano compiuti gli adempimenti previsti dall'articolo 484, presentando una
dichiarazione scritta a norma dell'articolo 84 commi 1 e 2.
2. Il termine previsto dal comma 1 è stabilito a pena di decadenza. Se
l'intervento avviene dopo la scadenza del termine previsto dall'articolo 468
comma 1, il responsabile civile non può avvalersi della facoltà di presentare le
liste dei testimoni, periti o consulenti tecnici.
3. Se è presentata fuori udienza, la dichiarazione è notificata, a cura del
responsabile civile, alle altre parti e produce effetto per ciascuna di esse dal
giorno nel quale è eseguita la notificazione.
4. L'intervento del responsabile civile perde efficacia se la costituzione di
parte civile è revocata o se è ordinata l'esclusione della parte civile.
ART. 86
ART. 86
Richiesta di esclusione del responsabile civile
1. La richiesta di esclusione del responsabile civile può essere proposta
dall'imputato nonché dalla parte civile e dal pubblico ministero che non ne
abbiano richiesto la citazione.
2. La richiesta può essere proposta altresì dal responsabile civile che non sia
intervenuto volontariamente anche qualora gli elementi di prova raccolti prima
della citazione possano recare pregiudizio alla sua difesa in relazione a quanto
previsto dagli articoli 651 e 654.
3. La richiesta deve essere motivata ed è proposta, a pena di decadenza, non
oltre il momento degli accertamenti relativi alla costituzione delle parti nella
udienza preliminare o nel dibattimento. Il giudice decide senza ritardo con
ordinanza.
ART. 87
ART. 87
Esclusione di ufficio del responsabile civile
1. Fino a che non sia dichiarato aperto il dibattimento di primo grado, il
giudice, qualora accerti che non esistono i requisiti per la citazione o per
l'intervento del responsabile civile, ne dispone l'esclusione di ufficio, con
ordinanza.
2. Il giudice provvede a norma del comma 1 anche quando la richiesta di
esclusione è stata rigettata nella udienza preliminare.
3. L'esclusione è disposta senza ritardo, anche di ufficio, quando il giudice
accoglie la richiesta di giudizio abbreviato.
ART. 88
ART. 88
Effetti dell'ammissione o dell'esclusione della parte civile o del responsabile
civile
1. L'ammissione della parte civile o del responsabile civile non pregiudica la
successiva decisione sul diritto alle restituzioni e al risarcimento del danno.
2. L'esclusione della parte civile o del responsabile civile non pregiudica
l'esercizio in sede civile dell'azione per le restituzioni e il risarcimento del
danno. Tuttavia se il responsabile civile è stato escluso su richiesta della
parte civile, questa non può esercitare l'azione davanti al giudice civile per
il medesimo fatto.
3. Nel caso di esclusione della parte civile non si applica la disposizione
dell'articolo 75 comma 3.
ART. 89
ART. 89
Citazione del civilmente obbligato per la pena pecuniaria
1. La persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria è citata per l'udienza
preliminare o per il giudizio a richiesta del pubblico ministero o
dell'imputato.
2. Si osservano in quanto applicabili le disposizioni relative alla citazione e
alla costituzione del responsabile civile. Non si applica la disposizione
dell'articolo 87 comma 3.
Titolo VI
PERSONA OFFESA DAL REATO
Titolo VI
ART. 90
ART. 90
Diritti e facoltà della persona offesa dal reato
1. La persona offesa dal reato, oltre ad esercitare i diritti e le facoltà ad
essa espressamente riconosciuti dalla legge, in ogni stato e grado del
procedimento può presentare memorie e, con esclusione del giudizio di
cassazione, indicare elementi di prova.
((
1-bis. La persona offesa ha facoltà di dichiarare o eleggere domicilio. Ai fini
della dichiarazione di domicilio la persona offesa può indicare un indirizzo di
posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di recapito
certificato qualificato.
))
2. La persona offesa minore, interdetta per infermità di mente o inabilitata
esercita le facoltà e i diritti a essa attribuiti a mezzo dei soggetti indicati
negli articoli 120
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art120] e 121 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art121].
2-bis. Quando vi è incertezza sulla minore età della persona offesa dal reato,
il giudice dispone, anche di ufficio, perizia. Se, anche dopo la perizia,
permangono dubbi, la minore età è presunta, ma soltanto ai fini
dell'applicazione delle disposizioni processuali.
3. Qualora la persona offesa sia deceduta in conseguenza del reato, le facoltà e
i diritti previsti dalla legge sono esercitati dai prossimi congiunti di essa o
da persona alla medesima legata da relazione affettiva e con essa stabilmente
convivente.
ART. 90-BIS
ART. 90-BIS
(Informazioni alla persona offesa)
1. Alla persona offesa, sin dal primo contatto con l'autorità procedente,
vengono fornite, in una lingua a lei comprensibile, informazioni in merito:
a) alle modalità di presentazione degli atti di denuncia o querela, al ruolo che
assume nel corso delle indagini e del processo, al diritto ad avere conoscenza
della data, del luogo del processo e della imputazione e, ove costituita parte
civile, al diritto a ricevere notifica della sentenza, anche per estratto;
((
a-bis) all'obbligo del querelante di dichiarare o eleggere domicilio per la
comunicazione e la notificazione degli atti del procedimento, con l'avviso che
la dichiarazione di domicilio può essere effettuata anche dichiarando un
indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di
recapito certificato qualificato»;
a-ter) alla facoltà del querelante, ove non abbia provveduto all'atto di
presentazione della querela, di dichiarare o eleggere domicilio anche
successivamente;
a-quater) all'obbligo del querelante, in caso di mutamento del domicilio
dichiarato o eletto, di comunicare tempestivamente e nelle forme prescritte
all'autorità giudiziaria procedente la nuova domiciliazione;
a-quinquies) al fatto che, ove abbia nominato un difensore, il querelante sarà
domiciliato presso quest'ultimo; che, in mancanza di nomina del difensore, le
notificazioni saranno eseguite al querelante presso il domicilio digitale e, nei
casi di cui all'articolo 148, comma 4, presso il domicilio dichiarato o eletto;
che, in caso di mancanza, insufficienza o inidoneità della dichiarazione o
elezione di domicilio, le notificazioni al querelante saranno effettuate
mediante deposito presso la segreteria del pubblico ministero procedente o
presso la cancelleria del giudice procedente;
))
b) alla facoltà di ricevere comunicazione del procedimento e delle iscrizioni di
cui all'articolo 335, commi 1, 2 e 3-ter;
c) alla facoltà di essere avvisata della richiesta di archiviazione;
d) alla facoltà di avvalersi della consulenza legale e del patrocinio a spese
dello Stato;
e) alle modalità di esercizio del diritto all'interpretazione e alla traduzione
di atti del procedimento;
f) alle eventuali misure di protezione che possono essere disposte in suo
favore;
g) ai diritti riconosciuti dalla legge nel caso in cui risieda in uno Stato
membro dell'Unione europea diverso da quello in cui è stato commesso il reato;
h) alle modalità di contestazione di eventuali violazioni dei propri diritti;
i) alle autorità cui rivolgersi per ottenere informazioni sul procedimento;
l) alle modalità di rimborso delle spese sostenute in relazione alla
partecipazione al procedimento penale;
m) alla possibilità di chiedere il risarcimento dei danni derivanti da reato;
n) alla possibilità che il procedimento sia definito con remissione di querela
di cui all'articolo 152 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art152], ove
possibile
((...))
;
((
n-bis) al fatto che la mancata comparizione senza giustificato motivo della
persona offesa che abbia proposto querela all'udienza alla quale sia stata
citata in qualità di testimone comporta la remissione tacita di querela;
))
o) alle facoltà ad essa spettanti nei procedimenti in cui l'imputato formula
richiesta di sospensione del procedimento con messa alla prova o in quelli in
cui è applicabile la causa di esclusione della punibilità per particolare
tenuità del fatto;
p) alle strutture sanitarie presenti sul territorio, alle case famiglia, ai
centri antiviolenza, alle case rifugio e ai servizi di assistenza alle vittime
di reato
((;))
((
p-bis) alla facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa;
p-ter) al fatto che la partecipazione del querelante a un programma di giustizia
riparativa, concluso con un esito riparativo e con il rispetto degli eventuali
impegni comportamentali assunti da parte dell'imputato, comporta la remissione
tacita di querela.
))
ART. 90-BIS
ART. 90-BIS.1
(( (Informazioni alla vittima di cui all'articolo 42, comma 1, lettera b), del
decreto legislativo attuativo della legge 27 settembre 2021, n. 134
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-09-27;134]). ))
((
1. La vittima del reato di cui all'articolo 42, comma 1, lettera b), del decreto
legislativo attuativo della legge 27 settembre 2021, n. 134
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2021-09-27;134], sin dal primo contatto con
l'autorità procedente, viene informata in una lingua a lei comprensibile della
facoltà di svolgere un programma di giustizia riparativa.
))
ART. 90-TER
ART. 90-TER
(Comunicazioni dell'evasione e della scarcerazione)
1. Fermo quanto previsto dall'articolo 299, nei procedimenti per delitti
commessi con violenza alla persona sono immediatamente comunicati alla persona
offesa che ne faccia richiesta, con l'ausilio della polizia giudiziaria, i
provvedimenti di scarcerazione e di cessazione della misura di sicurezza
detentiva
((emessi nei confronti dell'imputato in stato di custodia cautelare o del
condannato o dell'internato))
, ed è altresì data tempestiva notizia, con le stesse modalità, dell'evasione
dell'imputato in stato di custodia cautelare o del condannato, nonché della
volontaria sottrazione dell'internato all'esecuzione della misura di sicurezza
detentiva, salvo che risulti, anche nella ipotesi di cui all'articolo 299, il
pericolo concreto di un danno per l'autore del reato.
1-bis. Le comunicazioni previste al comma 1 sono sempre effettuate alla persona
offesa e al suo difensore, ove nominato, se si procede per il delitto previsto
dall'articolo 575 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art575], nella forma
tentata, o per i delitti, consumati o tentati, previsti dagli articoli 572
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art572], 609-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609bis], 609-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609ter],
609-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609quater],
609-quinquies
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609quinquies],
609-octies
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609octies] e
612-bis del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art612bis], nonché
dagli articoli 582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art582] e
583-quinquies del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art583quinquies]
nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e
5.1, e 577, primo comma, numero 1
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~com1-num1], e secondo
comma, del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~com2].
ART. 90-QUATER
ART. 90-QUATER
(( (Condizione di particolare vulnerabilità). ))
((1. Agli effetti delle disposizioni del presente codice, la condizione di
particolare vulnerabilità della persona offesa è desunta, oltre che dall'età e
dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle
modalità e circostanze del fatto per cui si procede. Per la valutazione della
condizione si tiene conto se il fatto risulta commesso con violenza alla persona
o con odio razziale, se è riconducibile ad ambiti di criminalità organizzata o
di terrorismo, anche internazionale, o di tratta degli esseri umani, se si
caratterizza per finalità di discriminazione, e se la persona offesa è
affettivamente, psicologicamente o economicamente dipendente dall'autore del
reato))
ART. 91
ART. 91
Diritti e facoltà degli enti e delle associazioni rappresentativi di interessi
lesi dal reato
1. Gli enti e le associazioni senza scopo di lucro ai quali, anteriormente alla
commissione del fatto per cui si procede, sono state riconosciute, in forza di
legge, finalità di tutela degli interessi lesi dal reato, possono esercitare, in
ogni stato e grado del procedimento, i diritti e le facoltà attribuiti alla
persona offesa dal reato.
ART. 92
ART. 92
Consenso della persona offesa
1. L'esercizio dei diritti e delle facoltà spettanti agli enti e alle
associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato è subordinato al
consenso della persona offesa.
2. Il consenso deve risultare da atto pubblico o da scrittura privata
autenticata e può essere prestato a non più di uno degli enti o delle
associazioni. È inefficace il consenso prestato a più enti o associazioni.
3. Il consenso può essere revocato in qualsiasi momento con le forme previste
dal comma 2.
4. La persona offesa che ha revocato il consenso non può prestarlo
successivamente né allo stesso né ad altro ente o associazione.
ART. 93
ART. 93
Intervento degli enti o delle associazioni
1. Per l'esercizio dei diritti e delle facoltà previsti dall'articolo 91 l'ente
o l'associazione presenta all'autorità procedente un atto di intervento che
contiene a pena di inammissibilità:
a) le indicazioni relative alla denominazione dell'ente o dell'associazione,
alla sede, alle disposizioni che riconoscono le finalità di tutela degli
interessi lesi, alle generalità del legale rappresentante;
b) l'indicazione del procedimento;
c) il nome e il cognome del difensore e l'indicazione della procura;
d) l'esposizione sommaria delle ragioni che giustificano l'intervento;
e) la sottoscrizione del difensore.
2. Unitamente all'atto di intervento sono presentate la dichiarazione di
consenso della persona offesa e la procura al difensore se questa è stata
conferita nelle forme previste dall'articolo 100 comma 1.
3. Se è presentato fuori udienza, l'atto di intervento deve essere notificato
alle parti e produce effetto dal giorno dell'ultima notificazione.
4. L'intervento produce i suoi effetti in ogni stato e grado del procedimento.
ART. 94
ART. 94
Termine per l'intervento
1. Gli enti e le associazioni rappresentativi di interessi lesi dal reato
possono intervenire nel procedimento fino a che non siano compiuti gli
adempimenti previsti dall'articolo 484.
ART. 95
ART. 95
Provvedimenti del giudice
1. Entro tre giorni dalla notificazione eseguita a norma dell'articolo 93 comma
3, le parti possono opporsi con dichiarazione scritta all'intervento dell'ente o
dell'associazione. L'opposizione è notificata al legale rappresentante dell'ente
o dell'associazione, il quale può presentare le sue deduzioni nei cinque giorni
successivi.
2. Se l'intervento è avvenuto prima dell'esercizio dell'azione penale,
sull'opposizione provvede il giudice per le indagini preliminari; se è avvenuto
nell'udienza preliminare, l'opposizione è proposta prima dell'apertura della
discussione; se è avvenuto in dibattimento, l'opposizione è proposta a norma
dell'articolo 491 comma 1.
3. I termini previsti dai commi 1 e 2 sono stabiliti a pena di decadenza. Il
giudice provvede senza ritardo con ordinanza.
4. In ogni stato e grado del processo il giudice, qualora accerti che non
esistono i requisiti per l'esercizio dei diritti e delle facoltà previsti
dall'articolo 91, dispone anche di ufficio, con ordinanza, l'esclusione
dell'ente o dell'associazione.
Titolo VII
DIFENSORE
Titolo VII
ART. 96
ART. 96
Difensore di fiducia
1. L'imputato ha diritto di nominare non più di due difensori di fiducia.
2. La nomina è fatta con dichiarazione resa all'autorità procedente ovvero
consegnata alla stessa dal difensore o trasmessa con raccomandata.
3. La nomina del difensore di fiducia della persona fermata, arrestata o in
custodia cautelare, finchè la stessa non vi ha provveduto, può essere fatta da
un prossimo congiunto, con le forme previste dal comma 2.
ART. 97
ART. 97
Difensore di ufficio
1. L'imputato che non ha nominato un difensore di fiducia o ne è rimasto privo è
assistito da un difensore di ufficio.
((
2. Il difensore d'ufficio nominato ai sensi del comma 1 è individuato
nell'ambito degli iscritti all'elenco nazionale di cui all'articolo 29 delle
disposizioni di attuazione. I Consigli dell'ordine circondariali di ciascun
distretto di Corte d'appello predispongono, mediante un apposito ufficio
centralizzato, l'elenco dei professionisti iscritti all'albo e facenti parte
dell'elenco nazionale ai fini della nomina su richiesta dell'autorità
giudiziaria e della polizia giudiziaria. Il Consiglio nazionale forense fissa,
con cadenza annuale, i criteri generali per la nomina dei difensori d'ufficio
sulla base della prossimità alla sede del procedimento e della reperibilità.
))
3. Il giudice, il pubblico ministero e la polizia giudiziaria, se devono
compiere un atto per il quale è prevista l'assistenza del difensore e la persona
sottoposta alle indagini o l'imputato ne sono privi, danno avviso dell'atto al
difensore il cui nominativo è comunicato dall'ufficio di cui al comma 2.
4. Quando è richiesta la presenza del difensore e quello di fiducia o di ufficio
nominato a norma dei commi 2 e 3 non è stato reperito, non è comparso o ha
abbandonato la difesa, il giudice designa come sostituto un altro difensore
immediatamente reperibile per il quale si applicano le disposizioni di cui
all'articolo 102. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria, nelle medesime
circostanze, richiedono un altro nominativo all'ufficio di cui al comma 2,
salva, nei casi di urgenza, la designazione di un altro difensore immediatamente
reperibile, previa adozione di un provvedimento motivato che indichi le ragioni
dell'urgenza. Nel corso del giudizio può essere nominato sostituto solo un
difensore iscritto nell'elenco di cui al comma 2.
5. Il difensore di ufficio ha l'obbligo di prestare il patrocinio e può essere
sostituito solo per giustificato motivo.
6. Il difensore di ufficio cessa dalle sue funzioni se viene nominato un
difensore di fiducia.
ART. 98
ART. 98
Patrocinio dei non abbienti
1. L'imputato, la persona offesa dal reato, il danneggiato che intende
costituirsi parte civile e il responsabile civile possono chiedere di essere
ammessi al patrocinio a spese dello Stato, secondo le norme della legge sul
patrocinio dei non abbienti.
ART. 99
ART. 99
Estensione al difensore dei diritti dell'imputato
1. Al difensore competono le facoltà e i diritti che la legge riconosce
all'imputato, a meno che essi siano riservati personalmente a quest'ultimo.
2. L'imputato può togliere effetto, con espressa dichiarazione contraria,
all'atto compiuto dal difensore prima che, in relazione all'atto stesso, sia
intervenuto un provvedimento del giudice.
ART. 100
ART. 100
Difensore delle altre parti private
1. La parte civile, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria stanno in giudizio col ministero di un difensore, munito di
procura speciale conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata
(( dal difensore o da altra persona abilitata))
.
2. La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della
dichiarazione di costituzione di parte civile, del decreto di citazione o della
dichiarazione di costituzione o di intervento del responsabile civile e della
persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria. In tali casi l'autografia
della sottoscrizione della parte è certificata dal difensore.
3. La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado
del processo, quando nell'atto non è espressa volontà diversa.
4. Il difensore può compiere e ricevere, nell'interesse della parte
rappresentata, tutti gli atti del procedimento che dalla legge non sono a essa
espressamente riservati. In ogni caso non può compiere atti che importino
disposizione del diritto in contesa se non ne ha ricevuto espressamente il
potere.
5. Il domicilio delle parti private indicate nel comma 1 per ogni effetto
processuale si intende eletto presso il difensore.
ART. 101
ART. 101
Difensore della persona offesa
1. La persona offesa dal reato, per l'esercizio dei diritti e delle facoltà ad
essa attribuiti, può nominare un difensore nelle forme previste dall'articolo 96
comma 2.
((Al momento dell'acquisizione della notizia di reato il pubblico ministero e la
polizia giudiziaria informano la persona offesa dal reato di tale facoltà. La
persona offesa è altresì informata della possibilità dell'accesso al patrocinio
a spese dello Stato ai sensi dell'articolo 76 del testo unico delle disposizioni
legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:2002-05-30;115~art76], di
cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 2002, n. 115
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:2002-05-30;115], e
successive modificazioni))
.
2. Per la nomina dei difensori degli enti e delle associazioni che intervengono
a norma dell'articolo 93 si applicano le disposizioni dell'articolo 100.
ART. 102
ART. 102
Sostituto del difensore
(( 1. Il difensore di fiducia e il difensore d'ufficio possono nominare un
sostituto ))
2. Il sostituto esercita i diritti e assume i doveri del difensore.
ART. 103
ART. 103
Garanzie di libertà del difensore
1. Le ispezioni e le perquisizioni negli uffici dei difensori sono consentite
solo:
a) quando essi o altre persone che svolgono stabilmente attività nello stesso
ufficio sono imputati, limitatamente ai fini dell'accertamento del reato loro
attribuito;
b) per rilevare tracce o altri effetti materiali del reato o per ricercare cose
o persone specificamente predeterminate.
2. Presso i difensori e gli investigatori privati autorizzati e incaricati in
relazione al procedimento, nonché presso i consulenti tecnici non si può
procedere a sequestro di carte o documenti relativi all'oggetto della difesa,
salvo che costituiscano corpo del reato.
3. Nell'accingersi a eseguire una ispezione, una perquisizione o un sequestro
nell'ufficio di un difensore, l'autorità giudiziaria a pena di nullità avvisa il
consiglio dell'ordine forense del luogo perché il presidente o un consigliere da
questo delegato possa assistere alle operazioni. Allo stesso, se interviene e ne
fa richiesta, è consegnata copia del provvedimento.
4. Alle ispezioni, alle perquisizioni e ai sequestri negli uffici dei difensori
procede personalmente il giudice ovvero, nel corso delle indagini preliminari,
il pubblico ministero in forza di motivato decreto di autorizzazione del
giudice.
5. Non è consentita l'intercettazione relativa a conversazioni o comunicazioni
dei difensori, degli investigatori privati autorizzati e incaricati in relazione
al procedimento, dei consulenti tecnici e loro ausiliari, né a quelle tra i
medesimi e le persone da loro assistite.
6. Sono vietati il sequestro e ogni forma di controllo della corrispondenza tra
l'imputato e il proprio difensore in quanto riconoscibile dalle prescritte
indicazioni, salvo che l'autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere
che si tratti di corpo del reato.
((
6-bis. È parimenti vietata l'acquisizione di ogni forma di comunicazione, anche
diversa dalla corrispondenza, intercorsa tra l'imputato e il proprio difensore,
salvo che l'autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere che si tratti
di corpo del reato.
6-ter. L'autorità giudiziaria o gli organi ausiliari delegati interrompono
immediatamente le operazioni di intercettazione quando risulta che la
conversazione o la comunicazione rientra tra quelle vietate
))
7. Salvo quanto previsto dal comma 3 e dall'articolo 271, i risultati delle
ispezioni, perquisizioni, sequestri, intercettazioni di conversazioni o
comunicazioni, eseguiti in violazione delle disposizioni precedenti, non possono
essere utilizzati. Fermo il divieto di utilizzazione di cui al primo periodo,
quando le comunicazioni e conversazioni sono comunque intercettate, il loro
contenuto non può essere trascritto, neanche sommariamente, e nel verbale delle
operazioni sono indicate soltanto la data, l'ora e il dispositivo su cui la
registrazione è intervenuta. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
ART. 104
ART. 104
Colloqui del difensore con l'imputato in custodia cautelare
1. L'imputato in stato di custodia cautelare ha diritto di conferire con il
difensore fin dall'inizio dell'esecuzione della misura.
2. La persona arrestata in flagranza o fermata a norma dell'articolo 384 ha
diritto di conferire con il difensore subito dopo l'arresto o il fermo.
3. Nel corso delle indagini preliminari
((per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater))
, quando sussistono specifiche ed eccezionali ragioni di cautela, il giudice su
richiesta del pubblico ministero può, con decreto motivato, dilazionare, per un
tempo non superiore a cinque giorni, l'esercizio del diritto di conferire con il
difensore.
4. Nell'ipotesi di arresto o di fermo, il potere previsto dal comma 3 è
esercitato dal pubblico ministero fino al momento in cui l'arrestato o il
fermato è posto a disposizione del giudice.
4-bis. L'imputato in stato di custodia cautelare, l'arrestato e il fermato, che
non conoscono la lingua italiana, hanno diritto all'assistenza gratuita di un
interprete per conferire con il difensore a norma dei commi precedenti. Per la
nomina dell'interprete si applicano le disposizioni del titolo IV del libro II.
ART. 105
ART. 105
Abbandono e rifiuto della difesa
1. Il consiglio dell'ordine forense ha competenza esclusiva per le sanzioni
disciplinari relative all'abbandono della difesa o al rifiuto della difesa di
ufficio.
2. Il procedimento disciplinare è autonomo rispetto al procedimento penale in
cui è avvenuto l'abbandono o il rifiuto.
3. Nei casi di abbandono o di rifiuto motivati da violazione dei diritti della
difesa, quando il consiglio dell'ordine li ritiene comunque giustificati, la
sanzione non è applicata, anche se la violazione dei diritti della difesa è
esclusa dal giudice.
(( 4. L'autorità giudiziaria riferisce al consiglio dell'ordine i casi di
abbandono della difesa, di rifiuto della difesa di ufficio o, nell'ambito del
procedimento, i casi di violazione da parte del difensore dei doveri di lealtà e
probità nonché del divieto di cui all'articolo 106, comma 4-bis ))
5. L'abbandono della difesa delle parti private diverse dall'imputato, della
persona offesa, degli enti e delle associazioni previsti dall'articolo 91 non
impedisce in alcun caso l'immediata continuazione del procedimento e non
interrompe l'udienza.
ART. 106
ART. 106
Incompatibilità della difesa di più imputati nello stesso procedimento
1.
(( salva la disposizione del comma 4-bis ))
la difesa di più imputati può essere assunta da un difensore comune, purché le
diverse posizioni non siano tra loro incompatibili.
2. L'autorità giudiziaria, se rileva una situazione di incompatibilità, la
indica e ne espone i motivi, fissando un termine per rimuoverla.
3. Qualora l'incompatibilità non sia rimossa, il giudice la dichiara con
ordinanza provvedendo alle necessarie sostituzioni a norma dell'articolo 97.
((
4. Se l'incompatibilità è rilevata nel corso delle indagini preliminari, il
giudice su richiesta del pubblico ministero o di taluna delle parti private e
sentite le parti interessate, provvede a norma del comma 3.
4-bis. Non può essere assunta da uno stesso difensore la difesa di più imputati
che abbiano reso dichiarazioni concernenti la responsabilità di altro imputato
nel medesimo procedimento o in procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12 o
collegato ai sensi dell'articolo 371, comma 2, lettera b). Si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni dei commi 2, 3 e 4.
))
ART. 107
ART. 107
Non accettazione, rinuncia o revoca del difensore
1. Il difensore che non accetta l'incarico conferitogli o vi rinuncia ne dà
subito comunicazione all'autorità procedente e a chi lo ha nominato.
2. La non accettazione ha effetto dal momento in cui è comunicata all'autorità
procedente.
3. La rinuncia non ha effetto finchè la parte non risulti assistita da un nuovo
difensore di fiducia o da un difensore di ufficio e non sia decorso il termine
eventualmente concesso a norma dell'articolo 108.
4. La disposizione del comma 3 si applica anche nel caso di revoca.
ART. 108
ART. 108
(( (Termine per la difesa) ))
((
1. Nei casi di rinuncia, di revoca, di incompatibilità, e nel caso di abbandono,
il nuovo difensore dell'imputato o quello designato d'ufficio che ne fa
richiesta ha diritto a un termine congruo, non inferiore a sette giorni, per
prendere cognizione degli atti e per informarsi sui fatti oggetto del
procedimento.
2. Il termine di cui al comma 1 può essere inferiore se vi è consenso
dell'imputato o del difensore o se vi sono specifiche esigenze processuali che
possono determinare la scarcerazione dell'imputato o la prescrizione del reato.
In tale caso il termine non può comunque essere inferiore a ventiquattro ore. Il
giudice provvede con ordinanza ))
Libro II
ATTI
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI
Titolo I
ART. 109
ART. 109
Lingua degli atti
1. Gli atti del procedimento penale sono compiuti in lingua italiana.
2. Davanti all'autorità giudiziaria avente competenza di primo grado o di
appello su un territorio dove è insediata una minoranza linguistica
riconosciuta, il cittadino italiano che appartiene a questa minoranza è, a sua
richiesta, interrogato o esaminato nella madrelingua e il relativo verbale è
redatto anche in tale lingua.
Nella stessa lingua sono tradotti gli atti del procedimento a lui indirizzati
successivamente alla sua richiesta. Restano salvi gli altri diritti stabiliti da
leggi speciali e da convenzioni internazionali.
3. Le disposizioni di questo articolo si osservano a pena di nullità.
ART. 110
ART. 110
(( (Forma degli atti). ))
((
1. Quando è richiesta la forma scritta, gli atti del procedimento penale sono
redatti e conservati in forma di documento informatico, tale da assicurarne
l'autenticità, l'integrità, la leggibilità, la reperibilità, l'interoperabilità
e, ove previsto dalla legge, la segretezza.
2. Gli atti redatti in forma di documento informatico rispettano la normativa,
anche regolamentare, concernente la redazione, la sottoscrizione, la
conservazione, l'accesso, la trasmissione e la ricezione degli atti e dei
documenti informatici.
3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli atti che, per loro
natura o per specifiche esigenze processuali, non possono essere redatti in
forma di documento informatico.
4. Gli atti redatti in forma di documento analogico sono convertiti senza
ritardo in copia informatica ad opera dell'ufficio che li ha formati o ricevuti,
nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la redazione, la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione degli atti e dei documenti
informatici.
))
ART. 111
ART. 111
Data
((e sottoscrizione))
degli atti
1. Quando la legge richiede la data di un atto,
((informatico o analogico,))
sono indicati il giorno, il mese, l'anno e il luogo in cui l'atto è compiuto.
L'indicazione dell'ora è necessaria solo se espressamente descritta.
2. Se l'indicazione della data di un atto è prescritta a pena di nullità, questa
sussiste soltanto nel caso in cui la data non possa stabilirsi con certezza in
base ad elementi contenuti nell'atto medesimo o in atti a questo connessi.
((2-bis. L'atto redatto in forma di documento informatico è sottoscritto, con
firma digitale o altra firma elettronica qualificata, nel rispetto della
normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e
la ricezione degli atti e dei documenti informatici.))
((290))
((2-ter. La ricezione di un atto orale, trascritto in forma di documento
informatico, contiene l'attestazione da parte dell'autorità procedente, che
sottoscrive il documento a norma del comma 2-bis, della identità della persona
che lo ha reso.))
((290))
((2-quater. Quando l'atto è redatto in forma di documento analogico e ne è
richiesta la sottoscrizione, se la legge non dispone altrimenti, è sufficiente
la scrittura di propria mano, in fine dell'atto, del nome e cognome di chi deve
firmare. Se chi deve firmare non è in grado di scrivere, il pubblico ufficiale,
al quale è presentato l'atto scritto o che riceve l'atto orale, accertata
l'identità della persona, ne fa attestazione in fine dell'atto medesimo.))
((290))
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 87, comma 5) che "Le disposizioni di cui agli articoli 111, commi
2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis, 111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e
6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati".
ART. 111-BIS
ART. 111-BIS
(Deposito telematico)
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 175-bis, in ogni stato e grado del
procedimento, il deposito di atti, documenti, richieste, memorie ha luogo
esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa, anche
regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione
degli atti e dei documenti informatici.
2. Il deposito telematico assicura la certezza, anche temporale, dell'avvenuta
trasmissione e ricezione, nonché l'identità del mittente e del destinatario, nel
rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la
trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.
3. La disposizione di cui al comma 1 non si applica agli atti e ai documenti
che, per loro natura o per specifiche esigenze processuali, non possono essere
acquisiti in copia informatica.
4. Gli atti che le parti
((e la persona offesa dal reato))
compiono personalmente possono essere depositati anche con modalità non
telematiche.
(290)
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 87, comma 5) che "Le disposizioni di cui agli articoli 111, commi
2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis, 111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e
6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati".
ART. 111-TER
ART. 111-TER
(( (Fascicolo informatico e accesso agli atti). ))
((
1. I fascicoli informatici del procedimento penale sono formati, conservati,
aggiornati e trasmessi nel rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente il fascicolo informatico, in maniera da assicurarne l'autenticità,
l'integrità, l'accessibilità, la leggibilità, l'interoperabilità nonché
l'agevole consultazione telematica.
2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche quando la legge prevede la
trasmissione di singoli atti e documenti contenuti nel fascicolo informatico.
3. Gli atti e i documenti formati e depositati in forma di documento analogico
sono convertiti, senza ritardo, in documento informatico e inseriti nel
fascicolo informatico, secondo quanto previsto dal comma 1, salvo che per loro
natura o per specifiche esigenze processuali non possano essere acquisiti o
convertiti in copia informatica. In tal caso, nel fascicolo informatico è
inserito elenco dettagliato degli atti e dei documenti acquisiti in forma di
documento analogico.
4. Le copie informatiche, anche per immagine, degli atti e dei documenti
processuali redatti in forma di documento analogico, presenti nei fascicoli
informatici, equivalgono all'originale anche se prive della firma digitale di
attestazione di conformità all'originale.))
((290))
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 87, comma 5) che "Le disposizioni di cui agli articoli 111, commi
2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis, 111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e
6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati".
ART. 112
ART. 112
Surrogazione di copie agli originali mancanti
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, quando l'originale di una sentenza o
di un altro atto del procedimento, del quale occorre fare uso, è per qualsiasi
causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, la copia
autentica ha valore di originale ed è posta nel luogo in cui l'originale
dovrebbe trovarsi.
2. A tal fine, il presidente della corte o del tribunale, anche di ufficio,
ordina con decreto a chi detiene la copia di consegnarla alla cancelleria, salvo
il diritto del detentore di avere gratuitamente un'altra copia autentica. (90)
((90a))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 113
ART. 113
Ricostituzione di atti
1. Se non è possibile provvedere a norma dell'articolo 112, il giudice, anche di
ufficio, accerta il contenuto dell'atto mancante e stabilisce con ordinanza se e
in quale tenore esso deve essere ricostituito.
2. Se esiste la minuta dell'atto mancante, questo è ricostituito secondo il
tenore della medesima, quando alcuno dei giudici che l'hanno sottoscritto
riconosce che questo era conforme alla minuta.
3. Quando non si può provvedere a norma dei commi 1 e 2, il giudice dispone con
ordinanza la rinnovazione dell'atto mancante, se necessaria e possibile,
prescrivendone il modo ed eventualmente indicando anche gli altri atti che
devono essere rinnovati.
ART. 114
ART. 114
Divieto di pubblicazione di atti e di immagini
1. È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo
della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o
anche solo del loro contenuto.
2. È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal
segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al
termine dell'udienza preliminare
((...))
. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
2-bis. È sempre vietata la pubblicazione, anche parziale, del contenuto delle
intercettazioni se non è riprodotto dal giudice nella motivazione di un
provvedimento o utilizzato nel corso del dibattimento. (270) (275)
3. Se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche
parziale, degli atti del fascicolo per il dibattimento, se non dopo la pronuncia
della sentenza di primo grado, e di quelli del fascicolo del pubblico ministero,
se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. È sempre consentita
la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni. (61)
4. È vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del dibattimento
celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall'articolo 472 commi 1 e 2. In
tali casi il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione
anche degli atti o di parte degli atti utilizzati per le contestazioni. Il
divieto di pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini
stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero è trascorso il termine di
dieci anni dalla sentenza irrevocabile e la pubblicazione è autorizzata dal
ministro di grazia e giustizia.
5. Se non si procede al dibattimento, il giudice, sentite le parti, può disporre
il divieto di pubblicazione di atti o di parte di atti quando la pubblicazione
di essi può offendere il buon costume o comportare la diffusione di notizie
sulle quali la legge prescrive di mantenere il segreto nell'interesse dello
Stato ovvero causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti
private. Si applica la disposizione dell'ultimo periodo del comma 4.
6. E vietata la pubblicazione delle generalità e dell'immagine dei minorenni
testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono
divenuti maggiorenni. Il tribunale per i minorenni, nell'interesse esclusivo del
minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la
pubblicazione. È altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche
indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti
minorenni.
6-bis. È vietata la pubblicazione dell'immagine di persona privata della libertà
personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all'uso di manette ai
polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi
consenta.
((
6-ter. Fermo quanto disposto dal comma 7, è vietata la pubblicazione delle
ordinanze che applicano misure cautelari personali fino a che non siano concluse
le indagini preliminari ovvero fino al termine dell'udienza preliminare.
))
7. È sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal
segreto.
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AGGIORNAMENTO (61)
La Corte costituzionale, con sentenza 20-24 febbraio 1995, n. 59 (G.U. 1a s.s.
1/3/1995, n. 9) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del terzo comma
del presente articolo "limitatamente alle parole "del fascicolo per il
dibattimento , se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di
quelli"."
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AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
Ha inoltre disposto (con l'art. 9, comma 2) che la presente modifica acquista
efficacia decorsi dodici mesi dalla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
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AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
Ha inoltre disposto (con l'art. 9, comma 2) che La disposizione di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera b), acquista efficacia a decorrere dal 1°
agosto 2019".
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AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano si applica alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
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AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 115
ART. 115
Violazione del divieto di pubblicazione
1. Salve le sanzioni previste dalla legge penale, la violazione del divieto di
pubblicazione previsto dagli articoli 114 e 329 comma 3 lettera b) costituisce
illecito disciplinare quando il fatto è commesso da impiegati dello Stato o di
altri enti pubblici ovvero da persone esercenti una professione per la quale è
richiesta una speciale abilitazione dello Stato.
2. Di ogni violazione del divieto di pubblicazione commessa dalle persone
indicate nel comma 1 il pubblico ministero informa l'organo titolare del potere
disciplinare.
ART. 115-BIS
ART. 115-BIS
(( (Garanzia della presunzione di innocenza). ))
((
1. Salvo quanto previsto dal comma 2, nei provvedimenti diversi da quelli volti
alla decisione in merito alla responsabilità penale dell'imputato, la persona
sottoposta a indagini o l'imputato non possono essere indicati come colpevoli
fino a quando la colpevolezza non è stata accertata con sentenza o decreto
penale di condanna irrevocabili. Tale disposizione non si applica agli atti del
pubblico ministero volti a dimostrare la colpevolezza della persona sottoposta
ad indagini o dell'imputato.
2. Nei provvedimenti diversi da quelli volti alla decisione in merito alla
responsabilità penale dell'imputato, che presuppongono la valutazione di prove,
elementi di prova o indizi di colpevolezza, l'autorità giudiziaria limita i
riferimenti alla colpevolezza della persona sottoposta alle indagini o
dell'imputato alle sole indicazioni necessarie a soddisfare i presupposti, i
requisiti e le altre condizioni richieste dalla legge per l'adozione del
provvedimento.
3. In caso di violazione delle disposizioni di cui al comma 1, l'interessato
può, a pena di decadenza, nei dieci giorni successivi alla conoscenza del
provvedimento, richiederne la correzione, quando è necessario per salvaguardare
la presunzione di innocenza nel processo.
4. Sull'istanza di correzione il giudice che procede provvede, con decreto
motivato, entro quarantotto ore dal suo deposito. Nel corso delle indagini
preliminari è competente il giudice per le indagini preliminari. Il decreto è
notificato all'interessato e alle altre parti e comunicato al pubblico
ministero, i quali, a pena di decadenza, nei dieci giorni successivi, possono
proporre opposizione al presidente del tribunale o della corte, il quale decide
con decreto senza formalità di procedura. Quando l'opposizione riguarda un
provvedimento emesso dal presidente del tribunale o dalla corte di appello si
applicano le disposizioni di cui all'articolo 36, comma 4.
))
ART. 116
ART. 116
Copie, estratti e certificati
1. Durante il procedimento e dopo la sua definizione, chiunque vi abbia
interesse può ottenere il rilascio a proprie spese di copie, estratti o
certificati di singoli atti.
((Non può comunque essere rilasciata copia delle intercettazioni di cui è
vietata la pubblicazione ai sensi dell'articolo 114, comma 2-bis, quando la
richiesta è presentata da un soggetto diverso dalle parti e dai loro difensori,
salvo che la richiesta sia motivata dall'esigenza di utilizzare i risultati
delle intercettazioni in altro procedimento specificamente indicato))
.
2. Sulla richiesta provvede il pubblico ministero o il giudice che procede al
momento della presentazione della domanda ovvero, dopo la definizione del
procedimento, il presidente del collegio o il giudice che ha emesso il
provvedimento di archiviazione o la sentenza.
3. Il rilascio non fa venire meno il divieto di pubblicazione stabilito
dall'articolo 114.
3-bis. Quando il difensore, anche a mezzo di sostituti, presenta all'autorità
giudiziaria atti o documenti redatti in forma di documento analogico, ha diritto
al rilascio di attestazione dell'avvenuto deposito, anche in calce ad una copia.
ART. 117
ART. 117
Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del pubblico ministero
1. Fermo quanto disposto dall'articolo 371, quando è necessario per il
compimento delle proprie indagini, il pubblico ministero può ottenere
dall'autorità giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito
dall'articolo 329, copie di atti relativi ad altri procedimenti penali e
informazioni scritte sul loro contenuto.
L'autorità giudiziaria può trasmettere le copie e le informazioni anche di
propria iniziativa.
2. L'autorità giudiziaria provvede senza ritardo e può rigettare la richiesta
con decreto motivato.
((2-bis. Il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, nell'ambito delle
funzioni previste dall'articolo 371-bis accede al registro delle notizie di
reato, al registro di cui all'articolo 81 del codice delle leggi antimafia e
delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n.
159 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159], nonché a
tutti gli altri registri relativi al procedimento penale e al procedimento per
l'applicazione delle misure di prevenzione. Il procuratore nazionale antimafia e
antiterrorismo accede, altresì, alle banche di dati logiche dedicate alle
procure distrettuali e realizzate nell'ambito della banca di dati condivisa
della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo))
ART. 118
ART. 118
Richiesta di copie di atti e di informazioni da parte del ministro dell'interno
1. Il ministro dell'interno, direttamente o a mezzo di un ufficiale di polizia
giudiziaria
(( o del personale della Direzione investigativa antimafia ))
appositamente delegato, può ottenere dall'autorità giudiziaria competente, anche
in deroga al divieto stabilito dall'articolo 329, copie di atti di procedimenti
penali e informazioni scritte sul loro contenuto, ritenute indispensabili per la
prevenzione dei delitti per i quali è obbligatorio l'arresto in flagranza.
L'autorità giudiziaria può trasmettere le copie e le informazioni anche di
propria iniziativa.
((
1-bis. Ai medesimi fini l'autorità giudiziaria può autorizzare i soggetti
indicati nel comma 1 all'accesso diretto al registro previsto dall'articolo 335,
anche se tenuto in forma automatizzata.
))
2. L'autorità giudiziaria provvede senza ritardo e può rigettare la richiesta
con decreto motivato.
3. Le copie e le informazioni acquisite a norma del comma 1 sono coperte dal
segreto di ufficio.
ART. 118-BIS
ART. 118-BIS
(( (Richiesta di copie di atti e di informazioni da
parte del Presidente del Consiglio dei ministri). ))
((
1. Il Presidente del Consiglio dei ministri può richiedere all'autorità
giudiziaria competente, anche in deroga al divieto stabilito dall'articolo 329,
direttamente o a mezzo del direttore generale del Dipartimento delle
informazioni per la sicurezza, copie di atti di procedimenti penali e
informazioni scritte sul loro contenuto ritenute indispensabili per lo
svolgimento delle attività connesse alle esigenze del Sistema di informazione
per la sicurezza della Repubblica.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 118, commi 2 e 3.
3. L'autorità giudiziaria può altresì trasmettere le copie e le informazioni di
cui al comma 1 anche di propria iniziativa. Ai medesimi fini l'autorità
giudiziaria può autorizzare l'accesso diretto di funzionari delegati dal
direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza al
registro delle notizie di reato, anche se tenuto in forma automatizzata.
ART. 119
ART. 119
Partecipazione del sordo, muto o sordomuto ad atti del procedimento
1. Quando un sordo, un muto o un sordomuto vuole o deve fare dichiarazioni, al
sordo si presentano per iscritto le domande, gli avvertimenti e le ammonizioni
ed egli risponde oralmente; al muto si fanno oralmente le domande, gli
avvertimenti e le ammonizioni ed egli risponde per iscritto; al sordomuto si
presentano per iscritto le domande, gli avvertimenti e le ammonizioni ed egli
risponde per iscritto; al sordomuto si presentano per iscritto le domande, gli
avvertimenti e le ammonizioni ed egli risponde per iscritto.
((107))
2. Se il sordo, il muto o il sordomuto non sa leggere o scrivere, l'autorità
procedente nomina uno o più interpreti, scelti di preferenza fra le persone
abituate a trattare con lui.
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AGGIORNAMENTO (107)
La Corte costituzionale con sentenza 14-22 luglio 1999, n. 341 (in G.U. 1a s.s.
28/07/1999, n. 30) ha disposto l' illegittimità costituzionale del presente
articolo "nella parte in cui non prevede che l'imputato sordo, muto o sordomuto,
indipendentemente dal fatto che sappia o meno leggere e scrivere, ha diritto di
farsi assistere gratuitamente da un interprete, scelto di preferenza fra le
persone abituate a trattare con lui, al fine di potere comprendere l'accusa
contro di lui formulata e di seguire il compimento degli atti cui partecipa".
ART. 120
ART. 120
Testimoni ad atti del procedimento
1. Non possono intervenire come testimoni ad atti del procedimento:
a) i minori degli anni quattordici e le persone palesemente
affette da infermità di mente o in stato di manifesta ubriachezza o
intossicazione da sostanze stupefacenti o psicotrope. La capacità si presume
sino a prova contraria;
b) le persone sottoposte a misure di sicurezza detentive o a misure di
prevenzione.
ART. 121
ART. 121
Memorie e richieste delle parti
1. In ogni stato e grado del procedimento le parti e i difensori possono
presentare al giudice memorie o richieste scritte, mediante deposito nella
cancelleria.
2. Sulle richieste ritualmente formulate il giudice provvede senza ritardo e
comunque, salve specifiche disposizioni di legge, entro quindici giorni.
ART. 122
ART. 122
Procura speciale per determinati atti
1. Quando la legge consente che un atto sia compiuto per mezzo di un procuratore
speciale, la procura deve, a pena di inammissibilità, essere rilasciata per atto
pubblico o scrittura privata autenticata e deve contenere, oltre alle
indicazioni richieste specificamente dalla legge, la determinazione dell'oggetto
per cui è conferita e dei fatti ai quali si riferisce. Se la procura è
rilasciata per scrittura privata al difensore, la sottoscrizione può essere
autenticata dal difensore medesimo. La procura è unita agli atti. (111)
2. Per le pubbliche amministrazioni è sufficiente che la procura sia
sottoscritta dal dirigente dell'ufficio nella circoscrizione in cui si procede e
sia munita del sigillo dell'ufficio.
((2-bis. La procura speciale è depositata, in copia informatica autenticata con
firma digitale o altra firma elettronica qualificata, nel rispetto della
normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e
la ricezione dei documenti informatici, con le modalità previste dall'articolo
111-bis, salvo l'obbligo di conservare l'originale analogico da esibire a
richiesta dell'autorità giudiziaria.))
((290))
3. Non è ammessa alcuna ratifica degli atti compiuti nell'interesse altrui senza
procura speciale nei casi in cui questa è richiesta dalla legge.
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AGGIORNAMENTO (111)
La L. 16 dicembre 1999, n. 479
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-12-16;479], come modificata dal D.L. 7
aprile 2000, n. 82 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2000-04-07;82],
convertito con modificazioni dalla L. 5 giugno 2000, n. 144
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2000-06-05;144], ha disposto (con l'art. 13,
comma 4) che " La deposizione di cui al comma 3 si applica anche alle procure
conferite prima della data di entrata in vigore della presente legge."
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n.150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 87, comma 5) che "Le disposizioni di cui agli articoli 111, commi
2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis, 111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e
6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati".
ART. 123
ART. 123
Dichiarazioni e richieste di persone detenute o internate
1. L'imputato detenuto o internato in un istituto per l'esecuzione di misure di
sicurezza ha facoltà di presentare impugnazioni, dichiarazioni e richieste con
atto ricevuto dal direttore. Esse sono iscritte in apposito registro, sono
immediatamente comunicate all'autorità competente e hanno efficacia come se
fossero ricevute direttamente dall'autorità giudiziaria.
2. Quando l'imputato è in stato di arresto o di detenzione domiciliare ovvero è
custodito in un luogo di cura, ha facoltà di presentare impugnazioni,
dichiarazioni e richieste con atto ricevuto da un ufficiale di polizia
giudiziaria, il quale ne cura l'immediata trasmissione all'autorità competente.
Le impugnazioni, le dichiarazioni e le richeste hanno efficacia come se fossero
ricevute direttamente dall'autorità giudiziaria.
((2-bis. Le impugnazioni, le dichiarazioni, compresa quella relativa alla nomina
del difensore, e le richieste, di cui ai commi 1 e 2, sono contestualmente
comunicate anche al difensore nominato))
3. Le disposizioni del comma 1 si applicano alle denunce, impugnazioni,
dichiarazioni e richieste presentate dalle altre parti private o dalla persona
offesa.
ART. 124
ART. 124
Obbligo di osservanza delle norme processuali
1. I magistrati, i cancellieri e gli altri ausiliari
((e collaboratori))
del giudice, gli ufficiali giudiziari, gli ufficiali e gli agenti di polizia
giudiziaria sono tenuti a osservare le norme di questo codice anche quando
l'inosservanza non importa nullità o altra sanzione processuale.
2. I dirigenti degli uffici vigilano sull'osservanza delle norme anche ai fini
della responsabilità disciplinare.
Titolo II
ATTI E PROVVEDIMENTI DEL GIUDICE
Titolo II
ART. 125
ART. 125
Forme dei provvedimenti del giudice
1. La legge stabilisce i casi nei quali il provvedimento del giudice assume la
forma della sentenza, dell'ordinanza o del decreto.
2. La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano.
3. Le sentenze e le ordinanze sono motivate, a pena di nullità. I decreti sono
motivati, a pena di nullità, nei casi in cui la motivazione è espressamente
prescritta dalla legge.
4. Il giudice delibera in camera di consiglio senza la presenza dell'ausiliario
designato ad assisterlo e delle parti. La deliberazione è segreta.
5. Nel caso di provvedimenti collegiali, se lo richiede un componente del
collegio che non ha espresso voto conforme alla decisione, è compilato sommario
verbale contenente l'indicazione del dissenziente, della questione o delle
questioni alle quali si riferisce il dissenso e dei motivi dello stesso,
succintamente esposti. Il verbale, redatto
((in forma di documento analogico))
dal meno anziano dei componenti togati del collegio e sottoscritto da tutti i
componenti, è conservato a cura del presidente in plico sigillato presso la
cancelleria dell'ufficio.
((Non si applicano le disposizioni degli articoli 110, comma 4, e 111-ter, comma
3.))
6. Tutti gli altri provvedimenti sono adottati senza l'osservanza di particolari
formalità e, quando non è stabilito altrimenti, anche oralmente.
ART. 126
ART. 126
Assistenza al giudice
1. Il giudice, in tutti gli atti ai quali procede, è assistito dall'ausiliario a
ciò designato a norma dell'ordinamento, se la legge non dispone altrimenti.
((
1-bis. Il giudice è supportato dall'ufficio per il processo penale nei limiti
dei compiti a questo attribuiti dalla legge.
))
ART. 127
ART. 127
Procedimento in camera di consiglio
1. Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice o il presidente
del collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso alle parti, alle
altre persone interessate e ai difensori.
L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima della data
predetta. Se l'imputato è privo di difensore, l'avviso è dato a quello di
ufficio.
2. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie in
cancelleria.
3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonché i difensori
sono sentiti se compaiono.
((Se l'interessato richiede di essere sentito ed è detenuto o internato in luogo
posto fuori della circoscrizione del giudice, si provvede mediante collegamento
a distanza, oltre che nei casi particolarmente previsti dalla legge, quando
l'interessato vi consente. In caso contrario, l'interessato è sentito prima del
giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo.))
4. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato o del
condannato che ha chiesto di essere sentito personalmente e che non sia detenuto
o internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice.
5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di nullità.
6. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico.
7. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata senza ritardo ai
soggetti indicati nel comma 1, che possono proporre ricorso per cassazione.
8. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice
che l'ha emessa disponga diversamente con decreto motivato.
9. L'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento è dichiarata dal
giudice con ordinanza, anche senza formalità di procedura, salvo che sia
altrimenti stabilito. Si applicano le disposizioni dei commi 7 e 8.
10. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma
dell'articolo 140 comma 2. (15)
---------------
AGGIORNAMENTO (15)
La Corte costituzionale, con sentenza 28 novembre - 3 dicembre 1990, n. 529 (in
G.U. 1a s.s. 05/12/1990, n. 48), visto l'art. 27 l. 11 marzo 1953, n. 87
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1953-03-11;87~art27], ha dichiarato
l'illegittimità costituzionale dell'art. 127, comma 10, del codice di procedura
penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art127-com10]
( approvato con d.P.R. 22 ottobre 1988, n. 247
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1988-10-22;247]) nella
parte in cui dopo la parola "redatto" prevede "soltanto" anziché "di regola".
ART. 128
ART. 128
Deposito dei provvedimenti del giudice
1. Salvo quanto disposto per i provvedimenti emessi nell'udienza preliminare e
nel dibattimento, gli originali dei provvedimenti del giudice sono depositati in
cancelleria entro cinque giorni dalla deliberazione. Quando si tratta di
provvedimenti impugnabili, l'avviso di deposito contenente l'indicazione del
dispositivo è comunicato al pubblico ministero e notificato a tutti coloro cui
la legge attribuisce il diritto di impugnazione.
ART. 129
ART. 129
Obbligo della immediata declaratoria di determinate cause di non punibilità
1. In ogni stato e grado del processo, il giudice, il quale riconosce che il
fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il fatto non
costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato ovvero che il reato è
estinto o che manca una condizione di procedibilità, lo dichiara di ufficio con
sentenza.
2. Quando ricorre una causa di estinzione del reato ma dagli atti risulta
evidente che il fatto non sussiste o che l'imputato non lo ha commesso o che il
fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge come reato, il giudice
pronuncia sentenza di assoluzione o di non luogo a procedere con la formula
prescritta.
ART. 129-BIS
ART. 129-BIS
(Accesso ai programmi di giustizia riparativa)
1. In ogni stato e grado del procedimento l'autorità giudiziaria può disporre,
anche d'ufficio, l'invio dell'imputato e della vittima del reato di cui
all'articolo 42, comma 1, lettera b), del decreto legislativo
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150~art42-com1-letb]
((10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150~art42-com1-letb]))
, al Centro per la giustizia riparativa di riferimento, per l'avvio di un
programma di giustizia riparativa.
2. La richiesta dell'imputato o della vittima del reato di cui all'articolo 42,
comma 1, lettera b) del decreto legislativo
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150~art42-com1-letb]
((10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150~art42-com1-letb]))
, è proposta personalmente o per mezzo di procuratore speciale.
3. L'invio degli interessati è disposto con ordinanza dal giudice che procede,
sentite le parti, i difensori nominati e, se lo ritiene necessario, la vittima
del reato di cui all'articolo 42, comma 1, lettera b), del decreto legislativo
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150~art42-com1-letb]
((10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150~art42-com1-letb]))
, qualora reputi che lo svolgimento di un programma di giustizia riparativa
possa essere utile alla risoluzione delle questioni derivanti dal fatto per cui
si procede e non comporti un pericolo concreto per gli interessati e per
l'accertamento dei fatti. Nel corso delle indagini preliminari provvede il
pubblico ministero con decreto motivato.
((
4. Nel caso di reati perseguibili a querela soggetta a remissione, il giudice, a
richiesta dell'imputato, può disporre con ordinanza la sospensione del processo
per un periodo non superiore a centottanta giorni, al fine di consentire lo
svolgimento del programma di giustizia riparativa. Durante la sospensione del
processo il giudice, con le modalità stabilite per il dibattimento, acquisisce,
a richiesta di parte, le prove non rinviabili.
))
((
4-bis. Le disposizioni di cui al comma 4 si applicano, altresì, prima
dell'esercizio dell'azione penale, quando il pubblico ministero ha disposto la
notifica dell'avviso di cui all'articolo 415-bis. In tal caso, sulla richiesta
di sospensione del procedimento provvede il giudice per le indagini preliminari,
sentito il pubblico ministero.
4-ter. Durante il tempo in cui il procedimento o il processo è sospeso, sono
sospesi il corso della prescrizione e i termini di cui all'articolo 344-bis.
Durante lo stesso tempo, i termini di durata massima della custodia cautelare di
cui all'articolo 303 sono sospesi dal giudice, con ordinanza appellabile a norma
dell'articolo 310. Si applica l'articolo 304, comma 6.
))
5. Al termine dello svolgimento del programma di giustizia riparativa,
l'autorità giudiziaria acquisisce la relazione trasmessa dal mediatore.
ART. 130
ART. 130
Correzione di errori materiali
1. La correzione delle sentenze, delle ordinanze e dei decreti inficiati da
errori od omissioni che non determinano nullità, e la cui eliminazione non
comporta una modificazione essenziale dell'atto, è disposta, anche di ufficio,
dal giudice che ha emesso il provvedimento. Se questo è impugnato, e
l'impugnazione non è dichiarata inammissibile, la correzione è disposta dal
giudice competente a conoscere dell'impugnazione.
((1-bis. Quando nella sentenza di applicazione della pena su richiesta delle
parti si devono rettificare solo la specie e la quantità della pena per errore
di denominazione o di computo, la correzione è disposta, anche d'ufficio, dal
giudice che ha emesso il provvedimento. Se questo è impugnato, alla
rettificazione provvede la corte di cassazione a norma dell'articolo 619, comma
2))
2. Il giudice provvede in camera di consiglio a norma dell'articolo 127.
Dell'ordinanza che ha disposto la correzione è fatta annotazione sull'originale
dell'atto.
ART. 131
ART. 131
Poteri coercitivi del giudice
1. Il giudice, nell'esercizio delle sue funzioni, può chiedere l'intervento
della polizia giudiziaria e, se necessario, della forza pubblica, prescrivendo
tutto ciò che occorre per il sicuro e ordinato compimento degli atti ai quali
procede.
ART. 132
ART. 132
Accompagnamento coattivo dell'imputato
1. L'accompagnamento coattivo è disposto, nei casi previsti dalla legge, con
decreto motivato, con il quale il giudice ordina di condurre l'imputato alla sua
presenza, se occorre anche con la forza.
2. La persona sottoposta ad accompagnamento coattivo non può essere tenuta a
disposizione oltre il compimento dell'atto previsto e di quelli conseguenziali
per i quali perduri la necessità della sua presenza. In ogni caso la persona non
può essere trattenuta oltre le ventiquattro ore.
ART. 133
ART. 133
Accompagnamento coattivo di altre persone
1. Se il testimone, il perito, la persona sottoposta all'esame del perito
diversa dall'imputato, il consulente tecnico, l'interprete o il custode di cose
sequestrate, regolarmente citati o convocati, omettono senza un legittimo
impedimento di comparire nel luogo, giorno e ora stabiliti, il giudice può
ordinarne l'accompagnamento coattivo e può altresì condannarli, con ordinanza,
al pagamento di una somma da lire centomila a lire un milione a favore della
cassa delle ammende nonché alle spese alle quali la mancata comparizione ha dato
causa.
((
1-bis. La disposizione di cui al comma 1 non si applica in caso di mancata
comparizione del querelante all'udienza in cui sia stato citato a comparire come
testimone, limitatamente ai casi in cui la mancata comparizione del querelante
integra remissione tacita di querela, nei casi in cui essa è consentita.
))
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 132.
((Titolo II-bis
Partecipazione a distanza))
ART. 133-BIS
ART. 133-BIS
(( (Disposizione generale))
((
1. Salvo che sia diversamente previsto, quando l'autorità giudiziaria dispone
che un atto sia compiuto a distanza o che una o più parti possano partecipare a
distanza al compimento di un atto o alla celebrazione di un'udienza si osservano
le disposizioni di cui all'articolo 133-ter.
))
ART. 133-TER
ART. 133-TER
(Modalità e garanzie della partecipazione a distanza)
1. L'autorità giudiziaria, quando dispone che un atto sia compiuto a distanza o
che una o più parti partecipino a distanza al compimento di un atto o alla
celebrazione di un'udienza, provvede con decreto motivato. Quando non è emesso
in udienza, il decreto è notificato o comunicato alle parti unitamente al
provvedimento che fissa la data per il compimento dell'atto o la celebrazione
dell'udienza
((...))
, almeno tre giorni prima della data suddetta
((, salvo i casi di urgenza, ferma restando l'esigenza di garantire al difensore
l'esercizio delle facoltà di cui al comma 7))
. Il decreto è comunicato anche alle autorità interessate.
2. Nei casi di cui al comma 1 è attivato un collegamento audiovisivo tra l'aula
di udienza o l'ufficio giudiziario e il luogo in cui si trovano le persone che
compiono l'atto o che partecipano all'udienza a distanza. Il luogo in cui si
trovano le persone che compiono l'atto o che partecipano all'udienza a distanza
è equiparato all'aula di udienza.
3. Il collegamento audiovisivo è attuato, a pena di nullità, con modalità idonee
a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione delle parti
all'atto o all'udienza e ad assicurare la contestuale, effettiva e reciproca
visibilità delle persone presenti nei diversi luoghi e la possibilità per
ciascuna di essa di udire quanto viene detto dalle altre. Nei casi di udienza
pubblica è assicurata un'adeguata pubblicità degli atti compiuti a distanza.
Dell'atto o dell'udienza è sempre disposta la registrazione audiovisiva.
4. Salvo quanto disposto dai commi 5, 6 e 7, le persone che compiono l'atto o
che partecipano all'udienza a distanza si collegano da altro ufficio giudiziario
o da un ufficio di polizia giudiziaria individuato dall'autorità giudiziaria,
previa verifica della disponibilità di dotazioni tecniche e condizioni
logistiche idonee per il collegamento audiovisivo.
5. Le persone detenute, internate, sottoposte a custodia cautelare in carcere o
ristrette in carcere a seguito di arresto o di fermo, quando compiono l'atto o
partecipano all'udienza a distanza, si collegano dal luogo in cui si trovano.
6. Sentite le parti, l'autorità giudiziaria può autorizzare le persone che
compiono l'atto o che partecipano all'udienza a distanza a collegarsi da un
luogo diverso da quello indicato nel comma 4.
7. I difensori si collegano dai rispettivi uffici o da altro luogo, purché
idoneo. È comunque assicurato il diritto dei difensori o dei loro sostituti di
essere presenti nel luogo dove si trova l'assistito. È parimenti sempre
assicurato il diritto dei difensori o dei loro sostituti di consultarsi
riservatamente tra loro e con l'assistito per mezzo di strumenti tecnici idonei.
8. Nei casi di cui ai commi 4 e 5 e, ove l'autorità giudiziaria non disponga
diversamente, nel caso di cui al comma 6, un ausiliario del giudice o del
pubblico ministero, individuato anche tra gli ausiliari in servizio presso
l'ufficio giudiziario di cui al citato comma 4, o un ufficiale di polizia
giudiziaria, individuato in via prioritaria tra il personale in servizio presso
le sezioni di polizia giudiziaria e designato tra coloro che non svolgono, né
hanno svolto, attività di investigazione o di protezione nei confronti
dell'imputato o in relazione ai fatti a lui riferiti, è presente nel luogo ove
si trovano le persone che compiono l'atto o che partecipano all'udienza a
distanza, ne attesta l'identità e redige verbale delle operazioni svolte a norma
dell'articolo 136, in cui dà atto dell'osservanza delle disposizioni di cui al
comma 3, primo periodo, e al comma 7, secondo e terzo periodo, delle cautele
adottate per assicurare la regolarità dell'esame con riferimento al luogo in cui
la persona si trova, nonché dell'assenza di impedimenti o limitazioni
all'esercizio dei diritti e delle facoltà ad essa spettanti.
Titolo III
DOCUMENTAZIONE DEGLI ATTI
Titolo III
ART. 134
ART. 134
Modalità di documentazione
1. Alla documentazione degli atti si procede mediante verbale
((e, nei casi previsti dalla legge, anche mediante riproduzione audiovisiva o
fonografica))
.
2. Il verbale è redatto, in forma integrale o riassuntiva, con la stenotipia o
altro strumento
((idoneo allo scopo))
ovvero, in caso di impossibilità di ricorso a tali mezzi, con la scrittura
manuale.
((Si osservano le disposizioni dell'articolo 110.))
3. Quando il verbale è redatto in forma riassuntiva
((o quando la redazione in forma integrale è ritenuta insufficiente, alla
documentazione dell'atto si procede altresì mediante riproduzione audiovisiva o
fonografica.))
.
4.
((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
.
ART. 135
ART. 135
Redazione del verbale
1. Il verbale è redatto dall'ausiliario che assiste il giudice.
2. Quando il verbale è redatto con la stenotipia o altro strumento
((idoneo))
, il giudice autorizza l'ausiliario che non possiede le necessarie competenze a
farsi assistere da personale tecnico, anche esterno all'amministrazione dello
Stato.
ART. 136
ART. 136
Contenuto del verbale
1. Il verbale contiene la menzione del luogo, dell'anno, del mese, del giorno e,
quando occorre, dell'ora in cui è cominciato e chiuso, le generalità delle
persone intervenute, l'indicazione delle cause, se conosciute, della mancata
presenza di coloro che sarebbero dovuti intervenire, la descrizione di quanto
l'ausiliario ha fatto o ha constatato o di quanto è avvenuto in sua presenza
nonché le dichiarazioni ricevute da lui o da altro pubblico ufficiale che egli
assiste.
2. Per ogni dichiarazione è indicato se è stata resa spontaneamente o previa
domanda e, in tale caso, è riprodotta anche la domanda; se la dichiarazione è
stata dettata dal dichiarante, o se questi si è avvalso dell'autorizzazione a
consultare note scritte, ne è fatta menzione.
ART. 137
ART. 137
Sottoscrizione del verbale
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 483 comma 1, il verbale, previa lettura,
è sottoscritto alla fine di ogni foglio dal pubblico ufficiale che lo ha
redatto, dal giudice e dalle persone intervenute, anche quando le operazioni non
sono esaurite e vengono rinviate ad altro momento.
2. Se alcuno degli intervenuti non vuole o non è in grado di sottoscrivere, ne è
fatta menzione con l'indicazione del motivo.
ART. 138
ART. 138
Trascrizione del verbale redatto con il mezzo della stenotipia
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 483 comma 2, i nastri impressi con i
caratteri della stenotipia sono trascritti in caratteri comuni non oltre il
giorno successivo a quello in cui sono stati formati. Essi sono uniti agli atti
del processo, insieme con la trascrizione.
2. Se la persona che ha impresso i nastri è impedita, il giudice dispone che la
trascrizione sia affidata a persona idonea anche estranea all'amministrazione
dello Stato.
ART. 139
ART. 139
Riproduzione fonografica o audiovisiva
1. La riproduzione fonografica o audiovisiva è effettuata da personale tecnico,
anche estraneo all'amministrazione dello Stato, sotto la direzione
dell'ausiliario che assiste il giudice.
2. Quando si effettua la riproduzione fonografica, nel verbale è indicato il
momento di inizio e di cessazione delle operazioni di riproduzione.
3. Per la parte in cui la riproduzione fonografica, per qualsiasi motivo, non ha
avuto effetto o non è chiaramente intelligibile, fa prova il verbale redatto in
forma riassuntiva.
4. La trascrizione della riproduzione è effettuata da personale tecnico
giudiziario. Il giudice può disporre che essa sia affidata a persona idonea
estranea all'amministrazione dello Stato.
5. Quando le parti vi consentono, il giudice può disporre che non sia effettuata
la trascrizione.
6. Le registrazioni fonografiche o audiovisive e le trascrizioni, se effettuate,
sono unite agli atti del procedimento.
ART. 140
ART. 140
Modalità di documentazione in casi particolari
1. Il giudice dispone che si effettui soltanto la redazione contestuale del
verbale in forma riassuntiva quando gli atti da verbalizzare hanno contenuto
semplice o limitata rilevanza ovvero quando si verifica una contingente
indisponibilità di strumenti di riproduzione o di ausiliari tecnici.
2. Quando è redatto soltanto il verbale in forma riassuntiva, il giudice vigila
affinchè sia riprodotta nell'originaria genuina espressione la parte essenziale
delle dichiarazioni, con la descrizione delle circostanze nelle quali sono rese
se queste possono servire a valutarne la credibilità.
ART. 141
ART. 141
Dichiarazioni orali delle parti
1. Quando la legge non impone la forma scritta, le parti possono fare,
personalmente o a mezzo di procuratore speciale, richieste o dichiarazioni orali
attinenti al procedimento. In tal caso l'ausiliario che assiste il giudice
redige il verbale e cura la registrazione delle dichiarazioni a norma degli
articoli precedenti.
Al verbale è unita, se ne è il caso, la procura speciale.
2. Alla parte che lo richiede è rilasciata, a sue spese, una certificazione
ovvero una copia delle dichiarazioni rese.
ART. 141-BIS
ART. 141-BIS
(Modalità di documentazione dell'interrogatorio di persona in stato di
detenzione).
1. Ogni interrogatorio di persona che si trovi, a qualsiasi titolo, in stato di
detenzione, e che non si svolga in udienza, deve essere documentato
integralmente, a pena di inutilizzabilità, con mezzi di riproduzione
((audiovisiva o, se ciò non è possibile, con mezzi di riproduzione fonografica))
. Quando si verifica una indisponibilità di strumenti di riproduzione
((audiovisiva o, se ciò non è possibile, con mezzi di riproduzione fonografica))
o di personale tecnico, si provvede con le forme della perizia, ovvero della
consulenza tecnica. Dell'interrogatorio è anche redatto verbale in forma
riassuntiva. La trascrizione della riproduzione è disposta solo se richiesta
dalle parti.
ART. 142
ART. 142
Nullità dei verbali
1. Salve particolari disposizioni di legge, il verbale è nullo se vi è
incertezza assoluta sulle persone intervenute o se manca la sottoscrizione del
pubblico ufficiale che lo ha redatto.
Titolo IV
TRADUZIONE DEGLI ATTI
Titolo IV
ARTICOLO 143
ARTICOLO 143
(( (Diritto all'interprete e alla traduzione di atti fondamentali) ))
((
1. L'imputato che non conosce la lingua italiana ha diritto di farsi assistere
gratuitamente, indipendentemente dall'esito del procedimento, da un interprete
al fine di poter comprendere l'accusa contro di lui formulata e di seguire il
compimento degli atti e lo svolgimento delle udienze cui partecipa. Ha altresì
diritto all'assistenza gratuita di un interprete per le comunicazioni con il
difensore prima di rendere un interrogatorio, ovvero al fine di presentare una
richiesta o una memoria nel corso del procedimento.
2. Negli stessi casi l'autorità procedente dispone la traduzione scritta, entro
un termine congruo tale da consentire l'esercizio dei diritti e della facoltà
della difesa, dell'informazione di garanzia, dell'informazione sul diritto di
difesa, dei provvedimenti che dispongono misure cautelari personali, dell'avviso
di conclusione delle indagini preliminari, dei decreti che dispongono l'udienza
preliminare e la citazione a giudizio, delle sentenze e dei decreti penali di
condanna.
3. La traduzione gratuita di altri atti o anche solo di parte di essi, ritenuti
essenziali per consentire all'imputato di conoscere le accuse a suo carico, può
essere disposta dal giudice, anche su richiesta di parte, con atto motivato,
impugnabile unitamente alla sentenza.
4. L'accertamento sulla conoscenza della lingua italiana è compiuto
dall'autorità giudiziaria. La conoscenza della lingua italiana è presunta fino a
prova contraria per chi sia cittadino italiano.
5. L'interprete e il traduttore sono nominati anche quando il giudice, il
pubblico ministero o l'ufficiale di polizia giudiziaria ha personale conoscenza
della lingua o del dialetto da interpretare.
6. La nomina del traduttore per gli adempimenti di cui ai commi 2 e 3 è regolata
dagli articoli 144 e seguenti del presente titolo. La prestazione dell'ufficio
di interprete e di traduttore è obbligatoria.
))
ARTICOLO 143-BIS
ARTICOLO 143-BIS
(( (Altri casi di nomina dell'interprete). ))
((
1. L'autorità procedente nomina un interprete quando occorre tradurre uno
scritto in lingua straniera o in un dialetto non facilmente intellegibile ovvero
quando la persona che vuole o deve fare una dichiarazione non conosce la lingua
italiana. La dichiarazione può anche essere fatta per iscritto e in tale caso è
inserita nel verbale con la traduzione eseguita dall'interprete.
2. Oltre che nei casi di cui al comma 1 e di cui all'articolo 119, l'autorità
procedente nomina, anche d'ufficio, un interprete quando occorre procedere
all'audizione della persona offesa che non conosce la lingua italiana nonché nei
casi in cui la stessa intenda partecipare all'udienza e abbia fatto richiesta di
essere assistita dall'interprete.
3. L'assistenza dell'interprete può essere assicurata, ove possibile, anche
mediante l'utilizzo delle tecnologie di comunicazione a distanza, semprechè la
presenza fisica dell'interprete non sia necessaria per consentire alla persona
offesa di esercitare correttamente i suoi diritti o di comprendere compiutamente
lo svolgimento del procedimento.
4. La persona offesa che non conosce la lingua italiana ha diritto alla
traduzione gratuita di atti, o parti degli stessi, che contengono informazioni
utili all'esercizio dei suoi diritti. La traduzione può essere disposta sia in
forma orale che per riassunto se l'autorità procedente ritiene che non ne derivi
pregiudizio ai diritti della persona offesa))
ART. 144
ART. 144
Incapacità e incompatibilità dell'interprete
1. Non può prestare ufficio di interprete, a pena di nullità:
a) il minorenne, l'interdetto, l'inabilitato e chi è affetto da infermità di
mente;
b) chi è interdetto anche temporaneamente dai pubblici uffici ovvero è
interdetto o sospeso dall'esercizio di una professione o di un'arte;
c) chi è sottoposto a misure di sicurezza personali o a misure di prevenzione;
d) chi non può essere assunto come testimone o ha facoltà di astenersi dal
testimoniare o chi è chiamato a prestare ufficio di testimone o di perito ovvero
è stato nominato consulente tecnico nello stesso procedimento o in un
procedimento connesso. Nondimeno, nel caso previsto dall'articolo 119, la
qualità di interprete può essere assunta da un prossimo congiunto della persona
sorda, muta o sordomuta.
ART. 145
ART. 145
Ricusazione e astensione dell'interprete
1. L'interprete può essere ricusato, per i motivi indicati nell'articolo 144,
dalle parti private e, in rapporto agli atti compiuti o disposti dal giudice,
anche dal pubblico ministero.
2. Quando esiste un motivo di ricusazione, anche se non proposto, ovvero se vi
sono gravi ragioni di convenienza per astenersi, l'interprete ha obbligo di
dichiararlo.
3. La dichiarazione di ricusazione o di astensione può essere presentata fino a
che non siano esaurite le formalità di conferimento dell'incarico e, quando si
tratti di motivi sopravvenuti ovvero conosciuti successivamente, prima che
l'interprete abbia espletato il proprio incarico.
4. Sulla dichiarazione di ricusazione o di astensione decide il giudice con
ordinanza.
ART. 146
ART. 146
Conferimento dell'incarico
1. L'autorità procedente accerta l'identità dell'interprete e gli chiede se
versi in una delle situazioni previste dagli articoli 144 e 145.
2. Lo ammonisce poi sull'obbligo di adempiere bene e fedelmente l'incarico
affidatogli, senz'altro scopo che quello di far conoscere la verità, e di
mantenere il segreto su tutti gli atti che si faranno per suo mezzo o in sua
presenza. Quindi lo invita a prestare l'ufficio.
((
2-bis. Quando l'interprete o il traduttore risiede nella circoscrizione di altro
tribunale, l'autorità procedente, ove non ritenga di procedere personalmente,
richiede al giudice per le indagini preliminari del luogo il compimento delle
attività di cui ai commi precedenti.
))
ART. 147
ART. 147
Termine per le traduzioni scritte
Sostituzione dell'interprete
1. Per la traduzione di scritture che richiedono un lavoro di lunga durata,
l'autorità procedente fissa all'interprete un termine che può essere prorogato
per giusta causa una sola volta. L'interprete può essere sostituito se non
presenta entro il termine la traduzione scritta.
2. L'interprete sostituito, dopo essere stato citato a comparire per
discolparsi, può essere condannato dal giudice al pagamento a favore della cassa
delle ammende di una somma da lire centomila a lire un milione.
Titolo V
NOTIFICAZIONI
Titolo V
ART. 148
ART. 148
(( (Organi e forme delle notificazioni). ))
((
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, le notificazioni degli atti sono
eseguite, a cura della segreteria o della cancelleria, con modalità telematiche
che, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la
trasmissione e la ricezione dei documenti informatici, assicurano la identità
del mittente e del destinatario, l'integrità del documento trasmesso, nonché la
certezza, anche temporale, dell'avvenuta trasmissione e ricezione.
2. La lettura dei provvedimenti alle persone presenti o rappresentate dal
difensore e gli avvisi che sono dati dal giudice o dal pubblico ministero
verbalmente agli interessati in loro presenza sostituiscono le notificazioni di
cui al comma 1, purché ne sia fatta menzione nel verbale.
3. Sostituisce le notificazioni di cui al comma 1 anche la consegna di copia in
forma di documento analogico dell'atto all'interessato da parte della
cancelleria o della segreteria. Il pubblico ufficiale addetto annota in tal caso
sull'originale dell'atto la eseguita consegna e la data in cui questa è
avvenuta.
4. In tutti i casi in cui, per espressa previsione di legge, per l'assenza o
l'inidoneità di un domicilio digitale del destinatario o per la sussistenza di
impedimenti tecnici, non è possibile procedere con le modalità indicate al comma
1, e non è stata effettuata la notificazione con le forme previste nei commi 2 e
3, la notificazione disposta dall'autorità giudiziaria è eseguita dagli organi e
con le forme stabilite nei commi seguenti e negli ulteriori articoli del
presente titolo.
5. Le notificazioni degli atti, salvo che la legge disponga altrimenti, sono
eseguite dall'ufficiale giudiziario o da chi ne esercita le funzioni.
6. La notificazione è eseguita dalla polizia giudiziaria nei soli casi previsti
dalla legge. Le notificazioni richieste dal pubblico ministero possono essere
eseguite dalla polizia giudiziaria nei casi di atti di indagine o provvedimenti
che la stessa polizia giudiziaria è delegata a compiere o è tenuta ad eseguire.
7. Nei procedimenti con detenuti e in quelli davanti al tribunale del riesame
l'autorità giudiziaria può disporre che, in caso di urgenza, le notificazioni
siano eseguite dalla Polizia penitenziaria del luogo in cui i destinatari sono
detenuti, con l'osservanza delle norme del presente titolo.
8. L'atto è notificato per intero, salvo che la legge disponga altrimenti, di
regola mediante consegna di copia al destinatario oppure, se ciò non è
possibile, alle persone indicate nel presente titolo. Quando la notifica non può
essere eseguita in mani proprie del destinatario, l'organo competente per la
notificazione consegna la copia dell'atto da notificare, fatta eccezione per il
caso di notificazione al difensore o al domiciliatario, dopo averla inserita in
busta che provvede a sigillare trascrivendovi il numero cronologico della
notificazione e dandone atto nella relazione in calce all'originale e alla copia
dell'atto.
))
ART. 149
ART. 149
(( (Notificazioni urgenti a mezzo del telefono e del telegrafo). ))
((
1. Quando nei casi previsti dall'articolo 148, comma 4, ricorre una situazione
di urgenza, il giudice o il pubblico ministero dispongono, anche su richiesta di
parte, che le persone diverse dall'imputato siano avvisate o convocate a mezzo
del telefono a cura, rispettivamente, della cancelleria o della segreteria.
2. Dell'attività svolta è redatta attestazione che viene inserita nel fascicolo,
nella quale si dà atto del numero telefonico chiamato, del nome, delle funzioni
o delle mansioni svolte dalla persona che riceve la comunicazione, del suo
rapporto con il destinatario e dell'ora della telefonata.
3. Alla comunicazione si procede chiamando il numero telefonico corrispondente
ai luoghi indicati nell'articolo 157, commi 1 e 2, o il numero indicato dal
destinatario o che dagli atti risulta in uso allo stesso. Essa non ha effetto se
non è ricevuta dal destinatario, da persona che conviva anche temporaneamente
col medesimo ovvero che sia al suo servizio.
4. La comunicazione telefonica ha valore di notificazione con effetto dal
momento in cui è avvenuta, sempre che della stessa sia data immediata conferma
al destinatario mediante telegramma o, in alternativa, mediante comunicazione
all'indirizzo di posta elettronica indicato dallo stesso.
5. Quando non è possibile procedere nel modo indicato nei commi precedenti, la
notificazione è eseguita, per estratto, mediante telegramma.
))
ART. 150
ART. 150
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
ART. 151
ART. 151
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
ART. 152
ART. 152
Notificazioni richieste dalle parti private
1. Salvo che la legge disponga altrimenti, le notificazioni richieste dalle
parti private possono essere sostituite
((dalla notificazione con modalità telematiche eseguita dal difensore a mezzo di
posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di recapito
certificato qualificato ovvero))
dall'invio di copia dell'atto
((in forma di documento analogico))
effettuata dal difensore mediante lettera raccomandata con avviso di
ricevimento.
ART. 153
ART. 153
Notificazioni e comunicazioni al pubblico ministero
1. Le notificazioni al pubblico ministero sono eseguite,
((con le modalità previste dall'articolo 148, comma 1, e, nei casi indicati
dall'articolo 148, comma 4,))
direttamente dalle parti o dai difensori, mediante consegna di copia dell'atto
((in forma di documento analogico))
nella segreteria.
((In tale ultimo caso, il))
pubblico ufficiale addetto annota sull'originale e sulla copia dell'atto le
generalità di chi ha eseguito la consegna e la data in cui questa è avvenuta.
2. Le comunicazioni di atti e provvedimenti del giudice al pubblico ministero
sono eseguite a cura della cancelleria nello stesso modo, salvo che il pubblico
ministero prenda visione dell'atto sottoscrivendolo.
((In tal caso, il))
pubblico ufficiale addetto annota sull'originale dell'atto la eseguita consegna
e la data in cui questa è avvenuta.
ART. 153-BIS
ART. 153-BIS
(( (Domicilio del querelante. Notificazioni al querelante.). ))
((
1. Il querelante, nella querela, dichiara o elegge domicilio per la
comunicazione e la notificazione degli atti del procedimento. A tal fine, può
dichiarare un indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio
elettronico di recapito certificato qualificato.
))
((2. Il querelante ha comunque facoltà di dichiarare o eleggere domicilio anche
successivamente alla formulazione della querela, con dichiarazione raccolta a
verbale o depositata con le modalità telematiche previste dall'articolo 111-bis,
ovvero mediante telegramma o lettera raccomandata con sottoscrizione autenticata
da un notaio, da altra persona autorizzata o dal difensore. La dichiarazione può
essere effettuata anche presso la segreteria del pubblico ministero procedente o
presso la cancelleria del giudice procedente.))
((290))
((
3. In caso di mutamento del domicilio dichiarato o eletto, il querelante ha
l'obbligo di comunicare all'autorità procedente, con le medesime modalità
previste dal comma 2, il nuovo domicilio dichiarato o eletto.
))
((
4. Le notificazioni al querelante che non ha nominato un difensore sono eseguite
presso il domicilio digitale e, nei casi di cui all'articolo 148, comma 4,
presso il domicilio dichiarato o eletto.
))
((5. Quando la dichiarazione o l'elezione di domicilio mancano o sono
insufficienti o inidonee, le notificazioni alla persona offesa che abbia
proposto querela sono eseguite mediante deposito dell'atto da notificare nella
segreteria del pubblico ministero procedente o nella cancelleria del giudice
procedente.))
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, ha disposto (con l'art. 87, comma 5) che "Le
disposizioni di cui agli articoli 111, commi 2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis,
111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e 6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati. Sino alle stesse date, la dichiarazione e l'elezione di domicilio
prevista dal comma 2 dell'articolo 153-bis del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art153bis-com2],
come introdotto dall'articolo 10, comma 1, lettera e), del presente decreto,
nonché le comunicazioni previste dal comma 3 dello stesso articolo 153-bis sono
effettuate con le forme ivi previste in alternativa al deposito in via
telematica".
ART. 154
ART. 154
Notificazioni alla persona offesa, alla parte civile, al responsabile civile e
al civilmente obbligato per la pena pecuniaria.
1. Le notificazioni alla persona offesa che non ha proposto querela e non ha
nominato un difensore sono eseguite secondo le disposizioni dell'articolo
153-bis, comma 4, e, quando anche la dichiarazione o l'elezione di domicilio
mancano o sono insufficienti o inidonee, secondo le disposizioni dell'articolo
157, commi 1, 2, 3, 4 e 8. Se sono ignoti i luoghi ivi indicati, la
notificazione è eseguita mediante deposito dell'atto segreteria o nella
cancelleria. Qualora risulti dagli atti notizia precisa del luogo di residenza,
di dimora o di lavoro abituale all'estero, la persona offesa è invitata mediante
raccomandata con avviso di ricevimento a dichiarare o eleggere domicilio nel
territorio dello Stato, oppure a dichiarare un indirizzo di posta elettronica
certificata o altro servizio elettronico di recapito certificato qualificato. Se
nel termine di venti giorni dalla ricezione della raccomandata non viene
effettuata alcuna dichiarazione o elezione di domicilio ovvero se la stessa è
insufficiente o risulta inidonea, la notificazione è eseguita mediante deposito
dell'atto nella segreteria o nella cancelleria.
Alla dichiarazione o alla elezione di domicilio si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 153-bis, commi 2 e 3.
((
1-bis. Quando è necessario per evitare la scadenza del termine di prescrizione
del reato o il decorso del termine di improcedibilità di cui all'articolo
344-bis oppure è in corso di applicazione una misura cautelare, l'autorità
giudiziaria può disporre che, nei casi indicati al comma 1, primo periodo, la
notificazione alla persona offesa dell'avviso di fissazione dell'udienza
preliminare o della citazione a giudizio ai sensi degli articoli 450, comma 2,
456, 552 e 601 sia eseguita dalla polizia giudiziaria.
))
2. La notificazione della prima citazione al responsabile civile e alla persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria è eseguita , nei casi di cui
all'articolo 148, comma 4, con le forme stabilite per la prima notificazione
all'imputato non detenuto.
3. Se si tratta di pubbliche amministrazioni, di persone giuridiche o di enti
privi di personalità giuridica, le notificazioni sono eseguite nelle forme
stabilite per il processo civile.
4. Le notificazioni alla parte civile, al responsabile civile e alla persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria costituiti in giudizio sono eseguite
presso i difensori. Il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per
la pena pecuniaria, se non sono costituiti, quando non dispongono di un
domicilio digitale, devono dichiarare o eleggere il proprio domicilio nel luogo
in cui si procede o dichiarare un indirizzo di posta certificata o altro
servizio elettronico di recapito certificato qualificato, con atto depositato
nella cancelleria del giudice competente. In mancanza di tale dichiarazione o
elezione o se la stessa è insufficiente o inidonea, le notificazioni sono
eseguite mediante deposito nella cancelleria.
ART. 155
ART. 155
Notificazioni per pubblici annunzi alle persone offese
((
1. Quando per il numero dei destinatari o per l'impossibilità di identificarne
alcuni, la notificazione nelle forme ordinarie alle persone offese risulti
difficile, l'autorità giudiziaria può disporre, con decreto, che la
notificazione sia eseguita mediante pubblicazione dell'atto nel sito internet
del Ministero della giustizia per un periodo di tempo determinato. Nel decreto
da notificare unitamente all'atto sono designati, quando occorre, i destinatari
nei cui confronti la notificazione deve essere eseguita nelle forme ordinarie e
sono indicati i modi che appaiono opportuni per portare l'atto a conoscenza
degli altri interessati.
))
2. In ogni caso, copia dell'atto è depositata nella casa comunale del luogo in
cui si trova l'autorità procedente e un estratto è inserito nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica.
3. La notificazione si ha per avvenuta quando l'ufficiale giudiziario deposita
una copia dell'atto, con la relazione e i documenti giustificativi dell'attività
svolta, nella cancelleria o segreteria dell'autorità procedente.
ART. 156
ART. 156
Notificazioni all'imputato detenuto
1. Le notificazioni all'imputato detenuto
((, anche successive alla prima,))
sono
((sempre))
eseguite nel luogo di detenzione mediante consegna di copia alla persona.
2. In caso di rifiuto della ricezione, se ne fa menzione nella relazione di
notificazione e la copia rifiutata è consegnata al direttore dell'istituto o a
chi ne fa le veci. Nello stesso modo si provvede quando non è possibile
consegnare la copia direttamente all'imputato, perché legittimamente assente. In
tal caso, della avvenuta notificazione il direttore dell'istituto informa
immediatamente l'interessato con il mezzo più celere.
3. Le notificazioni all'imputato detenuto in luogo diverso dagli istituti
penitenziari
((, anche successive alla prima,))
sono eseguite a norma dell'articolo 157
((, con esclusione delle modalità di cui all'articolo 148, comma 1))
.
4. Le disposizioni che precedono si applicano anche quando dagli atti risulta
che l'imputato è detenuto per causa diversa dal procedimento per il quale deve
eseguirsi la notificazione o è internato in un istituto penitenziario.
5. In nessun caso le notificazioni all'imputato detenuto o internato possono
essere eseguite con le forme dell'articolo 159.
ART. 157
ART. 157
Prima notificazione all'imputato non detenuto
((
1. Nei casi di cui all'articolo 148, comma 4, la prima notificazione
all'imputato non detenuto, che non abbia già ricevuto gli avvertimenti di cui
all'articolo 161, comma 01, è eseguita mediante consegna di copia dell'atto in
forma di documento analogico alla persona. Se non è possibile consegnare
personalmente la copia, la notificazione è eseguita nella casa di abitazione o
nel luogo in cui l'imputato esercita abitualmente l'attività lavorativa. Nella
casa di abitazione la consegna è eseguita a una persona che conviva anche
temporaneamente ovvero addetta alla casa ovvero al servizio del destinatario o,
in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci. In caso di notifica nel luogo in
cui l'imputato esercita abitualmente l'attività lavorativa, se non è possibile
consegnare personalmente la copia, la consegna è eseguita al datore di lavoro, a
persona addetta al servizio del destinatario, ad una persona addetta alla
ricezione degli atti o, in mancanza, al portiere o a chi ne fa le veci.
))
2. Qualora i luoghi indicati nel comma 1 non siano conosciuti, la notificazione
è eseguita nel luogo dove l'imputato ha temporanea dimora o recapito, mediante
consegna a una delle predette persone.
3. Il portiere o chi ne fa le veci sottoscrive l'originale dell'atto notificato
e l'ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario dell'avvenuta notificazione
dell'atto a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Gli effetti
della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata.
4. La copia non può essere consegnata a persona minore degli anni quattordici o
in stato di manifesta incapacità di intendere o di volere.
5. L'autorità giudiziaria dispone la rinnovazione della notificazione quando la
copia è stata consegnata alla persona offesa dal reato e risulta o appare
probabile che l'imputato non abbia avuto effettiva conoscenza dell'atto
notificato.
6.
((La consegna a persona diversa dal destinatario è effettuata in plico chiuso e
la relazione di notificazione è effettuata nei modi previsti dall'articolo 148,
comma 8))
.
7. Se le persone indicate nel comma 1 mancano o non sono idonee o si rifiutano
di ricevere la copia, si procede nuovamente alla ricerca dell'imputato, tornando
nei luoghi indicati nei commi 1 e 2.
8. Se neppure in tal modo è possibile eseguire la notificazione, l'atto è
depositato nella casa del comune dove l'imputato ha l'abitazione, o, in mancanza
di questa, del comune dove egli esercita abitualmente la sua attività
lavorativa. Avviso del deposito stesso è affisso alla porta della casa di
abitazione dell'imputato ovvero alla porta del luogo dove egli abitualmente
esercita la sua attività lavorativa. L'ufficiale giudiziario
((, inoltre, invia copia dell'atto, provvedendo alla relativa annotazione
sull'originale e sulla copia, tramite lettera raccomandata con avviso di
ricevimento nel luogo di residenza anagrafica o di dimora dell'imputato))
. Gli effetti della notificazione decorrono dal ricevimento della raccomandata.
8-bis.
((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
.
((
8-ter. Con la notifica del primo atto, anche quando effettuata con le modalità
di cui all'articolo 148, comma 1, l'autorità giudiziaria avverte l'imputato, che
non abbia già ricevuto gli avvertimenti di cui all'articolo 161, comma 01, che
le successive notificazioni, diverse dalla notificazione dell'avviso di
fissazione dell'udienza preliminare, della citazione in giudizio ai sensi degli
articoli 450, comma 2, 456, 552 e 601, nonché del decreto penale di condanna,
saranno effettuate mediante consegna al difensore di fiducia o a quello nominato
d'ufficio. Avverte, inoltre, il destinatario dell'atto dell'onere di indicare al
difensore ogni recapito telefonico o indirizzo di posta elettronica nella sua
disponibilità, ove il difensore possa effettuare le comunicazioni, nonché di
informarlo di ogni loro successivo mutamento.
8-quater. L'omessa o ritardata comunicazione da parte del difensore dell'atto
notificato all'assistito, ove imputabile al fatto di quest'ultimo, non
costituisce inadempimento degli obblighi derivanti dal mandato professionale.
))
ART. 157-BIS
ART. 157-BIS
(( (Notifiche all'imputato non detenuto successive alla prima). ))
((
1. In ogni stato e grado del procedimento, le notificazioni all'imputato non
detenuto successive alla prima, diverse dalla notificazione dell'avviso di
fissazione dell'udienza preliminare, della citazione in giudizio ai sensi degli
articoli 450, comma 2, 456, 552 e 601, nonché del decreto penale di condanna,
sono eseguite mediante consegna al difensore di fiducia o di ufficio.
2. Se l'imputato è assistito da un difensore di ufficio, nel caso in cui la
prima notificazione sia avvenuta mediante consegna di copia dell'atto a persona
diversa dallo stesso imputato o da persona che con lui conviva, anche
temporaneamente, o dal portiere o da chi ne fa le veci e l'imputato non abbia
già ricevuto gli avvertimenti di cui all'articolo 161, comma 01, le
notificazioni successive non possono essere effettuate al difensore. In questo
caso anche le notificazioni successive alla prima sono effettuate con le
modalità di cui all'articolo 157 sino a quando non si realizzano le condizioni
previste nel periodo che precede.
))
ART. 157-TER
ART. 157-TER
(Notifiche degli atti introduttivi del giudizio all'imputato non detenuto)
1. La notificazione all'imputato non detenuto dell'avviso di fissazione
dell'udienza preliminare, della citazione
((a giudizio))
ai sensi degli articoli 450, comma 2, 456, 552 e 601, nonché del decreto penale
di condanna
((è effettuata))
al domicilio dichiarato o eletto ai sensi dell'articolo 161, comma 1. In
mancanza di un domicilio dichiarato o eletto,
((fuori dai casi di cui all'articolo 161, comma 4,))
la notificazione è eseguita nei luoghi e con le modalità di cui all'articolo
157, con esclusione delle modalità di cui all'articolo 148, comma 1.
2. Quando
((è necessario))
per evitare la scadenza del termine di prescrizione del reato o il decorso del
termine di improcedibilità di cui all'articolo 344-bis oppure
((è in corso))
di applicazione una misura cautelare ovvero in ogni altro caso in cui
((è ritenuto))
indispensabile e improcrastinabile sulla base di specifiche esigenze, l'autorità
giudiziaria può disporre che la notificazione all'imputato dell'avviso di
fissazione dell'udienza preliminare, della citazione a giudizio ai sensi degli
articoli 450, comma 2, 456, 552 e 601, nonché del decreto penale di condanna,
sia eseguita dalla polizia giudiziaria.
3. In caso di impugnazione proposta dall'imputato o nel suo interesse, la
notificazione dell'atto di citazione a giudizio nei suoi confronti è eseguita
esclusivamente presso il domicilio dichiarato o eletto ai sensi dell'articolo
581, commi 1-ter e 1-quater. (290)
---------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 89, comma 3) che "Le disposizioni degli articoli 157-ter, comma 3
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com3],
581
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com581],
commi 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com1ter]
e 1-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com1quater],
e 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art585-com1bis]
si applicano per le sole impugnazioni proposte avverso sentenze pronunciate in
data successiva a quella di entrata in vigore del presente decreto. Negli stessi
casi si applicano anche le disposizioni dell'articolo 175 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art175],
come modificato dal presente decreto".
ART. 158
ART. 158
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
ART. 159
ART. 159
Notificazioni all'imputato in caso di irreperibilità
1.
((Nei casi di cui all'articolo 148, comma 4, se» e le parole «le notificazioni))
non è possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dall'articolo 157,
l'autorità giudiziaria dispone nuove ricerche dell'imputato, particolarmente nel
luogo di nascita, dell'ultima residenza anagrafica, dell'ultima dimora, in
quello dove egli abitualmente esercita la sua attività lavorativa e presso
l'amministrazione carceraria centrale. Qualora le ricerche non diano esito
positivo, l'autorità giudiziaria emette decreto di irreperibilità con il quale,
dopo avere designato un difensore all'imputato che ne sia privo, ordina che
((le notificazioni siano eseguite))
mediante consegna di copia al difensore.
2. Le notificazioni in tal modo eseguite sono valide a ogni effetto.
L'irreperibile è rappresentato dal difensore.
ART. 160
ART. 160
(Efficacia del decreto di irreperibilità).
1. Il decreto di irreperibilità emesso dal giudice o dal pubblico ministero nel
corso delle indagini preliminari cessa di avere efficacia con la
((notificazione dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari ovvero,
quando questo))
manchi, con la chiusura delle indagini preliminari.
2. Il decreto di irreperibilità emesso dal giudice per la notificazione degli
atti introduttivi dell'udienza preliminare nonché il decreto di irreperibilità
emesso dal giudice o dal pubblico ministero per la notificazione del
provvedimento che dispone il giudizio cessano di avere efficacia con la
pronuncia della sentenza di primo grado.
3. Il decreto di irreperibilità emesso dal giudice di secondo grado e da quello
di rinvio cessa di avere efficacia con la pronuncia della sentenza.
4. Ogni decreto di irreperibilità deve essere preceduto da nuove ricerche nei
luoghi indicati nell'articolo 159.
ART. 161
ART. 161
(Domicilio dichiarato, eletto o determinato per le notificazioni).
((
01. La polizia giudiziaria, nel primo atto compiuto con l'intervento della
persona sottoposta alle indagini, se è nelle condizioni di indicare le norme di
legge che si assumono violate, la data e il luogo del fatto e l'autorità
giudiziaria procedente, ne dà comunicazione alla persona sottoposta alle
indagini e la avverte che le successive notificazioni, diverse da quelle
riguardanti l'avviso di fissazione dell'udienza preliminare, la citazione in
giudizio ai sensi degli articoli 450, comma 2, 456, 552 e 601 e il decreto
penale di condanna, saranno effettuate mediante consegna al difensore di fiducia
o a quello nominato d'ufficio. Contestualmente la persona sottoposta alle
indagini è altresì avvertita che ha l'onere di indicare al difensore ogni
recapito, anche telefonico, o indirizzo di posta elettronica nella sua
disponibilità, ove il difensore possa effettuare le comunicazioni, nonché di
informarlo di ogni successivo mutamento.))
((1. Il giudice, il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, nel primo atto
compiuto con l'intervento della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato
non detenuti o internati, li invitano a dichiarare uno dei luoghi indicati
nell'articolo 157, comma 1, o un indirizzo di posta elettronica certificata o
altro servizio elettronico di recapito certificato qualificato, ovvero a
eleggere domicilio per le notificazioni dell'avviso di fissazione dell'udienza
preliminare, degli atti di citazione in giudizio ai sensi degli articoli 450,
comma 2, 456, 552 e 601, nonché del decreto penale di condanna. Contestualmente
la persona sottoposta alle indagini o l'imputato sono avvertiti che hanno
l'obbligo di comunicare ogni mutamento del domicilio dichiarato o eletto e che
in mancanza di tale comunicazione o nel caso di rifiuto di dichiarare o eleggere
domicilio, nonché nel caso in cui il domicilio sia o divenga inidoneo, le
notificazioni degli atti indicati verranno eseguite mediante consegna al
difensore, già nominato o che è contestualmente nominato, anche d'ufficio.))
((
1-bis. Della dichiarazione o della elezione di domicilio, ovvero del rifiuto di
compierla, nonché degli avvertimenti indicati nei commi 1 e 2, è fatta menzione
nel verbale.
))
2.
((COMMA ABROGATO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
.
3. L'imputato detenuto che deve essere scarcerato per causa diversa dal
proscioglimento definitivo e l'imputato che deve essere dimesso da un istituto
per l'esecuzione di misure di sicurezza, all'atto della scarcerazione o della
dimissione ha l'obbligo di fare la dichiarazione o l'elezione di domicilio con
atto ricevuto a verbale dal direttore
((dell'istituto, che procede a norma del comma 1. La dichiarazione o elezione
sono iscritte nell'apposito registro e il verbale è trasmesso immediatamente
all'autorità che ha disposto la scarcerazione o la dimissione.))
4.
((PERIODO SOPPRESSO DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
.
((Nei casi previsti dai commi 1 e 3, se la dichiarazione o l'elezione di
domicilio mancano o sono insufficienti o inidonee, le notificazioni sono
eseguite mediante consegna al difensore.))
. Tuttavia, quando risulta che, per caso fortuito o forza maggiore, l'imputato
non è stato nella condizione di comunicare il mutamento del luogo dichiarato o
eletto, si applicano le disposizioni degli articoli 157 e 159.
((
4-bis. Nei casi di cui ai commi 1 e 3 l'elezione di domicilio presso il
difensore è immediatamente comunicata allo stesso.
))
ART. 162
ART. 162
Comunicazione del domicilio dichiarato o del domicilio eletto
1. Il domicilio dichiarato, il domicilio eletto e ogni loro mutamento sono
comunicati dall'imputato all'autorità che procede,
((con le modalità previste dall'articolo 111-bis o))
con dichiarazione raccolta a verbale ovvero mediante telegramma o lettera
raccomandata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da persona
autorizzata o dal difensore.
2. La dichiarazione può essere fatta anche nella cancelleria del tribunale del
luogo nel quale l'imputato si trova. (90) (90a)
3. Nel caso previsto dal comma 2 il verbale è trasmesso immediatamente
all'autorità giudiziaria che procede. Analogamente si provvede in tutti i casi
in cui la comunicazione è ricevuta da una autorità giudiziaria che, nel
frattempo, abbia trasmesso gli atti ad altra autorità.
4. Finchè l'autorità giudiziaria che procede non ha ricevuto il verbale o la
comunicazione, sono valide le notificazioni disposte nel domicilio
precedentemente dichiarato o eletto.
4-bis. L'elezione di domicilio presso il difensore d'ufficio non ha effetto se
l'autorità che procede non riceve, unitamente alla dichiarazione di elezione,
l'assenso del difensore domiciliatario.
((Se non presta l'assenso, il difensore attesta l'avvenuta comunicazione da
parte sua all'imputato della mancata accettazione della domiciliazione o le
cause che hanno impedito tale comunicazione.))
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 163
ART. 163
Formalità per le notificazioni nel domicilio dichiarato o eletto
1. Per le notificazioni eseguite nel domicilio dichiarato o eletto a norma degli
articoli 161 e 162 si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni
((degli articoli 148 e))
157.
ART. 164
ART. 164
((Efficacia della dichiarazione e dell'elezione di domicilio))
1. La determinazione del domicilio dichiarato o eletto è valida
((per le notificazioni dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare, degli
atti di citazione in giudizio ai sensi degli articoli 450, comma 2, 456, 552 e
601, nonché del decreto penale, salvo quanto previsto dall'articolo 156, comma
1))
.
ART. 165
ART. 165
Notificazioni all'imputato latitante o evaso
1. Le notificazioni all'imputato latitante o evaso sono eseguite mediante
consegna di copia al difensore.
((
1-bis. Per le notificazioni dell'avviso di fissazione dell'udienza preliminare e
degli atti di citazione in giudizio ai sensi degli articoli 450, comma 2, 456,
552 e 601 la disposizione del comma 1 si applica solo nel caso in cui non si è
perfezionata la notificazione al domicilio dichiarato o eletto ai sensi
dell'articolo 161, comma 1, oppure, quando manca la dichiarazione o l'elezione
di domicilio, solo nel caso in cui non è possibile eseguire la notificazione con
le modalità indicate dai commi da 1 a 3 dell'articolo 157, se l'imputato è evaso
o si è sottratto all'esecuzione della misura cautelare della custodia cautelare
in carcere o degli arresti domiciliari, ovvero con le modalità indicate dai
commi da 1 a 6 dell'articolo 157, se l'imputato si è sottratto all'esecuzione
della misura cautelare dell'obbligo di dimora o del divieto di espatrio.
))
2. Se l'imputato è privo di difensore, l'autorità giudiziaria designa un
difensore di ufficio.
3. L'imputato latitante o evaso è rappresentato a ogni effetto dal difensore.
ART. 166
ART. 166
Notificazioni all'imputato interdetto o infermo di mente
1. Se l'imputato è interdetto, le notificazioni si eseguono a norma degli
articoli precedenti e presso il tutore; se l'imputato si trova nelle condizioni
previste dall'articolo 71 comma 1, le notificazioni si eseguono a norma degli
articoli precedenti e presso il curatore speciale.
ART. 167
ART. 167
Notificazioni ad altri soggetti
((
1. Le notificazioni a soggetti diversi da quelli indicati negli articoli
precedenti si eseguono a norma dell'articolo 148, comma 1.
Nel caso previsto dal comma 4 dell'articolo 148, si eseguono a norma
dell'articolo 157, commi 1, 2, 3, 4 e 8, salvi i casi di urgenza previsti
dall'articolo 149.
))
ART. 168
ART. 168
Relazione di notificazione
1.
((Per le notificazioni effettuate con modalità telematiche la ricevuta di
avvenuta consegna, generata dal sistema, assume valore di relazione di
notificazione. Quando la notificazione non è eseguita con modalità telematiche,
salvo))
quanto previsto dall'articolo 157 comma 6, l'ufficiale giudiziario che procede
alla notificazione scrive, in calce all'originale e alla copia notificata, la
relazione in cui indica l'autorità o la parte privata richiedente, le ricerche
effettuate, le generalità della persona alla quale è stata consegnata la copia,
i suoi rapporti con il destinatario, le funzioni o le mansioni da essa svolte,
il luogo e la data della consegna della copia, apponendo la propria
sottoscrizione.
2. Quando vi è contraddizione tra la relazione scritta sulla copia consegnata e
quella contenuta nell'originale, valgono per ciascun interessato le attestazioni
contenute nella copia notificata.
3. La notificazione produce effetto per ciascun interessato dal giorno della sua
esecuzione.
ART. 169
ART. 169
Notificazioni all'imputato all'estero
((
1. Quando l'autorità giudiziaria non può procedere alla notificazione con
modalità telematiche e risulta dagli atti notizia precisa del luogo di residenza
o di dimora all'estero della persona nei cui confronti si deve procedere ovvero
del luogo in cui all'estero la stessa esercita abitualmente l'attività
lavorativa, il giudice o il pubblico ministero le invia raccomandata con avviso
di ricevimento, contenente l'indicazione della autorità che procede, del titolo
del reato e della data e del luogo in cui è stato commesso, nonché l'invito a
dichiarare o eleggere domicilio nel territorio dello Stato ovvero a dichiarare
un indirizzo di posta elettronica certificata o altro servizio elettronico di
recapito certificato qualificato. Se nel termine di trenta giorni dalla
ricezione della raccomandata o della comunicazione telematica non viene
effettuata la dichiarazione o l'elezione di domicilio ovvero se la stessa è
insufficiente o risulta inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante
consegna al difensore.
))
2. Nello stesso modo si provvede se la persona risulta essersi trasferita
all'estero successivamente al decreto di irreperibilità emesso a norma
dell'articolo 159.
3. L'invito previsto dal comma 1 è redatto nella lingua dell'imputato straniero
quando dagli atti non risulta che egli conosca la lingua italiana.
4. Quando dagli atti risulta che la persona nei cui confronti si deve procedere
risiede o dimora all'estero, ma non si hanno notizie sufficienti per provvedere
a norma del comma 1, il giudice o il pubblico ministero, prima di pronunciare
decreto di irreperibilità, dispone le ricerche anche fuori del territorio dello
Stato nei limiti consentiti dalle convenzioni internazionali.
5. Le disposizioni precedenti si applicano anche nel caso in cui dagli atti
risulti che la persona è detenuta all'estero.
ART. 170
ART. 170
Notificazioni col mezzo della posta
1.
((Nei casi di cui all'articolo 148, comma 4, e ai fini di cui all'articolo
157-ter, le))
notificazioni possono essere eseguite anche col mezzo degli uffici postali, nei
modi stabiliti dalle relative norme speciali.
2. È valida la notificazione anche se eseguita col mezzo di un ufficio postale
diverso da quello a cui inizialmente fu diretto il piego.
3. Qualora l'ufficio postale restituisca il piego per irreperibilità del
destinatario, l'ufficiale giudiziario provvede alle notificazioni nei modi
ordinari.
ART. 171
ART. 171
Nullità delle notificazioni
1. La notificazione è nulla:
a) se l'atto è notificato in modo incompleto, fuori dei casi nei quali la legge
consente la notificazione per estratto;
b) se vi è incertezza assoluta sull'autorità o sulla parte privata
((mittente o))
richiedente ovvero sul destinatario;
((
b-bis) se, in caso di notificazione eseguita con modalità telematiche, non sono
rispettati i requisiti di cui al comma 1 dell'articolo 148;
))
c) se nella relazione della copia notificata
((con modalità non telematiche))
manca la sottoscrizione di chi l'ha eseguita;
d) se sono violate le disposizioni circa la persona a cui deve essere consegnata
la copia;
e) se non è stato dato l'avvertimento nei casi previsti
((dagli articoli 157, comma 8-ter, e 161, commi 01, 1 e 3))
e la notificazione è stata eseguita mediante consegna al difensore;
f) se è stata omessa l'affissione o non è stata
((inviata copia dell'atto con le modalità))
((prescritte))
dall'articolo 157 comma 8;
g) se sull'originale dell'atto notificato manca la sottoscrizione della persona
indicata nell'articolo 157 comma 3;
h)
((LETTERA SOPPRESSA DAL D.LGS. 10 OTTOBRE 2022, N. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150]))
.
Titolo VI
TERMINI
Titolo VI
ART. 172
ART. 172
Regole generali
1. I termini processuali sono stabiliti a ore, a giorni, a mesi o ad anni.
2. I termini si computano secondo il calendario comune.
3. Il termine stabilito a giorni, il quale scade in giorno festivo, è prorogato
di diritto al giorno successivo non festivo.
4. Salvo che la legge disponga altrimenti, nel termine non si computa l'ora o il
giorno in cui ne è iniziata la decorrenza; si computa l'ultima ora o l'ultimo
giorno.
5. Quando è stabilito soltanto il momento finale, le unità di tempo stabilite
per il termine si computano intere e libere.
6. Il termine per fare dichiarazioni, depositare documenti o compiere altri atti
in un ufficio giudiziario si considera scaduto nel momento in cui, secondo i
regolamenti, l'ufficio viene chiuso al pubblico.
((6-bis. Il termine per fare dichiarazioni, depositare documenti o compiere
altri atti in un ufficio giudiziario con modalità telematiche si considera
rispettato se l'accettazione da parte del sistema informatico avviene entro le
ore 24 dell'ultimo giorno utile.))
((290))
((6-ter. Salvo che non sia diversamente stabilito, i termini decorrenti dal
deposito telematico, quando lo stesso è effettuato fuori dell'orario di ufficio
stabilito dal regolamento, si computano dalla data della prima apertura
immediatamente successiva dell'ufficio.))
((290))
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 87, comma 5) che "Le disposizioni di cui agli articoli 111, commi
2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis, 111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e
6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati".
ART. 173
ART. 173
Termini a pena di decadenza. Abbreviazione
1. I termini si considerano stabiliti a pena di decadenza soltanto nei casi
previsti dalla legge.
2. I termini stabiliti dalla legge a pena di decadenza non possono essere
prorogati, salvo che la legge disponga altrimenti.
3. La parte a favore della quale è stabilito un termine può chiederne o
consentirne l'abbreviazione con dichiarazione ricevuta nella cancelleria o nella
segreteria dell'autorità procedente.
ART. 174
ART. 174
Prolungamento dei termini di comparizione
1. Se la residenza dell'imputato risultante dagli atti ovvero il domicilio
dichiarato o eletto a norma dell'articolo 161 è fuori del comune nel quale ha
sede l'autorità giudiziaria procedente, il termine per comparire è prolungato
del numero di giorni necessari per il viaggio. Il prolungamento è di un giorno
ogni cinquecento chilometri di distanza, quando è possibile l'uso dei mezzi
pubblici di trasporto e di un giorno ogni cento chilometri negli altri casi.
Lo stesso prolungamento ha luogo per gli imputati detenuti o internati fuori del
comune predetto. In ogni caso il prolungamento del termine non può essere
superiore a tre giorni. Per l'imputato residente all'estero il prolungamento del
termine è stabilito dall'autorità giudiziaria, tenendo conto della distanza e
dei mezzi di comunicazione utilizzabili.
2. Le stesse disposizioni si applicano quando si tratta di termine stabilito per
la presentazione di ogni altra persona per la quale l'autorità procedente emette
ordine o invito.
ART. 175
ART. 175
Restituzione nel termine
1. Il pubblico ministero, le parti private e i difensori sono restituiti nel
termine stabilito a pena di decadenza, se provano di non averlo potuto osservare
per caso fortuito o per forza maggiore.
La richiesta per la restituzione nel termine è presentata, a pena di decadenza,
entro dieci giorni da quello nel quale è cessato il fatto costituente caso
fortuito o forza maggiore.
2. L'imputato condannato con decreto penale, che non ha avuto tempestivamente
effettiva conoscenza del provvedimento, è restituito, a sua richiesta, nel
termine per proporre opposizione, salvo che vi abbia volontariamente rinunciato.
(215)
((2.1. L'imputato giudicato in assenza è restituito, a sua richiesta, nel
termine per proporre impugnazione, salvo che vi abbia volontariamente
rinunciato, se, nei casi previsti dall'articolo 420-bis, commi 2 e 3, fornisce
la prova di non aver avuto effettiva conoscenza della pendenza del processo e di
non aver potuto proporre impugnazione nei termini senza sua colpa.))
2-bis. La richiesta indicata
((ai commi 2 e 2.1))
è presentata, a pena di decadenza, nel termine di trenta giorni da quello in cui
l'imputato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento. In caso di
estradizione dall'estero, il termine per la presentazione della richiesta
decorre dalla consegna del condannato.
3. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L. 21 FEBBRAIO 2005, N. 17
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2005-02-21;17], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 22 APRILE 2005, N. 60
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005-04-22;60]. La restituzione non può
essere concessa più di una volta per ciascuna parte in ciascun grado del
procedimento.
4. Sulla richiesta decide con ordinanza il giudice che procede al tempo della
presentazione della stessa. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il
giudice per le indagini preliminari.
Se sono stati pronunciati sentenza o decreto di condanna, decide il giudice che
sarebbe competente sulla impugnazione o sulla opposizione.
5. L'ordinanza che concede la restituzione nel termine per la proposizione della
impugnazione o della opposizione può essere impugnata solo con la sentenza che
decide sulla impugnazione o sulla opposizione.
6. Contro l'ordinanza che respinge la richiesta di restituzione nel termine può
essere proposto ricorso per cassazione.
7. Quando accoglie la richiesta di restituzione nel termine per proporre
impugnazione, il giudice, se occorre, ordina la scarcerazione dell'imputato
detenuto e adotta tutti i provvedimenti necessari per far cessare gli effetti
determinati dalla scadenza del termine.
8. Se la restituzione nel termine è concessa a norma del comma 2, non si tiene
conto, ai fini della prescrizione del reato, del tempo intercorso tra la
notificazione della sentenza contumaciale o del decreto di condanna e la
notificazione alla parte dell'avviso di deposito dell'ordinanza che concede la
restituzione.
((8-bis. Se la restituzione nel termine è concessa a norma del comma 2.1, non si
tiene conto, ai fini della improcedibilità di cui all'articolo 344-bis, del
tempo intercorso tra il novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine
previsto dall'articolo 544, come eventualmente prorogato ai sensi dell'articolo
154 delle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del presente
codice, e la notificazione alla parte dell'avviso di deposito dell'ordinanza che
concede la restituzione.))
((290))
-------------
AGGIORNAMENTO (174)
La Corte costituzionale, con sentenza 30 novembre 2009
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] - 04 dicembre 2009, n. 317 (in G.U.
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] 1a
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] s.s. 9/12/2009, n. 49 ) ha
dichiarato illegittimità costituzionale dell'art. 175, comma 2, del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art175-com2],
nella parte in cui non consente la restituzione dell'imputato, che non abbia
avuto effettiva conoscenza del procedimento o del provvedimento, nel termine per
proporre impugnazione contro la sentenza contumaciale, nel concorso delle
ulteriori condizioni indicate dalla legge, quando analoga impugnazione sia stata
proposta in precedenza dal difensore dello stesso imputato.
-------------
AGGIORNAMENTO (215)
La L. 28 aprile 2014, n. 67 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-04-28;67],
come modificata dalla L. 11 agosto 2014, n. 118
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-08-11;118], ha disposto (con l'art.
15-bis, comma 1) che "Le disposizioni di cui al presente capo si applicano ai
procedimenti in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, a
condizione che nei medesimi procedimenti non sia stato pronunciato il
dispositivo della sentenza di primo grado".
Ha inoltre disposto (con l'art. 15-bis, comma 2) che "In deroga a quanto
previsto dal comma 1, le disposizioni vigenti prima della data di entrata in
vigore della presente legge continuano ad applicarsi ai procedimenti in corso
alla data di entrata in vigore della presente legge quando l'imputato è stato
dichiarato contumace e non è stato emesso il decreto di irreperibilità".
-----------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 89, comma 3) che "Le disposizioni degli articoli 157-ter, comma 3
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com3],
581
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com581],
commi 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com1ter]
e 1-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art157ter-com1quater],
e 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art585-com1bis]
si applicano per le sole impugnazioni proposte avverso sentenze pronunciate in
data successiva a quella di entrata in vigore del presente decreto. Negli stessi
casi si applicano anche le disposizioni dell'articolo 175 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art175],
come modificato dal presente decreto".
ART. 175-BIS
ART. 175-BIS
(( (Malfunzionamento dei sistemi informatici). ))
((
1. Il malfunzionamento dei sistemi informatici dei domini del Ministero della
giustizia è certificato dal direttore generale per i servizi informativi
automatizzati del Ministero della giustizia, attestato sul portale dei servizi
telematici del Ministero della giustizia e comunicato dal dirigente dell'ufficio
giudiziario, con modalità tali da assicurarne la tempestiva conoscibilità ai
soggetti interessati. Il ripristino del corretto funzionamento è certificato,
attestato e comunicato con le medesime modalità.
2. Le certificazioni, attestazioni e comunicazioni di cui al comma 1 contengono
l'indicazione della data e, ove risulti, dell'orario dell'inizio e della fine
del malfunzionamento, registrati, in relazione a ciascun settore interessato,
dal direttore generale per i servizi informativi del Ministero della giustizia.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2, a decorrere dall'inizio e sino alla fine del
malfunzionamento dei sistemi informatici, atti e documenti sono redatti in forma
di documento analogico e depositati con modalità non telematiche, fermo quanto
disposto dagli articoli 110, comma 4, e 111-ter, comma 3.
4. La disposizione di cui al comma 3 si applica, altresì, nel caso di
malfunzionamento del sistema non certificato ai sensi del comma 1, accertato ed
attestato dal dirigente dell'ufficio giudiziario, e comunicato con modalità tali
da assicurare la tempestiva conoscibilità ai soggetti interessati della data e,
ove risulti, dell'orario dell'inizio e della fine del malfunzionamento.
5. Se, nel periodo di malfunzionamento certificato ai sensi dei commi 1 e 2 o
accertato ai sensi del comma 4, scade un termine previsto a pena di decadenza,
il pubblico ministero, le parti private e i difensori sono restituiti nel
termine quando provino di essersi trovati, per caso fortuito o forza maggiore,
nell'impossibilità di redigere o depositare tempestivamente l'atto ai sensi del
comma 3. Si applicano, in tal caso, le disposizioni dell'articolo 175.))
((290))
--------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], ha disposto
(con l'art. 87, comma 5) che "Le disposizioni di cui agli articoli 111, commi
2-bis, 2-ter e 2-quater, 111-bis, 111-ter, 122, comma 2-bis, 172, commi 6-bis e
6-ter, 175-bis, 386, comma 1-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1ter],
483
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com483],
comma 1-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
582
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com582],
comma 1-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art386-com1bis],
così come introdotte dal presente decreto, si applicano a partire dal
quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione dei regolamenti di cui ai
commi 1 e 3, ovvero a partire dal diverso termine previsto dal regolamento di
cui al comma 3 per gli uffici giudiziari e per le tipologie di atti in esso
indicati".
ART. 176
ART. 176
Effetti della restituzione nel termine
1. Il giudice che ha disposto la restituzione provvede, a richiesta di parte e
in quanto sia possibile, alla rinnovazione degli atti ai quali la parte aveva
diritto di assistere.
2. Se la restituzione nel termine è concessa dalla corte di cassazione, al
compimento degli atti di cui è disposta la rinnovazione provvede il giudice
competente per il merito.
Titolo VII
NULLITÀ
Titolo VII
ART. 177
ART. 177
Tassativà
1. L'inosservanza delle disposizioni stabilite per gli atti del procedimento è
causa di nullità soltanto nei casi previsti dalla legge.
ART. 178
ART. 178
Nullità di ordine generale
1. È sempre prescritta a pena di nullità l'osservanza delle disposizioni
concernenti:
a) le condizioni di capacità del giudice e il numero dei giudici necessario per
costituire i collegi stabilito dalle leggi di ordinamento giudiziario;
b) l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione penale e la
sua partecipazione al procedimento;
c) l'intervento, l'assistenza e la rappresentanza dell'imputato e delle altre
parti private nonché la citazione in giudizio della persona offesa dal reato e
del querelante.
ART. 179
ART. 179
Nullità assolute
1. Sono insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del
procedimento le nullità previste dall'articolo 178 comma 1 lettera a), quelle
concernenti l'iniziativa del pubblico ministero nell'esercizio dell'azione
penale e quelle derivanti dalla omessa citazione dell'imputato o dall'assenza
del suo difensore nei casi in cui ne è obbligatoria la presenza.
2. Sono altresì insanabili e sono rilevate di ufficio in ogni stato e grado del
procedimento le nullità definite assolute da specifiche disposizioni di legge.
ART. 180
ART. 180
Regime delle altre nullità di ordine generale
1. Salvo quanto disposto dall'articolo 179, le nullità previste dall'articolo
178 sono rilevate anche di ufficio, ma non possono più essere rilevate né
dedotte dopo la deliberazione della sentenza di primo grado ovvero, se si sono
verificate nel giudizio, dopo la deliberazione della sentenza del grado
successivo.
ART. 181
ART. 181
Nullità relative
1. Le nullità diverse da quelle previste dagli articoli 178 e 179 comma 2 sono
dichiarate su eccezione di parte.
2. Le nullità concernenti gli atti delle indagini preliminari e quelli compiuti
nell'incidente probatorio e le nullità concernenti gli atti dell'udienza
preliminare devono essere eccepite prima che sia pronunciato il provvedimento
previsto dall'articolo 424. Quando manchi l'udienza preliminare, le nullità
devono essere eccepite entro il termine previsto dall'articolo 491 comma 1.
3. Le nullità concernenti il decreto che dispone il giudizio ovvero gli atti
preliminari al dibattimento devono essere eccepite entro il termine previsto
dall'articolo 491 comma 1. Entro lo stesso termine, ovvero con l'impugnazione
della sentenza di non luogo a procedere, devono essere riproposte le nullità
eccepite a norma del primo periodo del comma 2, che non siano state dichiarate
dal giudice.
4. Le nullità verificatesi nel giudizio devono essere eccepite con
l'impugnazione della relativa sentenza.
ART. 182
ART. 182
Deducibilità delle nullità
1. Le nullità previste dagli articoli 180 e 181 non possono essere eccepite da
chi vi ha dato o ha concorso a darvi causa ovvero non ha interesse
all'osservanza della disposizione violata.
2. Quando la parte vi assiste, la nullità di un atto deve essere eccepita prima
del suo compimento ovvero, se ciò non è possibile, immediatamente dopo. Negli
altri casi la nullità deve essere eccepita entro i termini previsti dagli
articoli 180 e 181 commi 2, 3 e 4.
3. I termini per rilevare o eccepire le nullità sono stabiliti a pena di
decadenza.
ART. 183
ART. 183
Sanatorie generali delle nullità
1. Salvo che sia diversamente stabilito, le nullità sono sanate:
a) se la parte interessata ha rinunciato espressamente ad eccepirle ovvero ha
accettato gli effetti dell'atto;
b) se la parte si è avvalsa della facoltà al cui esercizio l'atto omesso o nullo
è preordinato.
ART. 184
ART. 184
Sanatoria delle nullità delle citazioni, degli avvisi e delle notificazioni
1. La nullità di una citazione o di un avviso ovvero delle relative
comunicazioni e notificazioni è sanata se la parte interessata è comparsa o ha
rinunciato a comparire.
2. La parte la quale dichiari che la comparizione è determinata
dal solo intento di far rilevare l'irregolarità ha diritto a un
termine per la difesa non inferiore a cinque giorni.
3. Quando la nullità riguarda la citazione a comparire al dibattimento, il
termine non può essere inferiore a quello previsto dall'articolo 429.
ART. 185
ART. 185
Effetti della dichiarazione di nullità
1. La nullità di un atto rende invalidi gli atti consecutivi che dipendono da
quello dichiarato nullo.
2. Il giudice che dichiara la nullità di un atto ne dispone la rinnovazione,
qualora sia necessaria e possibile, ponendo le spese a carico di chi ha dato
causa alla nullità per dolo o colpa grave.
3. La dichiarazione di nullità comporta la regressione del procedimento allo
stato o al grado in cui è stato compiuto l'atto nullo, salvo che sia
diversamente stabilito.
4. La disposizione del comma 3 non si applica alle nullità concernenti le prove.
ART. 186
ART. 186
Inosservanza di norme tributarie
1. Quando la legge assoggetta un atto a una imposta o a una tassa,
l'inosservanza della norma tributaria non rende inammissibile l'atto né
impedisce il suo compimento, salve le sanzioni finanziarie previste dalla legge.
Libro III
PROVE
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI
Titolo I
ART. 187
ART. 187
Oggetto della prova
1. Sono oggetto di prova i fatti che si riferiscono all'imputazione, alla
punibilità e alla determinazione della pena o della misura di sicurezza.
2. Sono altresì oggetto di prova i fatti dai quali dipende l'applicazione di
norme processuali.
3. Se vi è costituzione di parte civile, sono inoltre oggetto di prova i fatti
inerenti alla responsabilità civile derivante dal reato.
ART. 188
ART. 188
Libertà morale della persona nell'assunzione della prova
1. Non possono essere utilizzati, neppure con il consenso della persona
interessata, metodi o tecniche idonei a influire sulla libertà di
autodeterminazione o ad alterare la capacità di ricordare e di valutare i fatti.
ART. 189
ART. 189
Prove non disciplinate dalla legge
1. Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può
assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l'accertamento dei fatti e non
pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice provvede all'ammissione,
sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.
ART. 190
ART. 190
Diritto alla prova
1. Le prove sono ammesse a richiesta di parte. Il giudice provvede senza ritardo
con ordinanza escludendo le prove vietate dalla legge e quelle che
manifestamente sono superflue o irrilevanti.
2. La legge stabilisce i casi in cui le prove sono ammesse di ufficio.
3. I provvedimenti sull'ammissione della prova possono essere revocati sentite
le parti in contraddittorio.
ART. 190-BIS
ART. 190-BIS
(Requisiti della prova in casi particolari).
1. Nei procedimenti per taluno dei delitti indicati nell' articolo 51, comma
3-bis, quando è richiesto l'esame di un testimone o di una delle persone
indicate nell'articolo 210 e queste hanno già reso dichiarazioni in sede di
incidente probatorio o in dibattimento nel contraddittorio con la persona nei
cui confronti le dichiarazioni medesime saranno utilizzate ovvero dichiarazioni
i cui verbali sono stati acquisiti a norma dell'articolo 238, l'esame è ammesso
solo se riguarda fatti o circostanze diversi da quelli oggetto delle precedenti
dichiarazioni ovvero se il giudice o taluna delle parti lo ritengono necessario
sulla base di specifiche esigenze.
1-bis. La stessa disposizione si applica quando si procede per uno dei reati
previsti dagli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, 600- quater,
600-quinquies, 609-bis, 609-ter, 609-quater, anche se relativi al materiale
pornografico di cui all'articolo 600-quater.1, 609-quinquies e 609-octies del
codice penale [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], se
l'esame richiesto riguarda una testimone minore degli
((anni diciotto))
e, in ogni caso, quando l'esame testimoniale richiesto riguarda una persona
offesa in condizione di particolare vulnerabilità.
ART. 191
ART. 191
Prove illegittimamente acquisite
1. Le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non
possono essere utilizzate.
2. L'inutilizzabilità è rilevabile anche di ufficio in ogni stato e grado del
procedimento.
((2-bis. Le dichiarazioni o le informazioni ottenute mediante il delitto di
tortura non sono comunque utilizzabili, salvo che contro le persone accusate di
tale delitto e al solo fine di provarne la responsabilità penale))
ART. 192
ART. 192
Valutazione della prova
1. Il giudice valuta la prova dando conto nella motivazione dei risultati
acquisiti e dei criteri adottati.
2. L'esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi
siano gravi, precisi e concordanti.
3. Le dichiarazioni rese dal coimputato del medesimo reato o da persona imputata
in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12 sono valutate unitamente
agli altri elementi di prova che ne confermano l'attendibilità.
4. La disposizione del comma 3 si applica anche alle dichiarazioni rese da
persona imputata di un reato collegato a quello per cui si procede, nel caso
previsto dall'articolo 371 comma 2 lettera b).
ART. 193
ART. 193
Limiti di prova stabiliti dalle leggi civili
1. Nel processo penale non si osservano i limiti di prova stabiliti dalle leggi
civili, eccettuati quelli che riguardano lo stato di famiglia e di cittadinanza.
Titolo II
MEZZI DI PROVA
Capo I
TESTIMONIANZA
Titolo II
ART. 194
ART. 194
Oggetto e limiti della testimonianza
1. Il testimone è esaminato sui fatti che costituiscono oggetto di prova. Non
può deporre sulla moralità dell'imputato, salvo che si tratti di fatti
specifici, idonei a qualificarne la personalità in relazione al reato e alla
pericolosità sociale.
2. L'esame può estendersi anche ai rapporti di parentela e di interesse che
intercorrono tra il testimone e le parti o altri testimoni nonché alle
circostanze il cui accertamento è necessario per valutarne la credibilità. La
deposizione sui fatti che servono a definire la personalità della persona offesa
dal reato è ammessa solo quando il fatto dell'imputato deve essere valutato in
relazione al comportamento di quella persona.
3. Il testimone è esaminato su fatti determinati. Non può deporre sulle voci
correnti nel pubblico né esprimere apprezzamenti personali salvo che sia
impossibile scinderli dalla deposizione sui fatti.
ART. 195
ART. 195
Testimonianza indiretta
1. Quando il testimone si riferisce, per la conoscenza dei fatti, ad altre
persone, il giudice, a richiesta di parte, dispone che queste siano chiamate a
deporre.
2. Il giudice può disporre anche di ufficio l'esame delle persone indicate nel
comma 1.
3. L'inosservanza della disposizione del comma 1 rende inutilizzabili le
dichiarazioni relative a fatti di cui il testimone abbia avuto conoscenza da
altre persone, salvo che l'esame di queste risulti impossibile per morte,
infermità o irreperibilità.
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria non possono deporre sul
contenuto delle dichiarazioni acquisite da testimoni con le modalità di cui agli
articoli 351 e 357, comma 2, lettere a) e b). Negli altri casi si applicano le
disposizioni dei commi 1, 2 e 3 del presente articolo.
((161))
5. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche quando il testimone
abbia avuto comunicazione del fatto in forma diversa da quella orale.
6. I testimoni non possono essere esaminati su fatti comunque appresi dalle
persone indicate negli articoli 200 e 201 in relazione alle circostanze previste
nei medesimi articoli, salvo che le predette persone abbiano deposto sugli
stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.
7. Non può essere utilizzata la testimonianza di chi si rifiuta o non è in grado
di indicare la persona o la fonte da cui ha appreso la notizia dei fatti oggetto
dell'esame.
---------------
AGGIORNAMENTO (31)
La Corte costituzionale, con sentenza 22-31
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] gennaio n. 24 (in G.U. 1a s.s.
5/2/1992 n. 6) ha dichiarato la illegittimità costituzionale del quarto comma
del presente articolo.
---------------
AGGIORNAMENTO (168)
La Corte costituzionale, con sentenza 29-30 luglio 2008 n. 305 (in G.U. 1a s.s.
6/8/2008 n. 33) ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 195,
comma 4, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art195-com4],
ove interpretato nel senso che gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria
non possono essere chiamati a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese dai
testimoni soltanto se acquisite con le modalità di cui agli artt. 351
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art351]
e 357, comma 2, lettere a)
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art357-com2-leta]
e b), cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art357-com2-letb],
e non anche nel caso in cui, pur ricorrendone le condizioni, tali modalità non
siano state osservate.
ART. 196
ART. 196
Capacità di testimoniare
1. Ogni persona ha la capacità di testimoniare.
2. Qualora, al fine di valutare le dichiarazioni del testimone, sia necessario
verificarne l'idoneità fisica o mentale a rendere testimonianza, il giudice
anche di ufficio può ordinare gli accertamenti opportuni con i mezzi consentiti
dalla legge.
3. I risultati degli accertamenti che, a norma del comma 2, siano stati disposti
prima dell'esame testimoniale non precludono l'assunzione della testimonianza.
ART. 197
ART. 197
Incompatibilità con l'ufficio di testimone
1. Non possono essere assunti come testimoni:
(( a) i coimputati del medesimo reato o le persone imputate in un procedimento
connesso a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera a), salvo che nei loro
confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di
condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444;
b) salvo quanto previsto dall'articolo 64, comma 3, lettera c), le persone
imputate in un procedimento connesso a norma dell'articolo 12, comma 1, lettera
c), o di un reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera b),
prima che nei loro confronti sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di
proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell'articolo
444 ))
;
c) il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria;
d) coloro che nel medesimo procedimento svolgono o hanno svolto la funzione di
giudice, pubblico ministero o loro ausiliario nonché il difensore che abbia
svolto attività di investigazione difensiva e coloro che hanno formato la
documentazione delle dichiarazioni e delle informazioni assunte ai sensi
dell'articolo 391-ter.
ART. 197-BIS
ART. 197-BIS
(Persone imputate o giudicare in un procedimento connesso o per reato collegato
che assumono l'ufficio di testimone).
1. L'imputato in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12 o di un
reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera b), può essere
sempre sentito come testimone quando nei suoi confronti è stata pronunciata
sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della
pena ai sensi dell'articolo 444.
2. L'imputato in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12, comma 1,
lettera c), o di un reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera
b), può essere sentito come testimone, inoltre, nel caso previsto dall'articolo
64, comma 3, lettera c).
3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 il testimone è assistito da un difensore.
In mancanza di difensore di fiducia è designato un difensore di ufficio. (155)
((244))
4. Nel caso previsto dal comma 1 il testimone non può essere obbligato a deporre
sui fatti per i quali è stata pronunciata in giudizio sentenza di condanna nei
suoi confronti, se nel procedimento egli aveva negato la propria responsabilità
ovvero non aveva reso alcuna dichiarazione. Nel caso previsto dal comma 2 il
testimone non può essere obbligato a deporre su fatti che concernono la propria
responsabilità in ordine al reato per cui si procede o si è proceduto nei suoi
confronti.
5. In ogni caso le dichiarazioni rese dai soggetti di cui al presente articolo
non possono essere utilizzate contro la persona che le ha rese nel procedimento
a suo carico, nel procedimento di revisione della sentenza di condanna ed in
qualsiasi giudizio civile o amministrativo relativo al fatto oggetto dei
procedimenti e delle sentenze suddette.
6. Alle dichiarazioni rese dalle persone che assumono l'ufficio di testimone ai
sensi del presente articolo si applica la disposizione di cui all'articolo 192,
comma 3. (155)
((244))
---------------
AGGIORNAMENTO (155)
La Corte costituzionale, con sentenza 8 - 21 novembre 2006, n. 381 (in G.U. 1a
s.s. 29/11/2006, n. 47) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.
197-bis, commi 3
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art197bis-com3]
e 6, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art197bis-com6],
nella parte in cui prevedono, rispettivamente, l'assistenza di un difensore e
l'applicazione della disposizione di cui all'art. 192, comma 3, del medesimo
codice di rito anche per le dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma
1 del medesimo art. 197-bis cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art197bis],
nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione «per non aver
commesso il fatto» divenuta irrevocabile.
---------------
AGGIORNAMENTO (244)
La Corte costituzionale, con sentenza 7 dicembre 2016
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] - 26 gennaio 2017 , n. 21 (in G.U.
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] 1ª s.s. 1/2/2017, n. 5) ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo, comma 6 "nella
parte in cui prevede l'applicazione della disposizione di cui all'art. 192,
comma 3, del medesimo codice di rito anche per le dichiarazioni rese dalle
persone, indicate al comma 1 dell'art. 197-bis cod. proc. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art197bis-com1],
nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione "perché il fatto
non sussiste" divenuta irrevocabile".
Ha inoltre dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo,
comma 3 "nella parte in cui prevede l'assistenza di un difensore anche per le
dichiarazioni rese dalle persone, indicate al comma 1 del medesimo art. 197-bis,
nei cui confronti sia stata pronunciata sentenza di assoluzione "perché il fatto
non sussiste" divenuta irrevocabile".
ART. 198
ART. 198
Obblighi del testimone
1. Il testimone ha l'obbligo di presentarsi al giudice e di attenersi alle
prescrizioni date dal medesimo per le esigenze processuali e di rispondere
secondo verità alle domande che gli sono rivolte.
2. Il testimone non può essere obbligato a deporre su fatti dai quali potrebbe
emergere una sua responsabilità penale.
ART. 199
ART. 199
Facoltà di astensione dei prossimi congiunti
1. I prossimi congiunti dell'imputato non sono obbligati a deporre.
Devono tuttavia deporre quando hanno presentato denuncia, querela o istanza
ovvero essi o un loro prossimo congiunto sono offesi dal reato.
2. Il giudice, a pena di nullità, avvisa le persone predette della facoltà di
astenersi chiedendo loro se intendono avvalersene.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano anche a chi è legato
all'imputato da vincolo di adozione. Si applicano inoltre, limitatamente ai
fatti verificatisi o appresi dall'imputato durante la convivenza coniugale
((o derivante da un'unione civile tra persone dello stesso sesso))
:
a) a chi, pur non essendo coniuge dell'imputato, come tale conviva o abbia
convissuto con esso;
b) al coniuge separato dell'imputato;
c) alla persona nei cui confronti sia intervenuta sentenza di annullamento,
scioglimento o
((cessazione degli effetti civili del matrimonio o dell'unione civile tra
persone dello stesso sesso contratti con l'imputato))
.
ART. 200
ART. 200
Segreto professionale
1. Non possono essere obbligati a deporre su quanto hanno conosciuto per ragione
del proprio ministero, ufficio o professione, salvi i casi in cui hanno
l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria:
a) i ministri di confessioni religiose, i cui statuti non contrastino con
l'ordinamento giuridico italiano;
((
b) gli avvocati, gli investigatoriprivati autorizzati, i consulenti tecnici e i
notai ;
))
c) i medici e i chirurghi, i farmacisti, le ostetriche e ogni altro esercente
una professione sanitaria;
d) gli esercenti altri uffici o professioni ai quali la legge riconosce la
facoltà di astenersi dal deporre determinata dal segreto professionale.
2. Il giudice, se ha motivo di dubitare che la dichiarazione resa da tali
persone per esimersi dal deporre sia infondata, provvede agli accertamenti
necessari. Se risulta infondata, ordina che il testimone deponga.
3. Le disposizioni previste dai commi 1 e 2 si applicano ai giornalisti
professionisti iscritti nell'albo professionale, relativamente ai nomi delle
persone dalle quali i medesimi hanno avuto notizie di carattere fiduciario
nell'esercizio della loro professione. Tuttavia se le notizie sono
indispensabili ai fini della prova del reato per cui si procede e la loro
veridicità può essere accertata solo attraverso l'identificazione della fonte
della notizia, il giudice ordina al giornalista di indicare la fonte delle sue
informazioni.
ART. 201
ART. 201
Segreto di ufficio
1. Salvi i casi in cui hanno l'obbligo di riferirne all'autorità giudiziaria, i
pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico
servizio hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti conosciuti per
ragioni del loro ufficio che devono rimanere segreti.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 200 commi 2 e 3.
ART. 202
ART. 202
(( (Segreto di Stato).
1. I pubblici ufficiali, i pubblici impiegati e gli incaricati di un pubblico
servizio hanno l'obbligo di astenersi dal deporre su fatti coperti dal segreto
di Stato.
2. Se il testimone oppone un segreto di Stato, l'autorità giudiziaria ne informa
il Presidente del Consiglio dei ministri, ai fini dell'eventuale conferma,
sospendendo ogni iniziativa volta ad acquisire la notizia oggetto del segreto.
3. Qualora il segreto sia confermato e per la definizione del processo risulti
essenziale la conoscenza di quanto coperto dal segreto di Stato, il giudice
dichiara non doversi procedere per l'esistenza del segreto di Stato.
4. Se entro trenta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente del
Consiglio dei ministri non dà conferma del segreto, l'autorità giudiziaria
acquisisce la notizia e provvede per l'ulteriore corso del procedimento.
5. L'opposizione del segreto di Stato, confermata con atto motivato dal
Presidente del Consiglio dei ministri, inibisce all'autorità giudiziaria
l'acquisizione e l'utilizzazione, anche indiretta, delle notizie coperte dal
segreto.
6. Non è, in ogni caso, precluso all'autorità giudiziaria di procedere in base a
elementi autonomi e indipendenti dagli atti, documenti e cose coperti dal
segreto.
7. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del
Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia risolto nel senso
dell'insussistenza del segreto di Stato, il Presidente del Consiglio dei
ministri non può più opporlo con riferimento al medesimo oggetto. Qualora il
conflitto sia risolto nel senso della sussistenza del segreto di Stato,
l'autorità giudiziaria non può né acquisire né utilizzare, direttamente o
indirettamente, atti o documenti sui quali è stato opposto il segreto di Stato.
8. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La
Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento.
ART. 203
ART. 203
Informatori della polizia giudiziaria
e dei servizi di sicurezza
1. Il giudice non può obbligare gli ufficiali e gli agenti di polizia
giudiziaria nonché il personale dipendente dai servizi >per
le informazioni e la sicurezza militare o democratica a rivelare i nomi dei loro
informatori. Se questi non sono esaminati >come
testimoni, le informazioni da essi fornite non possono essere acquisite né
utilizzate.
(( 1-bis. L'inutilizzabilità opera anche nelle fasi diverse dal dibattimento, se
gli informatori non sono stati interrogati ne assunti a sommarie informazioni ))
ART. 204
ART. 204
Esclusione del segreto
1. Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli articoli 201, 202 e 203
fatti, notizie o documenti concernenti reati diretti all'eversione
dell'ordinamento costituzionale
((nonché i delitti previsti dagli articoli 285
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art285], 416-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416bis], 416-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416ter] e 422 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art422]))
. Se viene opposto il segreto, la natura del reato è definita dal giudice. Prima
dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le indagini
preliminari su richiesta di parte.
((
1-bis. Non possono essere oggetto del segreto previsto dagli articoli 201, 202 e
203 fatti, notizie o documenti concernenti le condotte poste in essere da
appartenenti ai servizi di informazione per la sicurezza in violazione della
disciplina concernente la speciale causa di giustificazione prevista per
attività del personale dei servizi di informazione per la sicurezza. Si
considerano violazioni della predetta disciplina le condotte per le quali,
essendo stata esperita l'apposita procedura prevista dalla legge, risulta
esclusa l'esistenza della speciale causa di giustificazione.
1-ter. Il segreto di Stato non può essere opposto o confermato ad esclusiva
tutela della classifica di segretezza o in ragione esclusiva della natura del
documento, atto o cosa oggetto della classifica.
1-quater. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte
costituzionale. La Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del
procedimento.
1-quinquies. Quando il Presidente del Consiglio dei ministri non ritenga di
confermare il segreto di Stato, provvede, in qualità di Autorità nazionale per
la sicurezza, a declassificare gli atti, i documenti, le cose o i luoghi oggetto
di classifica di segretezza, prima che siano messi a disposizione dell'autorità
giudiziaria competente.
))
2. Del provvedimento che rigetta l'eccezione di segretezza è data comunicazione
al Presidente del Consiglio dei Ministri.
ART. 205
ART. 205
Assunzione della testimonianza del Presidente della Repubblica e di grandi
ufficiali dello Stato
1. La testimonianza del Presidente della Repubblica è assunta nella sede in cui
egli esercita la funzione di Capo dello Stato.
2. Se deve essere assunta la testimonianza di uno dei presidenti delle Camere o
del Presidente del Consiglio dei Ministri o della Corte costituzionale, questi
possono chiedere di essere esaminati nella sede in cui esercitano il loro
ufficio, al fine di garantire la continuità e la regolarità della funzione cui
sono preposti.
3. Si procede nelle forme ordinarie quando il giudice ritiene indispensabile la
comparizione di una delle persone indicate nel comma 2 per eseguire un atto di
ricognizione o di confronto o per altra necessità.
ART. 206
ART. 206
Assunzione della testimonianza di agenti diplomatici
1. Se deve essere esaminato un agente diplomatico o l'incaricato di una missione
diplomatica all'estero durante la sua permanenza fuori dal territorio dello
Stato, la richiesta per l'esame è trasmessa, per mezzo del ministero di grazia e
giustizia, all'autorità consolare del luogo. Si procede tuttavia nelle forme
ordinarie nei casi previsti dall'articolo 205 comma 3.
2. Per ricevere le deposizioni di agenti diplomatici della Santa Sede
accreditati presso lo Stato italiano ovvero di agenti diplomatici di uno stato
estero accreditati presso lo Stato italiano o la Santa Sede si osservano le
convenzioni e le consuetudini internazionali.
ART. 206-BIS
ART. 206-BIS
(( (Assunzione della testimonianza di cardinali). ))
((
1. Se deve essere assunta la testimonianza di un cardinale che svolge una
funzione di rilievo particolare presso la Santa Sede, questi può chiedere di
essere esaminato in un luogo da lui indicato, al fine di garantire la continuità
e la regolarità della funzione cui risulta preposto.
2. Rivestono funzioni di rilievo particolare presso la Santa Sede il cardinale
decano del Sacro Collegio, i cardinali prefetti dei dicasteri della Curia romana
aventi la qualifica di congregazione, il cardinale prefetto del Supremo
tribunale della Segnatura apostolica ed il cardinale che presiede la
Penitenzieria apostolica.
3. Si procede nelle forme ordinarie nei casi previsti dall'articolo 205, comma
3))
ART. 207
ART. 207
Testimoni sospettati di falsità o reticenza
Testimoni renitenti
1. Se nel corso dell'esame un testimone rende dichiarazioni contraddittorie,
incomplete o contrastanti con le prove già acquisite, il presidente o il giudice
glielo fa rilevare rinnovandogli, se del caso, l'avvertimento previsto
dall'articolo 497 comma 2. Allo stesso avvertimento provvede se un testimone
rifiuta di deporre fuori dei casi espressamente previsti dalla legge e, se il
testimone persiste nel rifiuto, dispone l'immediata trasmissione degli atti al
pubblico ministero perché proceda a norma di legge.
2. Con la decisione che definisce la fase processuale in cui il testimone ha
prestato il suo ufficio, il giudice, se ravvisa indizi del reato previsto
dall'articolo 372 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art372], ne informa
il pubblico ministero trasmettendogli i relativi atti.
Capo II
ESAME DELLE PARTI
ART. 208
ART. 208
Richiesta dell'esame
1. Nel dibattimento, l'imputato, la parte civile che non debba essere esaminata
come testimone, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la
pena pecuniaria sono esaminati se ne fanno richiesta o vi consentono.
ART. 209
ART. 209
Regole per l'esame
1. All'esame delle parti si applicano le disposizioni previste dagli articoli
194, 198 comma 2 e 499 e, se è esaminata una parte diversa dall'imputato, quelle
previste dall'articolo 195.
2. Se la parte rifiuta di rispondere a una domanda, ne è fatta menzione nel
verbale.
ART. 210
ART. 210
Esame di persona imputata
in un procedimento connesso
1. Nel dibattimento, le persone imputate in un procedimento connesso a norma
dell'articolo 12,
(( comma 1, lettera a), ))
nei confronti delle quali si procede o si è proceduto separatamente
(( e che non possono assumere l'ufficio di testimone ))
, sono esaminate a richiesta di parte, ovvero, nel caso indicato nell'articolo
195, anche di ufficio.
2. Esse hanno obbligo di presentarsi al giudice,il quale, ove occorra, ne ordina
l'accompagnamento coattivo. Si osservano le norme sulla citazione dei testimoni.
3. Le persone indicate nel comma 1 sono assistite da un difensore che ha diritto
di partecipare all'esame. In mancanza di un difensore di fiducia è designato un
difensore di ufficio.
4. Prima che abbia inizio l'esame, il giudice avverte le persone indicate nel
comma 1 che, salvo quanto disposto dall'articolo 66 comma 1, esse hanno facoltà
di non rispondere.
5. All'esame si applicano le disposizioni previste dagli articoli
(( 194, 195 , 498, 499 e 500 ))
.
(( 6. Le disposizioni dei commi precedenti si applicano anche alle persone
imputate in un procedimento connesso ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera
c), o di un reato collegato a norma dell'articolo 371, comma 2, lettera b), che
non hanno reso in precedenza dichiarazioni concernenti la responsabilità
dell'imputato. Tuttavia a tali persone è dato l'avvertimento previsto
dall'articolo 64, comma 3, lettera c), e se esse non si avvalgono della facoltà
di non rispondere, assumono l'ufficio di testimone. Al loro esame si applicano,
in tal caso, oltre alle disposizioni richiamate dal comma 5, anche quelle
previste dagli articoli 197-bis e 497. ))
------------------
AGGIORNAMENTO (96)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 ottobre-2 novembre 1998, n. 361 (G.U.
1a s.s. 4/11/1998 n. 44) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del
presente articolo "nella parte in cui non ne è prevista l'applicazione anche
all'esame dell'imputato nel medesimo procedimento su fatti concernenti la
responsabilità di altri, già oggetto delle sue precedenti dichiarazioni rese
all'autorità giudiziaria o alla polizia giudiziaria su delega del pubblico
ministero".
Capo III
CONFRONTI
ART. 211
ART. 211
Presupposti del confronto
1. Il confronto è ammesso esclusivamente fra persone già esaminate o
interrogate, quando vi è disaccordo fra esse su fatti e circostanze importanti.
ART. 212
ART. 212
Modalità del confronto
1. Il giudice, richiamate le precedenti dichiarazioni ai soggetti tra i quali
deve svolgersi il confronto, chiede loro se le confermano o le modificano,
invitandoli, ove occorra, alle reciproche contestazioni.
2. Nel verbale è fatta menzione delle domande rivolte dal giudice, delle
dichiarazioni rese dalle persone messe a confronto e di quanto altro è avvenuto
durante il confronto.
Capo IV
RICOGNIZIONI
ART. 213
ART. 213
Ricognizione di persone. Atti preliminari
1. Quando occorre procedere a ricognizione personale, il giudice invita chi deve
eseguirla a descrivere la persona indicando tutti i particolari che ricorda; gli
chiede poi se sia stato in precedenza chiamato a eseguire il riconoscimento, se,
prima e dopo il fatto per cui si procede, abbia visto, anche se riprodotta in
fotografia o altrimenti, la persona da riconoscere, se la stessa gli sia stata
indicata o descritta e se vi siano altre circostanze che possano influire
sull'attendibilità del riconoscimento.
2. Nel verbale è fatta menzione degli adempimenti previsti dal comma 1 e delle
dichiarazioni rese.
3. L'inosservanza delle disposizioni previste dai commi 1 e 2 è causa di nullità
della ricognizione.
ART. 214
ART. 214
Svolgimento della ricognizione
1. Allontanato colui che deve eseguire la ricognizione, il giudice procura la
presenza di almeno due persone il più possibile somiglianti, anche
nell'abbigliamento, a quella sottoposta a ricognizione. Invita quindi
quest'ultima a scegliere il suo posto rispetto alle altre, curando che si
presenti, sin dove è possibile, nelle stesse condizioni nelle quali sarebbe
stata vista dalla persona chiamata alla ricognizione. Nuovamente introdotta
quest'ultima, il giudice le chiede se riconosca taluno dei presenti e, in caso
affermativo, la invita a indicare chi abbia riconosciuto e a precisare se ne sia
certa.
2. Se vi è fondata ragione di ritenere che la persona chiamata alla ricognizione
possa subire intimidazione o altra influenza dalla presenza di quella sottoposta
a ricognizione, il giudice dispone che l'atto sia compiuto senza che
quest'ultima possa vedere la prima.
3. Nel verbale è fatta menzione, a pena di nullità, delle modalità di
svolgimento della ricognizione. Il giudice può disporre che lo svolgimento della
ricognizione sia documentato anche mediante rilevazioni fotografiche o
cinematografiche o mediante altri strumenti o procedimenti.
ART. 215
ART. 215
Ricognizione di cose
1. Quando occorre procedere alla ricognizione del corpo del reato o di altre
cose pertinenti al reato, il giudice procede osservando le disposizioni
dell'articolo 213, in quanto applicabili.
2. Procurati, ove possibile, almeno due oggetti simili a quello da riconoscere,
il giudice chiede alla persona chiamata alla ricognizione se riconosca taluno
tra essi e, in caso affermativo, la invita a dichiarare quale abbia riconosciuto
e a precisare se ne sia certa.
3. Si applicano le disposizioni dell'articolo 214 comma 3.
ART. 216
ART. 216
Altre ricognizioni
1. Quando dispone la ricognizione di voci, suoni o di quanto altro può essere
oggetto di percezione sensoriale, il giudice procede osservando le disposizioni
dell'articolo 213, in quanto applicabili.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 214 comma 3.
ART. 217
ART. 217
Pluralità di ricognizioni
1. Quando più persone sono chiamate ad eseguire la ricognizione della medesima
persona o del medesimo oggetto, il giudice procede con atti separati, impedendo
ogni comunicazione tra chi ha compiuto la ricognizione e coloro che devono
ancora eseguirla.
2. Se una stessa persona deve eseguire la ricognizione di più persone o di più
oggetti, il giudice provvede, per ogni atto, in modo che la persona o l'oggetto
sottoposti a ricognizione siano collocati tra persone od oggetti diversi.
3. Si applicano le disposizioni degli articoli precedenti.
Capo V
ESPERIMENTI GIUDIZIALI
ART. 218
ART. 218
Presupposti dell'esperimento giudiziale
1. L'esperimento giudiziale è ammesso quando occorre accertare se un fatto sia o
possa essere avvenuto in un determinato modo.
2. L'esperimento consiste nella riproduzione, per quanto è possibile, della
situazione in cui il fatto si afferma o si ritiene essere avvenuto e nella
ripetizione delle modalità di svolgimento del fatto stesso.
ART. 219
ART. 219
Modalità dell'esperimento giudiziale
1. L'ordinanza che dispone l'esperimento giudiziale contiene una succinta
enunciazione dell'oggetto dello stesso e l'indicazione del giorno, dell'ora e
del luogo in cui si procederà alle operazioni.
Con la stessa ordinanza o con un provvedimento successivo il giudice può
designare un esperto per l'esecuzione di determinate operazioni.
2. Il giudice dà gli opportuni provvedimenti per lo svolgimento delle
operazioni, disponendo per le rilevazioni fotografiche o cinematografiche o con
altri strumenti o procedimenti.
3. Anche quando l'esperimento è eseguito fuori dell'aula di udienza, il giudice
può adottare i provvedimenti previsti dall'articolo 471 al fine di assicurare il
regolare compimento dell'atto.
4. Nel determinare le modalità dell'esperimento, il giudice, se del caso, dà le
opportune disposizioni affinchè esso si svolga in modo da non offendere
sentimenti di coscienza e da non esporre a pericolo l'incolumità delle persone o
la sicurezza pubblica.
Capo VI
PERIZIA
ART. 220
ART. 220
Oggetto della perizia
1. La perizia è ammessa quando occorre svolgere indagini o
acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze
tecniche, scientifiche o artistiche.
2. Salvo quanto previsto ai fini dell'esecuzione della pena o della misura di
sicurezza, non sono ammesse perizie per stabilire l'abitualità o la
professionalità nel reato, la tendenza a delinquere, il carattere e la
personalità dell'imputato e in genere le qualità psichiche indipendenti da cause
patologiche.
ART. 221
ART. 221
Nomina del perito
1. Il giudice nomina il perito scegliendolo tra gli iscritti negli appositi albi
o tra persone fornite di particolare competenza nella specifica disciplina.
Quando la perizia è dichiarata nulla, il giudice cura, ove possibile, che il
nuovo incarico sia affidato ad altro perito.
2. Il giudice affida l'espletamento della perizia a più persone quando le
indagini e le valutazioni risultano di notevole complessità ovvero richiedono
distinte conoscenze in differenti discipline.
3. Il perito ha l'obbligo di prestare il suo ufficio, salvo che ricorra uno dei
motivi di astensione previsti dall'articolo 36.
ART. 222
ART. 222
Incapacità e incompatibilità del perito
1. Non può prestare ufficio di perito, a pena di nullità:
a) il minorenne, l'interdetto, l'inabilitato e chi è affetto da infermità di
mente;
b) chi è interdetto anche temporaneamente dai pubblici uffici ovvero è
interdetto o sospeso dall'esercizio di una professione o di un'arte;
c) chi è sottoposto a misure di sicurezza personali o a misure di prevenzione;
d) chi non può essere assunto come testimone o ha facoltà di astenersi dal
testimoniare o chi è chiamato a prestare ufficio di testimone o di interprete;
e) chi è stato nominato consulente tecnico nello stesso procedimento o in un
procedimento connesso.
ART. 223
ART. 223
Astensione e ricusazione del perito
1. Quando esiste un motivo di astensione, il perito ha l'obbligo di dichiararlo.
2. Il perito può essere ricusato dalle parti nei casi previsti dall'articolo 36
a eccezione di quello previsto dal comma 1 lettera h) del medesimo articolo.
3. La dichiarazione di astensione o di ricusazione può essere presentata fino a
che non siano esaurite le formalità di conferimento dell'incarico e, quando si
tratti di motivi sopravvenuti ovvero conosciuti successivamente, prima che il
perito abbia dato il proprio parere.
4. Sulla dichiarazione di astensione o di ricusazione decide, con ordinanza, il
giudice che ha disposto la perizia.
5. Si osservano, in quanto applicabili, le norme sulla ricusazione del giudice.
ART. 224
ART. 224
Provvedimenti del giudice
1. Il giudice dispone anche di ufficio la perizia con ordinanza motivata,
contenente la nomina del perito, la sommaria enunciazione dell'oggetto delle
indagini, l'indicazione del giorno, dell'ora e del luogo fissati per la
comparizione del perito.
2. Il giudice dispone la citazione del perito e dà gli opportuni provvedimenti
per la comparizione delle persone sottoposte all'esame del perito. Adotta tutti
gli altri provvedimenti che si rendono necessari per l'esecuzione delle
operazioni peritali.
((75))
----------------
AGGIORNAMENTO (75)
La Corte Costituzionale con sentenza 27 giugno - 9 luglio 1996, n. 238 (in G.U.
1a s.s. 17/07/1996, n. 29) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 224, comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art224-com2]
nella parte in cui consente che il giudice, nell'ambito delle operazioni
peritali, disponga misure che comunque incidano sulla libertà personale
dell'indagato o dell'imputato o di terzi, al di fuori di quelle specificamente
previste nei "casi" e nei "modi" dalla legge."
ART. 224-BIS
ART. 224-BIS
(Provvedimenti del giudice per le perizie che richiedono il compimento di atti
idonei ad incidere sulla libertà personale).
1. Quando si procede per delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale
la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel
massimo a tre anni
((, per i delitti di cui agli articoli 589-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art589bis] e 590-bis
del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art590bis]))
e negli altri casi espressamente previsti dalla legge, se per l'esecuzione della
perizia è necessario compiere atti idonei ad incidere sulla libertà personale,
quali il prelievo di capelli, di peli o di mucosa del cavo orale su persone
viventi ai fini della determinazione del profilo del DNA o accertamenti medici,
e non vi è il consenso della persona da sottoporre all'esame del perito, il
giudice, anche d'ufficio, ne dispone con ordinanza motivata l'esecuzione
coattiva, se essa risulta assolutamente indispensabile per la prova dei fatti.
2. Oltre a quanto disposto dall'articolo 224, l'ordinanza di cui al comma 1
contiene, a pena di nullità:
a) le generalità della persona da sottoporre all'esame e quanto altro valga ad
identificarla;
b) l'indicazione del reato per cui si procede, con la descrizione sommaria del
fatto;
c) l'indicazione specifica del prelievo o dell'accertamento da effettuare e
delle ragioni che lo rendono assolutamente indispensabile per la prova dei
fatti;
d) l'avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore o da persona di
fiducia;
e) l'avviso che, in caso di mancata comparizione non dovuta a legittimo
impedimento, potrà essere ordinato l'accompagnamento coattivo ai sensi del comma
6;
f) l'indicazione del luogo, del giorno e dell'ora stabiliti per il compimento
dell'atto e delle modalità di compimento.
3. L'ordinanza di cui al comma I è notificata all'interessato, all'imputato e al
suo difensore nonché alla persona offesa almeno tre giorni prima di quello
stabilito per l'esecuzione delle operazioni peritali.
4. Non possono in alcun caso essere disposte operazioni che contrastano con
espressi divieti posti dalla legge o che possono mettere in pericolo la vita,
l'integrità fisica o la salute della persona o del nascituro, ovvero che,
secondo la scienza medica, possono provocare sofferenze di non lieve entità.
5. Le operazioni peritali sono comunque eseguite nel rispetto della dignità e
del pudore di chi vi è sottoposto. In ogni caso, a parità di risultato, sono
prescelte le tecniche meno invasive.
6. Qualora la persona invitata a presentarsi per i fini di cui al comma I non
compare senza addurre un legittimo impedimento, il giudice può disporre che sia
accompagnata, anche coattivamente, nel luogo, nel giorno e nell'ora stabiliti.
Se, pur comparendo, rifiuta di prestare il proprio consenso agli accertamenti,
il giudice dispone che siano eseguiti coattivamente. L'uso di mezzi di
coercizione fisica è consentito per il solo tempo strettamente necessario
all'esecuzione del prelievo o dell'accertamento. Si applicano le disposizioni
dell'articolo 132, comma 2.
7. L'atto è nullo se la persona sottoposta al prelievo o agli accertamenti non è
assistita dal difensore nominato .
ART. 225
ART. 225
Nomina del consulente tecnico
1. Disposta la perizia, il pubblico ministero e le parti private hanno facoltà
di nominare propri consulenti tecnici in numero non superiore, per ciascuna
parte, a quello dei periti.
2. Le parti private, nei casi e alle condizioni previste dalla legge sul
patrocinio statale dei non abbienti, hanno diritto di farsi assistere da un
consulente tecnico a spese dello Stato.
3. Non può essere nominato consulente tecnico chi si trova nelle condizioni
indicate nell'articolo 222 comma 1 lettere a) , b) , c) , d).
ART. 226
ART. 226
Conferimento dell'incarico
1. Il giudice, accertate le generalità del perito, gli chiede se si trova in una
delle condizioni previste dagli articoli 222 e 223, lo avverte degli obblighi e
delle responsabilità previste dalla legge penale e lo invita a rendere la
seguente dichiarazione: "consapevole della responsabilità morale e giuridica che
assumo nello svolgimento dell'incarico, mi impegno ad adempiere al mio ufficio
senza altro scopo che quello di far conoscere la verità e a mantenere il segreto
su tutte le operazione peritali".
2. Il giudice formula quindi i quesiti, sentiti il perito, i consulenti tecnici,
il pubblico ministero e i difensori presenti.
ART. 227
ART. 227
Relazione peritale
1. Concluse le formalità di conferimento dell'incarico, il perito procede
immediatamente ai necessari accertamenti e risponde ai quesiti con parere
raccolto nel verbale.
2. Se, per la complessità dei quesiti, il perito non ritiene di poter dare
immediata risposta, può chiedere un termine al giudice.
3. Quando non ritiene di concedere il termine, il giudice provvede alla
sostituzione del perito; altrimenti fissa la data, non oltre novanta giorni,
nella quale il perito stesso dovrà rispondere ai quesiti e dispone perché ne
venga data comunicazione alle parti e ai consulenti tecnici.
4. Quando risultano necessari accertamenti di particolare complessità, il
termine può essere prorogato dal giudice, su richiesta motivata del perito,
anche più volte per periodi non superiori a trenta giorni. In ogni caso, il
termine per risposta ai quesiti, anche se prorogato, non può superare i sei
mesi.
5. Qualora sia indispensabile illustrare con note scritte il parere, il perito
può chiedere al giudice di essere autorizzato a presentare, nel termine
stabilito a norma dei commi 3 e 4, relazione scritta.
ART. 228
ART. 228
Attività del perito
1. Il perito procede alle operazioni necessarie per rispondere ai quesiti. A tal
fine può essere autorizzato dal giudice a prendere visione degli atti, dei
documenti e delle cose prodotti dalle parti dei quali la legge prevede
l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento.
2. Il perito può essere inoltre autorizzato ad assistere all'esame delle parti e
all'assunzione di prove nonché a servirsi di ausiliari di sua fiducia per lo
svolgimento di attività materiali non implicanti apprezzamenti e valutazioni.
3. Qualora, ai fini dello svolgimento dell'incarico, il perito richieda notizie
all'imputato, alla persona offesa o ad altre persone, gli elementi in tal modo
acquisiti possono essere utilizzati solo ai fini dell'accertamento peritale.
4. Quando le operazioni peritali si svolgono senza la presenza del giudice e
sorgono questioni relative ai poteri del perito e ai limiti dell'incarico, la
decisione è rimessa al giudice, senza che ciò importi sospensione delle
operazioni stesse.
ART. 229
ART. 229
Comunicazioni relative alle operazioni peritali
1. Il perito indica il giorno, l'ora e il luogo in cui inizierà le operazioni
peritali e il giudice ne fa dare atto nel verbale.
2. Della eventuale continuazione delle operazioni peritali il perito dà
comunicazione senza formalità alle parti presenti.
ART. 230
ART. 230
Attività dei consulenti tecnici
1. I consulenti tecnici possono assistere al conferimento dell'incarico al
perito e presentare al giudice richieste, osservazioni e riserve, delle quali è
fatta menzione nel verbale.
2. Essi possono partecipare alle operazioni peritali, proponendo al perito
specifiche indagini e formulando osservazioni e riserve, delle quali deve darsi
atto nella relazione.
3. Se sono nominati dopo l'esaurimento delle operazioni peritali, i consulenti
tecnici possono esaminare le relazioni e richiedere al giudice di essere
autorizzati a esaminare la persona, la cosa e il luogo oggetto della perizia.
4. La nomina dei consulenti tecnici e lo svolgimento della loro attività non può
ritardare l'esecuzione della perizia e il compimento delle altre attività
processuali.
ART. 231
ART. 231
Sostituzione del perito
1. Il perito può essere sostituito se non fornisce il proprio parere nel termine
fissato o se la richiesta di proroga non è accolta ovvero se svolge
negligentemente l'incarico affidatogli.
2. Il giudice, sentito il perito, provvede con ordinanza alla sua sostituzione,
salvo che il ritardo o l'inadempimento sia dipeso da cause a lui non imputabili.
Copia dell'ordinanza è trasmessa all'ordine o al collegio cui appartiene il
perito.
3. Il perito sostituito, dopo essere stato citato a comparire per discolparsi,
può essere condannato dal giudice al pagamento a favore della cassa delle
ammende di una somma da lire trecentomila a lire tre milioni.
4. Il perito è altresì sostituito quando è accolta la dichiarazione di
astensione o di ricusazione.
5. Il perito sostituito deve mettere immediatamente a disposizione del giudice
la documentazione e i risultati delle operazioni peritali già compiute.
ART. 232
ART. 232
Liquidazione del compenso al perito
1. Il compenso al perito è liquidato con decreto del giudice che ha disposto la
perizia, secondo le norme delle leggi speciali.
ART. 233
ART. 233
Consulenza tecnica fuori dei casi di perizia
1. Quando non è stata disposta perizia, ciascuna parte può nominare, in numero
non superiore a due, propri consulenti tecnici.
Questi possono esporre al giudice il proprio parere, anche presentando memorie a
norma dell'articolo 121.
((1-bis. Il giudice, a richiesta del difensore, può autorizzare il consulente
tecnico di una parte privata ad esaminare le cose sequestrate nel luogo in cui
esse si trovano, ad intervenire alle ispezioni, ovvero ad esaminare l'oggetto
delle ispezioni alle quali il consulente non è intervenuto. Prima dell'esercizio
dell'azione penale l'autorizzazione è disposta dal pubblico ministero a
richiesta del difensore. Contro il decreto che respinge la richiesta il
difensore può proporre opposizione al giudice, che provvede nelle forme di cui
all'articolo 127))
((1-ter. L'autorità giudiziaria impartisce le prescrizioni necessarie per la
conservazione dello stato originario delle cose e dei luoghi e per il rispetto
delle persone))
2. Qualora, successivamente alla nomina del consulente tecnico, sia disposta
perizia, ai consulenti tecnici già nominati sono riconosciuti i diritti e le
facoltà previsti dall'articolo 230, salvo il limite previsto dall'articolo 225
comma 1.
3. Si applica la disposizione dell'articolo 225 comma 3.
Capo VII
DOCUMENTI
ART. 234
ART. 234
Prova documentale
1. È consentita l'acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano
fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o
qualsiasi altro mezzo.
2. Quando l'originale di un documento del quale occorre far uso è per qualsiasi
causa distrutto, smarrito o sottratto e non è possibile recuperarlo, può esserne
acquisita copia.
3. È vietata l'acquisizione di documenti che contengono informazioni sulle voci
correnti nel pubblico intorno ai fatti di cui si tratta nel processo o sulla
moralità in generale delle parti, dei testimoni, dei consulenti tecnici e dei
periti.
ART. 234-BIS
ART. 234-BIS
(( (Acquisizione di documenti e dati informatici). ))
((1. È sempre consentita l'acquisizione di documenti e dati informatici
conservati all'estero, anche diversi da quelli disponibili al pubblico, previo
consenso, in quest'ultimo caso, del legittimo titolare))
ART. 235
ART. 235
Documenti costituenti corpo del reato
1. I documenti che costituiscono corpo del reato devono essere acquisiti
qualunque sia la persona che li abbia formati o li detenga.
ART. 236
ART. 236
Documenti relativi al giudizio sulla personalità
1. È consentita l'acquisizione dei certificati del casellario giudiziale, della
documentazione esistente presso gli uffici del servizio sociale degli enti
pubblici e presso gli uffici di sorveglianza nonché delle sentenze irrevocabili
di qualunque giudice italiano e delle sentenze straniere riconosciute, ai fini
del giudizio sulla personalità dell'imputato o della persona offesa dal reato,
se il fatto per il quale si procede deve essere valutato in relazione al
comportamento o alle qualità morali di questa.
2. Le sentenze indicate nel comma 1 e i certificati del casellario giudiziale
possono inoltre essere acquisiti al fine di valutare la credibilità di un
testimone.
ART. 237
ART. 237
Acquisizione di documenti provenienti dall'imputato
1. È consentita l'acquisizione, anche di ufficio, di qualsiasi documento
proveniente dall'imputato, anche se sequestrato presso altri o da altri
prodotto.
ART. 238
ART. 238
(Verbali di prove di altri procedimenti).
1. È ammessa l'acquisizione di verbali di prove di altro procedimento penale, se
si tratta di prove assunte nell'incidente probatorio o nel dibattimento.
2. È ammessa l'acquisizione di verbali di prove assunte in un giudizio civile
definito con sentenza che abbia acquistato autorità di cosa giudicata.
((
2-bis. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 i verbali di dichiarazioni possono
essere utilizzati contro l'imputato soltanto se il suo difensore ha partecipato
all'assunzione della prova o se nei suoi confronti fa stato la sentenza civile.
3. È comunque ammessa l'acquisizione della documentazione di atti che non sono
ripetibili. Se la ripetizione dell' atto è >divenuta
impossibile per fatti o circostanze sopravvenuti, l'acquisizione è ammessa se si
tratta di fatti o circostanze imprevedibili.
4. Al di fuori dei casi previsti dai commi 1, 2, 2-bis e 3, i verbali di
dichiarazioni possono essere utilizzati nel dibattimento soltanto nei confronti
dell'imputato che vi consenta; in mancanza di consenso, detti verbali possono
essere utilizzati per le contestazioni previste dagli articoli 500 e 503.
))
5. Salvo quanto previsto dall'articolo 190-bis, resta fermo il diritto delle
parti di ottenere a norma dell'articolo 190 l'esame delle persone le cui
dichiarazioni sono state acquisite a norma dei commi 1, 2 , 2-bis e 4 del
presente articolo.(96)
------------------
AGGIORNAMENTO (96)
La Corte costituzionale, con sentenza 26 ottobre-2 novembre 1998, n. 361 (G.U.
1a s.s. 4/11/1998 n. 44) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del
presente articolo "nella parte in cui non prevede che, qualora in dibattimento
la persona esaminata a norma dell'art. 210 del c.p.p.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art210]
rifiuti o comunque ometta in tutto o in parte di rispondere su fatti concernenti
la responsabilità di altri già oggetto delle sue precedenti dichiarazioni, in
mancanza di consenso dell'imputato alla utilizzazione si applica l'art. 500,
commi 2-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art500-com2bis]
e 4, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art500-com4]".
ART. 238-BIS
ART. 238-BIS
(( (Sentenze irrevocabili).
1. Fermo quanto previsto dall'articolo 236, le sentenze divenute irrevocabili
possono essere acquisite ai fini della prova di fatto in esse accertato e sono
valutate a norma degli articoli 187 e 192, comma 3)).
ART. 239
ART. 239
Accertamento della provenienza dei documenti
1. Se occorre verificarne la provenienza, il documento è sottoposto per il
riconoscimento alle parti private o ai testimoni.
ART. 240
ART. 240
(Documenti anonimi ed atti relativi ad intercettazioni illegali).
1. I documenti che contengono dichiarazioni anonime non possono essere acquisiti
né in alcun modo utilizzati, salvo che costituiscano corpo del reato o
provengano comunque dall'imputato.
2. Il pubblico ministero dispone l'immediata secretazione e la custodia in luogo
protetto dei documenti, dei supporti e degli atti concernenti dati e contenuti
di conversazioni o comunicazioni, relativi a traffico telefonico e telematico,
illegalmente formati o acquisiti. Allo stesso modo provvede per i documenti
formati attraverso la raccolta illegale di informazioni. Di essi è vietato
effettuare copia in qualunque forma e in qualunque fase del procedimento ed il
loro contenuto non può essere utilizzato.
3. Il pubblico ministero, acquisiti i documenti, i supporti e gli atti di cui al
comma 2, entro quarantotto ore, chiede al giudice per le indagini preliminari di
disporne la distruzione.
4. Il giudice per le indagini preliminari entro le successive quarantotto ore
fissa l'udienza da tenersi entro dieci giorni, ai sensi dell'articolo 127, dando
avviso a tutte le parti interessate, che potranno nominare un difensore di
fiducia, almeno tre giorni prima della data dell'udienza.
((167))
5. Sentite le parti comparse, il giudice per le indagini preliminari legge il
provvedimento in udienza e, nel caso ritenga sussistenti i presupposti di cui al
comma 2, dispone la distruzione dei documenti, dei supporti e degli atti di cui
al medesimo comma 2 e vi dà esecuzione subito dopo alla presenza del pubblico
ministero e dei difensori delle parti.
((167))
6. Delle operazioni di distruzione è redatto apposito verbale, nel quale si dà
atto dell'avvenuta intercettazione o detenzione o acquisizione illecita dei
documenti, dei supporti e degli atti di cui al comma 2 nonché delle modalità e
dei mezzi usati oltre che dei soggetti interessati, senza alcun riferimento al
contenuto degli stessi documenti, supporti e atti.
((167))
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AGGIORNAMENTO (167)
La Corte Costituzionale con sentenza 22 aprile -11 giugno 2009, n. 173 (in G.U.
1a s.s. 17/06/2009, n. 24) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dei
commi 4 e 5 del presente articolo nella parte in cui non prevedono per la
disciplina del contraddittorio, l'applicazione dell'art. 401, commi 1 e 2, dello
stesso codice.
Ha dichiarato inoltre l'illegittimità costituzionale del comma 6 del presente
articolo, nella parte in cui non esclude dal divieto di fare riferimento al
contenuto dei documenti, supporti e atti, nella redazione del verbale previsto
dalla stessa norma, le circostanze inerenti l'attività di formazione,
acquisizione e raccolta degli stessi documenti, supporti e atti.
ART. 241
ART. 241
Documenti falsi
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 537, il giudice, se ritiene la falsità
di un documento acquisito al procedimento, dopo la definizione di questo, ne
informa il pubblico ministero trasmettendogli copia del documento.
ART. 242
ART. 242
Traduzione di documenti. Trascrizione di registrazioni
((275))
1. Quando è acquisito un documento redatto in lingua diversa da quella italiana,
il giudice ne dispone la traduzione a norma dell'articolo 143 se ciò è
necessario alla sua comprensione.
2. Quando è acquisita una registrazione, il giudice ne dispone, se necessario,
la trascrizione a norma dell'articolo 268, comma 7. (253) (260) (263) (267)
(270)
((275))
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AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
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AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 243
ART. 243
Rilascio di copie
1. Quando dispone l'acquisizione di un documento che non deve rimanere segreto,
il giudice, a richiesta di chi ne abbia interesse, può autorizzare la
cancelleria a rilasciare copia autentica a norma dell'articolo 116.
TITOLO III
MEZZI DI RICERCA DELLA PROVA
Capo I
ISPEZIONI
TITOLO III
ART. 244
ART. 244
Casi e forme delle ispezioni
1. L'ispezione delle persone, dei luoghi e delle cose è disposta con decreto
motivato quando occorre accertare le tracce e gli altri effetti materiali del
reato.
2. Se il reato non ha lasciato tracce o effetti materiali, o se questi sono
scomparsi o sono stati cancellati o dispersi, alterati o rimossi, l'autorità
giudiziaria descrive lo stato attuale e, in quanto possibile, verifica quello
preesistente, curando anche di individuare modo, tempo e cause delle eventuali
modificazioni.
L'autorità giudiziaria può disporre rilievi segnaletici, descrittivi e
fotografici e ogni altra operazione tecnica
(( , anche in relazione a sistemi informatici o telematici, adottando misure
tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad
impedirne l'alterazione. ))
ART. 245
ART. 245
Ispezione personale
1. Prima di procedere all'ispezione personale l'interessato è avvertito della
facoltà di farsi assistere da persona di fiducia, purché questa sia prontamente
reperibile e idonea a norma dell'articolo 120.
2. L'ispezione è eseguita nel rispetto della dignità e, nei limiti del
possibile, del pudore di chi vi è sottoposto.
3. L'ispezione può essere eseguita anche per mezzo di un medico.
In questo caso l'autorità giudiziaria può astenersi dall'assistere alle
operazioni.
ART. 246
ART. 246
Ispezione di luoghi o di cose
1. All'imputato e in ogni caso a chi abbia l'attuale disponibilità del luogo in
cui è eseguita l'ispezione è consegnata, nell'atto di iniziare le operazioni e
sempre che essi siano presenti, copia del decreto che dispone tale accertamento.
2. Nel procedere all'ispezione dei luoghi, l'autorità giudiziaria può ordinare,
enunciando nel verbale i motivi del provvedimento, che taluno non si allontani
prima che le operazioni siano concluse e può far ricondurre coattivamente sul
posto il trasgressore.
Capo II
PERQUISIZIONI
ART. 247
ART. 247
Casi e forme delle perquisizioni
1. Quando vi è fondato motivo di ritenere che taluno occulti sulla persona il
corpo del reato o cose pertinenti al reato, è disposta perquisizione personale.
Quando vi è fondato motivo di ritenere che tali cose si trovino in un
determinato luogo ovvero che in esso possa eseguirsi l'arresto dell'imputato o
dell'evaso, è disposta perquisizione locale.
((
1-bis. Quando vi è fondato motivo di ritenere che dati, informazioni, programmi
informatici o tracce comunque pertinenti al reato si trovino in un sistema
informatico o telematico, ancorché protetto da misure di sicurezza, ne è
disposta la perquisizione, adottando misure tecniche dirette ad assicurare la
conservazione dei dati originali e ad impedirne l'alterazione.
))
2. La perquisizione è disposta con decreto motivato.
3. L'autorità giudiziaria può procedere personalmente ovvero disporre che l'atto
sia compiuto da ufficiali di polizia giudiziaria delegati con lo stesso decreto.
ART. 248
ART. 248
Richiesta di consegna
1. Se attraverso la perquisizione si ricerca una cosa determinata, l'autorità
giudiziaria può invitare a consegnarla. Se la cosa è presentata, non si procede
alla perquisizione, salvo che si ritenga utile procedervi per la completezza
delle indagini.
2. Per rintracciare le cose da sottoporre a sequestro o per accertare altre
circostanze utili ai fini delle indagini, l'autorità giudiziaria o gli ufficiali
di polizia giudiziaria da questa delegati possono esaminare
(( presso banche atti, documenti e corrispondenza nonché dati, informazioni e
programmi informatici. ))
In caso di rifiuto, l'autorità giudiziaria procede a perquisizione.
ART. 249
ART. 249
Perquisizioni personali
1. Prima di procedere alla perquisizione personale è consegnata una copia del
decreto all'interessato, con l'avviso della facoltà di farsi assistere da
persona di fiducia, purché questa sia prontamente reperibile e idonea a norma
dell'articolo 120.
2. La perquisizione è eseguita nel rispetto della dignità e, nei limiti del
possibile, del pudore di chi vi è sottoposto.
ART. 250
ART. 250
Perquisizioni locali
1. Nell'atto di iniziare le operazioni, copia del decreto di perquisizione
locale è consegnata all'imputato, se presente, e a chi abbia l'attuale
disponibilità del luogo, con l'avviso della facoltà di farsi rappresentare o
assistere da persona di fiducia, purché questa sia prontamente reperibile e
idonea a norma dell'articolo 120.
2. Se mancano le persone indicate nel comma 1, la copia è consegnata e l'avviso
è rivolto a un congiunto, un coabitante o un collaboratore ovvero, in mancanza,
al portiere o a chi ne fa le veci.
3. L'autorità giudiziaria, nel procedere alla perquisizione locale, può disporre
con decreto motivato che siano perquisite le persone presenti o sopraggiunte,
quando ritiene che le stesse possano occultare il corpo del reato o cose
pertinenti al reato. Può inoltre ordinare, enunciando nel verbale i motivi del
provvedimento, che taluno non si allontani prima che le operazioni siano
concluse. Il trasgressore è trattenuto o ricondotto coattivamente sul posto.
ART. 251
ART. 251
Perquisizioni nel domicilio. Limiti temporali
1. La perquisizione in un'abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti a essa non
può essere iniziata prima delle ore sette e dopo le ore venti.
2. Tuttavia nei casi urgenti l'autorità giudiziaria può disporre per iscritto
che la perquisizione sia eseguita fuori dei suddetti limiti temporali.
ART. 252
ART. 252
Sequestro conseguente a perquisizione
1. Le cose rinvenute a seguito della perquisizione sono sottoposte a sequestro
con l'osservanza delle prescrizioni degli articoli 259 e 260.
ART. 252-BIS
ART. 252-BIS
(( (Opposizione al decreto di perquisizione emesso dal pubblico ministero). ))
((
1. Salvo che alla perquisizione sia seguito il sequestro, contro il decreto di
perquisizione emesso dal pubblico ministero la persona nei cui confronti vengono
svolte le indagini e la persona nei cui confronti la perquisizione è stata
disposta o eseguita possono proporre opposizione, sulla quale il giudice
provvede a norma dell'articolo 127.
2. L'opposizione è proposta, a pena di decadenza, entro dieci giorni dalla data
di esecuzione del provvedimento o dalla diversa data in cui l'interessato ha
avuto conoscenza dell'avvenuta perquisizione.
3. Il giudice accoglie l'opposizione quando accerta che la perquisizione è stata
disposta fuori dei casi previsti dalla legge.
))
Capo III
SEQUESTRI
ART. 253
ART. 253
Oggetto e formalità del sequestro
1. L'autorità giudiziaria dispone con decreto motivato il sequestro del corpo
del reato e delle cose pertinenti al reato necessarie per l'accertamento dei
fatti.
2. Sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato
commesso nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il
prezzo.
3. Al sequestro procede personalmente l'autorità giudiziaria ovvero un ufficiale
di polizia giudiziaria delegato con lo stesso decreto.
4. Copia del decreto di sequestro è consegnata all'interessato, se presente.
ART. 254
ART. 254
Sequestro di corrispondenza
((
1. Presso coloro che forniscono servizi postali, telegrafici, telematici o di
telecomunicazioni è consentito procedere al sequestro di lettere, pieghi,
pacchi, valori, telegrammi e altri oggetti di corrispondenza, anche se inoltrati
per via telematica, che l'autorità giudiziaria abbia fondato motivo di ritenere
spediti dall'imputato o a lui diretti, anche sotto nome diverso o per mezzo di
persona diversa, o che comunque possono avere relazione con il reato.
))
2. Quando al sequestro procede un ufficiale di polizia giudiziaria, questi deve
consegnare all'autorità giudiziaria gli oggetti di corrispondenza sequestrati,
senza aprirli
(( o alterarli ))
e senza prendere altrimenti conoscenza del loro contenuto.
3. Le carte e gli altri documenti sequestrati che non rientrano fra la
corrispondenza sequestrabile sono immediatamente restituiti all'avente diritto e
non possono comunque essere utilizzati.
ART. 254-BIS
ART. 254-BIS
(( (Sequestro di dati informatici presso fornitori di servizi
informatici, telematici e di telecomunicazioni).
1. L'autorità giudiziaria, quando dispone il sequestro, presso i fornitori di
servizi informatici, telematici o di telecomunicazioni, dei dati da questi
detenuti, compresi quelli di traffico o di ubicazione, può stabilire, per
esigenze legate alla regolare fornitura dei medesimi servizi, che la loro
acquisizione avvenga mediante copia di essi su adeguato supporto, con una
procedura che assicuri la conformità dei dati acquisiti a quelli originali e la
loro immodificabilità. In questo caso è, comunque, ordinato al fornitore dei
servizi di conservare e proteggere adeguatamente i dati originali.
ART. 255
ART. 255
Sequestro presso banche
1. L'autorità giudiziaria può procedere al sequestro presso banche di documenti,
titoli, valori, somme depositate in conto corrente e di ogni altra cosa, anche
se contenuti in cassette di sicurezza, quando abbia fondato motivo di ritenere
che siano pertinenti al reato, quantunque non appartengano all'imputato o non
siano iscritti al suo nome.
ART. 256
ART. 256
Dovere di esibizione e segreti
1. Le persone indicate negli articoli 200 e 201 devono consegnare immediatamente
all'autorità giudiziaria, che ne faccia richiesta, gli atti e i documenti, anche
in originale se così è ordinato,
(( nonché i dati, le informazioni e i programmi informatici, anche mediante
copia di essi su adeguato supporto, ))
e ogni altra cosa esistente presso di esse per ragioni del loro ufficio,
incarico, ministero, professione o arte, salvo che dichiarino per iscritto che
si tratti di segreto di Stato ovvero di segreto inerente al loro ufficio o
professione.
2. Quando la dichiarazione concerne un segreto di ufficio o professionale,
l'autorità giudiziaria, se ha motivo di dubitare della fondatezza di essa e
ritiene di non potere procedere senza acquisire gli atti, i documenti o le cose
indicati nel comma 1, provvede agli accertamenti necessari. Se la dichiarazione
risulta infondata, l'autorità giudiziaria dispone il sequestro.
3. Quando la dichiarazione concerne un segreto di Stato, l'autorità giudiziaria
ne informa il Presidente del Consiglio dei Ministri, chiedendo che ne sia data
conferma. Qualora il segreto sia confermato e la prova sia essenziale per la
definizione del processo, il giudice dichiara non doversi procedere per
l'esistenza di un segreto di Stato.
4. Qualora, entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta, il
Presidente del Consiglio dei Ministri non dia conferma del segreto, l'autorità
giudiziaria dispone il sequestro.
5. Si applica la disposizione dell'articolo 204.
ART. 256-BIS
ART. 256-BIS
(( (Acquisizione di documenti, atti o altre cose da parte dell'autorità
giudiziaria presso le sedi dei servizi di informazione per la sicurezza). ))
((
1. Quando deve disporre l'acquisizione di documenti, atti o altre cose presso le
sedi dei servizi di informazione per la sicurezza, presso gli uffici del
Dipartimento delle informazioni per la sicurezza o comunque presso uffici
collegati all'esercizio delle funzioni di informazione per la sicurezza della
Repubblica, l'autorità giudiziaria indica nell'ordine di esibizione, in modo
quanto più possibile specifico, i documenti, gli atti e le cose oggetto della
richiesta.
2. L'autorità giudiziaria procede direttamente sul posto all'esame dei
documenti, degli atti e delle cose e acquisisce agli atti quelli strettamente
indispensabili ai fini dell'indagine. Nell'espletamento di tale attività,
l'autorità giudiziaria può avvalersi della collaborazione di ufficiali di
polizia giudiziaria.
3. Quando ha fondato motivo di ritenere che i documenti, gli atti o le cose
esibiti non siano quelli richiesti o siano incompleti, l'autorità giudiziaria
informa il Presidente del Consiglio dei ministri, che provvede a disporre la
consegna di ulteriori documenti, atti o cose o, se ne ricorrono i presupposti, a
confermare l'inesistenza di ulteriori documenti, atti o cose.
4. Quando deve essere acquisito, in originale o in copia, un documento, un atto
o una cosa, originato da un organismo informativo estero, trasmesso con vincolo
di non divulgazione, l'esame e la consegna immediata sono sospesi e il
documento, l'atto o la cosa è trasmesso immediatamente al Presidente del
Consiglio dei ministri affinchè vengano assunte le necessarie iniziative presso
l'autorità estera per le relative determinazioni in ordine all'apposizione del
segreto di Stato.
5. Nell'ipotesi prevista al comma 4, il Presidente del Consiglio dei ministri
autorizza l'acquisizione del documento, dell'atto o della cosa ovvero oppone o
conferma il segreto di Stato entro sessanta giorni dalla trasmissione.
6. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel termine di
cui al comma 5, l'autorità giudiziaria acquisisce il documento, l'atto o la
cosa.
ART. 256-TER
ART. 256-TER
(( (Acquisizione di atti, documenti o altre cose per i quali viene eccepito il
segreto di Stato). ))
((
1. Quando devono essere acquisiti, in originale o in copia, documenti, atti o
altre cose per i quali il responsabile dell'ufficio detentore eccepisce il
segreto di Stato, l'esame e la consegna sono sospesi; il documento, l'atto o la
cosa è sigillato in appositi contenitori e trasmesso prontamente al Presidente
del Consiglio dei ministri.
2. Nell'ipotesi prevista al comma 1, il Presidente del Consiglio dei ministri
autorizza l'acquisizione del documento, dell'atto o della cosa ovvero conferma
il segreto di Stato entro trenta giorni dalla trasmissione.
3. Se il Presidente del Consiglio dei ministri non si pronuncia nel termine di
cui al comma 2, l'autorità giudiziaria acquisisce il documento, l'atto o la
cosa.
ART. 257
ART. 257
Riesame del decreto di sequestro
1. Contro il decreto di sequestro l'imputato, la persona alla quale le cose sono
state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione
((nonché le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle
disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398]))
possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell'articolo
324.
2. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del provvedimento.
ART. 258
ART. 258
Copie dei documenti sequestrati
1. L'autorità giudiziaria può fare estrarre copia degli atti e dei documenti
sequestrati, restituendo gli originali, e, quando il sequestro di questi è
mantenuto, può autorizzare la cancelleria o la segreteria a rilasciare
gratuitamente copia autentica a coloro che li detenevano legittimamente.
2. I pubblici ufficiali possono rilasciare copie, estratti o certificati dei
documenti loro restituiti dall'autorità giudiziaria in originale o in copia, ma
devono fare menzione in tali copie, estratti o certificati del sequestro
esistente.
3. In ogni caso la persona o l'ufficio presso cui fu eseguito il sequestro ha
diritto di avere copia del verbale dell'avvenuto sequestro.
4. Se il documento sequestrato fa parte di un volume o di un registro da cui non
possa essere separato e l'autorità giudiziaria non ritiene di farne estrarre
copia, l'intero volume o registro rimane in deposito giudiziario. Il pubblico
ufficiale addetto, con l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, rilascia agli
interessati che li richiedono copie, estratti o certificati delle parti del
volume o del registro non soggette al sequestro, facendo menzione del sequestro
parziale nelle copie, negli estratti e nei certificati.
ART. 259
ART. 259
Custodia delle cose sequestrate
1. Le cose sequestrate sono affidate in custodia alla cancelleria o alla
segreteria. Quando ciò non è possibile o non è opportuno, l'autorità giudiziaria
dispone che la custodia avvenga in luogo diverso, determinandone il modo e
nominando un altro custode, idoneo a norma dell'articolo 120.
2. All'atto della consegna, il custode è avvertito dell'obbligo di conservare e
di presentare le cose a ogni richiesta dell'autorità giudiziaria nonché delle
pene previste dalla legge penale per chi trasgredisce ai doveri della custodia.
(( Quando la custodia riguarda dati, informazioni o programmi informatici, il
custode è altresì avvertito dell'obbligo di impedirne l'alterazione o l'accesso
da parte di terzi, salva, in quest'ultimo caso, diversa disposizione
dell'autorità giudiziaria. ))
Al custode può essere imposta una cauzione. Dell'avvenuta consegna,
dell'avvertimento dato e della cauzione imposta è fatta menzione nel verbale. La
cauzione è ricevuta, con separato verbale, nella cancelleria o nella segreteria.
ART. 260
ART. 260
Apposizione dei sigilli alle cose sequestrate
Cose deperibili. Distruzione di cose sequestrate
1. Le cose sequestrate si assicurano con il sigillo dell'ufficio giudiziario e
con le sottoscrizioni dell'autorità giudiziaria e dell'ausiliario che la assiste
ovvero, in relazione alla natura delle cose, con altro mezzo, anche di carattere
elettronico o informatico, idoneo a indicare il vincolo imposto a fini di
giustizia.
2. L'autorità giudiziaria fa estrarre copia dei documenti e fa eseguire
fotografie o altre riproduzioni delle cose sequestrate che possono alterarsi o
che sono di difficile custodia, le unisce agli atti e fa custodire in
cancelleria o segreteria gli originali dei documenti, disponendo, quanto alle
cose, in conformità dell'articolo 259. Quando si tratta di dati, di informazioni
o di programmi informatici, la copia deve essere realizzata su adeguati
supporti, mediante procedura che assicuri la conformità della copia
all'originale e la sua immodificabilità; in tali casi, la custodia degli
originali può essere disposta anche in luoghi diversi dalla cancelleria o dalla
segreteria.
3. Se si tratta di cose che possono alterarsi, l'autorità giudiziaria ne ordina,
secondo i casi, l'alienazione o la distruzione.
((3-bis. L'autorità giudiziaria, anche su richiesta dell'organo accertatore o
della persona offesa, quando il decreto di sequestro o di convalida del
sequestro non è più assoggettabile a riesame, dispone il prelievo di uno o più
campioni, con l'osservanza delle formalità di cui all'articolo 364, e ordina la
distruzione della merce residua, nel caso di merci di cui sono comunque vietati
la fabbricazione, il possesso, la detenzione o la commercializzazione, quando le
stesse sono di difficile custodia ovvero quando la custodia risulta
particolarmente onerosa o pericolosa per la sicurezza, la salute o l'igiene
pubblica ovvero quando risulti evidente la violazione dei predetti divieti,
anche in ragione della natura contraffatta o usurpativa delle merci. Se la
conservazione della merce è assolutamente necessaria per la prosecuzione delle
indagini, l'autorità giudiziaria dispone in tal senso con provvedimento
motivato))
3-ter. Nei casi di sequestro nei procedimenti a carico di ignoti, la polizia
giudiziaria, decorso il termine di tre mesi dalla data di effettuazione del
sequestro,
((procede))
alla distruzione delle merci contraffatte
((o usurpative))
sequestrate, previa comunicazione all'autorità giudiziaria.
((La distruzione può avvenire dopo quindici giorni dalla comunicazione, salva
diversa decisione dell'autorità giudiziaria, ed è preceduta dal prelievo di uno
o più campioni, con l'osservanza delle formalità di cui all'articolo 364))
.
ART. 260-BIS
ART. 260-BIS
(( (Affido definitivo dell'animale oggetto di sequestro o confisca).))
1.
((L'autorità giudiziaria, nell'ambito dei procedimenti per i reati di cui agli
articoli 544-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art544bis], 544-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art544ter],
544-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art544quater] e
544-quinquies del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art544quinquies]
nonché all'articolo 4 della legge 4 novembre 2010, n. 201
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2010-11-04;201~art4], consumati o tentati,
quando dispone il sequestro o la confisca di animali vivi al fine di garantire
la loro effettiva protezione e il mantenimento in condizioni di salute adeguate,
può, anche su istanza della persona offesa o dell'associazione di cui
all'articolo 19-quater delle disposizioni di coordinamento e transitorie per il
codice penale [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], con
decreto motivato, affidare gli stessi, in via definitiva, alle associazioni di
cui al medesimo articolo 19-quater o a loro subaffidatari previo versamento, da
parte dell'associazione interessata, di una cauzione per ciascun animale
affidato. Il provvedimento di rigetto dell'istanza dei soggetti indicati è
impugnabile nel termine di trenta giorni.))
2.
((L'importo della cauzione di cui al comma 1 è stabilito dall'autorità
giudiziaria tenendo conto della tipologia dell'animale e dello stato sanitario
dello stesso nonché delle cure e dei costi che la gestione dell'animale richiede
nel lungo periodo a seguito dell'affidamento definitivo. Il versamento della
cauzione è condizione di efficacia del decreto di affidamento definitivo.))
3.
((Le associazioni di cui all'articolo 19-quater delle disposizioni di
coordinamento e transitorie per il codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], previa
autorizzazione dell'autorità giudiziaria procedente, possono individuare singole
persone fisiche o enti e associazioni a cui affidare gli animali. In tali casi e
sempre previo versamento della cauzione, il decreto di affidamento definitivo è
emesso nei riguardi dell'affidatario individuato.))
4.
((La cauzione è versata mediante bonifico bancario al Fondo unico giustizia. La
cauzione complessiva versata rimane a disposizione dell'autorità giudiziaria
fino alla sentenza definitiva. In caso di sentenza definitiva di condanna, la
cauzione è versata all'entrata del bilancio dello Stato e resta acquisita
all'erario.))
5.
((La documentazione relativa al versamento della cauzione è inserita, in
originale, nel fascicolo del procedimento.))
6.
((Il decreto di affidamento definitivo costituisce titolo ai fini
dell'esecuzione delle variazioni anagrafiche, ove previste, relative agli
animali affidati e si estende anche a eventuali cuccioli nati nelle more del
sequestro o della confisca))
.
ART. 261
ART. 261
Rimozione e riapposizione dei sigilli
1. L'autorità giudiziaria, quando occorre procedere alla rimozione dei sigilli,
ne verifica prima l'identità e l'integrità con l'assistenza dell'ausiliario.
Compiuto l'atto per cui si è resa necessaria la rimozione dei sigilli, le cose
sequestrate sono nuovamente sigillate dall'ausiliario in presenza dell'autorità
giudiziaria. L'autorità giudiziaria e l'ausiliario appongono presso il sigillo
la data e la sottoscrizione.
ART. 262
ART. 262
Durata del sequestro e restituzione delle cose sequestrate
1. Quando non è necessario mantenere il sequestro a fini di prova, le cose
sequestrate sono restituite a chi ne abbia diritto, anche prima della sentenza.
Se occorre, l'autorità giudiziaria prescrive di presentare a ogni richiesta le
cose restituite e a tal fine può imporre cauzione.
2. Nel caso previsto dal comma 1, la restituzione non è ordinata se il giudice
dispone, a richiesta del pubblico ministero o della parte civile, che sulle cose
appartenenti all'imputato o al responsabile civile sia mantenuto il sequestro a
garanzia dei crediti indicati nell'articolo 316.
3. Non si fa luogo alla restituzione e il sequestro è mantenuto ai fini
preventivi quando il giudice provvede a norma dell'articolo 321.
((
3-bis. Trascorsi cinque anni dalla data della sentenza non più soggetta ad
impugnazione, le somme di denaro sequestrate, se non ne è stata disposta la
confisca e nessuno ne ha chiesto la restituzione, reclamando di averne diritto,
sono devolute allo Stato.
))
4. Dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione le cose sequestrate sono
restituite a chi ne abbia diritto, salvo che sia disposta la confisca.
ART. 263
ART. 263
Procedimento per la restituzione delle cose sequestrate
1. La restituzione delle cose sequestrate è disposta dal giudice con ordinanza
se non vi è dubbio sulla loro appartenenza.
2. Quando le cose sono state sequestrate presso un terzo, la restituzione non
può essere ordinata a favore di altri senza che il terzo sia sentito in camera
di consiglio con le forme previste dall'articolo 127.
3. In caso di controversia sulla proprietà delle cose sequestrate, il giudice ne
rimette la risoluzione al giudice civile del luogo competente in primo grado,
mantenendo nel frattempo il sequestro.
((
4. Nel corso delle indagini preliminari, sulla restituzione delle cose
sequestrate il pubblico ministero provvede con decreto motivato.
))
5. Contro il decreto del pubblico ministero che dispone la restituzione
((o respinge la relativa richiesta))
, gli interessati possono proporre opposizione sulla quale il giudice provvede a
norma dell'articolo 127.
6. Dopo la sentenza non più soggetta a impugnazione, provvede il giudice
dell'esecuzione.
ART. 264
ART. 264
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:2002-05-30;115]))
ART. 265
ART. 265
((ARTICOLO ABROGATO DAL D.P.R. 30 MAGGIO 2002, N. 115
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:2002-05-30;115]))
Capo IV
INTERCETTAZIONI DI CONVERSAZIONI O COMUNICAZIONI
ART. 266
ART. 266
Limiti di ammissibilità
1. L'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre
forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti
reati:
a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell'ergastolo o della
reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell'articolo
4;
b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena
della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma
dell'articolo 4;
c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;
f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria abuso di
informazioni privilegiate, manipolazioni del mercato molestia o disturbo alle
persone col mezzo del telefono.
f-bis) delitti previsti dall'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art600ter-com3],
anche se relativi al materiale pornografico di cui all'articolo 600-quater.1 del
medesimo codice, nonché dall'art. 609-undecies;
f-ter) delitti previsti dagli articoli 444
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art444], 473
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art473], 474
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art474], 515
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art515], 516
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art516], 517-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art517quater] e 633,
secondo comma, del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art633-com2];
f-quater) delitto previsto dall'articolo 612-bis del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art612bis].
f-quinquies) delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste
dall'articolo 416-bis del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416bis] ovvero al
fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo.
(270)
((275))
2. Negli stessi casi è consentita l'intercettazione di comunicazioni tra
presenti , che può essere eseguita anche mediante l'inserimento di un captatore
informatico su un dispositivo elettronico portatile. Tuttavia, qualora queste
avvengano nei luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art614],
l'intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi
si stia svolgendo l'attività criminosa. (253) (260) (263) (267)
((275))
2-bis. L'intercettazione di comunicazioni tra presenti mediante inserimento di
captatore informatico su dispositivo elettronico portatile è sempre consentita
nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater,
e, previa indicazione delle ragioni che ne giustificano l'utilizzo anche nei
luoghi indicati dall'articolo 614 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art614], per i
delitti dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio contro la
pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a cinque anni, determinata a norma dell'articolo 4. (253)
(260) (263) (267) (270)
((275))
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 266-BIS
ART. 266-BIS
(( (Intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche).
1. Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell'articolo 266, nonché a
quelli commessi mediante l'impiego di tecnologie informatiche o telematiche, è
consentita l'intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi
informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi)).
ART. 267
ART. 267
Presupposti e forme del provvedimento
1. Il pubblico ministero richiede al giudice per le indagini preliminari
l'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'articolo 266.
L'autorizzazione è data con decreto motivato quando vi sono gravi indizi di
reato e l'intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della
prosecuzione delle indagini. Il decreto che autorizza l'intercettazione tra
presenti mediante inserimento di captatore informatico su dispositivo
elettronico portatile espone con autonoma valutazione le specifiche ragioni che
rendono necessaria, in concreto, tale modalità per lo svolgimento delle
indagini; nonché, se si procede per delitti diversi da quelli di cui
all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, e dai delitti dei pubblici ufficiali o
degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione per i
quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque
anni, determinata a norma dell'articolo 4, i luoghi e il tempo, anche
indirettamente determinati, in relazione ai quali è consentita l'attivazione del
microfono. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di reato si applica l'articolo 203.
2. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo
possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone
l'intercettazione con decreto motivato, che va comunicato immediatamente e
comunque non oltre le ventiquattro ore al giudice indicato nel comma 1. Il
giudice, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla convalida con
decreto motivato.
Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine
stabilito, l'intercettazione non può essere proseguita e i risultati di essa non
possono essere utilizzati.
2-bis. Nei casi di cui al comma 2, il pubblico ministero può disporre, con
decreto motivato, l'intercettazione tra presenti mediante inserimento di
captatore informatico su dispositivo elettronico portatile soltanto nei
procedimenti per i delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e 3-quater e per
i delitti dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio contro
la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a cinque anni, determinata a norma dell'articolo 4. A tal
fine indica, oltre a quanto previsto dal comma 1, secondo periodo, le ragioni di
urgenza che rendono impossibile attendere il provvedimento del giudice. Il
decreto è trasmesso al giudice che decide sulla convalida nei termini, con le
modalità e gli effetti indicati al comma 2. (253) (260) (263) (267)(270) (275)
3. Il decreto del pubblico ministero che dispone l'intercettazione indica le
modalità e la durata delle operazioni. Tale durata non può superare i quindici
giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi
successivi di quindici giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel
comma 1.
((Le intercettazioni non possono avere una durata complessiva superiore a
quarantacinque giorni, salvo che l'assoluta indispensabilità delle operazioni
per una durata superiore sia giustificata dall'emergere di elementi specifici e
concreti, che devono essere oggetto di espressa motivazione))
.
4. Il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente ovvero
avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria. PERIODO SOPPRESSO DAL D.L.
30 DICEMBRE 2019, N. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 FEBBRAIO 2020, N. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7]. (253) (260) (263) (267) (270)
(275)
5. In apposito registro riservato gestito, anche con modalità informatiche, e
tenuto sotto la direzione e la sorveglianza del Procuratore della Repubblica,
sono annotati, secondo un ordine cronologico, i decreti che dispongono,
autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna
intercettazione, l'inizio e il termine delle operazioni. (270) (275)
---------------
AGGIORNAMENTO (24)
Il D.L. 13 maggio 1991, n. 152
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-05-13;152], convertito con
modificazioni dalla L. 12 luglio 1991, n. 203
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1991-07-12;203] ha disposto (con l'art. 13,
comma 1) che "In deroga a quanto disposto dall'articolo 267 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art267],
l'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall'articolo 266 dello
stesso codice è data, con decreto motivato, quando l'intercettazione è
necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di
criminalità organizzata o di minaccia col mezzo del telefono in ordine ai quali
sussistano sufficienti indizi."
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 268
ART. 268
Esecuzione delle operazioni
1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto
verbale.
2. Nel verbale è trascritto, anche sommariamente, soltanto il contenuto delle
comunicazioni intercettate rilevante ai fini delle indagini, anche a favore
della persona sottoposta ad indagine. Il contenuto non rilevante ai fini delle
indagini non è trascritto neppure sommariamente e nessuna menzione ne viene
riportata nei verbali e nelle annotazioni della polizia giudiziaria, nei quali è
apposta l'espressa dicitura: 'La conversazione omessa non è utile alle indaginì.
2-bis. Il pubblico ministero dà indicazioni e vigila affinchè i verbali siano
redatti in conformità a quanto previsto dal comma 2 e negli stessi non siano
riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che
riguardano fatti e circostanze afferenti alla vita privata degli interlocutori,
((nonché quelle che consentono di identificare soggetti diversi dalle parti))
salvo che risultino rilevanti ai fini delle indagini.(270) (275)
2-ter. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 2019, N. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 FEBBRAIO 2020, N. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7].(270) (275)
3. Le operazioni possono essere compiute esclusivamente per mezzo degli impianti
installati nella procura della Repubblica. Tuttavia, quando tali impianti
risultano insufficienti o inidonei ed esistono eccezionali ragioni di urgenza,
il pubblico ministero può disporre, con provvedimento motivato, il compimento
delle operazioni mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione alla
polizia giudiziaria.
3-bis. Quando si procede a intercettazione di comunicazioni informatiche o
telematiche, il pubblico ministero può disporre che le operazioni siano compiute
anche mediante impianti appartenenti a privati. Per le operazioni di avvio e di
cessazione delle registrazioni con captatore informatico su dispositivo
elettronico portatile, riguardanti comunicazioni e conversazioni tra presenti,
l'ufficiale di polizia giudiziaria può avvalersi di persone idonee di cui
all'articolo 348, comma 4. (253) (260) (263) (270) (275)
4. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico
ministero per la conservazione nell'archivio di cui all'articolo 269, comma 1.
Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni, essi sono depositati
presso l'archivio di cui all'articolo 269, comma 1, insieme ai decreti che hanno
disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l'intercettazione, rimanendovi
per il tempo fissato dal pubblico ministero, salvo che il giudice non riconosca
necessaria una proroga. (270) (275)
5. Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il giudice
autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non oltre la chiusura delle
indagini preliminari. (270) (275)
6. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine
fissato a norma dei commi 4 e 5, per via telematica hanno facoltà di esaminare
gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi
di comunicazioni informatiche o telematiche. Scaduto il termine, il giudice
dispone l'acquisizione delle conversazioni o dei flussi di comunicazioni
informatiche o telematiche indicati dalle parti, che non appaiano irrilevanti,
procedendo anche di ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di
cui è vietata l'utilizzazione e di quelli che riguardano categorie particolari
di dati personali
((o soggetti diversi dalle parti))
, sempre che non ne sia dimostrata la rilevanza. Il pubblico ministero e i
difensori hanno diritto di partecipare allo stralcio e sono avvisati almeno
ventiquattro ore prima. (270) (275)
7. Il giudice, anche nel corso delle attività di formazione del fascicolo per il
dibattimento ai sensi dell'articolo 431, dispone la trascrizione integrale delle
registrazioni ovvero la stampa in forma intellegibile delle informazioni
contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche da acquisire,
osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l'espletamento delle
perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il
dibattimento. Il giudice, con il consenso delle parti, può disporre
l'utilizzazione delle trascrizioni delle registrazioni ovvero delle informazioni
contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche effettuate
dalla polizia giudiziaria nel corso delle indagini. In caso di contestazioni si
applicano le disposizioni di cui al primo periodo. (270) (275)
8. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la
trasposizione della registrazione su idoneo supporto. In caso di intercettazione
di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono
richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della
stampa prevista dal comma 7. (270) (275)
(163)
---------------
AGGIORNAMENTO (163)
La Corte costituzionale con sentenza 8-10 ottobre 2008 n. 336 (in G.U. 1a s.s.
15/10/2008, n. 43) ha dichiarato "la illegittimità costituzionale dell'art. 268
del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art268],
nella parte in cui non prevede che, dopo la notificazione o l'esecuzione
dell'ordinanza che dispone una misura cautelare personale, il difensore possa
ottenere la trasposizione su nastro magnetico delle registrazioni di
conversazioni o comunicazioni intercettate, utilizzate ai fini dell'adozione del
provvedimento cautelare, anche se non depositate."
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 268-BIS
ART. 268-BIS
ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 2019, N. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 FEBBRAIO 2020, N. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7] (270)
((275))
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione."
ART. 268-TER
ART. 268-TER
ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 2019, N. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 FEBBRAIO 2020, N. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7] (270)
((275))
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione."
ART. 268-QUATER
ART. 268-QUATER
ARTICOLO ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 2019, N. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 FEBBRAIO 2020, N. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7] (270)
((275))
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione."
ART. 269
ART. 269
Conservazione della documentazione
1. I verbali e le registrazioni, e ogni altro atto ad esse relativo, sono
conservati integralmente in apposito archivio gestito e tenuto sotto la
direzione e la sorveglianza del Procuratore della Repubblica dell'ufficio che ha
richiesto ed eseguito le intercettazioni. Non sono coperti da segreto solo i
verbali e le registrazioni delle comunicazioni e conversazioni acquisite al
fascicolo di cui all'articolo 373, comma 5, o comunque utilizzati nel corso
delle indagini preliminari. Al giudice per le indagini preliminari e ai
difensori delle parti, successivamente al deposito effettuato ai sensi degli
articoli 268 e 415-bis o nel caso previsto dall'articolo 454, comma 2-bis, per
l'esercizio dei loro diritti e facoltà è consentito l'accesso all'archivio e
l'ascolto delle conversazioni o comunicazioni registrate. (270)
((275))
1-bis. COMMA ABROGATO DAL D.L. 30 DICEMBRE 2019, N. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 28 FEBBRAIO 2020, N. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7].(270)
((275))
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 271 comma 3, le registrazioni sono
conservate fino alla sentenza non più soggetta a impugnazione. Tuttavia gli
interessati, quando la documentazione non è necessaria per il procedimento,
possono chiederne la distruzione, a tutela della riservatezza, al giudice che ha
autorizzato o convalidato l'intercettazione. Il giudice decide in camera di
consiglio a norma dell'articolo 127. (270)
((275))
3. La distruzione, nei casi in cui è prevista, viene eseguita sotto controllo
del giudice. Dell'operazione è redatto verbale.
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 270
ART. 270
Utilizzazione in altri procedimenti
1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in
procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che
risultino rilevanti e indispensabili per l'accertamento di delitti per i quali è
obbligatorio l'arresto in flagranza
((...))
. (270) (275)
((303))
1-bis. Fermo restando quanto previsto dal comma 1, i risultati delle
intercettazioni tra presenti operate con captatore informatico su dispositivo
elettronico portatile possono essere utilizzati anche per la prova di reati
diversi da quelli per i quali è stato emesso il decreto di autorizzazione
qualora risultino indispensabili per l'accertamento dei delitti indicati
dall'articolo 266, comma 2-bis. (270) (275)
2. Ai fini della utilizzazione prevista dal comma 1, i verbali e le
registrazioni delle intercettazioni sono depositati presso l'autorità competente
per il diverso procedimento. Si applicano le disposizioni dell'articolo 268,
commi 6, 7 e 8. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
3. Il pubblico ministero e i difensori delle parti hanno altresì facoltà di
esaminare i verbali e le registrazioni in precedenza depositati nel procedimento
in cui le intercettazioni furono autorizzate.
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
--------------
AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
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AGGIORNAMENTO (303)
Il D.L. 10 agosto 2023, n. 105
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-08-10;105], convertito con
modificazioni dalla L. 9 ottobre 2023, n. 137
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2023-10-09;137], ha disposto (con l'art. 1,
comma 2-quinquies) che "La disposizione di cui al comma 2-quater si applica ai
procedimenti iscritti successivamente alla data di entrata in vigore della legge
di conversione del presente decreto".
ART. 270-BIS
ART. 270-BIS
(( (Comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni
per la sicurezza e ai servizi di informazione per la sicurezza). ))
((
1. L'autorità giudiziaria, quando abbia acquisito, tramite intercettazioni,
comunicazioni di servizio di appartenenti al Dipartimento delle informazioni per
la sicurezza o ai servizi di informazione per la sicurezza, dispone l'immediata
secretazione e la custodia in luogo protetto dei documenti, dei supporti e degli
atti concernenti tali comunicazioni.
2. Terminate le intercettazioni, l'autorità giudiziaria trasmette al Presidente
del Consiglio dei ministri copia della documentazione contenente le informazioni
di cui intende avvalersi nel processo, per accertare se taluna di queste
informazioni sia coperta da segreto di Stato.
3. Prima della risposta del Presidente del Consiglio dei ministri, le
informazioni ad esso inviate possono essere utilizzate solo se vi è pericolo di
inquinamento delle prove, o pericolo di fuga, o quando è necessario intervenire
per prevenire o interrompere la commissione di un delitto per il quale sia
prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.
Resta ferma la disciplina concernente la speciale causa di giustificazione
prevista per attività del personale dei servizi di informazione per la
sicurezza.
4. Se entro sessanta giorni dalla notificazione della richiesta il Presidente
del Consiglio dei ministri non oppone il segreto, l'autorità giudiziaria
acquisisce la notizia e provvede per l'ulteriore corso del procedimento.
5. L'opposizione del segreto di Stato inibisce all'autorità giudiziaria
l'utilizzazione delle notizie coperte dal segreto.
6. Non è in ogni caso precluso all'autorità giudiziaria di procedere in base ad
elementi autonomi e indipendenti dalle informazioni coperte dal segreto.
7. Quando è sollevato conflitto di attribuzione nei confronti del Presidente del
Consiglio dei ministri, qualora il conflitto sia risolto nel senso
dell'insussistenza del segreto di Stato, il Presidente del Consiglio dei
ministri non può più opporlo con riferimento al medesimo oggetto. Qualora il
conflitto sia risolto nel senso della sussistenza del segreto di Stato,
l'autorità giudiziaria non può acquisire né utilizzare, direttamente o
indirettamente, atti o documenti sui quali è stato opposto il segreto di Stato.
8. In nessun caso il segreto di Stato è opponibile alla Corte costituzionale. La
Corte adotta le necessarie garanzie per la segretezza del procedimento.
ART. 271
ART. 271
Divieti di utilizzazione
1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le
stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non
siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1
e 3.
1-bis. Non sono in ogni caso utilizzabili i dati acquisiti nel corso delle
operazioni preliminari all'inserimento del captatore informatico sul dispositivo
elettronico portatile e i dati acquisiti al di fuori dei limiti di tempo e di
luogo indicati nel decreto autorizzativo. (253) (260) (263) (267) (270)
((275))
2. Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a conversazioni o
comunicazioni delle persone indicate nell'articolo 200 comma 1, quando hanno a
oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione,
salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in
altro modo divulgati.
3. In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione
delle intercettazioni previste dai commi 1 , 1-bis e 2 sia distrutta, salvo che
costituisca corpo del reato. (253) (260) (263) (267) (270)
((275))
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
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AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Libro IV
MISURE CAUTELARI
Titolo I
MISURE CAUTELARI PERSONALI
Capo I
DISPOSIZIONI GENERALI
Titolo I
ART. 272
ART. 272
Limitazioni alle libertà della persona
1. Le libertà della persona possono essere limitate con misure cautelari
soltanto a norma delle disposizioni del presente titolo.
ART. 273
ART. 273
Condizioni generali di applicabilità delle misure
1. Nessuno può essere sottoposto a misure cautelari se a suo carico non
sussistono gravi indizi di colpevolezza.
(( 1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di colpevolezza si applicano le
disposizioni degli articoli 192, commi 3 e 4, 195, comma 7, 203 e 271, comma 1
))
2. Nessuna misura può essere applicata se risulta che il fatto è stato compiuto
in presenza di una causa di giustificazione o di non punibilità o se sussiste
una causa di estinzione del reato
ovvero una causa di estinzione della pena che si ritiene possa essere irrogata.
ART. 274
ART. 274
Esigenze cautelari
1. Le misure cautelari sono disposte:
a) quando sussistono specifiche ed iderogabili esigenze attinenti alle indagini
relative ai fatti per i quali si procede, in relazione a situazioni di concreto
ed attuale pericolo per l'acquisizione o la genuinità della prova, fondate su
circostanze di fatto espressamente indicate nel provvedimento a pena di nullità
rilevabile anche di ufficio. Le situazioni di concreto ed attuale pericolo non
possono essere individuate nel rifiuto della persona sottoposta alle indagini o
dell'imputato di rendere dichiarazioni né nella mancata ammissione degli
addebiti;
b) quando l'imputato si è dato alla fuga o sussiste concreto
((e attuale))
pericolo che egli si dia alla fuga, sempre che il giudice ritenga che possa
essere irrogata una pena superiore a due anni di reclusione
((. Le situazioni di concreto e attuale pericolo non possono essere desunte
esclusivamente dalla gravità del titolo di reato per cui si procede))
;
c) quando, per specifiche modalità e circostanze del fatto e per la personalità
della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato, desunta da comportamenti
o atti concreti o da suoi precedenti penali, sussiste il concreto
((e attuale))
pericolo che questi commetta gravi delitti con uso di armi o di altri mezzi di
violenza personale o diretti contro l'ordine costituzionale ovvero delitti di
criminalità organizzata o della stessa specie di quello per cui si procede. Se
il pericolo riguarda la commissione di delitti della stessa specie di quello per
cui si procede, le misure di custodia cautelare sono disposte soltanto se
trattasi di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a quattro anni ovvero, in caso di custodia cautelare in
carcere, di delitti per i quali è prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a cinque anni
((nonché per il delitto di finanziamento illecito dei partiti di cui
all'articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1974-05-02;195~art7], e successive
modificazioni))
.
((Le situazioni di concreto e attuale pericolo, anche in relazione alla
personalità dell'imputato, non possono essere desunte esclusivamente dalla
gravità del titolo di reato per cui si procede))
.
ART. 275
ART. 275
Criteri di scelta delle misure
1. Nel disporre le misure, il giudice tiene conto della specifica idoneità di
ciascuna in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da
soddisfare nel caso concreto.
1-bis. Contestualmente ad una sentenza di condanna, l'esame delle esigenze
cautelari è condotto tenendo conto anche dell'esito del procedimento, delle
modalità del fatto e degli elementi sopravvenuti, dai quali possa emergere che,
a seguito della sentenza, risulta taluna delle esigenze indicate nell'articolo
274, comma 1, lettere b) e c).
2. Ogni misura deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione
sia stata o che si ritiene possa essere irrogata.
2-bis. Non può essere applicata la misura della custodia cautelare in carcere o
quella degli arresti domiciliari se il giudice ritiene che con la sentenza possa
essere concessa la sospensione condizionale della pena. Salvo quanto previsto
dal comma 3 e ferma restando l'applicabilità degli articoli 276, comma 1-ter, e
280, comma 3, Non può applicarsi la misura della custodia cautelare in carcere
se il giudice ritiene che, all'esito del giudizio, la pena detentiva irrogata
non sarà superiore a tre anni. Tale disposizione non si applica nei procedimenti
per i delitti di cui agli articoli 423-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art423bis], 572
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art572], 612-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art612bis], 612-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art612ter] e 624-bis
del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art624bis], nonché
all'articolo 4-bis della legge 26 luglio 1975, n. 354
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1975-07-26;354~art4bis], e successive
modificazioni, e quando, rilevata l'inadeguatezza di ogni altra misura, gli
arresti domiciliari non possano essere disposti per mancanza di uno dei luoghi
di esecuzione indicati nell'articolo 284, comma 1, del presente codice.
((La disposizione di cui al secondo periodo non si applica, altresì, nei
procedimenti per i delitti di cui agli articoli 387-bis e 582, nelle ipotesi
aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577,
primo comma, numero 1
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~com1-num1], e secondo
comma, del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~com2]))
.
2-ter. Nei casi di condanna di appello le misure cautelari personali sono sempre
disposte, contestualmente alla sentenza, quando, all'esito dell'esame condotto a
norma del comma 1-bis, risultano sussistere esigenze cautelari previste
dall'articolo 274 e la condanna riguarda uno dei delitti previsti dall'articolo
380, comma 1, e questo risulta commesso da soggetto condannato nei cinque anni
precedenti per delitti della stessa indole.
3. La custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando le altre
misure coercitive o interdittive, anche se applicate cumulativamente, risultino
inadeguate. Quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti
di cui agli articoli 270
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art270], 270-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art270bis] e 416-bis
del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416bis], è
applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi
dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari. Salvo quanto previsto
dal secondo periodo del presente comma, quando sussistono gravi indizi di
colpevolezza in ordine ai delitti di cui all'articolo 51, commi 3-bis e
3-quater, del presente codice nonché in ordine ai delitti di cui agli articoli
575, 600-bis, primo comma, 600-ter, escluso il quarto comma, 600-quinquies e,
quando non ricorrano le circostanze attenuanti contemplate, 609-bis, 609-quater
e 609-octies del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], è applicata la
custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari o che, in relazione al caso
concreto, le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure.
PERIODO SOPPRESSO DALLA L. 16 APRILE 2015, N. 47
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2015-04-16;47]. (180) (181) (182) (185) (193)
(197) (198) (224)
3-bis. Nel disporre la custodia cautelare in carcere il giudice deve indicare le
specifiche ragioni per cui ritiene inidonea, nel caso concreto, la misura degli
arresti domiciliari con le procedure di controllo di cui all'articolo 275-bis,
comma 1.
4. Quando imputati siano donna incinta o madre di prole di età non superiore a
sei anni con lei convivente, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o
assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, non può essere
disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere, salvo che sussistano
esigenze cautelari di eccezionale rilevanza. Non può essere disposta la custodia
cautelare in carcere, salvo che sussistano esigenze cautelari di eccezionale
rilevanza, quando imputato sia persona che ha superato l'età di settanta anni.
(181a)
4-bis. Non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere
quando l'imputato è persona affetta da AIDS conclamata o da grave deficienza
immunitaria accertate ai sensi dell'articolo 286-bis, comma 2, ovvero da altra
malattia particolarmente grave, per effetto della quale le sue condizioni di
salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non
consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere.
4-ter. Nell'ipotesi di cui al comma 4-bis, se sussistono esigenze cautelari di
eccezionale rilevanza e la custodia cautelare presso idonee strutture sanitarie
penitenziarie non è possibile senza pregiudizio per la salute dell'imputato o di
quella degli altri detenuti, il giudice dispone la misura degli arresti
domiciliari presso un luogo di cura o di assistenza o di accoglienza. Se
l'imputato è persona affetta da AIDS conclamata o da grave deficienza
immunitaria, gli arresti domiciliari possono essere disposti presso le unità
operative di malattie infettive ospedaliere ed universitarie o altre unità
operative prevalentemente impegnate secondo i piani regionali nell'assistenza ai
casi di AIDS, ovvero presso una residenza collettiva o casa alloggio di cui
all'articolo 1, comma 2, della legge 5 giugno 1990, n. 135
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1990-06-05;135~art1-com2].
4-quater. Il giudice può comunque disporre la custodia cautelare in carcere
qualora il soggetto risulti imputato o sia stato sottoposto ad altra misura
cautelare per uno dei delitti previsti dall'articolo 380, relativamente a fatti
commessi dopo l'applicazione delle misure disposte ai sensi dei commi 4-bis e
4-ter. In tal caso il giudice dispone che l'imputato venga condotto in un
istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie.
4-quinquies. La custodia cautelare in carcere non può comunque essere disposta o
mantenuta quando la malattia si trova in una fase così avanzata da non
rispondere più, secondo le certificazioni del servizio sanitario penitenziario o
esterno, ai trattamenti disponibili e alle terapie curative.
5. COMMA ABROGATO DAL D.L. 14 MAGGIO 1993, N. 139
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1993-05-14;139], CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 14 LUGLIO 1993, N. 222
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1993-07-14;222].
-------------
AGGIORNAMENTO (180)
La Corte Costituzionale, con sentenza 07 - 21 luglio 2010, n. 265 (in G.U. 1a
s.s. 28/7/2010, n. 30), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2] (Misure urgenti
in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché
in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23
aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine ai delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 609-bis e
609-quater del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], è applicata la
custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi
in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai
quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre
misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (181)
La Corte Costituzionale, con sentenza 9 - 12 maggio 2011, n. 164 (in G.U. 1a
s.s. 18/5/2011, n. 21), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
275, comma 3, secondo e terzo periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2] (Misure urgenti
in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché
in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23
aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine al delitto di cui all'art. 575 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art575], è applicata
la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi
in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai
quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre
misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (181a)
La L. 21 aprile 2011, n. 62 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2011-04-21;62] ha
disposto (con l'art. 1, comma 4) che le modifiche al presente articolo si
applicano a far data dalla completa attuazione del piano straordinario
penitenziario, e comunque a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la
possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso
gli istituti a custodia attenuata.
-------------
AGGIORNAMENTO (182)
La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 22 luglio 2011, n. 231 (in G.U. 1a
s.s. 27/7/2011, n. 32), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'art. 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2] (Misure urgenti
in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché
in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23
aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine al delitto di cui all'art. 74 del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1990-10-09;309~art74]
(Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze
psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di
tossicodipendenza) è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano
acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non
fa salva, altresì, l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in
relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono
essere soddisfatte con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (185)
La Corte Costituzionale, con sentenza 18 aprile 2012
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] - 3 maggio 2012, n. 110 (in G.U.
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] 1a
[https://e-justice.europa.eu/ecli/ECLI::::] s.s. 9/5/2012, n. 19), ha dichiarato
"l'illegittimità costituzionale dell'articolo 275, comma 3, secondo periodo, del
codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'art. 2, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2-com1] (Misure
urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale,
nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine al delitto di cui all'art. 416 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416], realizzato
allo scopo di commettere i delitti previsti dagli artt. 473
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art473] e 474 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art474], è applicata
la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi
in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai
quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre
misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (193)
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 - 29 marzo 2013, n. 57 (in G.U. 1a s.s.
3/4/2013, n. 14), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'articolo
275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'art. 2, comma 1, del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2-com1] (Misure
urgenti in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale,
nonché in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge
23 aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine ai delitti commessi avvalendosi delle condizioni previste
dall'articolo 416-bis del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416bis] ovvero al
fine di agevolare l'attività delle associazioni previste dallo stesso articolo,
è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi
dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì,
l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte
con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (197)
La Corte Costituzionale, con sentenza 3 - 18 luglio 2013, n. 213 (in G.U. 1a
s.s. 24/7/2013, n. 30), ha dichiarato "l'illegittimità costituzione
dell'articolo 275, comma 3
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:costituzione:1947-12-27~art275-com3], secondo
periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'articolo 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2] (Misure urgenti
in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché
in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23
aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine al delitto di cui all'articolo 630 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art630], è applicata
la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali
risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì, l'ipotesi
in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai
quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre
misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (198)
La Corte Costituzionale, con sentenza 16 - 23 luglio 2013, n. 232 (in G.U. 1a
s.s. 31/7/2013, n. 31), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'articolo 275, comma 3, terzo periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
come modificato dall'articolo 2 del decreto-legge 23 febbraio 2009, n. 11
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2009-02-23;11~art2] (Misure urgenti
in materia di sicurezza pubblica e di contrasto alla violenza sessuale, nonché
in tema di atti persecutori), convertito, con modificazioni, dalla legge 23
aprile 2009, n. 38 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2009-04-23;38], nella
parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza
in ordine al delitto di cui all'articolo 609-octies del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609octies], è
applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi
dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì,
l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso
concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte
con altre misure".
-------------
AGGIORNAMENTO (224)
La Corte Costituzionale, con sentenza 25 febbraio - 26 marzo 2015, n. 48 (in
G.U. 1a s.s. 1/4/2015, n. 13), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale
dell'art. 275, comma 3, secondo periodo, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
nella parte in cui - nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di
colpevolezza in ordine al delitto di cui all'art. 416-bis cod. pen.
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art416bis], è
applicata custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai
quali risulti che non sussistono esigenze cautelari - non fa salva, altresì,
rispetto al concorrente esterno nel suddetto delitto, l'ipotesi in cui siano
acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti
che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure".
ART. 275-BIS
ART. 275-BIS
(Particolari modalità di controllo).
1. Nel disporre la misura degli arresti domiciliari anche in sostituzione della
custodia cautelare in carcere, il giudice, salvo che le ritenga non necessarie
in relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel
caso concreto, prescrive procedure di controllo mediante mezzi elettronici o
altri strumenti tecnici, previo accertamento della relativa fattibilità tecnica
((, ivi inclusa quella operativa,))
da parte della polizia giudiziaria.
Con lo stesso provvedimento il giudice prevede l'applicazione della misura della
custodia cautelare in carcere qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione
dei mezzi e strumenti anzidetti. (201)
2. L'imputato accetta i mezzi e gli strumenti di controllo di cui al comma 1
ovvero nega il consenso all'applicazione di essi, con dichiarazione espressa
resa all'ufficiale o all'agente incaricato di eseguire l'ordinanza che ha
disposto la misura. La dichiarazione è trasmessa al giudice che ha emesso
l'ordinanza ed al pubblico ministero, insieme con il verbale previsto
dall'articolo 293, comma 1.
3. L'imputato che ha accettato l'applicazione dei mezzi e strumenti di cui al
comma 1 è tenuto ad agevolare le procedure di installazione e ad osservare le
altre prescrizioni impostegli.
-------------
AGGIORNAMENTO (201)
Il D.L. 23 dicembre 2013, n. 146
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2013-12-23;146], convertito con
modificazioni dalla L. 21 febbraio 2014, n. 10
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2014-02-21;10], ha disposto (con l'art. 1,
comma 2) che l'efficacia della modifica disposta al comma 1 del presente
articolo "è differita al giorno successivo a quello della pubblicazione nella
Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana della legge di conversione del
presente decreto".
ART. 276
ART. 276
Provvedimenti in caso di trasgressione alle prescrizioni imposte
1. In caso di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura cautelare,
il giudice può disporre la sostituzione o il cumulo con altra più grave, tenuto
conto dell'entità, dei motivi e delle circostanze della violazione. Quando si
tratta di trasgressione alle prescrizioni inerenti a una misura interdittiva, il
giudice può disporre la sostituzione o il cumulo anche con una misura
coercitiva.
1-bis. Quando l'imputato si trova nelle condizioni di cui all'articolo 275,
comma 4-bis, e nei suoi confronti è stata disposta misura diversa dalla custodia
cautelare in carcere, il giudice, in caso di trasgressione delle prescrizioni
inerenti alla diversa misura cautelare, può disporre anche la misura della
custodia cautelare in carcere. In tal caso il giudice dispone che l'imputato
venga condotto in un istituto dotato di reparto attrezzato per la cura e
l'assistenza necessarie.
1-ter. In deroga a quanto previsto nel comma 1, in caso di trasgressione alle
prescrizioni degli arresti domiciliari concernenti il divieto di allontanarsi
dalla propria abitazione o da altro luogo di privata dimora e, comunque, in caso
di manomissione
((ovvero di una o più condotte gravi o reiterate che impediscono o ostacolano il
regolare funzionamento))
dei mezzi elettronici e degli altri strumenti tecnici di controllo di cui
all'articolo 275-bis, anche quando applicati ai sensi degli articoli 282-bis e
282-ter, il giudice dispone la revoca della misura e la sostituzione con la
custodia cautelare in carcere, salvo che il fatto sia di lieve entità.
ART. 276-BIS
ART. 276-BIS
(( (Provvedimenti in caso di evasione o di condotte pericolose realizzate da
detenuti in istituti a custodia attenuata per detenute madri).))
1.
((Nel caso in cui la persona sottoposta alla misura della custodia cautelare
presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri evada o tenti di
evadere oppure ponga in essere atti che compromettono l'ordine o la sicurezza
pubblica o dell'istituto, il giudice dispone nei suoi confronti la custodia
cautelare in carcere e la persona viene condotta in istituto senza la prole,
salvo il preminente interesse del minore a seguirla in istituto dotato di
reparto attrezzato per la cura e l'assistenza necessarie. Nel caso in cui la
prole non sia condotta in carcere, il provvedimento è comunicato ai servizi
sociali del comune ove il minore si trova))
.
ART. 277
ART. 277
Salvaguardia dei diritti della persona sottoposta a misure cautelari
1. Le modalità di esecuzione delle misure devono salvaguardare i diritti della
persona ad esse sottoposta, il cui esercizio non sia incompatibile con le
esigenze cautelari del caso concreto.
ART. 278
ART. 278
Determinazione della pena agli effetti dell'applicazione delle misure
1. Agli effetti dell'applicazione delle misure, si ha riguardo alla pena
stabilita dalla legge per ciascun reato consumato o tentato. Non si tiene conto
della continuazione, della recidiva e delle circostanze del reato, fatta
eccezione
(( della circostanza aggravante prevista al numero 5) dell'articolo 61 del
codice penale [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art61]
e ))
della circostanza attenuante prevista dall'articolo 62 n. 4 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art62-num4] nonché
delle circostanze per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa da
quella ordinaria del reato e di quelle ad effetto speciale.PERIODO ABROGATO
DALLA L. 8 AGOSTO 1995, N. 332
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1995-08-08;332].
ART. 279
ART. 279
Giudice competente
1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure nonché sulle modifiche delle
loro modalità esecutive, provvede il giudice che procede. Prima dell'esercizio
dell'azione penale provvede il giudice per le indagini preliminari.
Capo II
MISURE COERCITIVE
ART. 280
ART. 280
(Condizioni di applicabilità delle misure coercitive).
1. Salvo quanto disposto dai commi 2 e 3 del presente articolo e dall'articolo
391, le misure previste in questo capo possono essere applicate solo quando si
procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o
della reclusione superiore nel massimo a tre anni.
2. La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo per delitti,
consumati o tentati, per i quali sia prevista la pena della reclusione non
inferiore nel massimo a cinque anni e per il delitto di finanziamento illecito
dei partiti di cui all'articolo 7 della legge 2 maggio 1974, n. 195
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1974-05-02;195~art7], e successive
modificazioni.
3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica nei confronti di chi abbia
trasgredito alle prescrizioni inerenti ad una misura cautelare.
((3-bis. Le disposizioni del presente articolo non si applicano nei procedimenti
per i delitti di cui agli articoli 387-bis e 582, nelle ipotesi aggravate ai
sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma,
numero 1 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~com1-num1],
e secondo comma, del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~com2]))
ART. 281
ART. 281
Divieto di espatrio
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di espatrio, il giudice prescrive
all'imputato di non uscire dal territorio nazionale senza l'autorizzazione del
giudice che procede.
2. Il giudice dà le disposizioni necessarie per assicurare l'esecuzione del
provvedimento, anche al fine di impedire l'utilizzazione del passaporto e degli
altri documenti di identità validi per l'espatrio.
2-bis. Con l'ordinanza che applica una delle altre misure coercitive previste
dal presente capo, il giudice dispone in ogni caso il divieto di espatrio.
((54))
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AGGIORNAMENTO (54)
La Corte Costituzionale con sentenza 23 - 31 marzo 1994, n. 109 (in G.U. 1a s.s.
06/04/1994, n. 15) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art. 281,
comma 2-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art281-com2bis]."
ART. 282
ART. 282
Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria
1. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di presentazione alla polizia
giudiziaria, il giudice prescrive all'imputato di presentarsi a un determinato
ufficio di polizia giudiziaria.
2. Il giudice fissa i giorni e le ore di presentazione tenendo conto
dell'attività lavorativa e del luogo di abitazione dell'imputato.
ART. 282-BIS
ART. 282-BIS
(Allontanamento dalla casa familiare)
1. Con il provvedimento che dispone l'allontanamento il giudice prescrive
all'imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi
rientro, e di non accedervi senza l'autorizzazione del giudice che procede.
L'eventuale autorizzazione può prescrivere determinate modalità di visita.
2. Il giudice, qualora sussistano esigenze di tutela dell'incolumità della
persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, può inoltre prescrivere
all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati
dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della
famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia
necessaria per motivi di lavoro. In tale ultimo caso il giudice prescrive le
relative modalità e può imporre limitazioni.
3. Il giudice, su richiesta del pubblico ministero, può altresì ingiungere il
pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per
effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi adeguati. Il
giudice determina la misura dell'assegno tenendo conto delle circostanze e dei
redditi dell'obbligato e stabilisce le modalità ed i termini del versamento.
Può ordinare, se necessario, che l'assegno sia versato direttamente al
beneficiario da parte del datore di lavoro dell'obbligato, detraendolo dalla
retribuzione a lui spettante. L'ordine di pagamento ha efficacia di titolo
esecutivo.
4. I provvedimenti di cui ai commi 2 e 3 possono essere assunti anche
successivamente al provvedimento di cui al comma 1, sempre che questo non sia
stato revocato o non abbia comunque perduto efficacia.
Essi, anche se assunti successivamente, perdono efficacia se è revocato o perde
comunque efficacia il provvedimento di cui al comma 1. Il provvedimento di cui
al comma 3, se a favore del coniuge o dei figli, perde efficacia, inoltre,
qualora sopravvenga un provvedimento del giudice civile in ordine ai rapporti
economico-patrimoniali tra i coniugi ovvero al mantenimento dei figli. (290)
(295)
5. Il provvedimento di cui al comma 3 può essere modificato se mutano le
condizioni dell'obbligato o del beneficiario, e viene revocato se la convivenza
riprende.
6. Qualora si proceda per uno dei delitti previsti dagli articoli 570, 571, 572,
575, nell'ipotesi di delitto tentato, 582, limitatamente alle ipotesi
procedibili d'ufficio o comunque aggravate, 583-quinquies, 600, 600-bis,
600-ter, 600-quater, 600-septies.1, 600-septies.2, 601, 602, 609-bis, 609-ter,
609-quater, 609-quinquies , 609-octies e 612, secondo comma, 612-bis, del codice
penale [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398], commesso in
danno dei prossimi congiunti o del convivente, la misura può essere disposta
anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo 280 , con le
modalità di controllo previste dall'articolo 275-bis e con la prescrizione di
mantenere una determinata distanza, comunque non inferiore a cinquecento metri,
dalla casa familiare e da altri luoghi determinati abitualmente frequentati
dalla persona offesa, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di
lavoro. In tale caso, il giudice prescrive le relative modalità e può imporre
limitazioni. Con lo stesso provvedimento che dispone l'allontanamento, il
giudice prevede l'applicazione, anche congiunta, di una misura più grave qualora
l'imputato neghi il consenso all'adozione delle modalità di controllo anzidette.
Qualora l'organo delegato per l'esecuzione accerti la non fattibilità tecnica
((, ivi inclusa quella operativa,))
delle predette modalità di controllo, il giudice impone l'applicazione, anche
congiunta, di ulteriori misure cautelari anche più gravi.
---------------
AGGIORNAMENTO (290)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;149] ha disposto
(con l'art. 36, comma 1) che "Le disposizioni di cui all'articolo 5 si applicano
a decorrere dal 30 giugno 2023".
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AGGIORNAMENTO (295)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 149
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;149], come
modificato dalla L. 29 dicembre 2022, n. 197
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2022-12-29;197], ha disposto (con l'art. 36,
comma 1) che "Le disposizioni di cui all'articolo 5 si applicano a decorrere dal
28 febbraio 2023".
ART. 282-TER
ART. 282-TER
(Divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa).
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di avvicinamento il giudice
prescrive all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente
frequentati dalla persona offesa ovvero di mantenere una determinata distanza,
comunque non inferiore a cinquecento metri, da tali luoghi o dalla persona
offesa, disponendo l'applicazione delle particolari modalità di controllo
previste dall'articolo 275-bis. Nei casi di cui all'articolo 282-bis, comma 6,
la misura può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti
dall'articolo 280. Con lo stesso provvedimento che dispone il divieto di
avvicinamento il giudice prevede l'applicazione, anche congiunta, di una misura
più grave qualora l'imputato neghi il consenso all'adozione delle modalità di
controllo previste dall'articolo 275-bis. Qualora l'organo delegato per
l'esecuzione accerti la non fattibilità tecnica
((, ivi inclusa quella operativa,))
delle predette modalità di controllo, il giudice impone l'applicazione, anche
congiunta, di ulteriori misure cautelari anche più gravi.
2. Qualora sussistano ulteriori esigenze di tutela, il giudice può prescrivere
all'imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati da
prossimi congiunti della persona offesa o da persone con questa conviventi o
comunque legate da relazione affettiva ovvero di mantenere una determinata
distanza, comunque non inferiore a cinquecento metri, da tali luoghi o da tali
persone, disponendo l'applicazione delle particolari modalità di controllo
previste dall'articolo 275-bis.
3. Il giudice può, inoltre, vietare all'imputato di comunicare, attraverso
qualsiasi mezzo, con le persone di cui ai commi 1 e 2.
4. Quando la frequentazione dei luoghi di cui ai commi 1 e 2 sia necessaria per
motivi di lavoro ovvero per esigenze abitative, il giudice prescrive le relative
modalità e può imporre limitazioni.
ART. 282-QUATER
ART. 282-QUATER
(Obblighi di comunicazione).
1. I provvedimenti di cui agli articoli 282-bis e 282-ter sono comunicati
all'autorità di pubblica sicurezza competente, ai fini dell'eventuale adozione
dei provvedimenti in materia di armi e munizioni. Essi sono altresì comunicati
alla parte offesa
((e, ove nominato, al suo difensore))
e ai servizi socio-assistenziali del territorio. Quando l'imputato si sottopone
positivamente ad un programma di prevenzione della violenza organizzato dai
servizi socio-assistenziali del territorio, il responsabile del servizio ne dà
comunicazione al pubblico ministero e al giudice ai fini della valutazione ai
sensi dell'articolo 299, comma 2.
1-bis. Con la comunicazione prevista dal comma 1, la persona offesa è informata
della facoltà di richiedere l'emissione di un ordine di protezione europeo.
ART. 283
ART. 283
Divieto e obbligo di dimora
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di dimora, il giudice prescrive
all'imputato di non dimorare in un determinato luogo e di non accedervi senza
l'autorizzazione del giudice che procede.
2. Con il provvedimento che dispone l'obbligo di dimora, il giudice prescrive
all'imputato di non allontanarsi, senza l'autorizzazione del giudice che
procede, dal territorio del comune di dimora abituale ovvero, al fine di
assicurare un più efficace controllo o quando il comune di dimora abituale non è
sede di ufficio di polizia, dal territorio di una frazione del predetto comune o
dal territorio di un comune viciniore ovvero di una frazione di quest'ultimo. Se
per la personalità del soggetto o per le condizioni ambientali la permanenza in
tali luoghi non garantisce adeguatamente le esigenze cautelari previste
dall'articolo 274, l'obbligo di dimora può essere disposto nel territorio di un
altro comune o frazione di esso, preferibilmente nella provincia e comunque
nell'ambito della regione ove è ubicato il comune di abituale dimora.
3. Quando dispone l'obbligo di dimora, il giudice indica l'autorità di polizia
alla quale l'imputato deve presentarsi senza ritardo e dichiarare il luogo dove
fisserà la propria abitazione. Il giudice può prescrivere all'imputato di
dichiarare all'autorità di polizia gli orari e i luoghi in cui sarà
quotidianamente reperibile per i necessari controlli, con obbligo di comunicare
preventivamente alla stessa autorità le eventuali variazioni dei luoghi e degli
orari predetti.
4. Il giudice può, anche con separato provvedimento, prescrivere all'imputato di
non allontanarsi dall'abitazione in alcune ore del giorno, senza pregiudizio per
le normali esigenze di lavoro.
5. Nel determinare i limiti territoriali delle prescrizioni, il giudice
considera, per quanto è possibile, le esigenze di alloggio, di lavoro e di
assistenza dell'imputato. Quando si tratta di persona tossicodipendente o
alcooldipendente che abbia in corso un programma terapeutico di recupero
nell'ambito di una struttura autorizzata, il giudice stabilisce i controlli
necessari per accertare che il programma di recupero prosegua.
6. Dei provvedimenti del giudice è data in ogni caso immediata comunicazione
all'autorità di polizia competente, che ne vigila l'osservanza e fa rapporto al
pubblico ministero di ogni infrazione.
ART. 284
ART. 284
Arresti domiciliari
1. Con il provvedimento che dispone gli arresti domiciliari, il giudice
prescrive all'imputato di non allontanarsi dalla propria abitazione o da altro
luogo di privata dimora ovvero da un luogo pubblico di cura o di assistenza
ovvero, ove istituita, da una casa famiglia protetta. (181a)
1-bis. Il giudice dispone il luogo degli arresti domiciliari in modo da
assicurare comunque le prioritarie esigenze di tutela della persona offesa dal
reato.
((1-ter. La misura cautelare degli arresti domiciliari non può essere eseguita
presso un immobile occupato abusivamente))
2. Quando è necessario, il giudice impone limiti o divieti alla facoltà
dell'imputato di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano
o che lo assistono.
3. Se l'imputato non può altrimenti provvedere alle sue indispensabili esigenze
di vita ovvero versa in situazione di assoluta indigenza, il giudice può
autorizzarlo ad assentarsi nel corso della giornata dal luogo di arresto per il
tempo strettamente necessario per provvedere alle suddette esigenze ovvero per
esercitare una attività lavorativa.
4. Il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, anche di propria iniziativa,
possono controllare in ogni momento l'osservanza delle prescrizioni imposte
all'imputato.
5. L'imputato agli arresti domiciliari si considera in stato di custodia
cautelare.
5-bis. Non possono essere, comunque, concessi gli arresti domiciliari a chi sia
stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto
per il quale si procede, salvo che il giudice ritenga, sulla base di specifici
elementi, che il fatto sia di lieve entità e che le esigenze cautelari possano
essere soddisfatte con tale misura. A tale fine il giudice assume nelle forme
più rapide le relative notizie.
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AGGIORNAMENTO (181a)
La L. 21 aprile 2011, n. 62 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2011-04-21;62] ha
disposto (con l'art. 1, comma 4) che le modifiche al presente articolo si
applicano a far data dalla completa attuazione del piano straordinario
penitenziario, e comunque a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la
possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso
gli istituti a custodia attenuata.
ART. 285
ART. 285
Custodia cautelare in carcere
1. Con il provvedimento che dispone la custodia cautelare, il giudice ordina
agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria che l'imputato sia catturato
e immediatamente condotto in un istituto di custodia per rimanervi a
disposizione dell'autorità giudiziaria.
2. Prima del trasferimento nell'istituto la persona sottoposta a custodia
cautelare non può subire limitazione della libertà, se non per il tempo e con le
modalità strettamente necessarie alla sua traduzione.
3. Per determinare la pena da eseguire, la custodia cautelare subita si computa
a norma dell'articolo 657, anche quando si tratti di custodia cautelare subita
all'estero in conseguenza di una domanda di estradizione ovvero nel caso di
rinnovamento del giudizio a norma dell'articolo 11 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art11].
ART. 285-BIS
ART. 285-BIS
(Custodia cautelare in istituto a custodia attenuata per detenute madri).
1. Nelle ipotesi di cui all'articolo 275, comma 4, se la persona da sottoporre a
custodia cautelare sia
((...))
madre di prole di età
((superiore a un anno e))
non superiore a sei anni, ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o
assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole, il giudice può
disporre la custodia presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri,
ove le esigenze cautelari di eccezionale rilevanza lo consentano.
((Se la persona da sottoporre a custodia cautelare sia donna incinta o madre di
prole di età inferiore a un anno, la custodia può essere disposta esclusivamente
presso un istituto a custodia attenuata per detenute madri.))
(181a)
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AGGIORNAMENTO (181a)
La L. 21 aprile 2011, n. 62 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2011-04-21;62] ha
disposto (con l'art. 1, comma 4) che le modifiche al presente articolo si
applicano a far data dalla completa attuazione del piano straordinario
penitenziario, e comunque a decorrere dal 1° gennaio 2014, fatta salva la
possibilità di utilizzare i posti già disponibili a legislazione vigente presso
gli istituti a custodia attenuata.
ART. 286
ART. 286
Custodia cautelare in luogo di cura
1. Se la persona da sottoporre a custodia cautelare si trova in stato di
infermità di mente che ne esclude o ne diminuisce grandemente la capacità di
intendere o di volere, il giudice, in luogo della custodia in carcere, può
disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del servizio psichiatrico
ospedalie7ro, adottando i provvedimenti necessari per prevenire il pericolo di
fuga. Il ricovero non può essere mantenuto quando risulta che l'imputato non è
più infermo di mente.
2. Si applicano le disposizioni dell'articolo 285 commi 2 e 3.
ART. 286-BIS
ART. 286-BIS
(Divieto di custodia cautelare).
1.
((COMMA ABROGATO DALLA L. 12 LUGLIO 1999, N. 231
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1999-07-12;231]))
.
((
2. Con decreto del Ministro della sanità, da adottare di concerto con il
Ministro di grazia e giustizia, sono definiti i casi di AIDS conclamata o di
grave deficienza immunitaria e sono stabilite le procedure diagnostiche e
medico-legali per il loro accertamento.
3. Quando ricorrono esigenze diagnostiche al fine di accertare la sussistenza
delle condizioni di salute di cui all'articolo 275, comma 4-bis, ovvero esigenze
terapeutiche nei confronti di persona che si trovi in tali condizioni, se tali
esigenze non possono essere soddisfatte nell'ambito penitenziario, il giudice
può disporre il ricovero provvisorio in idonea struttura del Servizio sanitario
nazionale per il tempo necessario, adottando, ove occorra, i provvedimenti
idonei a evitare il pericolo di fuga. Cessate le esigenze di ricovero, il
giudice provvede a norma dell'articolo 275.))
((106))
Capo III
MISURE INTERDITTIVE
ART. 287
ART. 287
Condizioni di applicabilità delle misure interdittive
1. Salvo quanto previsto da disposizioni particolari, le misure previste in
questo capo possono essere applicate solo quando si procede per delitti per i
quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore
nel massimo a tre anni.
ART. 288
ART. 288
Sospensione dall'esercizio della
((responsabilità genitoriale))
1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall'esercizio della
((responsabilità genitoriale))
, il giudice priva temporaneamente l'imputato, in tutto o in parte, dei poteri a
essa inerenti.
2. Qualora si proceda per un delitto contro la libertà sessuale, ovvero per uno
dei delitti previsti dagli articoli 530
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art530] e 571 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art571], commesso in
danno di prossimi congiunti, la misura può essere disposta anche al di fuori dei
limiti di pena previsti dall'articolo 287 comma 1.
ART. 289
ART. 289
Sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio
1. Con il provvedimento che dispone la sospensione dall'esercizio di un pubblico
ufficio o servizio, il giudice interdice temporaneamente all'imputato, in tutto
o in parte, le attività a essi inerenti.
2. Qualora si proceda per un delitto contro la pubblica amministrazione, la
misura può essere disposta a carico del pubblico ufficiale o dell'incaricato di
un pubblico servizio, anche al di fuori dei limiti di pena previsti
dall'articolo 287 comma 1. Nel corso delle indagini preliminari, prima di
decidere sulla richiesta del pubblico ministero di sospensione dall'esercizio di
un pubblico ufficio o servizio, il giudice procede all'interrogatorio
dell'indagato, con le modalità indicate agli articoli 64 e 65.
((Se la sospensione dall'esercizio di un pubblico ufficio o servizio è disposta
dal giudice in luogo di una misura coercitiva richiesta dal pubblico ministero,
l'interrogatorio ha luogo nei termini di cui al comma 1-bis dell'articolo 294))
3. La misura non si applica agli uffici elettivi ricoperti per diretta
investitura popolare.
ART. 289-BIS
ART. 289-BIS
(( (Divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione). ))
((1. Con il provvedimento che dispone il divieto di contrattare con la pubblica
amministrazione, il giudice interdice temporaneamente all'imputato di concludere
contratti con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le prestazioni
di un pubblico servizio.
Qualora si proceda per un delitto contro la pubblica amministrazione, la misura
può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo
287, comma 1))
ART. 290
ART. 290
Divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o
imprenditoriali
1. Con il provvedimento che dispone il divieto di esercitare determinate
professioni, imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle
imprese, il giudice interdice temporaneamente all'imputato, in tutto o in parte,
le attività a essi inerenti.
2. Qualora si proceda per un delitto contro l'incolumità pubblica o contro
l'economia pubblica, l'industria e il commercio ovvero per alcuno dei delitti
previsti dalle disposizioni penali in materia di società e di consorzi o dagli
articoli 353 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art353],
355 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art355], 373
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art373], 380
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art380] e 381 del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art381], la misura
può essere disposta anche al di fuori dei limiti di pena previsti dall'articolo
287 comma 1.
Capo IV
FORMA ED ESECUZIONE DEI PROVVEDIMENTI
ART. 291
ART. 291
Procedimento applicativo
1. Le misure sono disposte su richiesta del pubblico ministero, che presenta al
giudice competente gli elementi su cui la richiesta si fonda, compresi i verbali
di cui all'articolo 268, comma 2, limitatamente alle comunicazioni e
conversazioni rilevanti, e comunque conferiti nell'archivio di cui all'articolo
269, nonché tutti gli elementi a favore dell'imputato e le eventuali deduzioni e
memorie difensive già depositate. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
1-bis. COMMA ABROGATO DALLA L. 8 AGOSTO 1995, N. 332
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1995-08-08;332].
1-ter. - Quando è necessario, nella richiesta sono riprodotti soltanto i brani
essenziali delle comunicazioni e conversazioni intercettate
((, in ogni caso senza indicare i dati personali dei soggetti diversi dalle
parti, salvo che ciò sia indispensabile per la compiuta esposizione))
. (253) (260) (263) (270) (275)
((
1-quater. Fermo il disposto dell'articolo 289, comma 2, secondo periodo, prima
di disporre la misura, il giudice procede all'interrogatorio della persona
sottoposta alle indagini preliminari con le modalità indicate agli articoli 64 e
65, salvo che sussista taluna delle esigenze cautelari di cui all'articolo 274,
comma 1, lettere a) e b), oppure l'esigenza cautelare di cui all'articolo 274,
comma 1, lettera c), in relazione ad uno dei delitti indicati all'articolo 407,
comma 2, lettera a), o all'articolo 362, comma 1-ter, ovvero a gravi delitti
commessi con uso di armi o con altri mezzi di violenza personale.
))
((1-quinquies. Nel caso di cui all'articolo 328, comma 1-quinquies,
all'interrogatorio procede il presidente del collegio o uno dei componenti da
lui delegato.))
((318))
((
1-sexies. L'invito a presentarsi per rendere l'interrogatorio è comunicato al
pubblico ministero e notificato alla persona sottoposta alle indagini
preliminari e al suo difensore almeno cinque giorni prima di quello fissato per
la comparizione, salvo che, per ragioni d'urgenza, il giudice ritenga di
abbreviare il termine, purché sia lasciato il tempo necessario per comparire. Il
giudice provvede comunque sulla richiesta del pubblico ministero quando la
persona sottoposta alle indagini preliminari non compare senza addurre un
legittimo impedimento, oppure quando la persona sottoposta alle indagini
preliminari non è stata rintracciata e il giudice ritiene le ricerche
esaurienti, anche con riferimento ai luoghi di cui all'articolo 159, comma 1.
))
((
1-septies. L'invito contiene:
a) le generalità o altre indicazioni personali che valgono a identificare la
persona sottoposta alle indagini;
b) il giorno, l'ora e il luogo della presentazione, nonché l'autorità davanti
alla quale la persona deve presentarsi;
c) la descrizione sommaria del fatto, comprensiva di data e luogo di commissione
del reato;
d) l'avviso della facoltà di nominare un difensore di fiducia e di essere
ammesso al patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge; del
diritto di ottenere informazioni in merito all'accusa; del diritto
all'interprete e alla traduzione di atti fondamentali; del diritto di avvalersi
della facoltà di non rispondere; del diritto di informare le autorità consolari
e di dare avviso ai familiari; della facoltà di accedere ai programmi di
giustizia riparativa.
))
((
1-octies. L'invito di cui al comma 1-sexies contiene altresì l'avviso di
deposito nella cancelleria del giudice della richiesta di applicazione della
misura cautelare e degli atti presentati ai sensi del comma 1, nonché della
facoltà di prendere visione ed estrarre copia di tutti gli atti depositati, ivi
compresi i verbali delle comunicazioni e delle conversazioni intercettate, con
diritto alla trasposizione delle relative registrazioni su supporto idoneo alla
riproduzione dei dati.
))
((1-novies. L'interrogatorio di cui al comma 1-quater deve essere documentato
integralmente, a pena di inutilizzabilità, secondo le modalità di cui
all'articolo 141-bis))
2. Se riconosce la propria incompetenza per qualsiasi causa, il giudice, quando
ne ricorrono le condizioni e sussiste l'urgenza di soddisfare taluna delle
esigenze cautelari previste dall'articolo 274, dispone la misura richiesta con
lo stesso provvedimento con il quale dichiara la propria incompetenza. Si
applicano in tal caso le disposizioni dell'articolo 27.
2-bis. In caso di necessità o urgenza il pubblico ministero può chiedere al
giudice, nell'interesse della persona offesa, le misure patrimoniali provvisorie
di cui all'articolo 282-bis. Il provvedimento perde efficacia qualora la misura
cautelare sia successivamente revocata.
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AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che le presenti modifiche si applicano alle operazioni
di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
--------------
AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
--------------
AGGIORNAMENTO (318)
La L. 9 agosto 2024, n. 114 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-08-09;114],
ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica decorsi
due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
ART. 292
ART. 292
Ordinanza del giudice
1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza.
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità
rilevabile anche d'ufficio:
a) le generalità dell'imputato o quanto altro valga a identificarlo;
b) la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge che
si assumono violate;
c) l'esposizione e l'autonoma valutazione delle specifiche esigenze cautelari e
degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione
degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi
assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del
reato;
c-bis) l'esposizione e l'autonoma valutazione dei motivi per i quali sono stati
ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di
applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l'esposizione e
l'autonoma valutazione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le
esigenze di cui all'articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre
misure;
d) la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini
da compiere, allorché questa è disposta al fine di garantire l'esigenza
cautelare di cui alla lettera a) del comma 1 dell'articolo 274;
e) la data e la sottoscrizione del giudice.
2-bis. L' ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dello ausiliario che
assiste il giudice, il sigillo dell' ufficio e, se possibile, l' indicazione del
luogo in cui probabilmente si trova l'imputato.
2-ter. L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a
carico e a favore dell'imputato, di cui all'articolo 358, nonché all'articolo
327-bis
((e, nel caso di cui all'articolo 291, comma 1-quater, una specifica valutazione
degli elementi esposti dalla persona sottoposta alle indagini nel corso
dell'interrogatorio))
.
2-quater. Quando è necessario per l'esposizione delle esigenze cautelari e degli
indizi, delle comunicazioni e conversazioni intercettate sono riprodotti
soltanto i brani essenziali
((, in ogni caso senza indicare i dati personali dei soggetti diversi dalle
parti, salvo che ciò sia indispensabile per la compiuta esposizione degli
elementi rilevanti))
. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
3. L'incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la
persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti
incaricati dal darvi esecuzione.
((3-bis. L'ordinanza è nulla se non è preceduta dall'interrogatorio nei casi
previsti dall'articolo 291, comma 1-quater, nonché quando l'interrogatorio è
nullo per violazione delle disposizioni di cui ai commi 1-septies e 1-octies del
medesimo articolo))
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
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AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
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AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
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AGGIORNAMENTO (270)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
ART. 293
ART. 293
Adempimenti esecutivi
1. Salvo quanto previsto dall'articolo 156, l'ufficiale o l'agente incaricato di
eseguire l'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare consegna all'imputato
copia del provvedimento unitamente a una comunicazione scritta, redatta in forma
chiara e precisa e, per l'imputato che non conosce la lingua italiana, tradotta
in una lingua a lui comprensibile, con cui lo informa:
a) della facoltà di nominare un difensore di fiducia e di essere ammesso al
patrocinio a spese dello Stato nei casi previsti dalla legge;
b) del diritto di ottenere informazioni in merito all'accusa;
c) del diritto all'interprete ed alla traduzione di atti fondamentali;
d) del diritto di avvalersi della facoltà di non rispondere;
e) del diritto di accedere agli atti sui quali si fonda il provvedimento;
f) del diritto di informare le autorità consolari e di dare avviso a un
familiare o ad altra persona di fiducia;
g) del diritto di accedere all'assistenza medica di urgenza;
h) del diritto di essere condotto davanti all'autorità giudiziaria non oltre
cinque giorni dall'inizio dell'esecuzione, se la misura applicata è quella della
custodia cautelare in carcere ovvero non oltre dieci giorni se la persona è
sottoposta ad altra misura cautelare;
i) del diritto di comparire dinanzi al giudice per rendere l'interrogatorio, di
impugnare l'ordinanza che dispone la misura cautelare e di richiederne la
sostituzione o la revoca;
i-bis) della facoltà di accedere ai programmi di giustizia riparativa.
1-bis. Qualora la comunicazione scritta di cui al comma 1 non sia prontamente
disponibile in una lingua comprensibile all'imputato, le informazioni sono
fornite oralmente, salvo l'obbligo di dare comunque, senza ritardo,
comunicazione scritta all'imputato.
1-ter. L'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza informa
immediatamente il difensore di fiducia eventualmente nominato ovvero quello di
ufficio designato a norma dell'articolo 97 e redige verbale di tutte le
operazioni compiute, facendo menzione della consegna della comunicazione di cui
al comma 1 o dell'informazione orale fornita ai sensi del comma 1-bis. Il
verbale è immediatamente trasmesso al giudice che ha emesso l'ordinanza e al
pubblico ministero.
1-quater.
((L'ufficiale o l'agente incaricato di eseguire l'ordinanza il quale, nel corso
dell'esecuzione, rilevi la sussistenza di una delle ipotesi di cui all'articolo
275, comma 4, deve darne atto nel verbale di cui al comma 1-ter del presente
articolo.
articolo. In questo caso il verbale è trasmesso al giudice prima dell'ingresso
della persona sottoposta alla misura nell'istituto di pena.))
1-quinquies.
((Nei casi di cui al comma 1-quater, il giudice può disporre la sostituzione
della misura cautelare con altra meno grave o la sua esecuzione con le modalità
di cui all'articolo 285-bis anche prima dell'ingresso della persona sottoposta
alla misura nell'istituto di pena.))
2. Le ordinanze che dispongono misure diverse dalla custodia cautelare sono
notificate all'imputato.
3. Le ordinanze previste dai commi 1 e 2, dopo la loro notificazione o
esecuzione, sono depositate nella cancelleria del giudice che le ha emesse
insieme alla richiesta del pubblico ministero e agli atti presentati con la
stessa. Avviso del deposito è notificato al difensore. Il difensore ha diritto
di esaminare e di estrarre copia dei verbali delle comunicazioni e conversazioni
intercettate di cui all'articolo 291, comma 1. Ha in ogni caso diritto alla
trasposizione, su supporto idoneo alla riproduzione dei dati, delle relative
registrazioni. (83) (253) (260) (263) (267) (270) (275)
4. Copia dell'ordinanza che dispone una misura interdittiva è trasmessa
all'organo eventualmente competente a disporre l'interdizione in via ordinaria.
4-bis. Copia dell'ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere nei
confronti di madre di prole di minore età è comunicata al procuratore della
Repubblica presso il tribunale per i minorenni del luogo di esecuzione della
misura.
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AGGIORNAMENTO (83)
La Corte costituzionale, con sentenza 17-24 giugno 1997, n. 192 (in G.U. 1a s.s.
02/07/1997, n. 27) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 3 del
presente articolo "nella parte in cui non prevede la facoltà per il difensore di
estrarre copia, insieme all'ordinanza che ha disposto la misura cautelare, della
richiesta del pubblico ministero e degli atti presentati con la stessa".
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AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
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AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
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AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
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AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
ART. 294
ART. 294
Interrogatorio della persona sottoposta a misura cautelare personale
1. Fino alla dichiarazione di apertura del dibattimento, il giudice che ha
deciso in ordine all'applicazione della misura cautelare se non vi ha proceduto
((ai sensi dell'articolo 291, comma 1-quater, oppure))
nel corso dell'udienza di convalida dell'arresto o del fermo di indiziato di
delitto procede all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare
in carcere immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio
dell'esecuzione della custodia, salvo il caso in cui essa sia assolutamente
impedita. PERIODO ABROGATO DALLA L. 8 AGOSTO 1995, N. 332
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1995-08-08;332]. (82) (101)
1-bis. Se la persona è sottoposta ad altra misura cautelare, sia coercitiva che
interdittiva, l'interrogatorio deve avvenire non oltre dieci giorni dalla
esecuzione del provvedimento o della sua notificazione. Il giudice, anche
d'ufficio, verifica che all'imputato in stato di custodia cautelare in carcere o
agli arresti domiciliari sia stata data la comunicazione di cui all'articolo
293, comma 1, o che comunque sia stato informato ai sensi del comma 1-bis dello
stesso articolo, e provvede, se del caso, a dare o a completare la comunicazione
o l'informazione ivi indicate.
1-ter. L' interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare deve
avvenire entro il termine di quarantotto ore se il pubblico ministero ne fa
istanza nella richiesta di custodia cautelare.
2. Nel caso di assoluto impedimento, il giudice ne dà atto con decreto motivato
e il termine per l'interrogatorio decorre nuovamente dalla data in cui il
giudice riceve comunicazione della cessazione dell'impedimento o comunque
accerta la cessazione dello stesso.
3. Mediante l'interrogatorio il giudice valuta se permangono le condizioni di
applicabilità e le esigenze cautelari previste, dagli articoli 273, 274 e 275.
Quando ne ricorrono le condizioni, provvede, a norma dell'articolo 299, alla
revoca o alla sostituzione della misura disposta.
4. Ai fini di quanto previsto dal comma 3, l'interrogatorio è condotto dal
giudice con le modalità indicate negli articoli 64 e 65. Al pubblico ministero e
al difensore, che ha obbligo di intervenire, è dato tempestivo avviso del
compimento dell' atto. Il giudice può autorizzare la persona sottoposta a misura
cautelare e il difensore che ne facciano richiesta a partecipare a distanza
all'interrogatorio.
4-bis. Quando la misura cautelare è stata disposta
((dal collegio di cui all'articolo 328, comma 1-quinquies,))
dalla corte di assise o dal tribunale, all'interrogatorio procede il presidente
del collegio o uno dei componenti da lui delegato.
((318))
5. Per gli interrogatori da assumere nella circoscrizione di altro tribunale, il
giudice, o il presidente, nel caso di organo collegiale qualora non ritenga di
procedere personalmente e non sia possibile provvedere ai sensi del terzo
periodo del comma 4, richiede il giudice per le indagini preliminari del luogo.
6. L'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare da parte del
pubblico ministero non può precedere l'interrogatorio del giudice.
6-bis. Alla documentazione dell'interrogatorio si procede anche con mezzi di
riproduzione audiovisiva o, se ciò non è possibile a causa della contingente
indisponibilità di mezzi di riproduzione audiovisiva o di personale tecnico, con
mezzi di riproduzione fonografica. È fatta salva l'applicazione dell'articolo
133-ter, comma 3, terzo periodo, nei casi in cui è autorizzata la partecipazione
a distanza all'interrogatorio.
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AGGIORNAMENTO (82)
La Corte costituzionale, con sentenza 24 marzo-3 aprile 1997, n. 77 (in G.U. 1a
s.s. 09/04/1997, n. 15) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 1
del presente articolo "nella parte in cui non prevede che, fino alla
trasmissione degli atti al giudice del dibattimento, il giudice proceda
all'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare in carcere
immediatamente e comunque non oltre cinque giorni dall'inizio di esecuzione
della custodia".
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AGGIORNAMENTO (101)
La Corte costituzionale, con sentenza 10-17 febbraio 1999, n. 32 (in G.U. 1a
s.s. 24/02/1999, n. 8) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 1
del presente articolo "nella parte in cui non prevede che fino all'apertura del
dibattimento il giudice proceda all'interrogatorio della persona in stato di
custodia cautelare in carcere."
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AGGIORNAMENTO (318)
La L. 9 agosto 2024, n. 114 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-08-09;114],
ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica decorsi
due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
ART. 295
ART. 295
Verbale di vane ricerche
1. Se la persona nei cui confronti la misura è disposta non viene rintracciata e
non è possibile procedere nei modi previsti dall'articolo 293, l'ufficiale o
l'agente redige ugualmente il verbale, indicando specificamente le indagini
svolte, e lo trasmette senza ritardo al giudice che ha emesso l'ordinanza.
2. Il giudice, se ritiene le ricerche esaurienti, dichiara,
((nei casi e con le modalità previste))
dall'articolo 296, lo stato di latitanza
((, altrimenti dispone la prosecuzione delle ricerche))
.
3. Al fine di agevolare le ricerche del latitante, il giudice o il pubblico
ministero, nei limiti e con le modalità previste dagli articoli 266 e 267, può
disporre l'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di
altre forme di telecomunicazione. Si applicano, ove possibile, le disposizioni
degli articoli 268, 269 e 270. (253) (260) (263) (267) (270) (275)
3-bis. Fermo quanto disposto nel comma 3 del presente articolo e nel comma 5
dell'articolo 103, il giudice o il pubblico ministero può disporre
l'intercettazione di comunicazioni tra presenti quando si tratta di agevolare le
ricerche di un latitante in relazione a uno dei delitti previsti dall'articolo
51, comma 3-bis nonché dall'articolo 407 comma 2 lettera a) n. 4.
3-ter. Nei giudizi davanti alla Corte d'assise, ai fini di quanto previsto dai
commi 3 e 3-bis, in luogo del giudice provvede il presidente della Corte.
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AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
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AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53], ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (270)
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 2,
comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si applicano ai procedimenti
penali iscritti successivamente al 30 aprile 2020".
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Il D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], come modificato dal D.L. 30
aprile 2020, n. 28 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28], ha
disposto (con l'art. 2, comma 8) che "Le disposizioni del presente articolo si
applicano ai procedimenti penali iscritti successivamente al 31 agosto 2020, ad
eccezione delle disposizioni di cui al comma 6 che sono di immediata
applicazione".
ART. 296
ART. 296
L a t i t a n z a
1. È latitante chi volontariamente si sottrae alla custodia cautelare, agli
arresti domiciliari, al divieto di espatrio, all'obbligo di dimora o a un ordine
con cui si dispone la carcerazione.
2. La latitanza è dichiarata con decreto motivato. Se la dichiarazione consegue
alla mancata esecuzione di un'ordinanza applicativa di misure cautelari, nel
decreto sono indicati gli elementi che
((dimostrano))
l'effettiva conoscenza della misura e la volontà di sottrarvisi. Con il
provvedimento che dichiara la latitanza, il giudice designa un difensore di
ufficio al latitante che ne sia privo e ordina che sia depositata in cancelleria
copia dell'ordinanza con la quale è stata disposta la misura rimasta ineseguita.
Avviso del deposito è notificato al difensore.
3. Gli effetti processuali conseguenti alla latitanza operano soltanto nel
procedimento penale nel quale essa è stata dichiarata.
4. La qualità di latitante permane fino a che il provvedimento che vi ha dato
causa sia stato revocato a norma dell'articolo 299 o abbia altrimenti perso
efficacia ovvero siano estinti il reato o la pena per cui il provvedimento è
stato emesso.
4-bis. Quando il provvedimento che ha dato causa alla dichiarazione di latitanza
è eseguito, se il processo è in corso, all'imputato è comunicata la data
dell'udienza successiva.
5. Al latitante per ogni effetto è equiparato l'evaso.
ART. 297
ART. 297
Computo dei termini di durata delle misure
1. Gli effetti della custodia cautelare decorrono dal momento della cattura,
dell'arresto o del fermo.
2. Gli effetti delle altre misure decorrono dal momento in cui l'ordinanza che
le dispone è notificata a norma dell'articolo 293.
3. Se nei confronti di un imputato sono emesse più ordinanze che dispongono la
medesima misura per uno stesso fatto, benchè diversamente circostanziato o
qualificato, ovvero per fatti diversi commessi anteriormente alla emissione
della prima ordinanza in relazione ai quali sussiste connessione ai sensi
dell'articolo 12, comma 1, lettere b) e c), limitatamente ai casi di reati
commessi per eseguire gli altri, i termini decorrono dal giorno in cui è stata
eseguita o notificata la prima ordinanza e sono commisurati all' imputazione più
grave. La disposizione non si applica relativamente alle ordinanze per fatti non
desumibili dagli atti prima del rinvio a giudizio disposto per il fatto con il
quale sussiste connessione ai sensi del presente comma. (144)
((182))
4. Nel computo dei termini della custodia cautelare si tiene conto dei giorni in
cui si sono tenute le udienze e di quelli impiegati per la deliberazione della
sentenza nel giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni solo ai
fini della determinazione della durata complessiva della custodia a norma
dell'articolo 303 comma 4. (18)
5. Se l'imputato è detenuto per un altro reato o è internato per misura di
sicurezza, gli effetti della misura decorrono dal giorno in cui è
notificatal'ordinanza che la dispone, se sono compatibili con lo stato di
detenzione o di internamento; altrimenti decorrono dalla cessazione di questo.
Ai soli effetti del computo dei termini di durata massima, la custodia cautelare
si considera compatibile con lo stato di detenzione per esecuzione di pena o di
internamento per misura di sicurezza.
-------------
AGGIORNAMENTO (18)
Il D.L. 1 marzo 1991 n. 60
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-03-01;60], convertito con
modificazioni dalla L. 22 aprile 1991, n. 133
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1991-04-22;133], ha disposto (con l'art. 1,
comma 1) che il comma 4 del presente articolo , deve intendersi nel senso che,
indipendentemente da una richiesta del pubblico ministero e da un provvedimento
del giudice, nel computo dei termini di custodia cautelare stabiliti in
relazione alle fasi del giudizio di primo grado o del giudizio sulle
impugnazioni non si tiene conto dei giorni in cui si sono tenute le udienze e di
quelli impiegati per la deliberazione della sentenza. Dei giorni suddetti si
tiene invece conto nel computo dei termini di durata complessiva della custodia
cautelare stabiliti nell'articolo 303, comma 4, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303-com4],
salvo che ricorra l'ipotesi di sospensione prevista dall'articolo 304, comma 2,
del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art304-com2].
-------------
AGGIORNAMENTO (144)
La Corte costituzionale con sentenza 24 ottobre 3 novembre 2005, n. 408 (in G.U.
1a s.s. 09/11/2005, n. 45) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale
dell'art. 297, comma 3, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art297-com3],
nella parte in cui non si applica anche a fatti diversi non connessi, quando
risulti che gli elementi per emettere la nuova ordinanza erano già desumibili
dagli atti al momento della emissione della precedente ordinanza.
-------------
AGGIORNAMENTO (182)
La Corte Costituzionale, con sentenza 19 - 22 luglio 2011, n. 233 (in G.U. 1a
s.s. 27/7/2011, n. 32) ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
297, comma 3, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art297-com3],
nella parte in cui - con riferimento alle ordinanze che dispongono misure
cautelari per fatti diversi - non prevede che la regola in tema di decorrenza
dei termini in esso stabilita si applichi anche quando, per i fatti contestati
con la prima ordinanza, l'imputato sia stato condannato con sentenza passata in
giudicato anteriormente all'adozione della seconda misura."
ART. 298
ART. 298
Sospensione dell'esecuzione delle misure
1. L'esecuzione di un ordine con cui si dispone la carcerazione nei confronti di
un imputato al quale sia stata applicata una misura cautelare personale per un
altro reato ne sospende l'esecuzione, salvo che gli effetti della misura
disposta siano compatibili con la espiazione della pena.
2. La sospensione non opera quando la pena è espiata in regime di misure
alternative alla detenzione.
Capo V
ESTINZIONE DELLE MISURE
ART. 299
ART. 299
Revoca e sostituzione delle misure
1. Le misure coercitive e interdittive sono immediatamente revocate quando
risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità
previste dall'articolo 273 o dalle disposizioni relative alle singole misure
ovvero le esigenze cautelari previste dall'articolo 274.
2. Salvo quanto previsto dall' art. 275, comma 3, quando le esigenze cautelari
risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più proporzionata
all'entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere irrogata, il
giudice sostituisce la misura con un'altra meno grave ovvero ne dispone
l'applicazione con modalità meno gravose.
2-bis. I provvedimenti di cui ai commi 1 e 2 relativi alle misure previste dagli
articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei procedimenti
aventi ad oggetto delitti commessi con violenza alla persona, devono essere
immediatamente comunicati, a cura della polizia giudiziaria, ai servizi
socio-assistenziali e alla persona offesa e, ove nominato, al suo difensore.
2-ter. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 4, comma 1, lettera
i-ter), del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui
al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159], l'estinzione,
l'inefficacia pronunciata per qualsiasi ragione o la revoca delle misure
coercitive previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286 o la
loro sostituzione con altra misura meno grave sono comunicati, a cura della
cancelleria, anche per via telematica, all'autorità di pubblica sicurezza
competente per le misure di prevenzione, ai fini dell'eventuale adozione dei
relativi provvedimenti.
2-quater. Nei procedimenti per i delitti di cui all'articolo 362, comma 1-ter,
l'estinzione o la revoca delle misure coercitive di cui al comma 1 del presente
articolo o la loro sostituzione con altra misura meno grave sono comunicate al
prefetto che, sulla base delle valutazioni espresse nelle riunioni di
coordinamento di cui all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 6 maggio 2002,
n. 83 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2002-05-06;83~art5-com2],
convertito, con modificazioni, dalla legge 2 luglio 2002, n. 133
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2002-07-02;133], può adottare misure di
vigilanza dinamica, da sottoporre a revisione trimestrale, a tutela della
persona offesa.
3. Il pubblico ministero e l'imputato richiedono la revoca o la sostituzione
delle misure al giudice, il quale provvede con ordinanza entro cinque giorni dal
deposito della richiesta. La richiesta di revoca o di sostituzione delle misure
previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284, 285 e 286, applicate nei
procedimenti di cui al comma 2-bis del presente articolo, che non sia stata
proposta in sede di interrogatorio di garanzia, deve essere contestualmente
notificata, a cura della parte richiedente ed a pena di inammissibilità, presso
il difensore della persona offesa o, in mancanza di questo, alla persona offesa,
salvo che in quest'ultimo caso essa non abbia provveduto a dichiarare o eleggere
domicilio. Il difensore e la persona offesa possono, nei due giorni successivi
alla notifica, presentare memorie ai sensi dell'articolo 121. Decorso il
predetto termine il giudice procede. Il giudice provvede anche di ufficio quando
assume l'interrogatorio della persona in stato di custodia cautelare o quando è
richiesto della proroga del termine per le indagini preliminari o
dell'assunzione di incidente probatorio ovvero quando procede all'udienza
preliminare o al giudizio.
3-bis. Il giudice, prima di provvedere in ordine alla revoca o alla sostituzione
delle misure coercitive e interdittive, di ufficio o su richiesta dell'imputato,
deve sentire il pubblico ministero. Se nei due giorni successivi il pubblico
ministero non esprime il proprio parere, il giudice procede.
3-ter. Il giudice, valutati gli elementi addotti per la revoca o la sostituzione
delle misure, prima di provvedere può assumere l'interrogatorio della persona
sottoposta alle indagini. Se l'istanza di revoca o di sostituzione è basata su
elementi nuovi o diversi rispetto a quelli già vatutati, il giudice deve
assumere l'interrogatorio dell'imputato che ne ha fatto richiesta.
4. Fermo quanto previsto dall'articolo 276, quando le esigenze cautelari
risultano aggravate, il giudice, su richiesta del pubblico ministero,
sostituisce la misura applicata con un'altra più grave ovvero ne dispone
l'applicazione con modalità più gravose o applica congiuntamente altra misura
coercitiva o interdittiva.
((In questo caso, se ritiene che l'aggravamento debba comportare l'applicazione
della misura della custodia cautelare in carcere, il giudice per le indagini
preliminari rimette la decisione al collegio di cui all'articolo 328, comma
1-quinquies))
.
((318))
4-bis. Dopo la chiusura delle indagini preliminari, se l'imputato chiede la
revoca o la sostituzione della misura con altra meno grave ovvero la sua
applicazione con modalità meno gravose, il giudice, se la richiesta non è
presentata in udienza, ne dà comunicazione al pubblico ministero, il quale, nei
due giorni successivi, formula le proprie richieste. La richiesta di revoca o di
sostituzione delle misure previste dagli articoli 282-bis, 282-ter, 283, 284,
285 e 286, applicate nei procedimenti di cui al comma 2-bis del presente
articolo, deve essere contestualmente notificata, a cura della parte richiedente
ed a pena di inammissibilità, presso il difensore della persona offesa o, in
mancanza di questo, alla persona offesa, salvo che in quest'ultimo caso essa non
abbia provveduto a dichiarare o eleggere domicilio.
4-ter. In ogni stato e grado del procedimento, quando non è in grado di decidere
allo stato degli atti, il giudice dispone, anche di ufficio e senza formalità,
accertamenti sulle condizioni di salute o su altre condizioni o qualità
personali dell'imputato. Gli accertamenti sono eseguiti al più presto e comunque
entro quindici giorni da quello in cui la richiesta è pervenuta al giudice. Se
la richiesta di revoca o di sostituzione della misura della custodia cautelare
in carcere è basata sulle condizioni di salute di cui all'articolo 275, comma
4-bis, ovvero se tali condizioni di salute sono segnalate dal servizio sanitario
penitenziario, o risultano in altro modo al giudice, questi, se non ritiene di
accogliere la richiesta sulla base degli atti, dispone con immediatezza, e
comunque non oltre il termine previsto nel comma 3, gli accertamenti medici del
caso, nominando perito ai sensi dell'articolo 220 e seguenti, il quale deve
tener conto del parere del medico penitenziario e riferire entro il termine di
cinque giorni, ovvero, nel caso di rilevata urgenza, non oltre due giomi
dall'accertamento. Durante il periodo compreso tra il provvedimento che dispone
gli accertamenti e la scadenza del termine per gli accertamenti medesimi, è
sospeso il termine previsto dal comma 3.
4-quater. Si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 286-bis,
comma 3.
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AGGIORNAMENTO (318)
La L. 9 agosto 2024, n. 114 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-08-09;114],
ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica decorsi
due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
ART. 300
ART. 300
Estinzione
((o sostituzione))
delle misure per effetto della pronuncia di determinate sentenze
1. Le misure disposte in relazione a un determinato fatto perdono immediatamente
efficacia quando, per tale fatto e nei confronti della medesima persona, è
disposta l'archiviazione ovvero è pronunciata sentenza di non luogo a procedere
o di proscioglimento.
2. Se l'imputato si trova in stato di custodia cautelare e con la sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere è applicata la misura di sicurezza
del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, il giudice provvede a norma
dell'articolo 312.
3. Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di condanna,
le misure perdono efficacia se la pena irrogata è dichiarata estinta ovvero
condizionalmente sospesa.
4. La custodia cautelare perde altresì efficacia quando è pronunciata sentenza
di condanna, ancorché sottoposta a impugnazione, se la durata della custodia già
subita non è inferiore all'entità della pena irrogata.
((
4-bis. Quando, in qualsiasi grado del processo, è pronunciata sentenza di
condanna o sentenza di applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444,
ancorché sottoposta a impugnazione, alla pena pecuniaria sostitutiva o al lavoro
di pubblica utilità sostitutivo, di cui alla legge 24 novembre 1981 n. 689
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1981-11-24;689], non può essere mantenuta la
custodia cautelare. Negli stessi casi, quando è pronunciata sentenza di condanna
o sentenza di applicazione della pena ai sensi dell'articolo 444 alla pena della
detenzione domiciliare sostitutiva, non può essere mantenuta la custodia
cautelare in carcere. In ogni caso, il giudice può sostituire la misura in
essere con un'altra meno grave di cui ricorrono i presupposti ai sensi
dell'articolo 299.
))
5. Qualora l'imputato prosciolto o nei confronti del quale sia stata emessa
sentenza di non luogo a procedere sia successivamente condannato per lo stesso
fatto, possono essere disposte nei suoi confronti misure coercitive quando
ricorrono le esigenze cautelari previste dall'articolo 274 comma 1 lettere b) o
c).
ART. 301
ART. 301
Estinzione di misure disposte per esigenze probatorie
1. Le misure disposte per le esigenze cautelari previste dall'articolo 274 comma
1 lettera a) perdono immediatamente efficacia se alla scadenza del termine
previsto dall'articolo 292 comma 2 lettera d), non ne è ordinata la
rinnovazione.
2. La rinnovazione è disposta dal giudice con ordinanza, su richiesta del
pubblico ministero, anche per più di una volta, entro i limiti previsti dagli
articoli 305 e 308. (55)
((
2-bis. Salvo il disposto dell'articolo 292, comma 2, lettera d), quando si
procede per reati diversi sia da quelli previsti dall'articolo 407, comma 2,
lettera a), numeri da 1 a 6, sia da quelli per il cui accertamento sono
richieste investigazioni particolarmente complesse per la molteplicità di fatti
tra loro collegati ovvero per l'elevato numero di persone sottoposte alle
indagini o di persone offese, ovvero per reati per il cui accertamento è
richiesto il compimento di atti di indagini all'estero, la custodia cautelare in
carcere disposta per il compimento delle indagini previste dall'articolo 274,
comma 1, lettera a), non può avere durata superiore a trenta giorni.
2-ter. La proroga della medesima misura è disposta, per non più di due volte ed
entro il limite complessivo di novanta giorni, dal giudice con ordinanza, su
dichiesta inoltrata dal pubblico ministero prima della scadenza, valutate le
ragioni che hanno impedito il compimento delle indagini per le cui esigenze la
misera era stata disposta e previ interrogatorio dell'imputato))
--------------
AGGIORNAMENTO (55)
La Corte costituzionale 26 maggio-8 giugno 1994, n. 219 (G.U. 1a s.
s. 15/6/1994, n. 25) ha disposto l' illegittimità costituzionale del comma 2 del
presente articolo "nella parte in cui non prevede che, ai fini dell'adozione del
provvedimento di rinnovazione della misura cautelare personale, debba essere
previamente sentito il difensore della persona da assoggettare alla misura."
ART. 302
ART. 302
Estinzione della custodia per omesso interrogatorio della persona in stato di
custodia cautelare
1. La custodia cautelare disposta nel corso delle indagini preliminari perde
immediatamente efficacia se il giudice non procede all'interrogatorio entro il
termine previsto dall'articolo 294. Dopo la liberazione, la misura può essere
nuovamente disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, previo
interrogatorio, allorché, valutati i risultati di questo, sussistono le
condizioni indicate negli articoli 273, 274 e 275. Nello stesso modo si procede
nel caso in cui la persona, senza giustificato motivo, non si presenta a rendere
interrogatorio. Si osservano le disposizioni dell'articolo 294 commi 3, 4 e 5.
(82)
((118))
------------------
AGGIORNAMENTO (82)
La Corte costituzionale, con sentenza 24 marzo-3 aprile 1997, n. 77 (in G.U. 1a
s.s. 09/04/1997, n. 15) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del
presente articolo limitatamente alle parole "disposta nel corso delle indagini
preliminari".
------------------
AGGIORNAMENTO (118)
La Corte costituzionale, con sentenza 21 marzo-4 aprile 2001, n. 95 (in G.U. 1a
s.s. 11/04/2001, n. 15) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale
"dell'articolo 302 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art302],
nella parte in cui non prevede che le misure cautelari coercitive, diverse dalla
custodia cautelare, e quelle interdittive, perdono immediatamente efficacia se
il giudice non procede all'interrogatorio entro il termine previsto
dall'articolo 294, comma 1-bis. "
ART. 303
ART. 303
Termini di durata massima della custodia cautelare.
1. La custodia cautelare perde efficacia quando:
a) dall'inizio della sua esecuzione sono decorsi i seguenti termini senza che
sia stato emesso il provvedimento che dispone il giudizio o l'ordinanza con cui
il giudice dispone il giudizio abbreviato ai sensi dell'articolo 438, ovvero
senza che sia stata pronunciata la sentenza di applicazione della pena su
richiesta delle parti:
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena della reclusione superiore nel massimo a sei anni, salvo quanto previsto
dal numero 3);
3) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la
pena dell'ergastolo o la pena della reclusione non inferiore nel massimo a venti
anni ovvero per uno dei delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a),
sempre che per lo stesso la legge preveda la pena della reclusione superiore nel
massimo a sei anni;
b) dall'emissione del provvedimento che dispone il giudizio o dalla sopravvenuta
esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che sia stata
pronunciata sentenza di condanna di primo grado:
1) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;
2) un anno, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce la
pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto
previsto dal numero 1);
3) un anno e sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge
stabilisce la pena dell'ergastolo o la pena della reclusione superiore nel
massimo a venti anni;
3-bis) qualora si proceda per i delitti di cui all'articolo 407, comma 2,
lettera a), i termini di cui ai numeri 1), 2) e 3) sono aumentati fino a sei
mesi. Tale termine è imputato a quello della fase precedente ove non
completamente utilizzato, ovvero ai termini di cui alla lettera d) per la parte
eventualmente residua. In quest'ultimo caso i termini di cui alla lettera d)
sono proporzionalmente ridotti.
b-bis) dall'emissione dell'ordinanza con cui il giudice dispone il giudizio
abbreviato o dalla sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i
seguenti termini senza che sia stata pronunciata sentenza di condanna ai sensi
dell'articolo 442:
1) tre mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;
2) sei mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni, salvo quanto
previsto nel numero 1;
3) nove mesi, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena dell'ergastolo o la pena della reclusione superiore nel massimo a venti
anni;
c) dalla pronuncia della sentenza di condanna di primo grado o dalla
sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi i seguenti termini senza che
sia stata pronunciata sentenza di condanna in grado di appello;
1) nove mesi, se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a
tre anni;
2) un anno, se vi è stata condanna alla pena della reclusione non superiore a
dieci anni;
3) un anno e sei mesi, se vi è stata condanna alla pena dell'ergastolo o della
reclusione superiore a dieci anni;
d)dalla pronuncia della sentenza di condanna in grado di appello o dalla
sopravvenuta esecuzione della custodia sono decorsi gli stessi termini previsti
dalla lettera c) senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile di
condanna, salve le ipotesi di cui alla lettera b), numero 3-bis). Tuttavia, se
vi è stata condanna in primo grado, ovvero se la impugnazione è stata proposta
esclusivamente dal pubblico ministero, si applica soltanto la disposizione del
comma 4. (90)
2. Nel caso in cui, a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte di
cassazione o per altra causa, il procedimento regredisca a una fase o a un grado
di giudizio diversi ovvero sia rinviato ad altro giudice, dalla data del
provvedimento che dispone il regresso o il rinvio ovvero dalla sopravvenuta
esecuzione della custodia cautelare decorrono di nuovo i termini previsti dal
comma 1 relativamente a ciascuno stato e grado del procedimento. (142)
3. Nel caso di evasione dell'imputato sottoposto a custodia cautelare, i termini
previsti dal comma 1 decorrono di nuovo, relativamente a ciascuno stato e grado
del procedimento, dal momento in cui venga ripristinata la custodia cautelare.
4. La durata complessiva della custodia cautelare, considerate anche le proroghe
previste dall'articolo 305, non può superare i seguenti termini:
a) due anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena della reclusione non superiore nel massimo a sei anni;
b) quattro anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge
stabilisce la pena della reclusione non superiore nel massimo a venti anni,
salvo quanto previsto dalla lettera a);
c) sei anni, quando si procede per un delitto per il quale la legge stabilisce
la pena dell'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a venti anni.
(274) (278)
((303))
------------------
AGGIORNAMENTO (1)
Il D:P.R. 22 settembre 1988, n. 448, ha disposto (con l'art. 23, comma 2) che "I
termini previsti dall'articolo 303 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303]
sono ridotti della metà per i reati commessi da minori degli anni diciotto e dei
due terzi per quelli commessi da minori di anni sedici."
------------------
AGGIORNAMENTO (15)
Il D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1988-09-22;448], come
modificato dal D.Lgs. 14 gennaio 1991, n. 12
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1991-01-14;12], ha disposto
(con l'art. 23, comma 3) che "I termini previsti dall'articolo 303 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303]
sono ridotti della metà per i reati commessi da minori degli anni diciotto e dei
due terzi per quelli commessi da minori degli anni sedici e decorrono dal
momento della cattura, dell'arresto, del fermo o dell'accompagnamento."
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1996-10-23;553], convertito con
modificazioni dalla L. 23 dicembre 1996, n. 652
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1996-12-23;652] ha disposto (con l'art. 1,
comma 3) che "I termini previsti dall'articolo 303, comma 1, del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303-com1]
sono sospesi dalla data del provvedimento che accoglie la dichiarazione di
astensione o di ricusazione a quella in cui il dibattimento davanti al nuovo
giudice perviene allo stato in cui si trovava allorché è intervenuta la
dichiarazione di astensione o di ricusazione."
Ha inoltre disposto (con l'art. 1, comma 4) che "la sospensione di cui al comma
3 non può comunque superare il termine di novanta giorni, se si tratta di
procedimento per taluno dei delitti indicati nell'articolo 51, comma 3-bis, del
codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art51-com3bis],
ovvero il termine di sessanta giorni negli altri casi. Il termine decorre dalla
data del provvedimento che accoglie la dichiarazione di astensione o di
ricusazione, ovvero, se il provvedimento è anteriore alla data di entrata in
vigore del presente decreto, da quest'ultima data."
-------------------
AGGIORNAMENTO (142)
La Corte costituzionale con sentenza del 7 - 22 luglio 2005 n. 299 (in G.U. 1a
s.s. 27/07/2005, n. 30), ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.
303, comma 2, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303-com2],
nella parte in cui non consente di computare ai fini dei termini massimi di fase
determinati dall'art. 304, comma 6, dello stesso codice, i periodi di custodia
cautelare sofferti in fasi o in gradi diversi dalla fase o dal grado in cui il
procedimento è regredito.
---------------
AGGIORNAMENTO (274)
Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18], ha disposto (con
l'art. 83, comma 4) che "Nei procedimenti penali in cui opera la sospensione dei
termini ai sensi del comma 2 sono altresì sospesi, per lo stesso periodo, il
corso della prescrizione e i termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303]
e 308 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]".
Ha inoltre disposto (con l'art. 83, comma 9) che "Nei procedimenti penali il
corso della prescrizione e i termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303],
308
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]
309, comma 9
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com9],
311
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com311],
commi 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5]
e 5-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5bis],
e 324, comma 7, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art324-com7]
e agli articoli 24, comma 2
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art24-com2], e
27, comma 6, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art27-com6]
rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato ai sensi del
comma 7, lettera g), e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020".
---------------
AGGIORNAMENTO (278)
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 25 maggio - 6 luglio 2021,
n. 140 (in G.U. 1ª s.s. 7/7/2021, n. 27), ha dichiarato l'illegittimità
costituzionale dell'art. 83, comma 9 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18~art83-com9], convertito
con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-04-24;27], (che ha modificato il
presente articolo) "nella parte in cui prevede la sospensione del corso della
prescrizione per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviati ai sensi
del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30 giugno
2020".
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AGGIORNAMENTO (303)
Il D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1988-09-22;448], come
modificato dal D.L. 15 settembre 2023, n. 123
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2023-09-15;123], ha disposto (con
l'art. 23, comma 3) che "I termini previsti dall'articolo 303 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303]
sono ridotti di un terzo per i reati commessi da minori degli anni diciotto e
della metà per quelli commessi da minori degli anni sedici e decorrono dal
momento della cattura, dell'arresto, del fermo o dell'accompagnamento".
ART. 304
ART. 304
Sospensione dei termini di durata massima della custodia cautelare
1. I termini previsti dall'articolo 303 sono sospesi, con ordinanza appellabile
a norma dell'articolo 310, nei seguenti casi:
a) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o
rinviato per impedimento dell'imputato o del suo difensore ovvero su richiesta
dell'imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non
siano stati disposti per esigenze di acquisizione della prova o a seguito di
concessione di termini per la difesa;
b) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui il dibattimento è sospeso o
rinviato a causa della mancata presentazione, dell'allontanamento o della
mancata partecipazione di uno o più difensori che rendano privo di assistenza
uno o più imputati;
((
b-bis) nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l'udienza di
comparizione predibattimentale è sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati
nelle lettere a) e b);
))
c) nella fase del giudizio, durante la pendenza dei termini previsti
dall'articolo 544, commi 2 e 3.
c-bis) nel giudizio abbreviato, durante il tempo in cui l'udienza è sospesa o
rinviata per taluno dei casi indicati nelle lettere a) e b) e durante la
pendenza dei termini previsti dall'articolo 544, commi 2 e 3;
c-ter) nei casi previsti dall'articolo 545- bis, durante il tempo intercorrente
tra la lettura del dispositivo indicato al comma 1 dello stesso articolo e
l'udienza fissata per la decisione sulla eventuale sostituzione della pena
detentiva con una pena sostitutiva ai sensi dell'articolo 53 della legge 24
novembre 1981, n. 689 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1981-11-24;689~art53];
in tal caso, la sospensione dei termini previsti dall'articolo 303 non può
comunque avere durata superiore a sessanta giorni.
2. I termini previsti dall'articolo 303 possono essere altresì sospesi quando si
procede per taluno dei reati indicati nell'articolo 407, comma 2, lettera a),
nel caso di dibattimenti o di giudizi abbreviati particolarmente complessi,
durante il tempo in cui sono tenute le udienze o si delibera la sentenza nel
giudizio di primo grado o nel giudizio sulle impugnazioni.
3. Nei casi previsti dal comma 2, la sospensione è disposta dal giudice, su
richiesta del pubblico ministero, con ordinanza appellabile a norma
dell'articolo 310.
4. I termini previsti dall'articolo 303, comma 1, lettera a), sono sospesi, con
ordinanza appellabile a norma dell'articolo 310, se l'udienza preliminare è
sospesa o rinviata per taluno dei casi indicati nel comma 1, lettere a) e b),
del presente articolo.
5. Le disposizioni di cui alle lettere a) e b) del comma 1, anche se riferite al
giudizio abbreviato e di cui al comma 4 non si applicano ai coimputati ai quali
i casi di sospensione non si riferiscono e che chiedono che si proceda nei loro
confronti previa separazione dei processi. (63)
6. La durata della custodia cautelare non può comunque superare il doppio dei
termini previsti dall'articolo 303, commi 1, 2 e 3 senza tenere conto
dell'ulteriore termine previsto dall'articolo 303, comma 1, lettera b), numero
3-bis) e i termini aumentati della metà previsti dall'articolo 303, comma 4,
ovvero, se più favorevole, i due terzi del massimo della pena temporanea
prevista per il reato contestato o ritenuto in sentenza. A tal fine la pena
dell'ergastolo è equiparata alla pena massima temporanea. (63) (90)
7. Nel computo dei termini di cui al comma 6, salvo che per il limite relativo
alla durata complessiva della custodia cautelare, non si tiene conto dei periodi
di sospensione di cui al comma 1, lettera b). (63)
--------------
AGGIORNAMENTO (18)
Il D.L. 1 marzo 1991, n. 60
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-03-01;60] convertito con
modificazioni dalla L. 22 aprile 1991, n. 133
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1991-04-22;133] ha disposto (con l'art. 1,
comma 2) che il comma 2 del presnte articolo , deve intendersi nel senso che,
nella ipotesi di sospensione ivi prevista, la durata complessiva della custodia
cautelare può superare i termini stabiliti nell'articolo 303, comma 4, del
codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303-com4],
fermo restando il limite previsto dall'articolo 304, comma 4, del medesimo
codice.
--------------
AGGIORNAMENTO (63)
La L. 8 agosto 1995, n. 332 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1995-08-08;332]
ha disposto (con l'art. 28, comma 2) che "per i procedimenti in corso, le
disposizioni di cui ai commi 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art304-com5],
6
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art304-com6]
e 7 dell'articolo 304 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art304-com7],
come novellato dall'articolo 15 della presente legge, si applicano a partire dal
novantesimo giorno dalla pubblicazione della presente legge."
--------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D.L. 23 ottobre 1996, n. 553
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1996-10-23;553], convertito con
modificazioni dalla L. 23 dicembre 1996, n. 652
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1996-12-23;652] ha disposto (con l'art. 1,
comma 5) che "Nel computo dei termini di cui all'articolo 304, comma 6, del
codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art304-com6],
salvo che per il limite relativo alla durata complessiva della custodia
cautelare, non si tiene conto del periodo di sospensione di cui ai commi 3 e 4
del medesimo D.L."
ART. 305
ART. 305
Proroga della custodia cautelare
1. In ogni stato e grado del procedimento di merito, quando è disposta perizia
sullo stato di mente dell'imputato, i termini di custodia cautelare sono
prorogati per il periodo di tempo assegnato per l'espletamento della perizia.La
proroga è disposta con ordinanza dal giudice, su richiesta del pubblico
ministero, sentito il difensore. L'ordinanza è soggetta a ricorso per cassazione
nelle forme previste dall'areticolo 311.
2. Nel corso delle indagini preliminari, il pubblico ministero può altresì
chiedere la proroga dei termini di custodia cautelare che siano prossimi a
scadere, quando sussistono gravi esigenze cautelari che, in rapporto ad
accertamenti particolarmente complessi
((o a nuove indagini disposte ai sensi dell'articolo 415-bis, comma 4))
, rendano indispensabile il protrarsi della custodia. Il giudice, sentiti il
pubblico ministero e il difensore, provvede con ordinanza appellabile a norma
dell'articolo 310. La proroga è rinnovabile una sola volta. I termini previsti
dall'articolo 303 comma 1 non possono essere comunque superati di oltre la metà.
ART. 306
ART. 306
Provvedimenti conseguenti alla estinzione delle misure
1. Nei casi in cui la custodia cautelare perde efficacia secondo le norme del
presente titolo, il giudice dispone con ordinanza l'immediata liberazione della
persona sottoposta alla misura.
2. Nei casi di perdita di efficacia di altre misure cautelari, il giudice adotta
con ordinanza i provvedimenti necessari per la immediata cessazione delle misure
medesime.
ART. 307
ART. 307
Provvedimenti in caso di scarcerazione per decorrenza dei termini
(( 1. Nei confronti dell'imputato scarcerato per decorrenza dei termini, il
giudice, dispone le altre misure cautelari di cui ricorrano i presupposti, solo
se sussistono le ragioni che avevano determinato la custodia cautelare ))
(( 1-bis. Qualora si proceda per taluno dei reati indicati nell'articolo 407,
comma 2, lettera a), il giudice dispone le misure cautelari indicate dagli
articoli 281, 282 e 283 anche cumulativamente ))
2. La custodia cautelare, ove risulti necessaria a norma dell'articolo 275, è
tuttavia ripristinata:
a) se l'imputato ha dolosamente trasgredito alle prescrizioni inerenti a una
misura cautelare disposta a norma del comma 1, sempre che, in relazione alla
natura di tale trasgressione, ricorra taluna delle esigenze cautelari previste
dall'articolo 274;
b) contestualmente o successivamente alla sentenza di condanna di primo o di
secondo grado, quando ricorre l'esigenza cautelare prevista dall'articolo 274
comma 1 lettera b).
3. Con il ripristino della custodia, i termini relativi alla fase in cui il
procedimento si trova decorrono nuovamente ma, ai fini del computo del termine
previsto dall'articolo 303 comma 4, si tiene conto anche della custodia
anteriormente subita.
4. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono procedere al fermo
dell'imputato che, trasgredendo alle prescrizioni inerenti a una misura
cautelare disposta a norma del comma 1
(( o nell' ipotesi prevista dal comma 2 lettera b) ))
,
(( stia per darsi ))
alla fuga. Del fermo è data notizia senza ritardo, e comunque entro le
ventiquattro ore, al procuratore della Repubblica presso il tribunale del luogo
ove il fermo è stato eseguito. Si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni sul fermo di indiziato di delitto. Con il provvedimento di
convalida, il giudice per le indagini preliminari, se il pubblico ministero ne
fa richiesta, dispone con ordinanza, quando ne ricorrono le condizioni, la
misura della custodia cautelare e trasmette gli atti al giudice competente.
5. La misura disposta a norma del comma 4 cessa di avere effetto se, entro venti
giorni dalla ordinanza, il giudice competente non provvede a norma del comma 2
lettera a).
ART. 308
ART. 308
Termini di durata massima delle misure diverse dalla custodia cautelare
1. Le misure coercitive diverse dalla custodia cautelare perdono efficacia
quando dall'inizio della loro esecuzione è decorso un periodo di tempo pari al
doppio dei termini previsti dall'articolo 303.
2. Le misure interdittive non possono avere durata superiore a dodici mesi e
perdono efficacia quando è decorso il termine fissato dal giudice
nell'ordinanza. In ogni caso, qualora siano state disposte per esigenze
probatorie, il giudice può disporne la rinnovazione nei limiti temporali
previsti dal primo periodo del presente comma.
2-bis. COMMA ABROGATO DALLA L. 16 APRILE 2015, N. 47
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2015-04-16;47].
3. L'estinzione delle misure non pregiudica l'esercizio dei poteri che la legge
attribuisce al giudice penale o ad altre autorità nell'applicazione di pene
accessorie o di altre misure interdittive.
((274))
((278))
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AGGIORNAMENTO (274)
Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18], ha disposto (con
l'art. 83, comma 4) che "Nei procedimenti penali in cui opera la sospensione dei
termini ai sensi del comma 2 sono altresì sospesi, per lo stesso periodo, il
corso della prescrizione e i termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303]
e 308 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]".
Ha inoltre disposto (con l'art. 83, comma 9) che "Nei procedimenti penali il
corso della prescrizione e i termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303],
308
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]
309, comma 9
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com9],
311
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com311],
commi 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5]
e 5-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5bis],
e 324, comma 7, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art324-com7]
e agli articoli 24, comma 2
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art24-com2], e
27, comma 6, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art27-com6]
rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato ai sensi del
comma 7, lettera g), e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020".
---------------
AGGIORNAMENTO (278)
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 25 maggio - 6 luglio 2021,
n. 140 (in G.U. 1ª s.s. 7/7/2021, n. 27), ha dichiarato l'illegittimità
costituzionale dell'art. 83, comma 9 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18~art83-com9], convertito
con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-04-24;27], (che ha modificato il
presente articolo) "nella parte in cui prevede la sospensione del corso della
prescrizione per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviati ai sensi
del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30 giugno
2020".
Capo VI
IMPUGNAZIONI
ART. 309
ART. 309
Riesame delle ordinanze che dispongono una misura coercitiva
1. Entro dieci giorni dalla esecuzione o notificazione del provvedimento,
l'imputato può proporre richiesta di riesame, anche nel merito, della ordinanza
che dispone una misura coercitiva, salvo che si tratti di ordinanza emessa a
seguito di appello del pubblico ministero.
2. Per l'imputato latitante il termine decorre dalla data di notificazione
eseguita a norma dell'articolo 165. Tuttavia, se sopravviene l'esecuzione della
misura, il termine decorre da tale momento quando l'imputato prova di non aver
avuto tempestiva conoscenza del provvedimento.
3. Il difensore dell'imputato può proporre la richiesta di riesame entro dieci
giorni dalla notificazione dell'avviso di deposito dell'ordinanza che dispone la
misura.
3-bis. Nei termini previsti dai commi 1, 2 e 3 non si computano i giorni per i
quali è stato disposto il differimento del colloquio, a norma dell'articolo 104,
comma 3.
4. La richiesta di riesame è presentata nella cancelleria del tribunale indicato
nel comma 7. Si osservano le forme previste dall'articolo 582.
5. Il presidente cura che sia dato immediato avviso all'autorità giudiziaria
procedente la quale, entro il giorno successivo, e comunque non oltre il quinto
giorno, trasmette al tribunale gli atti presentati a norma dell'articolo 291,
comma 1, nonché tutti gli elementi sopravvenuti a favore della persona
sottoposta alle indagini
((e, in ogni caso, le dichiarazioni rese dalla persona sottoposta alle indagini
ai sensi dell'articolo 291, comma 1-quater))
.
6. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi e
l'imputato può chiedere di comparire personalmente. Chi ha proposto la richiesta
ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al giudice del riesame
facendone dare atto a verbale prima dell'inizio della discussione.
7. Sulla richiesta di riesame decide, in composizione collegiale, il tribunale
del luogo nel quale ha sede la corte di appello o la sezione distaccata della
corte di appello nella cui circoscrizione è compreso l'ufficio del giudice che
ha emesso l'ordinanza. (90) (90a)
8. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle
forme previste dall'articolo 127. L'avviso della data fissata per l'udienza è
comunicato, almeno tre giorni prima, al pubblico ministero presso il tribunale
indicato nel comma 7 e, se diverso, a quello che ha richiesto l'applicazione
della misura; esso è notificato, altresì, entro lo stesso termine, all'imputato
ed al suo difensore. Fino al giorno dell'udienza gli atti restano depositati in
cancelleria, con facoltà per il difensore di esaminarli e di estrarne copia.
8-bis. Il pubblico ministero che ha richiesto l'applicazione della misura può
partecipare all'udienza in luogo del pubblico ministero presso il tribunale
indicato nel comma 7. L'imputato che ne abbia fatto richiesta ai sensi del comma
6 ha diritto di comparire personalmente o, quando una particolare disposizione
di legge lo prevede, di partecipare a distanza. Il presidente può altresì
disporre la partecipazione a distanza dell'imputato che vi consenta.
9. Entro dieci giorni dalla ricezione degli atti il tribunale, se non deve
dichiarare l'inammissibilità della richiesta, annulla, riforma o conferma
l'ordinanza oggetto del riesame decidendo anche sulla base degli elementi
addotti dalle parti nel corso dell'udienza.
Il tribunale può annullare il provvedimento impugnato o riformarlo in senso
favorevole all'imputato anche per motivi diversi da quelli enunciati ovvero può
confermarlo per ragioni diverse da quelle indicate nella motivazione del
provvedimento stesso. Il tribunale annulla il provvedimento impugnato se la
motivazione manca o non contiene l'autonoma valutazione, a norma dell'articolo
292, delle esigenze cautelari, degli indizi e degli elementi forniti dalla
difesa. (274) (278)
9-bis. Su richiesta formulata personalmente dall'imputato entro due giorni dalla
notificazione dell'avviso, il tribunale differisce la data dell'udienza da un
minimo di cinque ad un massimo di dieci giorni se vi siano giustificati motivi.
In tal caso il termine per la decisione e quello per il deposito dell'ordinanza
sono prorogati nella stessa misura.
10. Se la trasmissione degli atti non avviene nei termini di cui al comma 5 o se
la decisione sulla richiesta di riesame o il deposito dell'ordinanza del
tribunale in cancelleria non intervengono nei termini prescritti, l'ordinanza
che dispone la misura coercitiva perde efficacia e, salve eccezionali esigenze
cautelari specificamente motivate, non può essere rinnovata. L'ordinanza del
tribunale deve essere depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla
decisione salvi i casi in cui la stesura della motivazione sia particolarmente
complessa per il numero degli arrestati o la gravità delle imputazioni. In tali
casi, il giudice può disporre per il deposito un termine più lungo, comunque non
eccedente il quarantacinquesimo giorno da quello della decisione.
(71) (204)
-------------
AGGIORNAMENTO (71)
La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 71 (in G.U. 1a s.s.
20/3/1996, n. 20) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del presente
articolo "nella parte in cui non prevede la possibilità di valutare la
sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nell'ipotesi in cui sia stato
emesso il decreto che dispone il giudizio a norma dell'art. 429 dello stesso
codice".
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (204)
La Corte Costituzionale, con sentenza 2 - 6 dicembre 2013, n. 293 (in G.U. 1a
s.s. 11/12/2013, n. 50), ha dichiarato "l'illegittimità costituzionale dell'art.
309 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309],
in quanto interpretato nel senso che la deducibilità, nel procedimento di
riesame, della retrodatazione della decorrenza dei termini di durata massima
delle misure cautelari, prevista dall'art. 297, comma 3, del medesimo codice,
sia subordinata - oltre che alla condizione che, per effetto della
retrodatazione, il termine sia già scaduto al momento dell'emissione
dell'ordinanza cautelare impugnata - anche a quella che tutti gli elementi per
la retrodatazione risultino da detta ordinanza".
-------------
AGGIORNAMENTO (274)
Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18] ha disposto (con
l'art. 83, comma 9) che "Nei procedimenti penali il corso della prescrizione e i
termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303],
308
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]
309, comma 9
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com9],
311
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com311],
commi 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5]
e 5-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5bis],
e 324, comma 7, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art324-com7]
e agli articoli 24, comma 2
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art24-com2], e
27, comma 6, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art27-com6]
rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato ai sensi del
comma 7, lettera g), e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020".
---------------
AGGIORNAMENTO (278)
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 25 maggio - 6 luglio 2021,
n. 140 (in G.U. 1ª s.s. 7/7/2021, n. 27), ha dichiarato l'illegittimità
costituzionale dell'art. 83, comma 9 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18~art83-com9], convertito
con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-04-24;27], (che ha modificato il comma 9
del presente articolo) "nella parte in cui prevede la sospensione del corso
della prescrizione per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviati ai
sensi del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30 giugno
2020".
ART. 310
ART. 310
A p p e l l o
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 309 comma 1, il pubblico ministero,
l'imputato e il suo difensore possono proporre appello contro le ordinanze in
materia di misure cautelari personali, enunciandone contestualmente i motivi.
2. Si osservano le disposizioni dell'articolo 309 commi 1, 2, 3, 4 e 7. Dell
'appello è dato immediato avviso all' autorità giudiziaria procedente che, entro
il giorno successivo, trasmette al tribunale l'ordinanza appellata e gli atti su
cui la stessa si fonda.
Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle
forme previste dall'articolo 127. Fino al giorno dell' udienza gli atti restano
depositati in cancelleria con facoltà per il difensore di esaminarli e di
estrarne copia. Il tribunale decide entro venti giorni dalla ricezione degli
atti
((con ordinanza depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione.
L'ordinanza del tribunale deve essere depositata in cancelleria entro trenta
giorni dalla decisione salvi i casi in cui la stesura della motivazione sia
particolarmente complessa per il numero degli arrestati o la gravità delle
imputazioni. In tali casi, il giudice può indicare nel dispositivo un termine
più lungo, non eccedente comunque il quarantacinquesimo giorno da quello della
decisione))
.
3. L'esecuzione della decisione con la quale il tribunale, accogliendo l'appello
del pubblico ministero, dispone una misura cautelare è sospesa fino a che la
decisione non sia divenuta definitiva.
(71)
-------------
AGGIORNAMENTO (71)
La Corte costituzionale con sentenza 7-15 marzo 1996, n. 71 (in G.U. 1a s.s.
20/3/1996, n. 20) ha dichiarato l' illegittimità costituzionale del presente
articolo "nella parte in cui non prevede la possibilità di valutare la
sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza nell'ipotesi in cui sia stato
emesso il decreto che dispone il giudizio a norma dell'art. 429 dello stesso
codice."
ART. 311
ART. 311
Ricorso per cassazione
1. Contro le decisioni emesse a norma degli articoli 309 e 310, il pubblico
ministero che ha richiesto l'applicazione della misura, l'imputato e il suo
difensore possono proporre ricorso per cassazione entro dieci giorni dalla
comunicazione o dalla notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento.
Il ricorso può essere proposto anche dal pubblico ministero presso il tribunale
indicato nel comma 7 dell'articolo 309.
2. Entro i termini previsti dall'articolo 309 commi 1, 2 e 3, l'imputato e il
suo difensore possono proporre direttamente ricorso per cassazione per
violazione di legge contro le ordinanze che dispongono una misura coercitiva. La
proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame.
3. Il ricorso è presentato nella cancelleria del giudice che ha emesso la
decisione ovvero, nel caso previsto dal comma 2, in quella del giudice che ha
emesso l'ordinanza.
((Si osservano le forme previste dall'articolo 582.))
Il giudice cura che sia dato immediato avviso all'autorità giudiziaria
procedente che, entro il giorno successivo, trasmette gli atti alla corte di
cassazione.
4. Nei casi previsti dai commi 1 e 2, i motivi devono essere enunciati
contestualmente al ricorso, ma il ricorrente ha facoltà di enunciare nuovi
motivi davanti alla corte di cassazione, prima dell'inizio della discussione.
5. La Corte di cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti
osservando le forme previste dall'articolo 127.(274)(278)
5-bis. Se è stata annullata con rinvio, su ricorso dell'imputato, un'ordinanza
che ha disposto o confermato la misura coercitiva ai sensi dell'articolo 309,
comma 9, il giudice decide entro dieci giorni dalla ricezione degli atti e
l'ordinanza è depositata in cancelleria entro trenta giorni dalla decisione. Se
la decisione ovvero il deposito dell'ordinanza non intervengono entro i termini
prescritti, l'ordinanza che ha disposto la misura coercitiva perde efficacia,
salvo che l'esecuzione sia sospesa ai sensi dell'articolo 310, comma 3, e, salve
eccezionali esigenze cautelari specificamente motivate, non può essere
rinnovata.(274)(278)
-------------
AGGIORNAMENTO (274)
Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18] ha disposto (con
l'art. 83, comma 9) che "Nei procedimenti penali il corso della prescrizione e i
termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303],
308
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]
309, comma 9
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com9],
311
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com311],
commi 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5]
e 5-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5bis],
e 324, comma 7, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art324-com7]
e agli articoli 24, comma 2
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art24-com2], e
27, comma 6, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art27-com6]
rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato ai sensi del
comma 7, lettera g), e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020".
---------------
AGGIORNAMENTO (278)
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 25 maggio - 6 luglio 2021,
n. 140 (in G.U. 1ª s.s. 7/7/2021, n. 27), ha dichiarato l'illegittimità
costituzionale dell'art. 83, comma 9 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18~art83-com9], convertito
con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-04-24;27], (che ha modificato i commi 5
e 5-bis del presente articolo) "nella parte in cui prevede la sospensione del
corso della prescrizione per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviati
ai sensi del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30
giugno 2020".
Capo VII
APPLICAZIONE PROVVISORIA DI MISURE DI SICUREZZA
ART. 312
ART. 312
Condizioni di applicabilità
1. Nei casi previsti dalla legge, l'applicazione provvisoria delle misure di
sicurezza è disposta dal giudice, su richiesta del pubblico ministero, in
qualunque stato e grado del procedimento, quando sussistono gravi indizi di
commissione del fatto e non ricorrono le condizioni previste dall'articolo 273
comma 2.
PMT114 PMP118
ART. 313
ART. 313
Procedimento
1. Il giudice provvede con ordinanza a norma dell'articolo 292, previo
accertamento sulla pericolosità sociale dell'imputato. Ove non sia stato
possibile procedere all'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini
prima della pronuncia del provvedimento, si applica la disposizione
dell'articolo 294.
((Il giudice per le indagini preliminari procede nella composizione collegiale
di cui all'articolo 328, comma 1-quinquies, quando deve essere applicata una
misura di sicurezza detentiva))
.
((318))
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 299 comma 1, ai fini dell'articolo 206
comma 2 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art206-com2], il
giudice procede a nuovi accertamenti sulla pericolosità sociale dell'imputato
nei termini indicati nell'articolo 72.
3. Ai fini delle impugnazioni, la misura prevista dall'articolo 312 è equiparata
alla custodia cautelare. Si applicano le norme sulla riparazione per l'ingiusta
detenzione.
--------------
AGGIORNAMENTO (318)
La L. 9 agosto 2024, n. 114 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-08-09;114],
ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica decorsi
due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Capo VIII
RIPARAZIONE PER L'INGIUSTA DETENZIONE
ART. 314
ART. 314
Presupposti e modalità della decisione
1. Chi è stato prosciolto con sentenza irrevocabile perché il fatto non
sussiste, per non aver commesso il fatto, perché il fatto non costituisce reato
o non è previsto dalla legge come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la
custodia cautelare subita, qualora non vi abbia dato o concorso a darvi causa
per dolo o colpa grave.
((L'esercizio da parte dell'imputato della facoltà di cui all'articolo 64, comma
3, lettera b), non incide sul diritto alla riparazione di cui al primo
periodo.))
(102)
2. Lo stesso diritto spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato
che nel corso del processo sia stato sottoposto a custodia cautelare, quando con
decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento che ha disposto la
misura è stato emesso o mantenuto senza che sussistessero le condizioni di
applicabilità previste dagli articoli 273 e 280. (102)
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 si applicano, alle medesime condizioni, a
favore delle persone nei cui confronti sia pronunciato provvedimento di
archiviazione ovvero sentenza di non luogo a procedere.
4. Il diritto alla riparazione è escluso per quella parte della custodia
cautelare che sia computata ai fini della determinazione della misura di una
pena ovvero per il periodo in cui le limitazioni conseguenti all'applicazione
della custodia siano state sofferte anche in forza di altro titolo.
5. Quando con la sentenza o con il provvedimento di archiviazione è stato
affermato che il fatto non è previsto dalla legge come reato per abrogazione
della norma incriminatrice, il diritto alla riparazione è altresì escluso per
quella parte di custodia cautelare sofferta prima della abrogazione medesima.
(76) (160)
--------------
AGGIORNAMENTO (76)
La Corte Costituzionale con sentenza 18-25 luglio 1996, n. 310 (in G.U. 1a s.s.
31/07/1996, n. 31) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente
articolo "nella parte in cui non prevede il diritto all'equa riparazione anche
per la detenzione ingiustamente patita a cusa di erroneo ordine di esecuzione."
--------------
AGGIORNAMENTO (102)
La Corte Costituzionale con sentenza 24 marzo-2aprile 1999, n. 109 (in G.U. 1a
s.s. 07/04/1999, n. 8) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 1
del presente articolo "nella parte in cui non prevede che chi è stato prosciolto
con sentenza irrevocabile perché il fatto non sussiste, per non avere commesso
il fatto, perché il fatto non costituisce reato o non è previsto dalla legge
come reato, ha diritto a un'equa riparazione per la detenzione subita a causa di
arresto in flagranza o di fermo di indiziato di delitto, entro gli stessi limiti
stabiliti per la custodia cautelare";
Ha inoltre dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 2 del presente
articolo "nella parte in cui non prevede che lo stesso diritto nei medesimi
limiti spetta al prosciolto per qualsiasi causa o al condannato che nel corso
del processo sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato
di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le
condizioni per la convalida".
--------------
AGGIORNAMENTO (160)
La Corte Costituzionale con sentenza 11 - 20 giugno 2008, n. 219 (in G.U. 1a
s.s. 25/06/2008, n. 27) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art.
314 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art314],
nella parte in cui, nell'ipotesi di detenzione cautelare sofferta, condiziona in
ogni caso il diritto all'equa riparazione al proscioglimento nel merito dalle
imputazioni, secondo quanto precisato in motivazione.
ART. 315
ART. 315
Procedimento per la riparazione
((
1. La domanda di riparazione deve essere proposta, a pena di inammissibilità,
entro due anni dal giorno in cui la sentenza di proscioglimento o di condanna è
divenuta irrevocabile, la sentenza di non luogo a procedere è divenuta
inoppugnabile o è stata effettuata la notificazione del provvedimento di
archiviazione alla persona nei cui confronti è stato pronunciato a norma del
comma 3 dell'articolo 314;
2. L'entità della riparazione non può comunque eccedere lire un miliardo))
3. Si applicano, in quanto compatibili, le norme sulla riparazione dell'errore
giudiziario.
--------------
AGGIORNAMENTO (89)
La Corte Costituzionale con sentenza 16-30 dicembre 1997, n. 446 (in G.U. 1a
s.s. 07/01/1998, n. 1) ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del comma 1
del presente articolo , nella parte in cui prevede che il termine per proporre
la domanda di riparazione decorre dalla pronuncia del provvedimento di
archiviazione, anziché dal giorno in cui, ricorrendo le condizioni previste
dall'articolo 312, comma 3, del presente codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447],
è stata effettuata la notificazione del provvedimento di archiviazione alla
persona nei cui confronti detto provvedimento è stato pronunciato.
Titolo II
MISURE CAUTELARI REALI
Capo I
SEQUESTRO CONSERVATIVO
Titolo II
ART. 316
ART. 316
Presupposti ed effetti del provvedimento
1. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie
per il pagamento
((...))
delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato,
il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il
sequestro conservativo dei beni mobili o immobili dell'imputato o delle somme o
cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento.
1-bis. Quando procede per il delitto di omicidio commesso contro il coniuge,
anche legalmente separato o divorziato, contro l'altra parte dell'unione civile,
anche se l'unione civile è cessata, o contro la persona che è o è stata legata
da relazione affettiva e stabile convivenza, il pubblico ministero rileva la
presenza di figli della vittima minorenni o maggiorenni economicamente non
autosufficienti e, in ogni stato e grado del procedimento, chiede il sequestro
conservativo dei beni di cui al comma 1, a garanzia del risarcimento dei danni
civili subiti dai figli delle vittime.
2. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie
delle obbligazioni civili derivanti dal reato, la parte civile può chiedere il
sequestro conservativo dei beni dell'imputato o del responsabile civile, secondo
quanto previsto dal comma 1.
3. Il sequestro disposto a richiesta del pubblico ministero giova anche alla
parte civile.
4. Per effetto del sequestro i crediti indicati nei commi 1 e 2 si considerano
privilegiati, rispetto a ogni altro credito non privilegiato di data anteriore e
ai crediti sorti posteriormente, salvi, in ogni caso, i privilegi stabiliti a
garanzia del pagamento dei tributi.
ART. 317
ART. 317
Forma del provvedimento. Competenza
1. Il provvedimento che dispone il sequestro conservativo a richiesta del
pubblico ministero o della parte civile è emesso con ordinanza del giudice che
procede.
2. Se è stata pronunciata sentenza di condanna, di proscioglimento o di non
luogo a procedere, soggetta a impugnazione, il sequestro è ordinato, prima che
gli atti siano trasmessi al giudice dell'impugnazione, dal giudice che ha
pronunciato la sentenza e, successivamente, dal giudice che deve decidere
sull'impugnazione.
Dopo il provvedimento che dispone il giudizio e prima che gli atti siano
trasmessi al giudice competente, provvede il giudice per le indagini
preliminari.
3. Il sequestro è eseguito dall'ufficiale giudiziario con le forme prescritte
dal codice di procedura civile
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.procedura.civile:1940-10-28;1443] per
l'esecuzione del sequestro conservativo sui beni mobili o immobili.
4.
((Salvo quanto disposto dal comma 1-ter dell'articolo 578, gli))
effetti del sequestro cessano quando la sentenza di proscioglimento o di non
luogo a procedere non è più soggetta a impugnazione. La cancellazione della
trascrizione del sequestro di immobili è eseguita a cura del pubblico ministero.
Se il pubblico ministero non provvede, l'interessato può proporre incidente di
esecuzione.
ART. 318
ART. 318
Riesame dell'ordinanza di sequestro conservativo
1. Contro l'ordinanza di sequestro conservativo chiunque vi abbia interesse può
proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell'articolo 324.
2. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del provvedimento.
ART. 319
ART. 319
Offerta di cauzione
1. Se l'imputato o il responsabile civile offre cauzione idonea a garantire i
crediti indicati nell'articolo 316, il giudice dispone con decreto che non si
faccia luogo al sequestro conservativo e stabilisce le modalità con cui la
cauzione deve essere prestata.
2. Se l'offerta è proposta con la richiesta di riesame, il giudice revoca il
sequestro conservativo quando ritiene la cauzione proporzionata al valore delle
cose sequestrate.
3. Il sequestro è altresì revocato dal giudice se l'imputato o il responsabile
civile offre, in qualunque stato e grado del processo di merito, cauzione
idonea.
ART. 320
ART. 320
Esecuzione sui beni sequestrati
1. Il sequestro conservativo si converte in pignoramento quando
((...))
diventa esecutiva la sentenza che condanna l'imputato e il responsabile civile
al risarcimento del danno in favore della parte civile, fatto salvo quanto
previsto dal comma 2-bis dell'articolo 539. La conversione non estingue il
privilegio previsto dall'articolo 316 comma 4.
2. Salva l'azione per ottenere con le forme ordinarie il pagamento delle somme
che rimangono ancora dovute, l'esecuzione forzata sui beni sequestrati ha luogo
nelle forme prescritte dal codice di procedura civile
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.procedura.civile:1940-10-28;1443]. Sul
prezzo ricavato dalla vendita dei beni sequestrati e sulle somme depositate a
titolo di cauzione e non devolute alla cassa delle ammende, sono pagate,
nell'ordine, le somme dovute alla parte civile a titolo di risarcimento del
danno e di spese processuali,
((...))
le spese di procedimento e ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato.
Capo II
SEQUESTRO PREVENTIVO
ART. 321
ART. 321
Oggetto del sequestro preventivo
1. Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al
reato possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la
commissione di altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice
competente a pronunciarsi nel merito ne dispone il sequestro con decreto
motivato. Prima dell'esercizio dell'azione penale provvede il giudice per le
indagini preliminari.
2. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita
la confisca.
((
2-bis. Nel corso del procedimento penale relativo a delitti previsti dal capo I
del titolo II del libro secondo del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398] il giudice dispone
il sequestro dei beni di cui è consentita la confisca.
))
3. Il sequestro è immediatamente revocato a richiesta del pubblico ministero o
dell'interessato quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le
condizioni di applicabilità previste dal comma 1. Nel corso delle indagini
preliminari provvede il pubblico ministero con decreto motivato, che è
notificato a coloro che hanno diritto di proporre impugnazione. Se vi è
richiesta di revoca dell'interessato, il pubblico ministero, quando ritiene che
essa vada anche in parte respinta, la trasmette al giudice, cui presenta
richieste specifiche nonché gli elementi sui quali fonda le sue valutazioni. La
richiesta è trasmessa non oltre il giorno successivo a quello del deposito nella
segreteria.
3-bis. Nel corso delle indagini preliminari, quando non è possibile, per la
situazione di urgenza, attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è
disposto con decreto motivato dal pubblico ministero. Negli stessi casi, prima
dell'intervento del pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di
polizia giudiziaria, i quali, nelle quarantotto ore successive, trasmettono il
verbale al pubblico ministero del luogo in cui il sequestro è stato eseguito.
Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate, richiede al
giudice la convalida e l'emissione del decreto previsto dal comma 1 entro
quarantotto ore dal sequestro, se disposto dallo stesso pubblico ministero, o
dalla ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa
dalla polizia giudiziaria.
3-ter. Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini previsti dal
comma 3-bis ovvero se il giudice non emette l'ordinanza di convalida entro dieci
giorni dalla ricezione della richiesta.
Copia dell'ordinanza è immediatamente notificata alla persona alla quale le cose
sono state sequestrate.
ART. 321-BIS
ART. 321-BIS
(( (Reintegrazione nel possesso dell'immobile).))
1.
((Su richiesta del pubblico ministero il giudice competente dispone con decreto
motivato la reintegrazione nel possesso dell'immobile o delle sue pertinenze
oggetto di occupazione arbitraria ai sensi dell'articolo 634-bis del codice
penale [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art634bis].
Prima dell'esercizio dell'azione penale, provvede il giudice per le indagini
preliminari.))
2.
((Nei casi in cui l'immobile occupato sia l'unica abitazione effettiva del
denunciante, gli ufficiali di polizia giudiziaria che ricevono denuncia del
reato di cui all'articolo 634-bis del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art634bis], espletati
i primi accertamenti volti a verificare la sussistenza dell'arbitrarietà
dell'occupazione, si recano senza ritardo presso l'immobile del quale il
denunziante dichiara di essere stato spossessato, al fine di svolgere le
attività di cui all'articolo 55.))
3.
((Gli ufficiali di polizia giudiziaria, ove sussistano fondati motivi per
ritenere l'arbitrarietà dell'occupazione, ordinano all'occupante l'immediato
rilascio dell'immobile e contestualmente reintegrano il denunciante nel possesso
dell'immobile medesimo.))
4.
((In caso di diniego dell'accesso, di resistenza, di rifiuto di eseguire
l'ordine di rilascio o di assenza dell'occupante, gli ufficiali di polizia
giudiziaria, ove sussistano fondati motivi per ritenere l'arbitrarietà
dell'occupazione, dispongono coattivamente il rilascio dell'immobile e
reintegrano il denunciante nel possesso del medesimo, previa autorizzazione del
pubblico ministero, scritta, oppure resa oralmente e confermata per iscritto, o
per via telematica.))
5.
((Gli ufficiali di polizia giudiziaria redigono verbale delle attività svolte,
enunciando i motivi del provvedimento di rilascio dell'immobile. Copia del
verbale è consegnata alla persona destinataria dell'ordine di rilascio.))
6.
((Nelle quarantotto ore successive gli ufficiali di polizia giudiziaria
trasmettono il verbale al pubblico ministero competente per il luogo in cui la
reintegrazione del possesso è avvenuta; questi, se non dispone la restituzione
dell'immobile al destinatario dell'ordine di rilascio, richiede al giudice la
convalida e l'emissione di un decreto di reintegrazione nel possesso entro
quarantotto ore dalla ricezione del verbale.))
7.
((La reintegrazione nel possesso perde efficacia se non sono osservati i termini
previsti dal comma 6 ovvero se il giudice non emette l'ordinanza di convalida
entro dieci giorni dalla ricezione della richiesta di cui al medesimo comma 6.
Copia dell'ordinanza e del decreto di cui al comma 6 è immediatamente notificata
all'occupante))
.
ART. 322
ART. 322
Riesame del decreto di sequestro preventivo
1. Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice l'imputato e il suo
difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che
avrebbe diritto alla loro restituzione
((nonché le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle
disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398]))
possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell'articolo
324.
2. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del provvedimento.
ART. 322-BIS
ART. 322-BIS
(Appello).
1. Fuori dei casi previsti dall'articolo 322, il pubblico ministero, l'imputato
e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e
quella che avrebbe diritto alla loro restituzione
((nonché le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle
disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398]))
, possono proporre appello contro le ordinanze in materia di sequestro
preventivo e contro il decreto di revoca del sequestro emesso dal pubblico
ministero.
1-bis. Sull'appello decide, in composizione collegiale, il tribunale del
capoluogo della provincia nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso il
provvedimento. (90) (90a)
2. L'appello non sospende l'esecuzione del provvedimento. Si applicano, in
quanto compatibili, le disposizioni dell'articolo 310.
---------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3."
---------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 323
ART. 323
Perdita di efficacia del sequestro preventivo
1. Con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, ancorché
soggetta a impugnazione, il giudice ordina che le cose sequestrate siano
restituite a chi ne abbia diritto, quando non deve disporre la confisca a norma
dell'articolo 240 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art240]. Il
provvedimento è immediatamente esecutivo.
2. Quando esistono più esemplari identici della cosa sequestrata e questa
presenta interesse a fini di prova, il giudice, anche dopo la sentenza di
proscioglimento o di non luogo a procedere impugnata dal pubblico ministero,
ordina che sia mantenuto il sequestro di un solo esemplare e dispone la
restituzione degli altri esemplari.
3. Se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono
quando è stata disposta la confisca delle cose sequestrate.
4. La restituzione non è ordinata se il giudice dispone, a richiesta del
pubblico ministero o della parte civile, che sulle cose appartenenti
all'imputato o al responsabile civile sia mantenuto il sequestro a garanzia dei
crediti indicati nell'articolo 316.
Capo III
IMPUGNAZIONI
ART. 324
ART. 324
Procedimento di riesame
1. La richiesta di riesame è presentata, nella cancelleria del tribunale
indicato nel comma 5, entro dieci giorni dalla data di esecuzione del
provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui
l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro.
2. La richiesta è presentata con le forme previste dall'articolo 582. Se la
richiesta è proposta dall'imputato non detenuto né internato, questi, ove non
abbia già dichiarato o eletto domicilio
((...))
, deve indicare il domicilio presso il quale intende ricevere l'avviso previsto
dal comma 6; in mancanza, l'avviso è notificato mediante consegna al difensore.
Se la richiesta è proposta da un'altra persona e questa abbia omesso di
dichiarare il proprio domicilio, l'avviso è notificato mediante deposito in
cancelleria.
3. La cancelleria dà immediato avviso all'autorità giudiziaria procedente che,
entro il giorno successivo, trasmette al tribunale gli atti su cui si fonda il
provvedimento oggetto del riesame.
4. Con la richiesta di riesame possono essere enunciati anche i motivi. Chi ha
proposto la richiesta ha, inoltre, facoltà di enunciare nuovi motivi davanti al
giudice del riesame, facendone dare atto a verbale prima dell'inizio della
discussione.
5. Sulla richiesta di riesame, in composizione collegiale, decide il tribunale
del capoluogo della provincia nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso il
provvedimento nel termine di dieci giorni dalla ricezione degli atti. (90) (90a)
6. Il procedimento davanti al tribunale si svolge in camera di consiglio nelle
forme previste dall'articolo 127. Almeno tre giorni prima, l'avviso della data
fissata per l'udienza è comunicato al pubblico ministero e notificato al
difensore e a chi ha proposto la richiesta. Fino al giorno dell'udienza gli atti
restano depositati in cancelleria.
7. Si applicano le disposizioni dell'articolo 309, commi 9, 9-bis e 10. La
revoca del provvedimento di sequestro può essere parziale e non può essere
disposta nei casi indicati nell'articolo 240 comma 2 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art240-com2]. (274)
(278)
8. Il giudice del riesame, nel caso di contestazione della proprietà, rinvia la
decisione della controversia al giudice civile, mantenendo nel frattempo il
sequestro.
-------------
AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma
1 e 40, commi 1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999, fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3".
-------------
AGGIORNAMENTO (274)
Il D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18] ha disposto (con
l'art. 83, comma 9) che "Nei procedimenti penali il corso della prescrizione e i
termini di cui agli articoli 303
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art303],
308
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art308]
309, comma 9
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com9],
311
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com311],
commi 5
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5]
e 5-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art309-com5bis],
e 324, comma 7, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art324-com7]
e agli articoli 24, comma 2
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art24-com2], e
27, comma 6, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2011-09-06;159~art27-com6]
rimangono sospesi per il tempo in cui il procedimento è rinviato ai sensi del
comma 7, lettera g), e, in ogni caso, non oltre il 30 giugno 2020".
---------------
AGGIORNAMENTO (278)
Successivamente la Corte Costituzionale, con sentenza 25 maggio - 6 luglio 2021,
n. 140 (in G.U. 1ª s.s. 7/7/2021, n. 27), ha dichiarato l'illegittimità
costituzionale dell'art. 83, comma 9 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-03-17;18~art83-com9], convertito
con modificazioni dalla L. 24 aprile 2020, n. 27
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-04-24;27], (che ha modificato il comma 7
del presente articolo) "nella parte in cui prevede la sospensione del corso
della prescrizione per il tempo in cui i procedimenti penali sono rinviati ai
sensi del precedente comma 7, lettera g), e in ogni caso, non oltre il 30 giugno
2020".
ART. 325
ART. 325
Ricorso per cassazione
1. Contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322-bis e 324, il pubblico
ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono
state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione
((nonché le associazioni e gli enti di cui all'articolo 19-quater delle
disposizioni di coordinamento e transitorie per il codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398]))
possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge.
2. Entro il termine previsto dall'articolo 324 comma 1, comma 1, contro il
decreto di sequestro emesso dal giudice può essere proposto direttamente ricorso
per cassazione. La proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di
riesame.
3. Si applicano le disposizioni dell'articolo 311, commi 3, 4 e 5)
4. Il ricorso non sospende l'esecuzione della ordinanza.
PARTE SECONDA
Libro V
INDAGINI PRELIMINARI E UDIENZA PRELIMINARE
Titolo I
DISPOSIZIONI GENERALI
Titolo I
ART. 326
ART. 326
Finalità delle indagini preliminari
1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria svolgono, nell'ambito delle
rispettive attribuzioni, le indagini necessarie per le determinazioni inerenti
all'esercizio dell'azione penale.
ART. 327
ART. 327
Direzione delle indagini preliminari
1. Il pubblico ministero dirige le indagini e dispone direttamente della polizia
giudiziaria
(( che, anche dopo la comunicazione della notizia di reato, continua a svolgere
attività di propria iniziativa secondo le modalità indicate nei successivi
articoli. ))
ART. 327-BIS
ART. 327-BIS
(( (Attività investigativa del difensore). ))
((
1. Fin dal momento dell'incarico professionale, risultante da atto scritto, il
difensore ha facoltà di svolgere investigazioni per ricercare ed individuare
elementi di prova a favore del proprio assistito, nelle forme e per le finalità
stabilite nel titolo VI-bis del presente libro.
2. La facoltà indicata nel comma 1 può essere attribuita per l'esercizio del
diritto di difesa, in ogni stato e grado del procedimento, nell'esecuzione
penale e per promuovere il giudizio di revisione.
3. Le attività previste dal comma 1 possono essere svolte, su incarico del
difensore, dal sostituto, da investigatori privati autorizzati e, quando sono
necessarie specifiche competenze, da consulenti tecnici)).
ART. 328
ART. 328
Giudice per le indagini preliminari
1. Nei casi previsti dalla legge, sulle richieste del pubblico ministero, delle
parti private e della persona offesa dal reato, provvede il giudice per le
indagini preliminari.
1-bis. Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell'articolo 51
commi 3-bis e 3-quater, le funzioni di giudice per le indagini preliminari sono
esercitate, salve specifiche disposizioni di legge, da un magistrato del
tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice
competente. (111)
1-ter COMMA ABROGATO DAL D.L. 23 MAGGIO 2008, N. 92
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2008-05-23;92] CONVERTITO CON
MODIFICAZIONI DALLA L. 24 LUGLIO 2008, N. 125
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2008-07-24;125].
1-quater. Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell'articolo
51,comma 3-quinquies, le funzioni di giudice per le indagini preliminari e le
funzioni di giudice per l'udienza preliminare sono esercitate, salve specifiche
disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo del
distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente.
((1-quinquies. Il giudice per le indagini preliminari decide in composizione
collegiale l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere))
((318))
---------------
AGGIORNAMENTO (111)
Il D.L. 7 aprile 2000, n. 82
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2000-04-07;82] convertito con
modificazioni dalla L. 5 giugno 2000, n. 144
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2000-06-05;144] ha disposto (con l'art.
4-bis, comma 1) che " La disposizione dell'articolo 328, comma 1-bis, del codice
di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art328-com1bis]
deve essere interpretata nel senso che quando si tratta di procedimenti per i
delitti indicati nell'articolo 51, comma 3-bis, del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art51-com3bis],
anche le funzioni di giudice per l'udienza preliminare sono esercitate da un
magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il
giudice competente".
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AGGIORNAMENTO (127)
Il D.L. 18 ottobre 2001, n. 374
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2001-10-18;374],convertito con
modificazioni dalla L. 15 dicembre 2001, n. 438
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2001-12-15;438] ha disposto (con l'art.
10-bis, comma 3) che la modifica al presente articolo "si applica solo ai
procedimenti iniziati successivamente alla data di entrata in vigore della
disposizione medesima".
--------------
AGGIORNAMENTO (318)
La L. 9 agosto 2024, n. 114 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2024-08-09;114],
ha disposto (con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica decorsi
due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
ART. 329
ART. 329
Obbligo del segreto
1. Gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia
giudiziaria , le richieste del pubblico ministero di autorizzazione al
compimento di atti di indagine e gli atti del giudice che provvedono su tali
richieste sono coperti dal segreto fino a quando l'imputato non ne possa avere
conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari. (253)
(260) (263) (267) (270) (275)
2. Quando è
((strettamente))
necessario per la prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero può, in
deroga a quanto previsto dall'articolo 114, consentire, con decreto motivato, la
pubblicazione di singoli atti o di parti di essi. In tal caso, gli atti
pubblicati sono depositati presso la segreteria del pubblico ministero.
3. Anche quando gli atti non sono più coperti dal segreto a norma del comma 1,
il pubblico ministero, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini,
può disporre con decreto motivato:
a) l'obbligo del segreto per singoli atti, quando l'imputato lo consente o
quando la conoscenza dell'atto può ostacolare le indagini riguardanti altre
persone;
b) il divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche
relative a determinate operazioni. (5)
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AGGIORNAMENTO (5)
La L. 19 marzo 1990, n. 55 [/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1990-03-19;55],
come modificata dal D.L. 31 maggio 1991, n. 164
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:1991-05-31;164], convertito, con
modificazioni, dalla L. 22 luglio 1991, n. 221
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1991-07-22;221] ha disposto (con l'art-
15-bis, comma 2) che "Nei casi in cui per i fatti oggetto degli accertamenti di
cui al comma 1 o per eventi connessi sia pendente procedimento penale, il
prefetto può richiedere preventivamente informazioni al procuratore della
Repubblica competente, il quale, in deroga all'articolo 329 del codice di
procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art329],
comunica tutte le informazioni che non ritiene debbano rimanere segrete per le
esigenze del procedimento."
---------------
AGGIORNAMENTO (253)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216] ha disposto
(con l'art. 9, comma 1) che la presente modifica si applica alle operazioni di
intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi dopo il
centottantesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore del decreto
medesimo.
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AGGIORNAMENTO (260)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 25 luglio 2018, n. 91
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2018-07-25;91], convertito con
modificazioni dalla L. 21 settembre 2018, n. 108
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-09-21;108], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 marzo 2019".
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AGGIORNAMENTO (263)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dalla L. 30 dicembre 2018, n. 145
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2018-12-30;145], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano
alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti autorizzativi emessi
dopo il 31 luglio 2019".
--------------
AGGIORNAMENTO (267)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 14 giugno 2019, n. 53
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-06-14;53] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano alle operazioni di intercettazione relative a provvedimenti
autorizzativi emessi dopo il 31 dicembre 2019".
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AGGIORNAMENTO (270)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 dicembre 2019, n. 161
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2019-12-30;161], convertito con
modificazioni dalla L. 28 febbraio 2020, n. 7
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2020-02-28;7], ha disposto (con l'art. 9,
comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si applicano ai
procedimenti penali iscritti dopo il 30 aprile 2020".
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AGGIORNAMENTO (275)
Il D.Lgs. 29 dicembre 2017, n. 216
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2017-12-29;216], come
modificato dal D.L. 30 aprile 2020, n. 28
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2020-04-30;28] ha disposto (con
l'art. 9, comma 1) che "Le disposizioni di cui agli articoli 2, 3 4, 5 e 7 si
applicano ai procedimenti penali iscritti dopo il 31 agosto 2020".
Titolo II
NOTIZIA DI REATO
Titolo II
ART. 330
ART. 330
Acquisizione delle notizie di reato
1. Il pubblico ministero e la polizia giudiziaria prendono notizia dei reati di
propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o trasmesse a norma
degli articoli seguenti.
ART. 331
ART. 331
Denuncia da parte di pubblici ufficiali e incaricati di un pubblico servizio
1. Salvo quanto stabilito dall'articolo 347, i pubblici ufficiali e gli
incaricati di un pubblico servizio che, nell'esercizio o a causa delle loro
funzioni o del loro servizio, hanno notizia di un reato perseguibile di ufficio,
devono farne denuncia per iscritto, anche quando non sia individuata la persona
alla quale il reato è attribuito.
2. La denuncia è presentata o trasmessa senza ritardo al pubblico ministero o a
un ufficiale di polizia giudiziaria.
3. Quando più persone sono obbligate alla denuncia per il medesimo fatto, esse
possono anche redigere e sottoscrivere un unico atto.
4. Se, nel corso di un procedimento civile o amministrativo, emerge un fatto nel
quale si può configurare un reato perseguibile di ufficio, l'autorità che
procede redige e trasmette senza ritardo la denuncia al pubblico ministero.
ART. 332
ART. 332
Contenuto della denuncia
1. La denuncia contiene la esposizione degli elementi essenziali del fatto e
indica il giorno dell'acquisizione della notizia nonché le fonti di prova già
note. Contiene inoltre, quando è possibile, le generalità, il domicilio e quanto
altro valga alla identificazione della persona alla quale il fatto è attribuito,
della persona offesa e di coloro che siano in grado di riferire su circostanze
rilevanti per la ricostruzione dei fatti.
ART. 333
ART. 333
Denuncia da parte di privati
1. Ogni persona che ha notizia di un reato perseguibile di ufficio può farne
denuncia. La legge determina i casi in cui la denuncia è obbligatoria.
2. La denuncia è presentata oralmente o per iscritto, personalmente o a mezzo di
procuratore speciale, al pubblico ministero o a un ufficiale di polizia
giudiziaria; se è presentata per iscritto, è sottoscritta dal denunciante o da
un suo procuratore speciale.
3. Delle denunce anonime non può essere fatto alcun uso, salvo quanto disposto
dall'articolo 240.
ART. 334
ART. 334
R e f e r t o
1. Chi ha l'obbligo del referto deve farlo pervenire entro quarantotto ore o, se
vi è pericolo nel ritardo, immediatamente al pubblico ministero o a qualsiasi
ufficiale di polizia giudiziaria del luogo in cui ha prestato la propria opera o
assistenza ovvero, in loro mancanza, all'ufficiale di polizia giudiziaria più
vicino.
2. Il referto indica la persona alla quale è stata prestata assistenza e, se è
possibile, le sue generalità, il luogo dove si trova attualmente e quanto altro
valga a identificarla nonché il luogo, il tempo e le altre circostanze
dell'intervento; dà inoltre le notizie che servono a stabilire le circostanze
del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli effetti che ha causato o
può causare.
3. Se più persone hanno prestato la loro assistenza nella medesima occasione,
sono tutte obbligate al referto, con facoltà di redigere e sottoscrivere un
unico atto.
ART. 334-BIS
ART. 334-BIS
(( (Esclusione dell'obbligo di denuncia nell'ambito dell'attività di
investigazione difensiva)
1. Il difensore e gli altri soggetti di cui all'articolo 391-bis non hanno
obbligo di denuncia neppure relativamente ai reati dei quali abbiano avuto
notizia nel corso delle attività investigative da essi svolte ))
ART. 335
ART. 335
Registro delle notizie di reato
1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell'apposito registro
custodito presso l'ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha
acquisito di propria iniziativa
((, contenente la rappresentazione di un fatto, determinato e non inverosimile,
riconducibile in ipotesi a una fattispecie incriminatrice.
Nell'iscrizione sono indicate, ove risultino, le circostanze di tempo e di luogo
del fatto.))
((
1-bis. Il pubblico ministero provvede all'iscrizione del nome della persona alla
quale il reato è attribuito non appena risultino, contestualmente all'iscrizione
della notizia di reato o successivamente, indizi a suo carico.
1-ter. Quando non ha provveduto tempestivamente ai sensi dei commi 1 e 1-bis,
all'atto di disporre l'iscrizione il pubblico ministero può altresì indicare la
data anteriore a partire dalla quale essa deve intendersi effettuata.
))
2. Se nel corso delle indagini preliminari muta la qualificazione giuridica del
fatto ovvero questo risulta diversamente circostanziato, il pubblico ministero
cura l'aggiornamento delle iscrizioni previste dal comma 1 senza procedere a
nuove iscrizioni.
3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di cui
all'articolo 407, comma 2, lettera a), le iscrizioni previste dai commi 1 e 2
sono comunicate alla persona alla quale il reato è attribuito, alla persona
offesa e ai respettivi difensori, ove ne facciano richiesta.
3-bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all'attività di indagine, il
pubblico ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto
motivato, il segreto sulle iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e
non rinnovabile.
3-ter. Senza pregiudizio del segreto investigativo, decorsi sei mesi dalla data
di presentazione della denuncia, ovvero della querela, la persona offesa dal
reato può chiedere di essere informata dall'autorità che ha in carico il
procedimento circa lo stato del medesimo.
ART. 335-BIS
ART. 335-BIS
(( (Limiti all'efficacia dell'iscrizione ai fini civili e amministrativi). ))
((
1. La mera iscrizione nel registro di cui all'articolo 335 non può, da sola,
determinare effetti pregiudizievoli di natura civile o amministrativa per la
persona alla quale il reato è attribuito.
))
ART. 335-TER
ART. 335-TER
(( (Ordine di iscrizione del nome della persona sottoposta ad indagini). ))
((
1. Quando deve compiere un atto del procedimento, il giudice per le indagini
preliminari, se ritiene che il reato per cui si procede debba essere attribuito
a una persona che non è stata ancora iscritta nel registro delle notizie di
reato, sentito il pubblico ministero, gli ordina con decreto motivato di
provvedere all'iscrizione.
2. Il pubblico ministero provvede all'iscrizione, indicando la data a partire
dalla quale decorrono i termini delle indagini. Resta salva la facoltà di
proporre la richiesta di cui all'articolo 335-quater.
))
ART. 335-QUATER
ART. 335-QUATER
(Accertamento della tempestività dell'iscrizione nel registro delle notizie di
reato)
1. La persona sottoposta alle indagini può chiedere al giudice di accertare la
tempestività dell'iscrizione nel registro di cui all'articolo 335 della notizia
di reato che la riguarda e del suo nome, con richiesta di retrodatazione che
indichi, a pena di inammissibilità, le ragioni che la sorreggono e gli atti del
procedimento dai quali è desunto il ritardo.
2. La retrodatazione è disposta dal giudice quando il ritardo è inequivocabile e
non è giustificato.
3. La richiesta di retrodatazione deve essere proposta, a pena di
inammissibilità, entro venti giorni da quello in cui la persona sottoposta alle
indagini ha avuto facoltà di prendere conoscenza degli atti che dimostrano il
ritardo nell'iscrizione. Ulteriori richieste sono ammissibili soltanto se
proposte nello stesso termine e fondate su atti diversi, in precedenza non
conoscibili.
4. Salvo quanto disposto dal comma 5, la richiesta è proposta al giudice che
procede o, nel corso delle indagini preliminari, al giudice per le indagini
preliminari.
5. Durante le indagini preliminari, quando il giudice deve adottare una
decisione con l'intervento del pubblico ministero e della persona sottoposta
alle indagini e la retrodatazione è rilevante ai fini della decisione, la
richiesta può anche essere presentata nell'ambito del relativo procedimento e
trattata e decisa nelle forme di questo.
6. Salvo che sia proposta in udienza oppure ai sensi del comma 5, la richiesta è
depositata presso la cancelleria del giudice, con la prova dell'avvenuta
notificazione al pubblico ministero. Il pubblico ministero, entro sette giorni,
può depositare memorie e il difensore del richiedente può prenderne visione ed
estrarne copia. Entrambe le parti hanno facoltà di depositare ulteriori memorie
entro i sette giorni successivi. Decorso tale ultimo termine, il giudice, se
ritiene che non sia necessario un contraddittorio orale, provvede sulla
richiesta; altrimenti, fissa la data dell'udienza in camera di consiglio,
dandone avviso al pubblico ministero e al difensore del richiedente.
All'udienza, il pubblico ministero e il difensore sono sentiti se compaiono. La
decisione è adottata con ordinanza.
7. Nel corso dell'udienza preliminare o del giudizio, se non è proposta in
udienza, la richiesta è depositata nella cancelleria del giudice e viene
trattata e decisa in udienza.
8. In caso d'accoglimento della richiesta, il giudice indica la data nella quale
deve intendersi iscritta la notizia di reato e il nome della persona alla quale
il reato stesso è attribuito.
9. Fermo quanto disposto nel secondo periodo del comma 3, la parte la cui
richiesta di retrodatazione è stata respinta ovvero, in caso di accoglimento
della richiesta, il pubblico ministero e la parte civile possono, a pena di
decadenza, chiedere che la questione sia nuovamente esaminata prima della
conclusione dell'udienza preliminare o, se questa manca, entro il termine
previsto dall'articolo 491, comma 1. Nel dibattimento preceduto da udienza
preliminare, la domanda di nuovo esame della richiesta di retrodatazione può
essere proposta solo se già avanzata nell'udienza preliminare.
10. L'ordinanza del giudice dibattimentale può essere impugnata nei casi e nei
modi previsti dai primi due commi dell'articolo 586.
((293))
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AGGIORNAMENTO (293)
Il D.Lgs. 10 ottobre 2022, n. 150
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2022-10-10;150], come
modificato dal D.L. 31 ottobre 2022, n. 162
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legge:2022-10-31;162], convertito con
modificazioni dalla L. 30 dicembre 2022, n. 199
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2022-12-30;199], ha disposto (con l'art.
88-bis, comma 1) che "Le disposizioni degli articoli 335-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art335quater],
407-bis
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art407bis]
e 415-ter del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art415ter],
come introdotte dal presente decreto, non si applicano nei procedimenti pendenti
alla data di entrata in vigore del presente decreto in relazione alle notizie di
reato delle quali il pubblico ministero ha già disposto l'iscrizione nel
registro di cui all'articolo 335 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art335],
nonché in relazione alle notizie di reato iscritte successivamente, quando
ricorrono le condizioni previste dall'articolo 12 del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art12]
e, se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407, comma 2, del
codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art407-com2],
anche quando ricorrono le condizioni previste dall'articolo 371, comma 2,
lettere b) e c), del medesimo codice. Tuttavia, le disposizioni dell'articolo
335-quater del codice di procedura penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:codice.procedura.penale:1988-09-22;447~art335quater],
come introdotte dal presente decreto, si applicano in ogni caso in relazione
alle iscrizioni che hanno ad oggetto notizie di reati commessi dopo la data di
entrata in vigore del presente decreto".
Titolo III
CONDIZIONI DI PROCEDIBILITÀ
Titolo III
ART. 336
ART. 336
Querela
1. La querela è proposta mediante dichiarazione nella quale, personalmente o a
mezzo di procuratore speciale, si manifesta la volontà che si proceda in ordine
a un fatto previsto dalla legge come reato.
ART. 337
ART. 337
Formalità della querela
1. La dichiarazione di querela è proposta, con le forme previste dall'articolo
333 comma 2, alle autorità alle quali può essere presentata denuncia ovvero a un
agente consolare all'estero. Essa, con sottoscrizione autentica, può essere
anche recapitata da un incaricato o spedita per posta in piego raccomandato.
2. Quando la dichiarazione di querela è proposta oralmente, il verbale in cui
essa è ricevuta è sottoscritto dal querelante o dal procuratore speciale.
3. La dichiarazione di querela proposta dal legale rappresentante di una persona
giuridica, di un ente o di una associazione deve contenere la indicazione
specifica della fonte dei poteri di rappresentanza.
4. L'autorità che riceve la querela provvede all'attestazione della data e del
luogo della presentazione, all'identificazione della persona che la propone e
alla trasmissione degli atti all'ufficio del pubblico ministero.
ART. 338
ART. 338
Curatore speciale per la querela
1. Nel caso previsto dall'articolo 121 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art121], il termine
per la presentazione della querela decorre dal giorno in cui è notificato al
curatore speciale il provvedimento di nomina.
2. Alla nomina provvede, con decreto motivato, il giudice per le indagini
preliminari del luogo in cui si trova la persona offesa, su richiesta del
pubblico ministero.
3. La nomina può essere promossa anche dagli enti che hanno per scopo la cura,
l'educazione, la custodia o l'assistenza dei minorenni.
4. Il curatore speciale ha facoltà di costituirsi parte civile nell'interesse
della persona offesa.
5. Se la necessità della nomina del curatore speciale sopravviene dopo la
presentazione della querela, provvede il giudice per le indagini preliminari o
il giudice che procede.
ART. 339
ART. 339
Rinuncia alla querela
1. La rinuncia espressa alla querela è fatta personalmente o a mezzo di
procuratore speciale, con dichiarazione sottoscritta, rilasciata all'interessato
o a un suo rappresentante. La dichiarazione può anche essere fatta oralmente a
un ufficiale di polizia giudiziaria o a un notaio, i quali, accertata l'identità
del rinunciante, redigono verbale. Questo non produce effetti se non è
sottoscritto dal dichiarante.
2. La rinuncia sottoposta a termini o a condizioni non produce effetti.
3. Con la stessa dichiarazione può essere fatta rinuncia anche all'azione civile
per le restituzioni e per il risarcimento del danno.
ART. 340
ART. 340
Remissione della querela
1. La remissione della querela è fatta e accettata personalmente o a mezzo di
procuratore speciale, con dichiarazione ricevuta dall'autorità procedente o da
un ufficiale di polizia giudiziaria che deve trasmetterla immediatamente alla
predetta autorità.
2. La dichiarazione di remissione e quella di accettazione sono fatte con le
forme previste per la rinuncia espressa alla querela.
3. Il curatore speciale previsto dall'articolo 155 comma 4 del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art155-com4] è
nominato a norma dell'articolo 338.
((4. Le spese del procedimento sono a carico del querelato, salvo che nell'atto
di remissione sia stato diversamente convenuto))
ART. 341
ART. 341
Istanza di procedimento
1. L'istanza di procedimento è proposta dalla persona offesa con le forme della
querela.
ART. 342
ART. 342
Richiesta di procedimento
1. La richiesta di procedimento è presentata al pubblico ministero con atto
sottoscritto dall'autorità competente.
ART. 343
ART. 343
Autorizzazione a procedere
1. Qualora sia prevista l'autorizzazione a procedere, il pubblico ministero ne
fa richiesta a norma dell'articolo 344.
2. Fino a quando non sia stata concessa l'autorizzazione, è fatto divieto di
disporre il fermo o misure cautelari personali nei confronti della persona
rispetto alla quale è prevista l'autorizzazione medesima nonché di sottoporla a
perquisizione personale o domiciliare, a ispezione personale, a ricognizione, a
individuazione, a confronto, a intercettazione di conversazioni o di
comunicazioni. Si può procedere all'interrogatorio solo se l'interessato lo
richiede.
3. Gli atti previsti dal comma 2 sono consentiti, anche prima della richiesta di
autorizzazione, quando la persona è colta nella flagranza di uno dei delitti
indicati nell'articolo 380 commi 1 e 2.
(( Tuttavia, quando l'autorizzazione a procedere o l'autorizzazione al
compimento di determinati atti sono prescritte da disposizioni della
Costituzione o di leggi costituzionali, si applicano tali disposizioni, nonché,
in quanto compatibili con esse, quelle di cui agli articoli 344, 345 e 346 ))
.
4. Gli atti compiuti in violazione di quanto stabilito nei commi 2 e 3 non
possono essere utilizzati.
5. L'autorizzazione a procedere, una volta concessa, non può essere revocata.
ART. 344
ART. 344
Richiesta di autorizzazione a procedere
1. Il pubblico ministero chiede l'autorizzazione prima di procedere a giudizio
direttissimo o di richiedere il giudizio immediato, il rinvio a giudizio, il
decreto penale di condanna o di emettere il decreto di citazione a giudizio. La
richiesta deve, comunque, essere presentata entro trenta giorni dalla iscrizione
nel registro delle notizie di reato del nome della persona per la quale è
necessaria l'autorizzazione. (90)
((90a))
2. Se la persona per la quale è necessaria l'autorizzazione è stata arrestata in
flagranza, il pubblico ministero richiede l'autorizzazione a procedere
immediatamente e comunque prima della udienza di convalida.
3. Il giudice sospende il processo e il pubblico ministero richiede senza
ritardo l'autorizzazione a procedere qualora ne sia sorta la necessità dopo che
si è proceduto a giudizio direttissimo ovvero dopo che sono state formulate le
richieste previste dalla prima parte del comma 1. Se vi è pericolo nel ritardo,
il giudice provvede all'assunzione delle prove richieste dalle parti.
4. Quando si procede nei confronti di più persone per alcune delle quali
soltanto è necessaria l'autorizzazione e questa tarda ad essere concessa, si può
procedere separatamente contro gli imputati per i quali l'autorizzazione non è
necessaria.
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AGGIORNAMENTO (90)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] ha disposto (con
l'art. 247, comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il
giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e diventa efficace decorso il termine stabilito
dall'articolo 1, comma 1, lettera r), della legge 16 luglio 1997, n. 254
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1997-07-16;254~art1-com1-letr], fatta
eccezione per le disposizioni previste dagli
articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi 1 e 3."
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AGGIORNAMENTO (90a)
Il D. Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:1998-02-19;51] come modificato
dalla L. 16 giugno 1998, n. 188
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1998-06-16;188] ha disposto (con l'art. 247,
comma 1) che "Il presente decreto legislativo entra in vigore il giorno
successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
italiana e diventa efficace a decorrere dal 2 giugno 1999 , fatta eccezione per
le disposizioni previste dagli articoli 17, 33, comma 1, 38, comma 1 e 40, commi
1 e 3."
ART. 344-BIS
ART. 344-BIS
(Improcedibilità per superamento dei termini di durata massima del giudizio di
impugnazione)
1. La mancata definizione del giudizio di appello entro il termine di due anni
costituisce causa di improcedibilità dell'azione penale.(279)
2. La mancata definizione del giudizio di cassazione entro il termine di un anno
costituisce causa di improcedibilità dell'azione penale.(279)
3. I termini di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo decorrono dal
novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine previsto dall'articolo
544, come eventualmente prorogato ai sensi dell'articolo 154 delle norme di
attuazione, di coordinamento e transitorie del presente codice, per il deposito
della motivazione della sentenza.
4. Quando il giudizio di impugnazione è particolarmente complesso, in ragione
del numero delle parti o delle imputazioni o del numero o della complessità
delle questioni di fatto o di diritto da trattare, i termini di cui ai commi 1 e
2 sono prorogati, con ordinanza motivata del giudice che procede, per un periodo
non superiore a un anno nel giudizio di appello e a sei mesi nel giudizio di
cassazione.
Ulteriori proroghe possono essere disposte, per le ragioni e per la durata
indicate nel periodo precedente, quando si procede per i delitti commessi per
finalità di terrorismo o di eversione dell'ordinamento costituzionale per i
quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a
cinque anni o nel massimo a dieci anni, per i delitti di cui agli articoli 270,
terzo comma, 306, secondo comma, 416-bis, 416-ter, 609-bis, nelle ipotesi
aggravate di cui all'articolo 609-ter
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609ter],
609-quater
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609quater] e
609-octies del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art609octies], nonché
per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo 416-bis.1, primo comma, del
codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art1-com1] e per il
delitto di cui all'articolo 74 del testo unico delle leggi in materia di
disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e
riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1990-10-09;309].
Nondimeno, quando si procede per i delitti aggravati ai sensi dell'articolo
416-bis.1, primo comma, del codice penale
[/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:codice.penale:1930-10-19;1398~art1-com1], i periodi
di proroga non possono superare complessivamente tre anni nel giudizio di
appello e un anno e sei mesi nel giudizio di cassazione.
5. Contro l'ordinanza che dispone la proroga del termine previsto dal comma 1,
l'imputato e il suo difensore possono proporre ricorso per cassazione, a pena di
inammissibilità, entro cinque giorni dalla lettura dell'ordinanza o, in
mancanza, dalla sua notificazione. Il ricorso non ha effetto sospensivo. La
Corte di cassazione decide entro trenta giorni dalla ricezione degli atti
osservando le forme previste dall'articolo 611. Quando la Corte...
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